Recensione RevoNext QT5

Prezzo: circa 25€

Dove acquistarle:

AK Audio: [link]

Amazon: https://amzn.to/2JKyg2H

Specifiche tecniche:

  • Configurazione driver: 1 dinamico + 1 armatura bilanciata

  • Risposta in frequenza: 7-40k Hz

  • Impedenza: 15 Ohm

  • Sensibilità: 105 dB/mW

 

Grazie ad AK Audio per il sample fornito per questa recensione.

Torno a scrivere in italiano dopo alcune recensioni in inglese. Il motivo è semplice: da un lato voglio portare avanti questo progetto “bilingue”; dall’altro ho già recensito in italiano un altro modello di questo brand, per cui preferisco iniziare dalla recensione italiana con queste QT5, per completezza.

 

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Unboxing e prime impressioni

Ammetto di non essere particolarmente stupito dagli accessori forniti in dotazione. La presentazione è moderna ed elegante, con una scatola non più bianca ma nera con varie informazioni sui lati; gli auricolari sono già attaccati al cavo – che è removibile e lo standard è il 2pin da 0.78mm -. Il cavo ha il chin slider e arriva con un velcro brandizzato molto utile. Ci sono, però, solo tre paia di gommini in silicone (buoni, comunque) e nessun astuccio per il trasporto. Per questo prezzo, onestamente, non posso lamentarmi. Le QT5 costano stranamente meno delle QT2, sebbene il cavo sia decisamente migliorato (probabilmente è lo stesso delle QT2S) e il peso risulti più importante; ammetto che non mi succede spesso di provare auricolari così pesanti. Qualche parola in più sul cavo: non ho informazioni precise, ma è ottimo, con quattro corde intrecciate, e pare essere rivestito in rame; il mio ha anche un microfono, di media qualità, ma può essere acquistata la versione senza microfono. Essendoci, come già detto, uno slider per connettere le due parti del cavo ad altezza mento, la versione con microfono ne rende l’utilità relativa, visto che al mento non arriverà. Non è grave, dal momento che la stabilità è buona. Non sono le cuffie più comode, visto che l’ugello (che, tra parentesi, è stranamente l’unica parte plastica della cuffia) è piuttosto grosso e se avete un condotto uditivo non troppo grande (come me) potreste avvertire del fastidio. Il design è davvero interessante, più apprezzabile “moralmente” di quello delle QT2, che erano davvero troppo simili alle Campfire Andromeda. Sul fronte ci sono delle aperture per permettere il passaggio d’aria, necessario al driver dinamico per funzionare. Questo stile un po’ steampunk unito alla colorazione (grigio metallizzato nel mio caso, con finitura spazzolata, ma esiste anche una versione in rame) dona uno stile unico a questi auricolari.

 

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Suono

Le mie sorgenti: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012, Zorloo ZuperDAC-S da Mi MIX 2.

I miei file: DSD (Pink Floyd), FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt), FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …), ALAC (Sia), MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything, …).

 

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In linea generale, queste QT5 sono estremamente simili alle QT2. Anche per questo motivo, mi è difficile giustificarne la differenza di prezzo. La firma sonora è bilanciata, tendente al brillante (purtroppo), il che rende aspre alcune voci femminili (Sia, ad esempio, in molti brani soprattutto di album meno recenti). I sibili sono ancora presenti, leggermente smussati rispetto alle QT2. Probabilmente c’è stato un tentativo di ammorbidire la spigolosità del suono delle QT2, ma alla fine dei conti io mi trovo ad apprezzare e criticare gli stessi aspetti delle sorelle.

I bassi non sono esagerati, il che personalmente può essere considerato un lato positivo, perché non rischiano di rovinare le medie frequenze o di essere troppo pesanti. Anzi, sono veloci e precisi. I medi sono molto ben definiti: gli strumenti hanno il proprio spazio e sono ben distribuiti, le voci altrettanto. C’è un buon dettaglio in ogni range di frequenze. Onestamente nemmeno gli alti sono malaccio, sebbene nelle loro frequenze più basse ci siano dei picchi a cui io sono sensibile (7 kHz probabilmente). A parte ciò, l’estensione è buona e le voci il più delle volte piacevoli. I sibili non sono scomparsi, ma sono meno evidenti rispetto alle QT2: non credo siano cuffie sibilanti di natura, ma di certo la loro equalizzazione non aiuta a nasconderne eventuali, se presenti nella registrazione. Apprezzo particolarmente il palcoscenico, che nella sua modesta estensione è accogliente e preciso nella posizione simulata degli strumenti. In generale, non vedo un singolo motivo per non apprezzare questi monitor (sì, mi sento di poter dare loro questo attributo): sono economici, costruiti veramente bene, con un cavo di qualità e ottimi materiali e suonano con una firma ormai caratteristica del brand, che ci si aspetta e si impara ad apprezzare.

