Recensione Dodocool DA108 Sport In-Ear

Quando ho comprato questo paio di auricolari, ho scelto di fidarmi del marchio Hi-Res, certificazione (per alcuni prestigiosa) rilasciata dalla Japan Audio Society. Come molti sanno, questa certificazione lascia il tempo che trova, in quanto si tratta quasi sempre di un riconoscimento pagato, che nulla aggiunge al prodotto in sé – anzi, di contro ne fa alzare il prezzo. Ma, per esperienza personale, questo marchio rifletteva effettivamente un certo standard qualitativo nei prodotti provati che lo avevano apposto. Parlo ovviamente in termini prettamente audiofili. Questi auricolari non sono stati da meno.

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Unboxing e prime impressioni

Sebbene il pacchetto con cui vengono spedite queste cuffie abbia un’aria tutt’altro che di alto livello, in realtà la dotazione non è male. C’è un ottimo contenitore (con trama in simil-carbonio con un adesivo Hi-Res e il logo dell’azienda cucito su un’etichetta) al cui interno vi sono cuffie, gommini di ricambio e libretto informativo. I gommini sono solo tre, ma sono di buona qualità. Potreste trovarvi ad usarne di diverse misure per le dure orecchie, ma sono tendenzialmente comodi e di buona qualità. Nel libretto ci sono le specifiche tecniche, e poco più; ci sono, anche in italiano, le istruzioni per utilizzare l’unico pulsante a filo. Specifiche che sono interessanti: la risposta in frequenza copre un campo decisamente importante, dai 10 ai 45000 Hz. Il driver, di tipo dinamico, è uno solo, ed è in polietilene tereftalato (come quello delle Meze 12 Classics, recensite qui) da 6 micron. Io ipotizzo che il mylar sia usato più che altro per isolare i magneti, che dovrebbero essere in titanio. L’impedenza media è di 16 Ohm.

Prendendo in mano gli auricolari, ci si accorge subito che sono studiati per lo sport: il cavo è piatto e gommato e sul corpo delle cuffiette ci sono due uncini removibili per ancorarle all’interno dell’orecchio. Stanno molto bene addosso. Il cavo piatto, per quanto io apprezzi maggiormente altre soluzioni, ha il grande pregio di non attorcigliarsi. Le cuffiette sono in metallo, ma tutti gli inserti sono plastici. La costruzione è buona e il colore nero opaco è discreto, e ben si sposa con i gommini, che hanno accenti rossi.

 

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Suono

Come sempre, per parlare del suono, specifico le sorgenti con cui ho alimentato questi auricolari, e la relativa esperienza:

-       Dodocool DA106, player super economico (recensito qui) dalle ottime capacità sonore. Sono chiaramente studiati l’uno per l’altro: la sinergia è incredibile se pensiamo che si parla di una spesa inferiore ai 100€ comprandoli entrambi. Il suono è cristallino, incredibilmente esteso nelle frequenze, i disturbi sono pressoché inudibili e il carico, anche ad alti volumi, è ben gestito. Ho avuto subito l’impressione di una cuffia che – al contrario di quanto si possa pensare – produce un suono più bilanciato che divertente. La riproduzione è davvero fedele al suono che ci si aspetterebbe, non si ha l’impressione di sentire enfasi nei bassi o un colore eccessivo negli alti, né di avere dei medi attenuati.

-       FiiO M7, ottimo lettore (recensito qui) con cui testo ormai tutto il materiale che mi arriva. Paradossalmente sono stato meno stupito con questa accoppiata che con quella precedente, per il semplice fatto che avevo aspettative più alte da un lettore di fascia superiore. Non sto assolutamente dicendo che suona male, anzi; suona decisamente bene e probabilmente meglio del precedente. Qui l’amplificazione è di livello, la pressione sonora superiore, e anche il disturbo elettrico (una complicata questione di jitter che approfondirò più avanti) è a livelli ancora inferiori; merito del player, ma si parla di accoppiata, e quindi vincono entrambi. La separazione strumentale è ottima, il palcoscenico abbastanza buono e l’estensione di frequenze stupisce sempre. Penso sia stato il fattore che più mi ha stupito, la chiarezza con cui ogni range di frequenze viene coperto, dall’unico driver, in maniera tanto bilanciata e decisa. Non sono delle cuffie timide; al contrario, si presentano in modo davvero modesto, eppure suonano in modo davvero credibile.

