Recensione ADVANCED Model 3 Wireless

 Prezzo: circa 105€ (Wireless), 40€ (Cablate)

Dove acquistarle: https://amzn.to/2GAc5K2 (Wireless), https://amzn.to/2GOdHz3 (Cablate)

Specifiche tecniche:


Ringrazio Joe di ADVANCED per il sample (e il caffè).

Dopo aver provato le M4, il primo modello di ADVANCED in assoluto, è la volta delle Model 3, in versione wireless. Un prodotto, a mio parere, diametralmente opposto rispetto alle M4. Nonostante le due condividano il medesimo motto, “designed for musicians”, la mia impressione è che queste Model 3 siano in realtà molto più orientate verso le masse di quanto non fossero le M4. Per design e piazzamento, è intuibile che le Model 3 siano pensate come concorrenti delle Shure SE215 (anche per driver!). Magari un giorno uscirà un confronto tra le due – quando recupererò un paio di Shure, quantomeno.

 

Unboxing e prime impressioni

Le Model 3 wireless differiscono dalla versione base per due fattori: il cavo Bluetooth e il prezzo. Il cavo è intercambiabile: in dotazione, infatti, è fornito un cavo a jack di scorta, per le emergenze in cui il cavo Bluetooth si scarica. Dico “di scorta” perché la qualità non è minimamente paragonabile a quello principale wireless: mentre il cavo Bluetooth è molto grosso e resistente, quello secondario è sottile e assemblato in modo mediocre, come si può sentire scuotendolo (il pulsante per rispondere alle chiamate balla). Quantomeno, per l’appunto, ha i comandi a filo e può essere usato con qualsiasi sistema operativo mobile per rispondere alle chiamate; il microfono, peraltro, non è male. Per quanto riguarda il prezzo, la versione base (in USA) costa esattamente metà di questa versione Bluetooth (40$ vs 80$); più o meno, la questione si ripete per il mercato italiano, con dei prezzi superiori per ovvi motivi di tasse di importazione e dogana dagli Stati Uniti. Modello che in Italia non si può comprare, è il cosiddetto “Live”: una versione a filo ma con un cavo migliorato; in USA si piazza a metà tra i due, per quanto riguarda il prezzo, e dovrebbe avere anche un adattatore a 6.3mm per le interfacce audio.

Ho apprezzato la dotazione di gommini: sono davvero tanti e di diversi tipi (3 paia in silicone e 3 paia in memory foam), così da permettere una vasta scelta per le proprie esigenze di comfort e di stabilità. In generale, la presentazione e gli accessori danno l’idea di un prodotto di fascia molto alta; anche la custodia è davvero pregevole, essendo spaziosa e rigida, nonché di ottima fattura. Per quanto riguarda la qualità costruttiva e i materiali, sono nella media: le plastiche sono buone e ben assemblate, ma dovete evitare di staccare e attaccare il cavo di continuo (come fanno a cuor leggero nella pubblicità): sebbene io non lo faccia quasi mai con le cuffie, ho provato ben quattro cavi diversi (i due in dotazione, più due cavi che avevo in casa), stressando i connettori ad un livello che già mi pare sufficiente per compromettere l’integrità di questi monitor. Mi sono fermato con il cavo stock delle NiceHCK M6, che lascerò attaccato a queste Model 3: per quanto sia comodo il Bluetooth, preferisco non dover ricaricare anche le cuffie, per cui mi “accontento” di un cavo a jack, ma di qualità superiore a quello fornito in dotazione – e, soprattutto, più lungo!

Il prodotto è certificato Hi-Res dalla Japan Audio Society. Ne abbiamo bisogno? No, il prodotto parla da sé. Ma questo aiuta nel marketing.