 

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Confronti

RevoNext QT2: d’accordo, le ho già ampiamente confrontate. Faccio un riassunto: considerato che ora ci sono le QT2S (QT2 con cavo migliorato), le mie considerazioni sul terribile cavo con cui arrivano le QT2 normali ormai lasciano il tempo che trovano. QT2 e QT5 si somigliano molto: entrambe in metallo, entrambe con un driver dinamico e un’armatura bilanciata. Suonano in modo simile. Entrambe non sono il massimo della comodità a lungo andare, ma le QT5 sono leggermente più comode. Cambia il dettaglio, più estremo nelle QT2, e il tuning delle alte frequenze, più smussato e piacevole – sebbene non perfetto – nelle nuove QT5. Il punto è: in queste fasce di prezzo, dieci euro in più sono quasi il doppio del prezzo iniziale. Come si giustificano dieci euro in più per le QT2? Per me è difficile. Prendete le QT5, se avete il dubbio su queste due. Trovate le QT2 qui: https://amzn.to/2V2zpnu

 

KZ ZSN: non le ho ancora recensite. Per essere di KZ, stupiscono: non ho avuto buone esperienze in passato (ZS3, ES4), quindi sono rimasto doppiamente stupito dalla qualità delle ZSN. La costruzione è plastica, non al livello delle QT5, con un fronte metallico che ne condivide, però, lo spirito steampunk. La comodità è superiore, il cavo simile. Il tuning è diverso: le ZSN suonano in modo più “divertente”, con più bassi, un po’ più di asprezza negli alti data la loro enfasi, e i medi incassati. Non eccessivamente, ma talvolta si sente chiaramente il volume delle voci sovrastato dagli strumenti. Sono comparabili per quanto riguarda lo spazio percepito e la precisione della scena. Mi è difficile consigliare l’una o l’altra; se puntate alle KZ, consiglio di aspettare anche la versione Pro, allo stesso prezzo ma con delle migliorie (arriverà anche quella recensione). Trovate le ZSN qui: https://amzn.to/2Wt57KJ

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Conclusioni

Un altro paio di auricolari sorprendenti per la fascia di prezzo, che ci ricorda che viviamo in un periodo di straordinaria crescita in ambito monitor economici. Consiglio vivamente questi RevoNext QT5, ancor più dei fratelli QT2.

Recensione TRN IM1

Prezzo: 25€

Dove acquistarle: [link]

 Ringrazio AK Audio per il sample e per il codice sconto valido per i nostri lettori. Se al momento dell’acquisto scegliete “altri metodi di pagamento” e lasciate scritto “www.techinblack.it” (senza virgolette) nel campo di testo per i messaggi al venditore, dopodiché annullate il pagamento, il negozio provvederà a offrirvi uno sconto (il valore dello stesso dipende dal periodo). Potrete infine pagare come preferite.

 Specifiche tecniche:

  • Driver dinamico + armatura bilanciata

  • Impedenza: 16 Ohm

  • Sensibilità: 102 dB

  • Risposta in frequenza: 7-40k Hz

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Unboxing

Essendo la prima cuffia che provo di questo brand, non posso fare un confronto di accessori in dotazione. Sinceramente ci si può aspettare qualcosa in più. La scatola è elegante e la presentazione degli auricolari pure, ma ci sono solo tre paia di gommini, una pezzetta per pulire le cuffie dalle impronte e il cavo. Nessun astuccio per il trasporto, nessun gommino particolare o in foam. Il cavo è ottimo, per essere un cavo stock di una cuffia piuttosto economica è molto migliore di quello che fornisce KZ nei modelli di pari prezzo, ad esempio. Il mio è senza microfono, ma lo potete ordinare anche con. Le cuffie, nel mio caso in versione total black, sono ben costruite e hanno una forma in stile custom, molto molto simile all’interno del mio orecchio – e questa è ovviamente solo una considerazione personale. Questo è un pregio per la comodità, ma un difetto perché l’isolamento è esagerato e mi si crea il sottovuoto. Ho dovuto usare dei gommini in memory foam di TinAudio per riuscire a sentire decentemente la musica (ne riparlo in seguito). Un appunto estetico: sul fronte, spennellato in acrilico, c’è il logo dell’azienda e la dicitura abbreviata “hybrid armature”. Una simpatica scelta, dal momento che la confezione riporta invece la dicitura “custom dynamic”. Per evitare confusione, sappiate che la cuffia ha una configurazione ibrida con un driver dinamico e un’armatura bilanciata. Osservando attentamente le cuffie, si nota un dettaglio che solitamente appartiene a cuffie di fascia molto più alta: il fatto che non ci sia alcun filtro, né metallico né in tessuto, nel canale di uscita del suono. Oltre a questo, alcune immagini della cuffia aperta evidenziano i tubi che collegano i driver direttamente al canale d’uscita, che ha due aperture. Cosa significa? Che ad ogni driver è affidato un range di frequenze (al dinamico le basse, all’armatura le medie e le alte) e queste arriveranno al nostro orecchio in modo diretto dai driver, senza passare per un filtro o risuonare all’interno del guscio. Per una cuffia di questa fascia di prezzo è forse un primato (anche perché buona parte del prodotto finale è assemblata a mano!).

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Prime impressioni e problematiche

Al solito, prima di parlare del suono devo precisare alcune cose. Non ho avuto vita facile con queste cuffie: pur avendo apprezzato il suono fin dal primo istante, quando il sottovuoto si crea, si sente una sorta di “crack” (che ho inizialmente attribuito a un problema delle mie orecchie, erroneamente); non ho idea se sia perché il driver internamente viene mosso (driver flex), ma sappiate che è una questione da considerare. Solitamente utilizzo i gommini in silicone più piccoli che ci sono in dotazione. Con la cuffia destra, anche in questo caso, andavano bene; con la sinistra no. Ho switchato ai tips in memory foam di TinAudio, che non mi davano un gran comfort nelle cuffie originali (T2 Pro), ma che mi hanno parzialmente aiutato in questo caso (perché il sottovuoto è in parte evitato), ma il crack si sente comunque. Probabilmente è un problema che concerne l’apertura per l’aria della cuffia sinistra, che è evidentemente ostruita. Per questo motivo, il fornitore ha deciso di mandarci un secondo sample, per verificare quanto il suono è modificato da questa problematica, e se il controllo qualità di TRN è effettivamente carente o è stato solo un caso sparuto. Per non confonderci durante i test, la seconda cuffia è di colore rosso; valgono esattamente le stesse cose tra le due per quanto riguarda la qualità costruttiva e il comfort. Oltretutto, questa seconda cuffia arriva col microfono sul cavo, dandoci altresì la possibilità di confrontare anche i cavi e la qualità di questo microfono. Il secondo paio, fortunatamente, non ha i problemi del primo. Il fronte è differente, in quanto la versione total black mi sembra non abbia lo stesso scalino tra il corpo e la placca metallica resinata (sempre che in versione nera sia presente, perché non è semplice capirlo).

Devo dire che dopo qualche ora di ascolto sento un po’ di affaticamento, similarmente a quanto accade con le KZ, ad esempio (qui le recensioni delle ZS3 e delle ES4).

Altra “modifica”, oltre ai tips in memory, che non ho resistito a fare è stata montare il cavo 6 core in rame di YinYoo che avevo a disposizione: il suono non cambia – come potete leggere nella sua recensione qui – ma esteticamente e come solidità è sicuramente un upgrade che consiglio. A conti fatti, questa cuffia – se integra – non ha realmente bisogno né di cambiare il cavo, né di utilizzare altri gommini.

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Suono

Le mie sorgenti: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012, Zorloo ZuperDAC-S da Mi MIX 2.