-       MacBook Pro 2012, dalla sua uscita jack e connesso all’interfaccia audio Focusrite 2i2. Spesso succede che, pilotando cuffie direttamente dal Mac (senza quindi passare per una scheda audio) i disturbi elettrici del computer influiscano negativamente sulla resa sonora. Con queste non accade, e ipotizzo sia per il cavo gommato, che isola bene e non disperde. Oltre al fatto che è un cavo OFC, senza ossigeno, apposta per evitare interferenze. L’esperienza con l’interfaccia audio è ottima, e riesce davvero a tirare fuori il meglio da questi auricolari. Ma una cosa mi ha stupito in modo particolare dall’uscita integrata del Mac: ascoltando un pezzo ho sentito delle frequenze sub-bass che nessuna cuffia che ho testato mi aveva fatto percepire. Ripeto, e non sarà l’ultima volta, che la risposta in frequenza di queste cuffie copre un range pazzesco. Ero scettico, leggendo le specifiche tecniche, a leggere di un’estensione 10-45k, ma dopo aver testato e ascoltato con attenzione posso affermare di potermi fidare di quanto dichiarato. Ci sono tante cuffie che enfatizzano le frequenze basse di mezzo (mid-bass è di più immediata comprensione) per dare l’impressione di qualità, e molti ingenuamente cadono nel tranello. Qui la situazione è diversa: nulla è colorato, i bassi sono presenti ma non enfatizzati, medi e alti sono chiari e dal buon dettaglio. E c’è quel sub-bass, che sta proprio al limite dell’udibile, che quasi si percepisce in pancia. Veramente incredibile.

-       Xiaomi Mi MIX 2, anche con Audirect Whistle (un DAC mobile interessante). Poco da dire: la musica dal telefono la ascolto poco, ma è sempre una soddisfazione con questo hardware; l’immagine che si viene a creare è credibile, qui come anche con le altre sorgenti. Visto che il suono non differisce molto da quanto detto prima, parlo invece del microfono, che è una caratteristica interessante perché permette di utilizzare le cuffie in più frangenti. Il microfono è buono, ma non eccellente: le voci sembrano un po’ lontane e leggermente metalliche, ma per un utilizzo standard e casuale va più che bene.

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Confronti

Nonostante per me sia difficile ammetterlo, queste Dodocool suonano meglio delle Hybrid Dual di Xiaomi. Il prezzo differisce un po’, bisogna ammetterlo, ma la spesa per le Dodocool per me è più giustificata di quella per le Hybrid (il vecchio modello! Quello nuovo non l’ho ancora provato). La costruzione delle Xiaomi, per mio gusto, ha una marcia in più (per il filo in nylon e i comandi più completi sul cavo), e le darei alla pari anche come suono, se non fosse per due fattori: gli alti volumi, in cui le Hybrid hanno fastidiose distorsioni; l’estensione delle frequenze, che è utile e si fa sentire con determinati generi e brani.

 

Altri auricolari con cui trovo abbia un senso fare una comparazione sono i Piston In-Ear di 1MORE. La fascia di prezzo è più o meno la stessa (25-30€). Per qualità costruttiva devo darla vinta alle 1MORE perché sono eccezionali, sia nei materiali che nell’assemblaggio. Il suono è più incisivo, ma sbilanciato nei bassi e decisamente più v-shaped nelle Piston. Non è difficile scegliere tra le due, a seconda dei vostri bisogni: le Dodocool sono più “reference” (sempre, lo ricordo, rapportato al prezzo), mentre le 1More sono più divertenti e dinamiche. La dotazione è migliore nelle 1MORE: più gommini, una clip griffata, due custodie (e un adesivo) fanno pendere l’ago della bilancia dalla loro parte.

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Conclusioni

Consiglio l’acquisto di queste DA108 Sport In-Ear di Dodocool? Assolutamente sì. Se avete intenzione di comprare il loro DAP, prima andate a leggere la mia recensione così capite se state facendo la scelta giusta, ed eventualmente aggiungeteci anche queste cuffie in accoppiata. Per il prezzo sono davvero di altissimo livello, e nonostante il nome faccia intendere che sono studiate per lo sport, io le reputo adatte anche a sessioni di ascolto “statiche”, perché non hanno veri compromessi. Sono uno dei migliori prodotti che io abbia provato in quanto a rapporto qualità-prezzo.

 

Pro

  • Astuccio per il trasporto in confezione

  • Qualità del suono

  • Cavo piatto anti-ingarbugliamento

  • Buoni gommini

  • Ottima risposta in frequenza

  • Vestibilità

Contro

  • Pochi gommini

  • Materiali per lo più plastici

 

Lascio i link per l’acquisto su Amazon qui sotto.