 

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Funzioni

Il cavo Bluetooth in dotazione supporta lo standard AptX di Qualcomm. Non il codec migliore in circolazione, ma sicuramente onesto. Con il mio Xiaomi Mi MIX 2 e il FiiO M7 non ho avuto alcun problema di latenza. Con il MacBook Pro 2012 la comunicazione si ferma a SBC, a più alta latenza sulla carta, ma non per quanto riguarda l’utilizzo. Le uniche difficoltà che ho riscontrato sono state per il pairing (col Mac mi sono serviti cinque tentativi) e per la stabilità del segnale, che salta più o meno casualmente. Mi è parso di capire che alla ricezione di qualche notifica, il segnale dimostra qualche incertezza; per questo, consiglio comunque l’utilizzo di un DAP piuttosto che di un telefono, cosicché si possano evitare questi possibili problemi (non ricevendo notifiche nel lettore). Ho confrontato la latenza del cavo con quella dello stesso FiiO collegato al mio telefono come ricevitore Bluetooth: quest’ultimo si è rivelato molto peggiore (nonostante lo standard arrivi fino a LDAC, passando per l’AptX HD). Dunque, buon lavoro, anche per quanto riguarda la distanza di comunicazione che arriva intorno ai dieci metri con muri non portanti in mezzo.

La batteria ha una durata media (4/5 ore). Il cavo ha un intelligente design che permette di proteggere la porta di ricarica (micro-USB) da eventuale polvere, e nel contempo fornire una buona vestibilità poggiandosi sulle nostre spalle. Per quanto riguarda il comfort, sono uno dei migliori auricolari provati (e ne ho provati tanti): il formato in stile Shure/Westone è vincente, e dà subito l’idea di un monitor professionale (anche se Bluetooth e cavo con tastino di risposta sortiscono l’effetto contrario). Ah, non voglio dire che il microfono o il tasto per le chiamate non sono utili ai professionisti; dico che è molto più probabile che utilizzino un altro paio di auricolari per le chiamate, rispetto a quello da palco/produzione.

Il cavo Bluetooth ha delle funzioni interessanti (classiche, ma complete): volume su/giù, play/pausa, avanti/indietro col brano, risposta alle chiamate, con diverse combinazioni dei tre tasti sul filo. Il pairing si fa tenendo premuto il tasto di accensione (da cuffie spente) per qualche secondo in più, finché il led inizia a lampeggiare di due colori.

 

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Suono

Sorgenti: FiiO M7, Mi MIX 2 con DAC Zorloo ZuperDAC-S e MacBook Pro 2012 con interfaccia audio Focusrite 2i2 di prima generazione.

File: DSD, FLAC, ALAC, MP3, M4A, di varie frequenze e bitrate.

Cosa ho ascoltato: “Colour the Small One” di Sia, “Djesse Vol.1” di Jacob Collier, “Where are You?” di Frank Sinatra, “Ghost Stories” dei Coldplay, “O” di Damien Rice, e altre varie ed eventuali tracce di Queen, Pink Floyd, Genesis, Radiohead…

Pur non credendo al burn in per le cuffie, essendo queste a singolo driver dinamico (un mini speaker, in pratica) ho pensato che non facesse di certo male farle suonare qualche decina di ore prima di provarle. A tal proposito, riconfermo l’ottima durata della batteria del FiiO M7, se volete leggere la recensione è qui.

 