I miei file: DSD (Pink Floyd), FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt), FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …), ALAC (Sia), MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything, …).

 

Il caso ha voluto che provassi queste cuffie assieme a un nuovo arrivato, il DAC ZuperDAC-S di Zorloo basato sul famoso chip 9018 di Sabre; lo stesso che monta, in un’altra variante, il mio FiiO M7! Piccola introduzione per dire che è una cuffia che si sposa bene con questo convertitore.

Generalmente, il suono che vi garantiscono le IM1 è piuttosto neutrale, sebbene abbia delle tendenze brillanti. Il mio gusto mi impedisce di apprezzare le cuffie brillanti senza infastidirmi (per via degli inevitabili sibili), ma onestamente questi livelli sono ancora sopportabili per me (almeno per medi periodi di ascolto). Un ottimo compromesso per accontentare anche chi ama un buon dettaglio nelle alte frequenze. Quello che mi ha colpito di questa cuffia – e mi devo contraddire da solo: nel video unboxing insinuavo non fosse possibile – è stata la sorprendente capacità di riprodurre al meglio tutta la gamma udibile di frequenze. Ovvero, questa cuffia può essere usata come un monitor, esattamente come suggerisce la sua conformazione. Sebbene il basso sia leggermente enfatizzato, così come lo sono gli alti, la gamma media non ne risente negativamente, come accade, invece, nella stragrande maggioranza delle situazioni simili. Al contrario, le voci sono sempre abbastanza ariose, chiare e non incassate; la separazione strumentale è sopra la media, come la distribuzione spaziale degli strumenti. Non c’è un palcoscenico molto ampio, per cui – a voler essere buoni – c’è una certa intimità degli stessi strumenti attorno a noi. Questo fattore poteva essere superiore, ma sinceramente non a questo prezzo. Ovviamente non è tutto positivo: questa cuffia sembra richiedere un po’ più di amplificazione rispetto alla media (la mia media è il 50% del volume del FiiO M7, ovvero 30 step su 60; solitamente sto più basso): sono arrivato anche a 36 step di volume su 60 su M7, per avere una gamma bassa e una gamma media abbastanza corpose. Di contro, gli alti si inaspriscono troppo a quei livelli, diventando insopportabili per me. Onestamente, dal punto di vista del suono mi ritengo comunque appagato: buona estensione in gamma bassa e in gamma alta, buoni medi (questa è la vera sorpresa) e scena immaginaria discreta. Il suono ha una tendenza olografica che risente dei limiti di questo palcoscenico intimo, ma che a conti fatti risulta piacevole. Il punto di queste cuffie è che non suonano in modo molto naturale. Il buon dettaglio e l’essere analitiche le rendono utilizzabili per scopi di home recording, ma sinceramente punterei ad altri prodotti anche per quell’uso. C’è sempre un senso di occlusione che rende faticose queste cuffie da ascoltare.

Ci tengo a sottolineare una cosa: dopo aver scritto i vari complimenti (e non) che avete appena letto, ho ascoltato per curiosità un album che non uso tanto quanto altri citati per fare i test, ma che apprezzo. Il disco in questione è “A Fever Dream” degli Everything Everything. Ebbene, questo disco è difficilmente ascoltabile per me con queste cuffie. È molto sviluppato nella gamma alta delle frequenze, molto energico con la batteria e con la voce, e viene riprodotto in modo analitico ma troppo tagliente da queste IM1. Per cui, se sapete che ascoltate musica tendenzialmente molto “presente” nei medio-alti, pensateci due volte ad affidarvi a queste cuffie. Per tutti gli altri, vi assicuro che cadrete in piedi.

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Confronti

KZ ES4 (20€): le IM1 vincono sotto molti punti di vista. Che si parli di comodità, correttezza del tuning, cavo di serie, qualità costruttiva. Prediligerei le ES4 per i bassi e per la naturalezza superiore. L’attacco è lo stesso 2-pin da 0.75mm. Non mi dilungo sul confronto, perché ho apprezzato a fatica le ES4 (attenzione: non sono una cuffia cattiva, anzi. Sono un buon upgrade se le uniche cuffie che avete provato sono quelle in dotazione col vostro telefono. Ma queste TRN sono leggermente superiori).