Recensione Dodocool DA106 DAP

Un DAP, ovvero Digital Audio Player, altro non è che l’evoluzione dei vecchi lettori MP3, ma con la ulteriore possibilità di leggere più formati, soprattutto lossless (FLAC, DSD…), senza cioè perdita di qualità dovuta alla compressione (come invece avviene nei classici MP3/MP4).

Questo DA106 di Dodocool si inserisce nella fascia sotto ai 100€. A dir la verità è prezzato, a seconda del periodo, tra i 35 e i 60€: abbastanza al di sotto, dunque, della soglia dei 100€. Più avanti nella recensione farò delle considerazioni a riguardo.

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Unboxing

La presentazione di questo lettore è veramente ottima: una scatola nera ci mostra subito la silhouette del prodotto sul fronte, e qualche generale informazione sul player stesso. All’interno, oltre al DAP, ci sono i classici libretti di istruzioni e il cavo di ricarica micro-USB. Il lettore è a sua volta all’interno di una bustina di plastica, usuale nelle scatole di prodotti di questo tipo.

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Costruzione

Il corpo di questo player è metallico, di buona qualità. Ci sono delle informazioni stampate/incise sul retro che non paiono cancellarsi o rovinarsi con l’uso, ma non sono essenziali, se anche dovesse succedere. Sul fronte è apposto un adesivo che ci informa della certificazione Hi-Res; se qualcuno tiene ad essere rassicurato sul fatto che abbia una valenza: generalmente non significa molto, ma le esperienze che ho avuto io con i prodotti dotati di questo marchio sono sempre state positive, nell’ottica del suono.

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Meno positiva invece è la qualità dell’assemblaggio delle parti plastiche: già al primo utilizzo l’impressione è quella di poter danneggiare tutto alla prima mancanza di attenzione. Soprattutto la ghiera centrale, essenziale nei controlli, ha un “click” molto poco deciso ed è in generale abbastanza tremolante. Ma, considerata la fascia di prezzo, è comprensibile che in alcuni comparti si sia andati al risparmio.

Sul lato superiore ci sono le due uscite da 3.5mm (una per le cuffie e una line-out per bypassare la circuiteria interna nel caso si stia utilizzando il player in auto o con un amplificatore). Sul lato sinistro i controlli del volume, sufficientemente stabili. Il lato destro è pulito. Inferiormente sono presenti la porta di ricarica micro-USB e lo slot micro-SD.

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Suono

Il punto di forza del DA106 è il suono. Ho letto colleghi sostenere che sia all’altezza di apparecchiature che costano 20 volte tanto. Non fatico a crederlo, sebbene fosse chiaramente un’iperbole. Il chip non è meglio specificato (mentre il processore è un modesto dual core Cortex M3), ma vi basti sapere che funziona a dovere.

L’ottima sinergia con gli auricolari della stessa marca, i Dodocool Sport (sempre certificati Hi-Res), non è casuale: il suono è dettagliato, cristallino, preciso. L’esperienza generale è stata ottima; lascio una lista di cuffie che ho utilizzato per i test:

-       RevoNext QT2: ottima la gestione del loro potenziale sonoro; a differenza di altri player, DA106 ha contenuto i picchi di suono molto incisivi (“punchy”) rendendo godibile e di riferimento l’esperienza d’ascolto, senza enfatizzare determinate frequenze.

-       Sennheiser Momentum On Ear: è risaputo che queste cuffie tendono a suonare con molta decisione nei bassi, seppur in modo morbido e non disturbante. La sinergia è piacevole con questo DAP, che non snatura il suono caldo e avvolgente delle Momentum ma ne lascia esprimere le intenzioni; direi… divertente.

-       1More MK801: senza infamia né lode; è l’esperienza generale che ho con queste cuffie in abbinamento alla maggior parte delle sorgenti. Buone e convincenti sempre, ma che non stupiscono mai. Come si può ben capire, questo lettore non colora il suono ma è fedele e bilanciato nelle frequenze.

-       1More EO320: sono i miei auricolari preferiti di tipo “earbud”, perché sanno adattarsi senza problemi ad ogni situazione; non posso che promuovere anche questa accoppiata, dal buon palcoscenico all’ariosità del suono.

