Recensione KZ ZS3

Oggi parliamo di IEM, ossia Monitor Intrauricolari, specificamente degli entry level di Knowledge Zenith. Più conosciuto come KZ, questo brand vanta un catalogo in continuo aggiornamento di auricolari, sempre più raffinati nel design e nelle prestazioni, ma dall’elevatissimo rapporto qualità-prezzo. Questo modello in particolare, che è forse il più economico di tutti, ha un prezzo di circa 15 Euro su Amazon, mentre di import ne costa meno di una decina: davvero interessante.

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Vestibilità

Come si indossano? Non benissimo. Dal momento che la miniaturizzazione costa, in questa fascia (ultra)economica le dimensioni sono piuttosto importanti. Questo significa che, nonostante la forma degli auricolari ricalchi perfettamente il negativo di un padiglione… quel padiglione non è sicuramente il mio. Con un po’ di pratica i gommini isolano perfettamente (oserei dire anche troppo) ma la tendenza a scivolare è eccessiva. Probabilmente la plastica lucida di cui sono fatti questi monitor non aiuta in questo senso. Per non parlare del fatto che dopo una mezz’ora cominciano già ad affaticare parecchio, sebbene le forme siano tutt’altro che squadrate; è proprio la dimensione ad essere fuori scala – soggettivamente parlando.

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Qualità costruttiva

La costruzione è comunque ottima: la qualità della plastica è molto elevata e le scritte in corsivo che indicano destro e sinistro danno un tocco di personalità. Ho apprezzato meno il cavo: è vero che ha il jack ad L – un punto su cui rompo sempre le scatole – ma è un filo completamente gommato, per cui si aggroviglia che è un piacere. Inoltre, se il fatto che abbia un microfono e un tasto per rispondere alle chiamate siano dei fattori per molti positivi, non si può dire lo stesso della qualità di questo microfono, che rende la voce metallica e lontana. Sicuramente, non aggiungendo i controlli del volume, hanno evitato la rogna della compatibilità iOs/Android: furbi. In ogni caso, un grande pregio di questi auricolari è il fatto che si possano staccare dal filo e montare su un altro: la stessa KZ fornisce dei cavi qualitativamente migliori e addirittura Bluetooth, ma essendo lo standard “2 pin” (da 0,75 mm) adottato da una grandissima fetta di produttori, non si faticheranno a trovare cavi in argento, bilanciati, ecc.. Si può ben capire come la modularità sia quindi un importante punto a favore di questo prodotto.

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Suono

Piccola parentesi: questa recensione ha un po’ di tempo alle spalle. La pubblico solo ora per questioni di organizzazione del sito e perché ho delle scadenze molto più urgenti. Questo per dire che non ho provato inizialmente queste ZS3 con il FiiO M7 come sorgente, come le ultime recensioni pubblicate, e quindi il tutto va ponderato anche a strumenti meno specifici, quali il mio vecchio Letv 1S e l’uscita diretta del mio MacBook Pro. Da allora ho più cura per il dettaglio e anche negli strumenti che utilizzo.

Come suonano? Così così. Come accade per altri produttori, spesso quando mancano le risorse per fornire una qualità elevata, si ricorre a trucchetti, tra cui pompare i bassi per dare l’illusione di avere un buon prodotto tra le mani. Alcuni marchi rendono volontariamente la firma sonora incentrata sulle basse frequenze, e questo è purtroppo uno di quei casi. Qui i bassi fanno quasi paura, devo dire anzi essere anche pregevoli (veloci e incisivi), ma gli alti sono pessimi. Pessimi non solo perché raggiungono una pressione insufficiente e quindi il volume risulta basso, ma anche perché talvolta gracchiano come se non reggessero gli sforzi. Oltretutto i sibili sono troppo presenti, ma questo è un fattore ovviabile con un cavo aftermarket; ad esempio, il TRN a 8 core è famoso proprio per questo motivo. Dunque, a seconda del genere che ascoltate, potreste amarle o talvolta pensare che abbiano qualcosa che non va; tendenzialmente non ho avuto mai un’impressione negativamente estrema, semplicemente le ho trovate un po’ limitate. E ci mancherebbe, visto il prezzo.