 

KZ ZS3 (20€): sebbene sia un modello vecchiotto, le forme sono simili a quelle di queste IM1; solo un po’ più grandi e meno confortevoli. Il basso è sicuramente migliore nelle ZS3, ma è anche l’unica gamma correttamente rappresentata della cuffia. In generale, non la consiglierei a nessuno se non a chi vuole esclusivamente sentire i bassi (e magari ha delle orecchie più grandi della media); di contro, le IM1 sono adatte un po’ a tutti. E il loro cavo calza alle ZS3, che ne hanno uno di serie abbastanza penoso. (Sì: ho messo un cavo di terze parti sulle TRN, e il cavo delle TRN sulle KZ).

 

RevoNext QT2 (35€): sono simili. Simili nel suono, simili nel prezzo, simili nella dotazione. Ciò che cambia è il comfort – anche se nessuna delle due è incredibilmente confortevole, le IM1 vincono – e i materiali (metallo per le QT2, acrilico e plastica per le IM1). Il cavo è migliore nelle IM1 (forse le QT2S, con cavo migliorato, sono alla pari), e lo standard 2-pin cambia leggermente: nelle RevoNext è da 0.78mm. Cosa consiglio tra le due? Le QT2, che rimangono un set che mi sta a cuore perché è uno dei primi che ho acquistato per il sito; pur avendo diverse criticità (troppa brillantezza), sono davvero ottime per quanto riguarda il dettaglio, il palcoscenico e la separazione strumentale. E hanno un aspetto più professionale.

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Conclusioni

Non ero partito coi migliori presupposti, eppure sono stato discretamente stupito da questo modello (nonostante i problemi col primo paio). Da amante di una gamma alta rilassata, apprezzare una cuffia brillante è un complimento; questa è stata mediamente soddisfacente. Un consiglio: spendete qualche euro in più, se decidete di acquistare questa cuffia, e comprate dei tips in memory foam e un astuccio per il trasporto. Il cavo di serie, invece, va più che bene.

Pro

  • Cavo

  • Design e comfort

  • Palcoscenico

Contro

  • Sibilanti

  • Driver flex nel primo modello

  • Pochi accessori

Recensione cavo YinYoo 6 core (2-pin 0.75mm, 3.5mm single-ended)

Prezzo: 20€

Dove acquistarlo: https://amzn.to/2B8FLd1

Ringrazio YinYoo/Easy Earphones per il sample. La mia versione è la single-ended da 3.5mm, ma c’è in qualsiasi versione bilanciata (2.5mm o 4.4mm) e anche in versione MMCX (questo è 2-pin 0.75mm; non è compatibile con cuffie 2-pin da 0.78mm).

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Premessa importante: non sono un cavo-scettico, ma non sono nemmeno convinto che il cavo sia una componente che inficia nella resa sonora in termini di palcoscenico o di risalto di determinate frequenze. Non credo in fantasiose teorie ma mi affido alla scienza: il cavo è un veicolo di segnali elettrici. Al suo interno possono cambiare resistenza e quantità di ossigeno.

La resistenza deve essere il più bassa possibile, cosicché lo sia anche l’impedenza che ne consegue. Un valore standard è 200 mOhm; tendenzialmente un cavo aftermarket come questo dovrebbe abbassarla significativamente (ma non ho strumenti per misurarlo), attorno agli 80 mOhm. Cosa interessa l’impedenza durante l’uso? La facilità di pilotaggio della cuffia. Ovvero, in parole povere, il volume di ascolto. A una resistenza più bassa conseguirà un volume più alto. Graficamente, si osserverebbe l’intero spettro della risposta in frequenza alzarsi – non è possibile che si alzi una sola zona dello stesso. Dunque, permettetemi degli scetticismi e consigliatemi di mostrarvi scettici dinnanzi a chi sostiene che un cavo in argento enfatizzi la gamma alta, mentre un cavo in rame enfatizzi la gamma bassa, o ancora che un ibrido tra i due regali il miglior bilanciamento e magari ne aumenti il palcoscenico percepito. Il palcoscenico è una caratteristica della cuffia, non del cavo che ne veicola i segnali. Il materiale può avere effetto sulla resistenza, con le conseguenze appena spiegate.

