Recensione BGVP DMG

Questo sito è molto elastico. In che senso? Nel senso che non c’è quel senso di sospetto quando ci propongono una marca sconosciuta, ultraeconomica, ma ogni prodotto viene trattato allo stesso modo. Ed è per questo che si trovano recensioni di cuffie che vanno dai 3 ai 3000€. Questo è un vantaggio per chi legge, ed è un vantaggio per chi scrive: avere un’idea dell’intero mercato avendo provato con mano un po’ di tutto è un grande punto di forza nell’ottica del “dare buoni consigli”. L’obiettivo primo del nostro portale è proprio questo: indirizzare ognuno verso il miglior prodotto per il suo gusto, i suoi bisogni, le sue tasche. Quello di oggi è un prodotto particolare: si colloca in una fascia di prezzo che per molti è spartiacque tra il mercato di massa e la nicchia audiofila: 140$. Vedetela così: una cuffia costosissima per l’utente medio, ma economicissima per un audiofilo comunemente inteso. Si tratta delle DMG di BGVP, già Sidy Studio, un brand recente ma con una lunga ricerca acustica alle spalle. Lo so in modo un po’ casuale: mi sono ritrovato in mano delle Sidy DM3, auricolari in-ear che ho apprezzato molto nonostante i loro difetti; solo in un secondo momento ho realizzato che BGVP - il marchio che più ha impressionato la comunità di appassionati in questo 2018 – e Sidy sono la stessa azienda.

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La particolarità più evidente di questi monitor intrauricolari è il fatto che abbiano dei filtri intercambiabili per adattare il suono a tre diverse firme: bilanciata, con enfasi sui bassi, con enfasi sugli alti. Lo dico subito: non sono i filtri il punto di forza del prodotto. Anzi, sono una sorta di specchietto per le allodole: tra uno e l’altro la differenza è davvero poca. Ho letto che i filtri di LZ (marchio concorrente) sono più efficaci nel modulare queste differenze, e sono compatibili con questi monitor. Il mio parere personale è: per quanto sia molto affascinante questa faccenda (anche per il sottoscritto), stare a cambiare i filtri è più uno sbattimento che un reale valore aggiunto al prodotto, e certamente non mi metterei a comprarne altri oltre a quelli di serie, se non per soddisfare un latente disturbo da accumulo. Se voi voleste testare l’acume del vostro udito, i filtri di LZ costano 20$ e li trovate qui. Presto mi arriveranno anche le NiceHK M6, modello molto simile a questo – prodotto, infatti, nella stessa fabbrica – che condivide con le DMG la caratteristica dei filtrini; probabilmente anche quelli saranno compatibili, anzi: in tal caso mi aspetto che siano proprio gli stessi.

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Unboxing e prime impressioni

Nonostante le varie premesse, voglio essere diretto: come ho trovato i filtri una mossa di marketing, un’altra cosa che non mi è troppo piaciuta qui è l’assenza di un astuccio per il trasporto. In confezione ci sono un’infinità di gommini: ne sarebbero bastati meno, con un bell’astuccio ad accompagnare il prodotto. Poco male, ho preso un contenitore rigido apposta. Parlando di gommini, sono tre paia per ogni misura e sono colorati in modo diverso a seconda del diametro esterno degli stessi. È molto più difficile a dirsi; nella pratica, basta provarli e sentire qual è il più confortevole. C’è un paio di ottimi tips in memory foam, dei più morbidi che abbia provato (i Comply sono leggermente più duri, quelli azzurri di TinAudio ancora di più). Li consiglio per l’ottimo isolamento e la salda vestibilità, ma non se dovete spesso mettere e rimuovere gli auricolari, perché non sono facilissimi da inserire. Le cuffie arrivano staccate dal cavo, che è un buon MMCX intrecciato che potete farvi arrivare anche col microfono – il mio ne è privo. Se avete un cavo MMCX che preferite, per esempio Bluetooth, lo potete comodamente utilizzare con questi monitor. Non sollecitate troppo questo attacco, però, che è famoso per non essere il più resistente. Il design è molto curato e la costruzione davvero solida. Si tratta di un guscio metallico formato da due diverse parti, al cui interno ci sono due driver dinamici e ben quattro armature bilanciate. Le aperture per l’aria sono due, – al contrario di quanto faccia pensare l’immagine sulla scatola, che ne presenta una anche sul fronte – ma fanno bene il proprio lavoro: il suono non è congestionato né soffre di pochi bassi. Nella confezione ci sono anche due uncini gommati che possono essere applicati agli uncini del cavo che vanno intorno all’orecchio, per chi ha difficoltà a vestire questi auricolari; io non li ho usati, perché ho avuto una buona esperienza con gli uncinetti pre-curvati del cavo. C’è anche una clip da mettere sul cavo, ma essendo intrecciato non ho ben capito dove andrebbe applicato secondo l’azienda; di solito utilizzo queste clip, ma non soffrendo di particolare microfonicità, queste cuffie possono farne a meno.