Riassumendo, sono cuffie per chi ama i bassi pompati (si sentono quasi esclusivamente quelli) e hanno delle criticità con le voci nelle alte frequenze, che sono sibilanti. I medi sono arretrati ma qualitativamente migliori degli alti, e le voci maschili sono comunque sufficientemente udibili e definite. Ho letto e sentito di persone che ritengono queste cuffie bilanciate: non lo sono. Sono ampiamente a V nella risposta in frequenza e sbilanciate in gamma bassa, ma questo per certi versi rende il tutto di più facile ascolto, per molti. Io ho trovato questo basso talmente esagerato da disturbare la chiarezza e il dettaglio di altre frequenze. Non è la mia firma sonora preferita, per certo. Ma per alcuni sono sicuro che possa andare più che bene. Ritengo infine che il cavo in dotazione soffra di una leggera microfonicità - nulla di esagerato - e si sentano talvolta, soprattutto in silenzio, un po’ di rumori di fondo. In merito a questo, c’è una live di Jeff Buckley (Live at Sin-é) in cui la registrazione risente fortemente di disturbi dovuti a interferenze tra amplificatori e microfoni - presumo. Con queste KZ (ma anche le ES4, ma anche le 1MORE Piston) è davvero udibile e fastidioso questo sottofondo sporco. Confronto assolutamente scorretto, ma con le Unique Melody Mason V3 (2700$ di monitor) questo non è stato un problema. Strano: era un’interferenza che fa parte della registrazione, eppure era molto, molto attutita in quel caso. Secondo me è una questione di driver: le armature bilanciate, soprattutto se di livello, hanno anche questo pregio di attutire i disturbi. Con le ZS3, che hanno un solo driver dinamico, non c’era modo di evitarli.

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Unboxing

Considerando il prezzo bisogna dire che l’imballaggio è curato e piacevole, essenziale ma completo. Le istruzioni, sebbene in un inglese abbastanza fantasioso, sono utili, perché forniscono una basica guida al rodaggio – che si creda o meno al burn-in, visto che male non fa, perché non farlo? Nella confezione ci sono cavo, auricolari e gommini di ricambio; nulla più e nulla meno. Volendo, KZ produce (o meglio, si fa produrre) i classici contenitori rigidi da monitor per dare una parvenza di professionalità ai suoi prodotti – sottolineo che spesso e volentieri sono prodotti quasi professionali, ma non posso sostenerlo di questi in particolare. Io ho uno di questi contenitori, esattamente identico a quelli venduti da KZ ma senza l’adesivo del brand (ma c’è lo spazio vuoto, cosa simpatica).

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Conclusioni

Se dicessi che consiglio ad occhi chiusi questo prodotto non sarei onesto. Non credo valga la spesa (non a prezzo pieno, almeno). Ma devo dire che grazie a questi auricolari ho scoperto un brand in continua evoluzione, che fornisce auricolari per tutte le tasche, dal design sempre più raffinato e di carattere, di cui presto proverò anche altri modelli. Dunque, forse questi ZS3 non sono dei monitor da prendere in considerazione, ma sono un assaggio di un brand in ascesa e fanno intravedere un grosso potenziale. A detta di molti, gli ultimi modelli hanno risolto diverse criticità - come il sibilo nelle voci femminili – che in KZ si portavano avanti da diverso tempo. Perciò vi rimando alle future recensioni e metto il link per l’acquisto, nel caso in cui vogliate comunque affidarvi a questo prodotto. Il mio consiglio, se lo fate, è di munirvi di un cavo migliore e magari anche di un paio di tips in memory foam. Probabilmente, se questo che ho appena consigliato fosse stato il kit di serie, queste cuffie avrebbero avuto una marcia in più. Ma siamo sulla fascia ultra-economica e ci sono questi ovvi compromessi da accettare. Tra qualche tempo uscirà la recensione delle ES4 e più avanti delle ZS4, le vere eredi di queste ZS3. Vi dò giusto un assaggio delle ES4: si sente la volontà di bilanciare le frequenze, ma il risultato non è ottimale. Queste ZS3 sono più facili da ascoltare, più incisive nel suono e più comode da indossare.

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Amazon

Gearbest

Recensione Dodocool DA108 Sport In-Ear

Quando ho comprato questo paio di auricolari, ho scelto di fidarmi del marchio Hi-Res, certificazione (per alcuni prestigiosa) rilasciata dalla Japan Audio Society. Come molti sanno, questa certificazione lascia il tempo che trova, in quanto si tratta quasi sempre di un riconoscimento pagato, che nulla aggiunge al prodotto in sé – anzi, di contro ne fa alzare il prezzo. Ma, per esperienza personale, questo marchio rifletteva effettivamente un certo standard qualitativo nei prodotti provati che lo avevano apposto. Parlo ovviamente in termini prettamente audiofili. Questi auricolari non sono stati da meno.