La quantità di ossigeno, trattandosi di metalli, rischia di ossidare il cavo. L’obiettivo dei produttori è quello di minimizzarla il più possibile. OFC, letteralmente Oxygen Free Cable, è la sigla che accompagna i cavi privi d’ossigeno all’interno. In realtà, questa stessa garanzia ha diversi livelli di efficienza: l’indice N ne indica il livello. Più l’indice N è alto, inferiore sarà il potenziale disturbo percepito in cuffia (sia in termini di rumore di fondo che in termini di microfonicità). In questo caso l’indice non è dichiarato, ma il rumore è nullo. Ho sentito cavi 7N peggiori, e 7 è un valore molto alto. Dunque, buonissimo lavoro. Ma non voglio anticipare i dettagli.

L’ultima cosa importante: la lunghezza del cavo può inficiare nel suono. Ma questo avviene tendenzialmente solo con DAP (convertitori digitale-analogico) di scarsa qualità.

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Unboxing e prime impressioni

Quasi inutile parlare di scatola, in quanto questo cavo arriverà in una semplice busta di plastica con allegato un foglietto per la garanzia. Al contrario di quanto faccia intendere questa confezione, il prodotto colpisce per la sua qualità. I materiali sono ottimi (metallo nei connettori e nello split a Y, il chin slider è plastico, il cavo è placcato in rame e rivestito in gomma trasparente) e la cura nell’intreccio di livello. Sicuramente attira molto l’attenzione, dal momento che il rame gli dona una colorazione rosa inconfondibile. Alcuni potrebbero trovarlo pacchiano, a me non disturba – sarà il daltonismo. Prima impressione fallimentare in quanto le KZ ZS3 (qui la recensione) non sono compatibili con questo cavo come invece era dichiarato (ho già segnalato allo store il problema, ma non è stato rimosso il modello dalla lista dei compatibili). Le ES4 (qui la recensione) si sono perfettamente adattate. Non è stato semplice trovare il giusto verso di inserimento dei 2 pin (potrebbe essere rischioso invertirli, perché sono due poli opposti). Ma si comportano come altri cavi aftermarket, quindi sarà sufficiente orientare il segno colorato presente su ognuno dei connettori verso l’alto. Devo dire che la pessima vestibilità delle ES4 (a proposito, la recensione la trovate qui) ha trovato un enorme giovamento da questo cavo: il fatto che non abbia alcun tipo di pre-curvatura e sia al contempo molto soffice evita problemi di stabilità o fastidi. La grandezza delle cuffie comunque è un po’ troppo elevata, ma certamente il cavo di serie non aiuta. Ho provato anche ad attaccare questo cavo alle TRN IM1, brand che di cavi ne sa moltissimo (e infatti non era necessario cambiare quello di serie): anche qui c’è un ottimo fit.

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Suono

Suvvia: con tutta la premessa che ho fatto, cosa potrei mai scrivere sul suono? Certamente c’è una chiarezza degna di nota, la microfonicità è assolutamente assente e non ci sono disturbi di fondo – se non quelli dovuti alla sorgente. Il volume più o meno si assesta sul livello dei cavi stock. Non ne risente il palcoscenico per ovvie e già citate ragioni. Insomma, le differenze per quanto riguarda il suono non sono percepibili.

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Confronti

Cavo stock delle YinYoo V2 (qui la recensione): si vede che sono cavi prodotti dalla stessa azienda. L’unico punto a sfavore di quello di serie delle V2 è che manca il chin slider. Per il resto è più sobrio e più leggero, ma veicola un segnale altrettanto pulito.

 

Cavo stock delle KZ ES4: l’unica volta in cui un cavo rosa è più appetibile di un cavo di altro colore, perché il marrone è proprio poco invitante. Il 6 core di YinYoo vince su tutti i fronti: resistenza, slider, connettori in metallo e soprattutto nessuna pre-curvatura con anima in metallo, veramente una pessima idea da parte di KZ. Potete acquistarlo a questo link: https://amzn.to/2TnUFmJ

 

Cavo stock delle TRN IM1: pur apprezzandolo come cavo di serie, il cavo delle IM1 è il classico TRN di base (costa circa 3€) con rinforzi in plastica e non metallici. Gli uncini pre-curvati ci sono, ma sono “a memoria” (apprezzabile). Sicuramente è un cavo leggero che non cambierei per i pochi benefici che offre il 6 core. E ha il vantaggio di essere compatibile con le ZS3, che ci si sposano perfettamente. Potete acquistarlo a questo link: (qui).