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Strano a dirsi, ma questa cuffia è stata una delle più difficili da valutare per me. Perché? Perché mi aspettavo un suono simile a quello delle M4, ma a conti fatti i due non hanno niente a che vedere. Cosa positiva o negativa? Né una, né l’altra. Ho amato le M4 per il suono assolutamente di riferimento, neutrale e bilanciato, nonché inverosimilmente piatto. Queste Model 3 mi hanno ricordato le Momentum di Sennheiser (che ho provato in versione On Ear, ma presumo suonino similarmente, per quanto riguarda il tuning, alle In Ear): un suono che mi ha colto di sorpresa per l’estremo calore, a cui ho dovuto abituarmi. Non è una cosa negativa; è, però, un fattore che mi fa mettere le mani avanti per quanto riguarda la produzione musicale. A conti fatti, queste cuffie sono rivolte più alle esibizioni live e all’ascolto di musica che alla produzione musicale, che richiede un suono molto più piatto di questo. Un monitor da palco può essere più flessibile – considerato il prezzo di questi monitor, chiaramente parliamo di livelli di esibizioni in cui ogni fattore è flessibile. Ciò detto, e sottolineando di nuovo la prevalenza del basso, l’unico fattore negativo – o meglio, impreciso – del suono è il fatto che le medie frequenze siano leggermente “sporcate” da questa corposità. Di positivo, in risposta, c’è che queste Model 3 sono delle cuffie che rispondono molto bene all’equalizzazione, dunque le potrete adattare con precisione al vostro gusto – o a un suono più neutrale, basandosi ad esempio sul grafico di risposta in frequenza riportato in confezione e aggiustandolo. Non sono un estimatore dell’equalizzazione, ma talvolta salva un prodotto (vedi, ad esempio, le Tin HiFi T2 Pro, che ho recensito qui). Di molto piacevole, in gamma bassa, ci sono le voci: un Frank Sinatra – o, ancora meglio, un Mario Biondi - si sposa davvero bene con questo tuning. Oltretutto, c’è una buona separazione strumentale, nonché una discreta rappresentazione degli strumenti che si muovono in quest’area: bassi, contrabbassi, grancasse… Il rischio con auricolari con sfondi così scuri è di impastarsi facilmente. Qui non succede, anche se talvolta si ha l’impressione che l’enfasi di alcune frequenze “contamini” la pulizia generale del suono. Gli stessi lati positivi sono riscontrabili in parte in gamma media, nonostante un volume percettibilmente più basso, segno e conferma del tuning a “V” di questi monitor. La separazione strumentale, in generale, risulta solo nella media, per questi medi un po’ incassati. La gamma alta è caratterizzata da chiarezza e pulizia, nessun picco fastidioso per le mie orecchie, né brillantezza di alcun tipo (di cui non sono fan, per cui: meno male); in alcuni brani molto presenti in quest’area talvolta percepisco alcuni sibili di troppo. Nulla di cui preoccuparsi. Dispiace percepire degli alti più bassi di volume rispetto ai bassi: questo sbilanciamento è causa del mio non totale apprezzamento di questo prodotto. Diciamo che il suono caldo ed emozionante è una mossa vincente, quando gli Everything Everything su “Can’t Do” dicono “I’m loving the bass, I’m loving the drums” il basso e la batteria attaccano in modo davvero d’effetto. Ma il tuning generale per me è troppo scuro – parlo, ovviamente, di gusto personale. Non amo le cuffie brillanti, ma una via di mezzo è l’ideale. Il palcoscenico è piuttosto intimo, certamente molto più ristretto di quello che vi regalano le M4 della stessa azienda. C’è una buona rappresentazione della scena, piuttosto precisa, ma molto vicina all’ascoltatore. Anche qui: va a gusti, personalmente l’ampiezza estrema delle M4 è più vicina alle mie esigenze.

 

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Confronti

ADVANCED M4: sebbene siano della stessa azienda, sono prodotti talmente diversi che li metto a confronto solo perché nati dalle stesse teste. Non ve ne consiglio necessariamente uno rispetto all’altro: se avete esigenze di un prodotto versatile (Home recording, telefonate, …) e adatto alla produzione musicale o amate una “piattezza” totale (come me), prendete le M4; se volete un prodotto dalla diversa versatilità (cavo sostituibile) e dal suono più scuro, bassoso, colorato, nonché più comodo da indossare, prendete le Model 3. Alla fine dei (miei personali) conti, le M4 rimangono in cima alla lista delle cuffie che preferisco in assoluto; queste Model 3 no. Le trovate qui: https://amzn.to/2BDPubd

Farò qualche altro veloce confronto, ma rapportandomi al prezzo della versione cablata. Insensato sarebbe mettersi a confrontare una cuffia Bluetooth da 100€ con una cablata di altrettanto valore, quando in realtà il divario delle due versioni cablate è eccessivo; nel senso che le Model 3 cablate costano 40€, ed è da lì che andrò ad attingere qualche controparte.