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Unboxing e prime impressioni

Sebbene il pacchetto con cui vengono spedite queste cuffie abbia un’aria tutt’altro che di alto livello, in realtà la dotazione non è male. C’è un ottimo contenitore (con trama in simil-carbonio con un adesivo Hi-Res e il logo dell’azienda cucito su un’etichetta) al cui interno vi sono cuffie, gommini di ricambio e libretto informativo. I gommini sono solo tre, ma sono di buona qualità. Potreste trovarvi ad usarne di diverse misure per le dure orecchie, ma sono tendenzialmente comodi e di buona qualità. Nel libretto ci sono le specifiche tecniche, e poco più; ci sono, anche in italiano, le istruzioni per utilizzare l’unico pulsante a filo. Specifiche che sono interessanti: la risposta in frequenza copre un campo decisamente importante, dai 10 ai 45000 Hz. Il driver, di tipo dinamico, è uno solo, ed è in polietilene tereftalato (come quello delle Meze 12 Classics, recensite qui) da 6 micron. Io ipotizzo che il mylar sia usato più che altro per isolare i magneti, che dovrebbero essere in titanio. L’impedenza media è di 16 Ohm.

Prendendo in mano gli auricolari, ci si accorge subito che sono studiati per lo sport: il cavo è piatto e gommato e sul corpo delle cuffiette ci sono due uncini removibili per ancorarle all’interno dell’orecchio. Stanno molto bene addosso. Il cavo piatto, per quanto io apprezzi maggiormente altre soluzioni, ha il grande pregio di non attorcigliarsi. Le cuffiette sono in metallo, ma tutti gli inserti sono plastici. La costruzione è buona e il colore nero opaco è discreto, e ben si sposa con i gommini, che hanno accenti rossi.

 

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Suono

Come sempre, per parlare del suono, specifico le sorgenti con cui ho alimentato questi auricolari, e la relativa esperienza:

-       Dodocool DA106, player super economico (recensito qui) dalle ottime capacità sonore. Sono chiaramente studiati l’uno per l’altro: la sinergia è incredibile se pensiamo che si parla di una spesa inferiore ai 100€ comprandoli entrambi. Il suono è cristallino, incredibilmente esteso nelle frequenze, i disturbi sono pressoché inudibili e il carico, anche ad alti volumi, è ben gestito. Ho avuto subito l’impressione di una cuffia che – al contrario di quanto si possa pensare – produce un suono più bilanciato che divertente. La riproduzione è davvero fedele al suono che ci si aspetterebbe, non si ha l’impressione di sentire enfasi nei bassi o un colore eccessivo negli alti, né di avere dei medi attenuati.

-       FiiO M7, ottimo lettore (recensito qui) con cui testo ormai tutto il materiale che mi arriva. Paradossalmente sono stato meno stupito con questa accoppiata che con quella precedente, per il semplice fatto che avevo aspettative più alte da un lettore di fascia superiore. Non sto assolutamente dicendo che suona male, anzi; suona decisamente bene e probabilmente meglio del precedente. Qui l’amplificazione è di livello, la pressione sonora superiore, e anche il disturbo elettrico (una complicata questione di jitter che approfondirò più avanti) è a livelli ancora inferiori; merito del player, ma si parla di accoppiata, e quindi vincono entrambi. La separazione strumentale è ottima, il palcoscenico abbastanza buono e l’estensione di frequenze stupisce sempre. Penso sia stato il fattore che più mi ha stupito, la chiarezza con cui ogni range di frequenze viene coperto, dall’unico driver, in maniera tanto bilanciata e decisa. Non sono delle cuffie timide; al contrario, si presentano in modo davvero modesto, eppure suonano in modo davvero credibile.