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Suono

Le mie sorgenti sono state: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012. I file audio vanno – in ordine decrescente – da DSD (Pink Floyd) a FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt) a FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …) ad ALAC (Sia) a MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything).

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Il suono è davvero soddisfacente. Forse il più soddisfacente che io abbia provato fin ora, insieme alle Sennheiser Momentum On Ear. Ho usato sia i gommini piccoli che quelli in memory foam, che ho preferito ma non sono comodissimi da mettere e togliere: è meglio farci sessioni lunghe senza essere disturbati. Parto dall’unico vero difetto che ho evidenziato: i sibili. Soprattutto con il FiiO M7, che ho capito essere una sorgente abbastanza brillante, non sono rimasto totalmente soddisfatto dalla sinergia. Invece le altre sorgenti sono più bilanciate e l’esperienza di ascolto risulta generalmente meno affaticante. La risposta in frequenza è abbastanza piatta, se non per una leggera V sui medi che non inficia sulla chiarezza degli stessi – come ad esempio successe con le Unique Melody Mason V3 (qui la recensione) – ma dona alle frequenze basse un leggero vantaggio. Anche con i filtri studiati per enfatizzare gli alti, non si perde questa firma caratteristica – per questo non trovo che siano davvero un elemento che faccia pendere l’ago della bilancia nella scelta d’acquisto.

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I bassi sono pieni, veloci, ma non enfatizzati. Donano un buono sfondo tendenzialmente scuro, naturale, ma non direi “divertente”; si sente lo sforzo di mantenersi analitici e piatti nella resa. C’è anche una buona estensione verso il sub-bass, ma non eccezionale. Forse con la “famosa” terza apertura, i driver dinamici avrebbero avuto una resa ancora migliore nelle frequenze basse. I medi sono ben separati nella resa strumentale, nelle voci maschili e femminili e nelle percussioni: non ho alcunché di negativo da evidenziare in questa gamma. Solo gli alti hanno qualcosa di veramente migliorabile, nel contesto dei sibili e della corposità. Ma suonano bene, se la musica riprodotta è ben masterizzata non danno segni di cedimento – al contrario, se provate a far suonare dei file registrati e mixati in modo approssimativo, magari casalingo, vi fanno sentire anche il minimo difetto. Questo è un pregio perché apre la possibilità di usare queste cuffie per l’home recording con una certa soddisfazione. E probabilmente anche per i live stage, visto che l’isolamento passivo è molto buono e non affaticano – nemmeno fisicamente – anche dopo parecchie ore di utilizzo. In termini di palcoscenico, l’ampiezza e la profondità della scena ricreata sono di livello, e non soffrono di quella sorta di virtualizzazione simulata che ho riscontrato, ad esempio, nelle KZ ES4 (la recensione qui). Per chi ama una resa molto colorata, il suono potrebbe sembrare leggermente asciutto; io sono personalmente più appagato da una firma il più possibile piatta e analitica, come quella di queste DMG. D’altro canto, non sono di certo le più analitiche sul mercato, ma questo è il loro vantaggio in termini di pubblico: possono davvero abbracciare i gusti di chiunque. Fanno tutto ciò che viene richiesto in modo egregio, superando – in termini di potenzialità – i bisogni di molti.

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Confronti

Con la recensione delle NiceHCK M6 arriverà anche un confronto diretto con queste DMG. Per ora i confronti che lascio sono con le Simgot Meeture MT3, le TinAudio T2 Pro e le YinYoo V2 (di queste ultime trovate già la recensione qui).