 

RevoNext QT2: il confronto ci può stare, perché la fascia di prezzo è simile ma il suono molto diverso. Le Model 3 sono bassose, lo si è capito; le QT2, invece, sono brillanti. Molto brillanti, tanto da farmi desiderare un terzo concorrente che coniughi i pregi di queste due cuffie. Non c’è necessariamente un vincitore, nemmeno in questo caso: all’epoca della prova delle QT2, le avevo molto apprezzate. Ora, avendo provato moltissimi modelli, ho relativizzato quell’entusiasmo e quelle qualità: le QT2 sono ancora un buon acquisto, ma dovete essere molto poco sensibili ai sibili e a una importante enfasi nelle alte frequenze. Sicuramente ADVANCED vi dà qualcosa in più in termini di accessori. Le trovate qui: https://amzn.to/2DTWwct

 

YinYoo V2: una delle mie scelte preferite assieme alle M4 di ADVANCED, ma per motivi molto diversi. Un tuning simile alle Model 3, ma più equilibrato – un po’ meno bassi, un po’ più alti. Come accessori siamo lì, ma il cavo (a jack, lo ricordo) delle Model 3 perde rovinosamente. Dove le Model 3 vincono è nel comfort e nell’isolamento dall’esterno – grazie anche ai tips in memory foam, che sono veramente graditi. Come qualità costruttiva preferisco le V2. In generale, prenderei le V2 se avessi solo queste due scelte. Le trovate qui: https://amzn.to/2DTsrtn

 

1MORE Piston In Ear: un modello che non ho apprezzato così tanto. Sebbene sia ben presentato e offra una buona accessoristica, il suono mi è risultato ovattato e scuro. Scure sono anche le Model 3, e molto più enfatizzate in gamma bassa. Nonostante lo sbilanciamento verso i bassi, in questo caso sceglierei le Model 3: il cavo sostituibile è un grosso punto a favore, vista anche la fastidiosa microfonicità del cavo delle 1MORE. Inoltre, la risposta all’equalizzazione è migliore nelle ADVANCED, dunque sarete in grado di mitigare questa prevalenza del basso e godere di un suono più neutrale; difficile, invece, agire sulla “chiusura” del suono nelle Piston: un po’ come per le Meze 12 Classics, sebbene il suono in fin dei conti sia gradevole per l’utente medio, nemmeno il rodaggio riesce ad aiutare questi driver a regalare un suono più arioso. Le trovate qui: https://amzn.to/2DRzqDg

 

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Conclusioni

È difficile concludere. Sono stato tanto stupito dall’estremo bilanciamento delle M4, quanto contrariato da questa sensibile prevalenza di bassi nelle Model 3. Senz’altro questa versatilità Wireless+Wired può far comodo a molti, il cavo Bluetooth non è male e regge piuttosto bene le connessioni. Ma è difficile, per me, riuscire a consigliare questa versione Wireless a più di 100€. Certamente 80$ negli USA è più ragionevole, ma è il solo prezzo della versione cablata, a mio parere, a essere veramente in linea con la qualità finale del prodotto. Un po’ mi dispiace, perché la partenza con le M4 era stata più che ottima. Spero che gli altri prodotti, anche di fasce più alte, seguano proprio la strada delle M4 – magari affidandosi alla stessa comodità nell’indossarli di queste Model 3. Equalizzate, comunque, regalano degli ottimi spunti e fanno intuire una buona scelta dei driver. Menzione d’onore per i tips in memory – non solo perché sono presenti, ma perché sono i migliori che abbia provato per porosità, comfort e isolamento. In conclusione, paradossalmente ho apprezzato queste Model 3 più per la comodità del Wireless che per un vero e proprio suono di riferimento, come pensavo prima di provarle. Il buon cavo Bluetooth può essere usato con qualsiasi cuffia MMCX, e questo è un grandissimo vantaggio. Non pensavo l’avrei mai detto, detestando le cuffie brillanti, ma: qui ci vuole più corposità in gamma alta.