-       MacBook Pro 2012, dalla sua uscita jack e connesso all’interfaccia audio Focusrite 2i2. Spesso succede che, pilotando cuffie direttamente dal Mac (senza quindi passare per una scheda audio) i disturbi elettrici del computer influiscano negativamente sulla resa sonora. Con queste non accade, e ipotizzo sia per il cavo gommato, che isola bene e non disperde. Oltre al fatto che è un cavo OFC, senza ossigeno, apposta per evitare interferenze. L’esperienza con l’interfaccia audio è ottima, e riesce davvero a tirare fuori il meglio da questi auricolari. Ma una cosa mi ha stupito in modo particolare dall’uscita integrata del Mac: ascoltando un pezzo ho sentito delle frequenze sub-bass che nessuna cuffia che ho testato mi aveva fatto percepire. Ripeto, e non sarà l’ultima volta, che la risposta in frequenza di queste cuffie copre un range pazzesco. Ero scettico, leggendo le specifiche tecniche, a leggere di un’estensione 10-45k, ma dopo aver testato e ascoltato con attenzione posso affermare di potermi fidare di quanto dichiarato. Ci sono tante cuffie che enfatizzano le frequenze basse di mezzo (mid-bass è di più immediata comprensione) per dare l’impressione di qualità, e molti ingenuamente cadono nel tranello. Qui la situazione è diversa: nulla è colorato, i bassi sono presenti ma non enfatizzati, medi e alti sono chiari e dal buon dettaglio. E c’è quel sub-bass, che sta proprio al limite dell’udibile, che quasi si percepisce in pancia. Veramente incredibile.

-       Xiaomi Mi MIX 2, anche con Audirect Whistle (un DAC mobile interessante). Poco da dire: la musica dal telefono la ascolto poco, ma è sempre una soddisfazione con questo hardware; l’immagine che si viene a creare è credibile, qui come anche con le altre sorgenti. Visto che il suono non differisce molto da quanto detto prima, parlo invece del microfono, che è una caratteristica interessante perché permette di utilizzare le cuffie in più frangenti. Il microfono è buono, ma non eccellente: le voci sembrano un po’ lontane e leggermente metalliche, ma per un utilizzo standard e casuale va più che bene.

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Confronti

Nonostante per me sia difficile ammetterlo, queste Dodocool suonano meglio delle Hybrid Dual di Xiaomi. Il prezzo differisce un po’, bisogna ammetterlo, ma la spesa per le Dodocool per me è più giustificata di quella per le Hybrid (il vecchio modello! Quello nuovo non l’ho ancora provato). La costruzione delle Xiaomi, per mio gusto, ha una marcia in più (per il filo in nylon e i comandi più completi sul cavo), e le darei alla pari anche come suono, se non fosse per due fattori: gli alti volumi, in cui le Hybrid hanno fastidiose distorsioni; l’estensione delle frequenze, che è utile e si fa sentire con determinati generi e brani.

 

Altri auricolari con cui trovo abbia un senso fare una comparazione sono i Piston In-Ear di 1MORE. La fascia di prezzo è più o meno la stessa (25-30€). Per qualità costruttiva devo darla vinta alle 1MORE perché sono eccezionali, sia nei materiali che nell’assemblaggio. Il suono è più incisivo, ma sbilanciato nei bassi e decisamente più v-shaped nelle Piston. Non è difficile scegliere tra le due, a seconda dei vostri bisogni: le Dodocool sono più “reference” (sempre, lo ricordo, rapportato al prezzo), mentre le 1More sono più divertenti e dinamiche. La dotazione è migliore nelle 1MORE: più gommini, una clip griffata, due custodie (e un adesivo) fanno pendere l’ago della bilancia dalla loro parte.

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Conclusioni

Consiglio l’acquisto di queste DA108 Sport In-Ear di Dodocool? Assolutamente sì. Se avete intenzione di comprare il loro DAP, prima andate a leggere la mia recensione così capite se state facendo la scelta giusta, ed eventualmente aggiungeteci anche queste cuffie in accoppiata. Per il prezzo sono davvero di altissimo livello, e nonostante il nome faccia intendere che sono studiate per lo sport, io le reputo adatte anche a sessioni di ascolto “statiche”, perché non hanno veri compromessi. Sono uno dei migliori prodotti che io abbia provato in quanto a rapporto qualità-prezzo.

 

Pro

  • Astuccio per il trasporto in confezione

  • Qualità del suono

  • Cavo piatto anti-ingarbugliamento

  • Buoni gommini

  • Ottima risposta in frequenza

  • Vestibilità

Contro

  • Pochi gommini

  • Materiali per lo più plastici

 

Lascio i link per l’acquisto su Amazon qui sotto.