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Simgot Meeture MT3 (75$): c’è un solo motivo per cui possiate preferire le MT3 a queste DMG. Anzi, due: il prezzo e le voci. Per il primo fattore, consiglio comunque di puntare alle DMG se mai il dubbio vi venisse tra questi due modelli (ne dubito, perché Simgot produce altri modelli sulla stessa fascia delle BGVP). Per il secondo, sebbene siano un ottimo prodotto per monitorare le voci - in quanto emergono dalla scena sopra al resto degli strumenti -, non basta comunque a bilanciare i tanti pregi che rendono le DMG uno dei migliori prodotti del 2018. Non sto assolutamente dicendo che le MT3 siano un cattivo prodotto: ritengo, anzi, che valgano assolutamente il prezzo richiesto per portarsele a casa e abbiano delle chicche interessanti in confezione – astuccio, gommini con tanto di descrizione del tuning, per citare qualcosa. Quando uscirà la recensione in italiano – quella in inglese è già online a questo link – potrò schiarire le idee dei dubbiosi.

 

TinAudio T2 Pro (60$): penso che per gli amanti del dettaglio e dei suoni brillanti, le T2 Pro possano essere una scelta anche migliore delle DMG. Il mio gusto personale, tuttavia, non mi permette di apprezzarne il suono, esageratamente sibilante e sbilanciato sulle alte frequenze. Leggo che molti le ritengono un prodotto incredibile; io no. Le T2 Pro sono un paio di cuffie tra i meno convincenti che io abbia provato durante l’anno, per cui il mio personalissimo parere è questo: se apprezzate il design delle T2 Pro e quello è il vostro budget massimo, provate a considerare le YinYoo V2, prodotto molto meglio riuscito e adatto a tutti. Se, invece, il vostro budget può arrivare al prezzo delle DMG, consiglio vivamente di puntare a quelle: abbracciano i gusti di chiunque e hanno davvero tanti pregi degni di nota.

 

YinYoo V2 (50$): per me, la cuffia migliore del 2018. Chi legge questo sito abitualmente, sa che il rapporto qualità/prezzo è uno dei cardini dei giudizi dati ai prodotti. Questa è senza dubbio la cuffia che dà la maggior qualità (costruttiva e audio) al miglior prezzo che io abbia provato. Il suono rispetto alle DMG è meno reference, più divertente. Ma è molto difficile trovare una cuffia piatta (acusticamente) sui 50€ (provate con le RevoNext QT2, qui la recensione). Considerando che le DMG costano dalle 2 alle 3 volte in più rispetto a queste V2, io punterei proprio alle V2 se le vostre pretese non si spingono troppo in direzione audiofila e volete risparmiare un bel po’. Ciò detto, le DMG rimangono superiori in molteplici aspetti e in senso assoluto sono una spanna sopra alle YinYoo.

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Conclusioni

Ho detto molte cose. Evidenziato pregi, enfatizzato difetti – che, credetemi, sono in realtà davvero minimi. Ma alla fine ciò che conta è sapere se il prezzo corrisponde al valore generale del prodotto. La risposta è sì, senza alcun dubbio. Ora che c’è un taglio di 30$ dal prezzo di partenza che pare essersi stabilizzato, sono ancora più convinto di questo. Per poco più di 100€, avete una cuffia adatta all’ascolto, al live stage, al monitoraggio in studio, con la possibilità di cambiare l’equalizzazione in modo hardware tramite i filtrini e i molti – moltissimi – gommini in dotazione. La costruzione metallica, il cavo MMCX sostituibile (ripeto: attenzione, che è la parte più fragile della cuffia), sono tutti fattori positivi che mettono in ombra i pochi difetti che possono essere riscontrati. Per dire quanto sono relativi i sibili, dopo aver provato altre cuffie ed essere ritornato a queste, quasi non li percepisco più. Peccato per l’unico vero dispiacere: non aver trovato un astuccio in confezione. E mi sbilancio un’ultima volta, dicendo che un brand più famoso poteva far pagare questo prodotto uno zero di più.

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Pro

  • Qualità costruttiva

  • Design e modularità (filtri, cavo intercambiabile, …)

  • Suono fedele e sempre ben gestito

  • Buon cavo stock

  • Parecchi gommini, anche in memory foam

Contro

  • Non c’è un astuccio in confezione

  • Sibilanti in alcune circostanze

  • I filtri sono più un esercizio di stile