Recensione ADVANCED M4

Prezzo: 50€

Dove acquistarle: https://amzn.to/2CIpsDJ

Specifiche tecniche:

  • Singolo driver dinamico da 6mm

  • Impedenza: 16 Ohm

  • Sensibilità: 92dB @1kHz

  • Risposta in frequenza: 20-20k Hz

Solitamente, nei siti di recensioni – soprattutto quelli giovani, come il nostro – vengono provati prodotti lanciati sul mercato di recente. È un modo per massimizzare le visite. Ma quello di oggi è un caso particolare, perché la stessa azienda (che ringrazio infinitamente per il sample e la cortesia) teneva molto a farmi provare questo paio di cuffie prima di qualsiasi altro della loro line-up. Le M4 sono state lanciate su Kickstarter nel 2016, e hanno affermato ADVANCED come azienda che lavora per i musicisti. Il loro motto, infatti, è DESIGNED FOR MUSICIANS, come riportato un po’ ovunque sui loro prodotti. Da musicista, non potrei che essere più affine a un brand. Questo modello è importante, perché delinea la firma sonora e le intenzioni di tutti i modelli a venire.

Unboxing e prime impressioni

Molto curata la confezione, che ci informa fin da subito che si tratta di un prodotto indirizzato ai professionisti – e che arriva di serie con i tips in memory foam di COMPLY, il più famoso brand al mondo a produrli. Varie informazioni sul prodotto ricoprono i lati della scatola, molto elegante e certamente un ottimo biglietto da visita per il prodotto. All’interno – ma già visibili a scatola chiusa – ci sono gli auricolari con i tips in memory già montati e il cavo non removibile. C’è un astuccio rigido rotondo (potrebbe arrivare anche rettangolare) per il trasporto, al cui interno troviamo i restanti gommini (9 paia in silicone, anche a doppia flangia) e una clip per fissare il cavo agli indumenti in caso di bisogno. Ci si accorge subito di una cosa: il cavo ha un microfono, che ci fa capire che il prodotto è versatile perché utilizzabile anche da smartphone – un indizio, dunque, anche sulla bassa impedenza. Lo stesso cavo è di ottima fattura, intrecciato e piuttosto rigido (forse addirittura troppo, visto che tende a mantenere le forme di come era riposto nella scatola). Il design è, dal mio punto di vista, davvero riuscito: il feel industriale che dona alla vista e al tatto, con la costruzione in alluminio e il cavo rinforzato, rimanda subito all’utilizzo professionale. Tuttavia, ero un po’ scettico sulla vestibilità, perché cuffie dal design simile mi avevano dato grossi problemi di stabilità. Non sono, infatti, i classici monitor da palco che si appoggiano sopra l’orecchio, ma delle più classiche In Ear. Fortunatamente mi sbagliavo: coi tips in memory, la stabilità è ai massimi livelli e così pure l’isolamento passivo. Oltretutto, è in realtà possibile indossarle come degli IEM, anche se la già citata rigidità del cavo può dare dei problemi ad adattarsi alla forma dell’orecchio, non essendoci un chin slider. Non ho assolutamente nulla da criticare alla qualità costruttiva, alla dotazione o a qualsiasi aspetto di primo acchito.

Suono

Le mie sorgenti sono state: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012, Audirect Whistle da Xiaomi Mi MIX 2. I file audio vanno – in ordine decrescente – da DSD (Pink Floyd) a FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt) a FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …) ad ALAC (Sia) a MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything).