Recensione 1More MK801

Introduzione

Sebbene non sia un modello di ultima generazione, sono sempre stato incuriosito da queste MK801 (che, a differenza delle sorelle 802, sono cablate e non Bluetooth). Dal momento che, nella mia esperienza, ho sempre apprezzato la firma sonora di 1More (grazie alle Piston e alle varie Xiaomi da loro progettate, ad esempio questa che ho recensito), sapevo di andare abbastanza a colpo sicuro con queste. Specifico che sono delle Over Ear (così, almeno, è dichiarato) ma, come vedremo più avanti, sono molto più simili a delle On Ear, per quanto riguarda le dimensioni e la vestibilità.

Le ho acquistate da Penon Audio (lascio il link nelle conclusioni), ma possono essere tranquillamente acquistate da Amazon.

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Unboxing

Una delle cose più curate da 1More – chi ne ha provate lo sa – è il primo impatto: l’esperienza di spacchettamento è sempre di alto livello, grazie alle eleganti scatole e alla dotazione di accessori. Qui, in proporzione, sono stato meno stupito rispetto, ad esempio, alle Piston EO320 (qui la recensione), ma ho comunque ritrovato l’eleganza e la cura nei dettagli che mi sarei aspettato. In confezione troviamo:

-       il cavo, che è davvero spesso e di qualità, che è fortunatamente intercambiabile;

-       un sacchetto per il trasporto;

-       le cuffie vere e proprie.

Esteticamente potremmo dire che incarnano il prototipo delle cuffie sovrauricolari: nere, di plastica opaca, senza fronzoli. Possono risultare un po’ noiose, ma io apprezzo lo stile minimale e i dettagli, come ad esempio gli indicatori di destra e sinistra stampati all’interno del rispettivo padiglione. Il cavo è inserito nella parte destra (se siete abituati ad altri brand, potreste trovarvi un po’ spiazzati).

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Vestibilità

Visto che per valutare il suono ci vuole del tempo, coerentemente con la mia esperienza parlerò prima di come calzano addosso. Non sono totalmente soddisfatto: le dimensioni e il peso sono abbastanza contenuti, ma i cuscinetti non sono del materiale più morbido e anche dopo brevi sessioni di ascolto ci si affatica, l’orecchio è leggermente troppo compresso. Ma ovviamente questo dipende da persona a persona. 

Un consiglio pratico per i modelli successivi: si potrebbero rendere pieghevoli per facilitarne il trasporto. È ottimo trovare il sacchetto per non rovinarle, ma occupano comunque abbastanza spazio.

Piccola nota che non trova spazio in altre sezioni: il cavo ha un microfono integrato (buono) e i comandi che dovrebbero essere compatibili con Android e iOs. Per i sistemi desktop, ho provato con Mac OS. L’esperienza che ho avuto in breve: i controlli sono migliori che nelle Piston in generale; su Android funziona tutto (volume e play/pausa) ma con FiiO M7 ogni tanto non funziona nulla, in modo un po’ casuale; con Mac OS, esattamente come per le Piston, premendo e rilasciando un pulsante questo non riconoscerà il rilascio. Quindi si alzerà al massimo premendo volume su, e andrà in muto con volume giù. Non esattamente il massimo.

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Suono

Conoscendo la firma sonora di 1More, non sono arrivato impreparato all’ascolto di queste 801. In effetti, ho potuto constatare una coerenza acustica tra i vari modelli, nonostante le loro chiare differenze strutturali. È vero, queste sono cuffie e non auricolari, ma il timbro è riconoscibile. Ovviamente ci sono delle differenze.

Specifico che le ho provate principalmente con due DAP: il FiiO M7 e il Dodocool DA106.

Per quanto riguarda il palcoscenico, le divergenze sono meno di quanto ci si possa aspettare. Nelle Piston, l’essere semiaperte aiuta non poco in questo ambito; sebbene queste MK801 siano On Ear, la resa è solo parzialmente superiore in termini di ampiezza. È un male? No, perché era comunque già apprezzabile. Forse in un paio di cuffie di questa fascia (50-100€) ci si aspetta qualcosa in più, ma l’ascoltatore medio non rimane assolutamente deluso dalla scena qui riprodotta; e anche io non lo considero assolutamente un punto negativo, anzi.