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Conclusioni

Ho apprezzato moltissimo questo cavo. Ha una qualità eccelsa nella costruzione e nei dettagli e dona eleganza a molti prodotti che ne sono privi. Certamente, spendere 20€ per una cuffia e 20€ per un cavo da abbinarle non ha molto senso. Un cavo di questo tipo va bene per cuffie da centinaia, anche migliaia di euro, ma non è necessario e non dà reali benefici per le cuffie “da battaglia”. Certamente se una cuffia arriva con un cavo stock davvero pessimo (come nel caso di KZ) il mio consiglio è di sostituirlo, ma magari spendendoci qualcosa in meno. Vi invito dunque a lasciarmi le vostre eventuali esperienze con i cavi – attenzione, parlo di cavi per cuffie, non cavi per impianti – e le vostre opinioni su quei prodotti di fascia altissima quali sono i cavi da 7/800€ e più, consci di tutte le considerazioni fatte all’interno dell’articolo.

Recensione Xiaomi In-Ear Headphones Pro – QTER01JY

Inizio questa recensione con una confessione: sono un po’ fanboy nei confronti di Xiaomi. Lo sono perché sforna dispositivi di ogni tipo che sono indubbiamente molto interessanti. Nel caso degli auricolari in particolar modo, per quanto mi riguarda. Questi In-Ear sono il secondo modello che provo della casa cinese, dopo le Half Ear. Attratto dalle specifiche a dir poco entusiasmanti per il prezzo, ho deciso di acquistarli; non potevo fare cosa migliore: personalmente già dal primo ascolto ho avuto la sensazione di avere un piccolo gioiello acustico tra le mani. Nelle orecchie, meglio. Ma anche tra le mani la sensazione è davvero positiva: a differenza della versione base di questi auricolari, questi Pro hanno una costruzione in metallo, anche nei comandi a filo.

Altra cosa che mi ha colpito positivamente del lato costruttivo di queste cuffiette intrauricolari è il filo stesso: in nylon intrecciato, esattamente la soluzione che prediligo per fornire la giusta robustezza e nel contempo evitare annodamenti sgraditi. L’unica pecca in questo frangente è il jack da 3.5 mm, che non è “a L”, bensì dritto; ciononostante, per un auricolare con tutti questi pregi, non lo annovero come un fattore che grava nel giudizio complessivo – a dirla tutta, non mi ha infastidito per nulla come in altri casi, merito degli ottimi inserti metallici e plastici che gli donano non solo una particolare resistenza, ma soprattutto una marginale sporgenza quando inserito. Il jack a 90° serve proprio ad evitare le sporgenze eccessive, quindi il compito è stato svolto in ogni caso.

Mi soffermo sull’indossabilità, perché ho evidenziato un fattore positivo e uno negativo.

Quello positivo è l’inserimento e la conseguente stabilità all’orecchio: è sufficiente “avvitare” la cuffietta di un quarto di giro in senso antiorario per fissarla all’ingresso del condotto uditivo e non doverci più pensare. È lo stesso funzionamento – perché è anche lo stesso concetto – degli auricolari in dotazione con gli ultimi smartphone Samsung, quelli “tuned by AKG”. O degli Inateck BH1001 (questi però wireless).

Il fattore negativo è, invece, la scomodità: dopo una sola ora di ascolto, il fastidio è evidente. Non al trago e all’antitrago, ma nella parte posteriore interna dell’orecchio che ha proprio bisogno di riposo. Con un orecchio più grande, probabilmente un problema del genere non si presenterebbe, ma io riporto la mia personale esperienza.