-       Dodocool Sport Hi-Res (dal nome non meglio identificato): cuffie senza alcuna pretesa che invece stupiscono per corposità del suono e comodità d’uso. Sono della stessa marca del lettore, e se Amazon consiglia di comprarli insieme non è un caso: potrebbero essere venduti in bundle e dare una chiara idea del potenziale sonoro di questo player.

Senz’altro questo aspetto mi ha lasciato veramente soddisfatto, perché un suono di questo livello è comparabile a quello di prodotti di fasce ben superiori a questa.

 

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Software e Hardware

Il vero e imperdonabile punto dolente di questo dispositivo è il software. Lo dico perché, da utente, sono ovviamente felice di spendere poco e avere un prodotto di qualità, ma non sono contento di spendere pochissimo e trovarmi delle brutte sorprese. Ecco, qui il software è davvero una brutta sorpresa. Per chi bazzica l’ambiente, già alla prima occhiata si renderà conto che è un software di base che montano diversi player, probabilmente installato direttamente dalla fabbrica. Ha tante lingue, circa 20, ma tutte tradotte molto approssimativamente. Lo trovo un software assurdo per diversi motivi. Ha i temi: di per sé è una cosa apprezzabile, ma sono bruttissimi e soprattutto le icone che vengono visualizzate prima e dopo quella selezionata non sono quelle che effettivamente verranno selezionate muovendo la ghiera in quella direzione. Quindi non sapremo mai effettivamente quanti step mancheranno per selezionare l’applicazione che ci interessa avviare. Assurdo.

Inoltre, pare che l’ordine dei brani negli album venga riconosciuto solo in determinati file MP3 (non ho capito che tipologia di tag digerisce, perché ha un comportamento quasi sempre casuale). Il problema è che io ascolto prevalentemente FLAC, e mi sono trovato quasi sempre con i brani in ordine sparso: nemmeno in ordine alfabetico (lo capirei, visto che è un computer), ma proprio randomico. Questa esperienza terribile ha fatto sì che non potessi ascoltare molti degli album studiati per essere ascoltati da cima a fondo. Come se non bastasse, le playlist spesso vengono viste ma non lette, quindi ovviare al problema precedente in questo modo non è possibile.

Il lettore supporta la radio FM, nota sicuramente positiva. Il controllo della stessa è leggermente ostico, ma è utilizzabile. È anche possibile salvare registrazioni direttamente dalla radio. E, a proposito di registrazioni, si può utilizzare come un basilare registratore vocale, dalla qualità sufficiente.

Un altro enorme problema è che i file che vengono eliminati dalla memoria interna sono in realtà solo occultati. Questo significa che la memoria continuerà ad essere riempita come se fossero ancora presenti, e l’unico modo per cancellarla definitivamente è resettare il player alle impostazioni iniziali. Perché mi preoccupo tanto della memoria interna (di 8 GB, non totalmente utilizzabili)? Perché non c’è stato verso di fargli leggere la mia scheda micro-SD, quella formattata in Fat-32 di fabbrica che dovrebbe universalmente funzionare in ogni DAP, e per questo non la cancello mai così da avere sempre gli stessi brani di test in ogni dispositivo. Ebbene, per fargli leggere la SD pare si debba formattare dal lettore stesso, il quale dovrebbe in via teorica renderla la sua memoria principale.

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Il display è appena sufficiente (320x240 pixel) per vedere i contenuti audio che siamo interessati a riprodurre. Ma questo è perdonabile, visto che si tratta di un mero riproduttore musicale.

La batteria è molto buona, arrivando a picchi dichiarati di 30 ore di utilizzo: io non ne ho fatte così tante, ma è effettivamente un suo grande punto di forza.

 

Considerazioni e conclusioni

Come promesso, un piccolo discorso sul prezzo. Dal momento che in termini di suono questo lettore vale ben più dei 60€ richiesti per portarselo a casa, sorge spontaneo chiedersi se i deficit del software siano perdonabili; se, quindi, il gioco (del risparmio) valga la candela. La mia risposta è no: un prodotto di questo tipo è fatto in buona parte anche dal software, che non può essere trascurato come in questo caso. Nella fascia dei 100€, talvolta anche di meno, ci sono dei mostri sacri come lo Shanling M0 che si divorano questo DA106 – per immediatezza d’uso, funzioni wireless, utilizzo come DAC, USB C, ecc.. Per cui non sarei onesto se vi consigliassi l’acquisto di un prodotto come questo DAP di Dodocool, perché replicare un’esperienza come quella che ho avuto io non è piacevole. Del resto, non tutti sono utenti come me, con i miei stessi bisogni.