Logicamente, la parte che interessa di più non è l’accessoristica, bensì il suono. Quello che preferisco io è un suono neutrale, tendente al caldo, che non esageri sugli alti e che sappia gestire i sibili. Queste M4 sono davvero sulla mia stessa linea. Fanno anche qualcosa in più, a dir la verità. La firma sonora è neutrale. Direi che è il fuoco principale – e lo si capisce anche dalla dichiarazione sul fronte, “naturally balanced”. Ciò significa che la risposta in frequenza tenderà ad essere il più piatta possibile – o comunque a dare all’orecchio questa impressione. Così è, effettivamente, ed è un grandissimo pregio: i classici bassi pompati qui non esistono, come non c’è alcuna asprezza nelle alte frequenze; anche i medi, che nelle cuffie rivolte al grande pubblico sono solitamente incassati, qui sono molto bilanciati e non sovrastano la gamma superiore o inferiore. Questo non significa che non ci sia controllo o definizione nei bassi o negli alti, anzi: c’è sempre una buonissima separazione strumentale e una sorprendente velocità nella riproduzione delle frequenze più estreme. Il sub-bass, che spesso viene coperto dal più classico basso “di mezzo”, si esprime con chiarezza – sebbene non sia il punto focale di questo modello.  Ciò che mi ha più stupito, tuttavia, è la scena immaginaria: il palcoscenico riprodotto è incredibilmente ampio, tanto da farmi rivalutare la maggior parte dei prodotti in test. Faccio un esempio: ascoltando un qualsiasi pezzo dei Beatles, sarà capitato a tutti di sentire i canali separati con un numero di strumenti e voci da un lato, e lo stesso dall’altro. Insomma, tanto da non poter ascoltare una canzone con una sola cuffia. Le M4 permettono di udire queste separazioni anche nei pezzi non così palesemente separati nei canali, cosa assolutamente non possibile con una cuffia consumer. Dirò di più: gli strumenti laterali sono spinti davvero molto a destra e a sinistra, ricreando una scena come se fossimo spettatori delle primissime file di fronte al palco. Spesso ho letto e sentito di questo effetto pensando che si esagerasse nella descrizione; non è così, ma non sono molti i modelli ad avere questa fedeltà nella riproduzione degli strumenti. L’unica volta che ho sentito un effetto simile prima d’ora è stato con le Mason V3 (2700$! Qui la recensione), ma in realtà quella era quasi ai livelli di una virtualizzazione. La scena arrivava ad essere percepita anche alle nostre spalle, cosa molto d’effetto e sicuramente pregevole in quanto a coinvolgimento, ma forse non la più indicata per la fedeltà di riproduzione. Di sicuro, ci tengo a sottolineare che la distribuzione spaziale degli strumenti in queste M4 è di alto livello e supera di certo qualsiasi altro prodotto concorrente testato finora entro i 200€. Considerato che il loro prezzo è di 50€, questo è un punto di eccellenza di queste cuffie. E lo dico con soddisfazione, perché trovare una cuffia con queste caratteristiche è difficilissimo: la stragrande maggioranza delle cuffie sul mercato ha un suono totalmente sbilanciato e non adatto alla produzione, che fa suonare tutti gli strumenti come se li avessimo davanti, e fossero tutti nello stesso punto. Come se non bastasse, quando c’è da riprodurre qualcosa in un canale o nell’altro, spesso viene fatto suonare tutto uguale ma “doppiato” a destra e a sinistra. È bello, dunque, trovare una cuffia analitica e fedele all’intento della produzione. Ma è tutto così perfetto in queste M4? No, ma quasi. La precisione nelle frequenze alte non è ai massimi livelli, rispetto agli ottimi medi – di cui non ho davvero alcunché di cui lamentarmi. Credo che avrebbero rischiato di renderle sibilanti o aspre, come è successo con le TinAudio T2 Pro – di cui uscirà prossimamente la recensione. Per cui io approvo questo tuning, di cui sono rimasto completamente soddisfatto e stupito per molti aspetti

(Immagine volutamente sovraesposta per evidenziare le doppie flange dei gommini)

Confronti

Ci tengo a dire che questo prodotto è risultato speciale. Ho amato diverse cuffie per un motivo o per un altro, ma nessuna per la neutralità prima d’ora – sebbene fosse esattamente ciò che andavo cercando. Le M4 rispecchiano esattamente il prototipo di risposta in frequenza che vorrei trovare nelle cuffie, quantomeno quelle indirizzate ai professionisti o agli amanti dell’alta fedeltà. Spesso rimango deluso dai prodotti che vengono venduti con questo pubblico di riferimento in mente, ma poi non suonano come ci si aspetterebbe. Le M4 non deludono.