Quello che cambia è il fatto che il suono sia più caldo e avvolgente nelle 801, leggermente più incisivo e con dei bassi più corposi e veloci (in senso relativo, perché non sono cuffie che pompano sui bassi). La sensazione è quella di una cuffia che vuole essere il più possibile neutrale, ma nel contempo risultare soddisfacente anche per un ascolto più “divertente”.

Grazie a InnerFidelity che ha misurato la risposta in frequenza di queste cuffie, possiamo notare come effettivamente il basso sia corposo ma non pompato (anzi, il cosiddetto sub-bass è addirittura smorzato) e ci sia una leggera recessione in alcune delle medie frequenze. Questa curva a V/W, assolutamente usuale e molto poco accentuata, dona dinamicità al suono.

Se dovessi trovare un punto negativo nei confronti del suono, sarebbe banalmente il seguente: non stupisce in alcun ambito. Si può spingere un po’ dove si vuole, adattare con l’equalizzatore, rimanere sempre soddisfatti, ma non si ha mai l’impressione di stupore, o di sentire dettagli inediti. Abituato alle Momentum di Sennheiser (che costano due volte tanto), non mi è difficile rimanere colpito dalla riproduzione di determinati suoni. È un confronto giusto? Dipende. Forse quello che mi lascia colpito nelle Momentum è in realtà frutto di un suono che viene colorato, e quindi in termini assoluti non è un bene. Ma l’ascolto è una cosa personale, e mettendole a confronto continuo a preferire le Sennheiser. Stiamo pur sempre parlando di due fasce di prezzo diverse, però, e mi accingo a sbilanciarmi: secondo me sotto ai 100€ sono tra le scelte migliori. Avete l’affidabilità di un marchio forte, delle plastiche di qualità (molto meglio di quelle lucide usate da – per non fare nomi – un marchio fondato da un noto rapper americano che inizia per Dr e finisce per Dre) e una resa sonora del tutto credibile.

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Conclusioni

Le consiglio? Dipende. Sapendo che sono per un pubblico abbastanza generico, probabilmente quello stesso pubblico apprezzerà di più la versatilità delle sorelle MK802, per le capacità wireless. Per chi, come me, ancora preferisce le cuffie cablate a quelle Bluetooth, non posso che consigliarle, magari quando calano un po’ di prezzo in determinati periodi dell’anno. Perché dico questo? Perché sui 100€ si trovano alcuni modelli di Grado, per citarne uno solo, e un target più audiofilo non avrà difficoltà a scegliere a parità di prezzo. Ma se il divario economico comincia ad essere più importante, le 1More MK801 possono dire la loro. Inoltre, ci sono dei colori accattivanti che aiutano il colpo d’occhio: oltre al nero, un blu elettrico e un rosso.

 

Pro

  • Suono che si adatta alle esigenze di qualsiasi genere

  • Costruzione, materiali e design

  • Peso

  • Filo intercambiabile standard (3.5 mm da entrambe le estremità)

 

Contro

  • Comandi a filo non perfetti

  • Non comodissime già dopo brevi sessioni d’ascolto

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Inserisco di seguito i link (di tutti i prodotti citati) ad Amazon e a Penon Audio, store in cui ho acquistato queste 1More.

https://penonaudio.com/1more-mk801.html

Recensione 1MORE Piston E0320

La mia storia con 1MORE è controversa: ho desiderato provare tanti tra i loro prodotti in questi anni, monitorato i prezzi e atteso degli sconti. Ma è successa una disgrazia che ha visto crollare le mie speranze: il brand è sparito dall’Europa senza dare spiegazioni, e i prezzi degli stock rimasti sono schizzati alle stelle. È un vero peccato, se pensiamo a quanto siano valide le proposte di questo marchio – a detta dei fortunati recensori. In ogni caso, recentemente mi sono procurato le famosissime Piston – non, però, In-Ear – e, conscio del mio legame “affettivo”, volendo così chiamarlo, con queste cuffie tanto desiderate in passato, ho tentato di fornire un giudizio imparziale. Non è stato alfine difficile come pensavo, perché alcuni (pochi) punti a sfavore mi hanno tenuto coi piedi per terra.