Nel settore compatibilità, è chiaro fin da subito che sono auricolari studiati per Android – nella confezione c’è un inserto che ci avverte che i comandi a filo non sono compatibili con iOS. E nemmeno con MacOS, se serve specificarlo. Se li userete con uno smartphone Xiaomi (che, con estrema casualità, è proprio il marchio che uso io) avrete a disposizione un menù dedicato nelle impostazioni che equalizzerà automaticamente ciò che state ascoltando adattandolo al meglio a questo modello. Non è stato abbastanza convincente per me: la differenza è assolutamente percepibile con e senza il “Mi Enhancement”, ma questo non vi porterà solo conseguenze positive. Al contrario, io ho trovato un’eccessiva spinta nei bassi, non necessaria, e un conseguente “impastamento” della scena. Di default questa cuffia è abbastanza piatta, cosa che apprezzo personalmente perché la divisione delle frequenze è ben gestita. Con questo equalizzatore, che paragonandolo ad un editing fotografico “satura” il colore in modo eccessivo, secondo me si perde un po’ di godibilità. Per chi ascolta EDM o altri generi elettronici, non mi sento di consigliare questo prodotto perché le frequenze basse spinte mettono seriamente in difficoltà i driver.

Dato che mi ritrovo a parlare di suono, secondo la mia esperienza il volume della sorgente – chiaramente in grado di gestire con un volume considerevole 32 Ω - oltre il 65% tende a distorcere (Shine on you crazy diamond, rimasterizzata, in FLAC, con il DA106 di Dodocool è il mio benchmark). Ma vi assicuro che dopo quella soglia non c’è alcun bisogno di alzare ulteriormente il volume, pena la perdita dell’udito. La pressione non manca nemmeno da smartphone – ormai i DAC integrati nei chip, almeno nei top di gamma, gestiscono agevolmente anche impedenze discretamente alte. Nel mio caso parlo del Qualcomm Snapdragon 835, e linko l’approfondimento ufficiale sulle potenzialità audiofile di questo chip qui.

Audiophiles, this means you can feel confident loading all your precious DSD music to your Snapdragon 835 powered devices with the latest Aqstic codec. On the PCM side, the WCD9341 now supports up to 384-kHz/32-bit audio. There’s an ongoing discussion about whether DSD or high-resolution PCM sounds better. Not surprisingly, each has its loyal fans. The good news for all audiophiles is that Aqstic is designed to support both.
— Qualcomm Technologies, Inc. su Aqstic

Cosa mi è piaciuto del suono, equalizzatori a parte, è pressoché tutto il resto. La gestione della scena, la separazione delle frequenze, il dettaglio strumentale. Con questi auricolari quando il plettro tocca la corda di una chitarra acustica pare di vedere la scena. Sottolineo, e non sarà l’ultima volta, che questo prodotto costa una ventina di euro e se lo ascoltassi alla cieca gli darei molto, ma molto di più.

Qual è il segreto dietro a questa prestazione sonora?

La risposta è: un insieme di fattori. Il produttore, che è la pluripremiata 1more di Shenzen, che di esperienza ne ha a palate e si sente. La politica di Xiaomi, in secondo luogo: questo è un prodotto che marchi con altre strategie di marketing farebbero pagare almeno tre volte tanto. Ma i driver sono la vera chiave: ogni cuffietta ha un driver dinamico e un’armatura bilanciata, caratteristiche che ai più esperti suoneranno come appannaggio di fasce ben più alte di mercato. In realtà, se si osserva la fascia di prezzo 20-40€ si nota una pletora di modelli con due - se non più - driver per auricolare. Il problema è che la maggior parte delle cuffie low cost di questo tipo non ha un’ingegnerizzazione di livello, per cui il risultato è spesso controproducente: una stessa cuffia modello dual driver talvolta suona meglio del modello triple driver, perché ha avuto una cura superiore sebbene l’hardware fosse più limitato (un esempio concreto: le UiiSii t8). Non è questo il caso: i due driver qui sono addirittura stati studiati in collaborazione con Luca Bignardi, e si sente. Per dei “giocattoli” quali possono essere in ambito audiofilo delle cuffie a questo prezzo, c’è dell’incredibile.

Se non bastasse questo a convincere della qualità del prodotto, sono certificate Hi-Res (poco significa, ma tant’è) e per il design hanno vinto l’IF Award nel 2016.

Penso si sia capito che ne consiglio l’acquisto nel modo più assoluto.

A tal proposito lascio un link diretto ad Amazon (che fa un po’ di confusione coi modelli e quindi vi rimando direttamente a quello giusto). E anche per le sopra citate Inateck, per completezza.