 

Meze 12 Classics (80€): concetto molto simile di cuffia. In Ear dal design curato in ogni dettaglio, stessa partnership con COMPLY, cavo non removibile con microfono, dotazione quasi identica. Ma il suono è totalmente opposto. Le Meze sono calde, molto calde, certamente fanno dei bassi un punto focale. Sono V-shaped, adatte a un gran numero di persone in quanto piuttosto mainstream come tuning. Tra le due io preferisco senza dubbio le M4, per la neutralità e il bilanciamento di gran lunga superiori. Oltretutto, gli alti sono uno svantaggio anche per le Meze, dettaglio che mi sento di ricordare, ma che potete leggere approfonditamente nella loro recensione, qui. Anche per la separazione e la fedeltà degli strumenti mi sento di premiare le M4. Che costano anche circa un terzo di meno.

 

RevoNext QT2 (35€): dal design, sembrano essere studiate per il palco. Il brand sembra svedese. La firma sembra neutrale, finché non sentite le M4. Ho apprezzato molto le QT2, prima di ascoltare tanti, tanti altri modelli. Tutt’ora ne riconosco alcuni pregi: il dettaglio e il tentativo di rimanere bilanciate. Tutto questo al prezzo, per me ormai insopportabile, di avere degli alti troppo evidenti e soprattutto una resa delle voci che pare amplificata. Ogni respiro, anche minimo, sembrerà esasperato. Ma questo l’ho notato solo relativizzando, ovvero dopo aver provato numerosi prodotti diversi e aver quindi riconosciuto tante caratteristiche “nuove”. Se avete 35€ come budget massimo, affidatevi pure a loro. Sappiate che affaticano alla lunga e il cavo di serie non è il massimo, ma può essere cambiato. Perché questo confronto? Perché se avete 35€ ma non avete fretta, mettetene via altri 15 e prendete le M4. Avete certamente più garanzie, una dotazione migliore, e un suono simile ma molto più raffinato.

 

TinAudio T2 Pro (55€): una cuffia che ho detestato, ma che a molti ha invece regalato un’esperienza molto positiva. C’è del buono: confezione e costruzione a parte, comunque ad ottimi livelli, regalano un suono davvero dettagliato e la separazione strumentale è davvero precisa. Il problema, come già citato in precedenza, è l’enfasi degli alti, che rendono questa cuffia la più aspra e sibilante che io abbia mai ascoltato. Essendo io sensibile proprio a questo aspetto, non le trovo gradevoli nonostante i pregi e il bilanciamento nelle restanti frequenze. Positivo è che abbiano il cavo removibile MMCX e siano costruite ottimamente, ma non riesco in alcun modo a preferirle alle M4.

 

YinYoo V2 (40$): in sintesi, se non amate la neutralità ma volete un suono più classicamente divertente e V-shaped, queste V2 sono perfette. La dotazione è simile a quella delle M4 (mancano i tips in memory), la costruzione metallica pure. Per me, sotto ai 50€, sono le due scelte migliori rispettivamente per chi ha bisogno di bilanciamento per la produzione (M4) e per chi vuole un suono malleabile, più bassoso e adatto a molti generi e molti gusti (V2). Non chiedetemi di scegliere, perché le prenderei entrambe e userei l’una o l’altra a seconda della situazione. Di quelle che ho provato, queste V2 sono le uniche vere concorrenti delle ADVANCED M4, in rapporto al prezzo. E offrono il cavo removibile, fattore da non sottovalutare.

 

Conclusioni

Si è capito che ho apprezzato questa cuffia. L’ho apprezzata per il suono, per il design, per la costruzione, per la vestibilità (inaspettatamente) e per la dotazione. Rimpiango una cosa soltanto: il cavo saldato e non intercambiabile, che le avrebbe rese ancora più longeve in caso di danni. Quasi tutti i modelli successivi di ADVANCED hanno risolto questo fattore, segno che l’azienda è conscia dei pregi e i difetti dei suoi prodotti e lavora per migliorarsi. Ho in prova anche le Model 3, di cui arriverà una recensione nel prossimo futuro. Per il momento, per il mio gusto, queste M4 ancora non si battono. Certamente, per la cifra, le consiglio – come si suol dire - “tutta la vita”.

Pro

  • Accessori

  • Qualità costruttiva

  • Suono

  • Buon microfono

Contro

  • Cavo non intercambiabile

  • Leggermente imprecise in gamma alta

  • Manca un chin slider