Inizio col dire che questi auricolari non sono solo uno strumento, ma anche un oggetto di pregio e dalla presentazione elegante, che solitamente si addice a prodotti di fasce di mercato superiori. La confezione in cartone rigido nero contiene un astuccio metallico colorato che a sua volta custodisce gli auricolari, adagiati in un calco gommato davvero di qualità – il peso ne è dimostrazione. Inoltre è fornito un ulteriore astuccio per il trasporto, oltre a diversi adattatori per le orecchie – di cui parlerò più avanti – e un’elegante clip marchiata 1MORE.

Se non fosse che mi sono documentato negli anni, sarei stato soddisfatto in toto anche dagli auricolari stessi. Il punto è che queste NON sono le stesse Piston che vendevano un tempo. Non è da fraintendersi come discorso: la costruzione del corpo in metallo è di pregio e il filo in nylon di mio gradimento (cosa che non ho trovato invece nelle Half-Ear di Xiaomi, recensite qui, che infatti avevo sottolineato). Il punto è che i comandi a filo, in plastica, non sono certamente gli stessi che avevano queste cuffiette un tempo, che erano invece in metallo. Il dispiacere è che questa non è la sola differenza con quelle Piston: anche la qualità audio, a detta di chi le ha provate entrambe, era superiore nel vecchio modello.

Approfitto allora di questo punto per parlare di indossabilità e suono, perché, ciononostante, mi hanno dato delle vere soddisfazioni. L’ascolto è molto diverso da un paio di In-Ear: il fatto che non ci sia nulla di fisicamente diretto contro il timpano – leggasi gommino – dà l’impressione di essere meno coinvolti, leggermente più distaccati dalla scena, ma permette di concentrarsi sul suono. Io ho usato, tra gli adattatori (che sottolineo essere facoltativi, in quanto si possono omettere), quelli a spugnetta, che mi hanno ricordato quelli degli auricolari dei vecchi Nokia. Questi hanno reso l’esperienza d’uso particolare: così queste cuffiette sembrano quasi delle On-Ear in miniatura, si ha l’impressione di non avere qualcosa dentro all’orecchio, ma di averci semplicemente appoggiato un oggetto morbido. In dotazione ci sono anche degli archetti in plastica morbida che non mi hanno convinto allo stesso modo (come invece mi hanno stupito quelli delle Dodocool Sport, che recensirò a breve: stay tuned!).

La resa sonora è ottima: le frequenze sono bilanciate di default (quasi limitate), ma l’hardware risponde in maniera impeccabile all’equalizzazione; un 20-20k Hz che sicuramente corrisponde alle attese. L’impedenza è di 32 Ω, rendendo facilmente pilotabili questi auricolari anche dallo smartphone – che, a dirla tutta, è la vera sorgente per cui sono studiati: i comandi a filo (volume su e giù e tasto multifunzione) sono pensati per Android e (sorpresa delle sorprese) pare anche per iOs e Mac Os. Con Android tutto bene; con Mac Os non dico che non funzionino del tutto, ma sicuramente non funzionano a dovere. Quanto prima proverò anche su un iPhone per avere la prova definitiva.

La parte migliore di questi auricolari – e ci mancherebbe – è la fedeltà. Non è assolutamente una cuffia “v-shaped”, ovvero pompata sui bassi e sugli alti, ma piuttosto uno strumento equilibrato e bilanciato (se utilizzato così come nasce) che non si fa però problemi ad essere spremuto sulle frequenze più caratterizzanti di un genere (equalizzando).

Una faccenda particolare riguarda il cosiddetto “sound leak”, la dispersione sonora: per quanto sia strano a dirsi, questi sono auricolari semiaperti. Questo significa che hanno una cavità che lascia entrare i rumori esterni e uscire parte del suono; cavità che, se verrà chiusa, comprimerà letteralmente il suono e farà percepire uno sgradevolissimo impasto concentrato sulle frequenze alte. D’altro canto, non è un buco studiato per essere tappato, per cui il problema non si pone.

Le mie conclusioni sono: comprate questi auricolari se volete una cuffia semi-In-Ear veramente di livello nella fascia dei 30€ che dà la polvere alla maggior parte della concorrenza, che sia nel contempo comoda anche dopo diverse ore di utilizzo e abbia un design accattivante e una cura nei dettagli (nell’assemblaggio e nella dotazione) estrema. L’unica pecca che ho riscontrato, ma è un’inezia, riguarda il jack dritto – esposto quindi a più danni potenziali. Sono comunque attualmente gli auricolari che uso come principali.