Come avrete capito, le criticità software compromettono l’uso del dispositivo.

Lo posso consigliare, però, a determinati utenti: quelli che ascoltano la radio e chi ha bisogno di un dispositivo che faccia la parte del vecchio iPod Shuffle: in brani casuali non ha assolutamente alcun problema, e il suono è veramente pulito e soddisfacente. Se lo trovate al suo prezzo minimo, può avere qualcosa da dire. E può essere giustificato.

Link per l’acquisto su Amazon:

Recensione 1More MK801

Introduzione

Sebbene non sia un modello di ultima generazione, sono sempre stato incuriosito da queste MK801 (che, a differenza delle sorelle 802, sono cablate e non Bluetooth). Dal momento che, nella mia esperienza, ho sempre apprezzato la firma sonora di 1More (grazie alle Piston e alle varie Xiaomi da loro progettate, ad esempio questa che ho recensito), sapevo di andare abbastanza a colpo sicuro con queste. Specifico che sono delle Over Ear (così, almeno, è dichiarato) ma, come vedremo più avanti, sono molto più simili a delle On Ear, per quanto riguarda le dimensioni e la vestibilità.

Le ho acquistate da Penon Audio (lascio il link nelle conclusioni), ma possono essere tranquillamente acquistate da Amazon.

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Unboxing

Una delle cose più curate da 1More – chi ne ha provate lo sa – è il primo impatto: l’esperienza di spacchettamento è sempre di alto livello, grazie alle eleganti scatole e alla dotazione di accessori. Qui, in proporzione, sono stato meno stupito rispetto, ad esempio, alle Piston EO320 (qui la recensione), ma ho comunque ritrovato l’eleganza e la cura nei dettagli che mi sarei aspettato. In confezione troviamo:

-       il cavo, che è davvero spesso e di qualità, che è fortunatamente intercambiabile;

-       un sacchetto per il trasporto;

-       le cuffie vere e proprie.

Esteticamente potremmo dire che incarnano il prototipo delle cuffie sovrauricolari: nere, di plastica opaca, senza fronzoli. Possono risultare un po’ noiose, ma io apprezzo lo stile minimale e i dettagli, come ad esempio gli indicatori di destra e sinistra stampati all’interno del rispettivo padiglione. Il cavo è inserito nella parte destra (se siete abituati ad altri brand, potreste trovarvi un po’ spiazzati).

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Vestibilità

Visto che per valutare il suono ci vuole del tempo, coerentemente con la mia esperienza parlerò prima di come calzano addosso. Non sono totalmente soddisfatto: le dimensioni e il peso sono abbastanza contenuti, ma i cuscinetti non sono del materiale più morbido e anche dopo brevi sessioni di ascolto ci si affatica, l’orecchio è leggermente troppo compresso. Ma ovviamente questo dipende da persona a persona. 

Un consiglio pratico per i modelli successivi: si potrebbero rendere pieghevoli per facilitarne il trasporto. È ottimo trovare il sacchetto per non rovinarle, ma occupano comunque abbastanza spazio.

Piccola nota che non trova spazio in altre sezioni: il cavo ha un microfono integrato (buono) e i comandi che dovrebbero essere compatibili con Android e iOs. Per i sistemi desktop, ho provato con Mac OS. L’esperienza che ho avuto in breve: i controlli sono migliori che nelle Piston in generale; su Android funziona tutto (volume e play/pausa) ma con FiiO M7 ogni tanto non funziona nulla, in modo un po’ casuale; con Mac OS, esattamente come per le Piston, premendo e rilasciando un pulsante questo non riconoscerà il rilascio. Quindi si alzerà al massimo premendo volume su, e andrà in muto con volume giù. Non esattamente il massimo.

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Suono

Conoscendo la firma sonora di 1More, non sono arrivato impreparato all’ascolto di queste 801. In effetti, ho potuto constatare una coerenza acustica tra i vari modelli, nonostante le loro chiare differenze strutturali. È vero, queste sono cuffie e non auricolari, ma il timbro è riconoscibile. Ovviamente ci sono delle differenze.

Specifico che le ho provate principalmente con due DAP: il FiiO M7 e il Dodocool DA106.

Per quanto riguarda il palcoscenico, le divergenze sono meno di quanto ci si possa aspettare. Nelle Piston, l’essere semiaperte aiuta non poco in questo ambito; sebbene queste MK801 siano On Ear, la resa è solo parzialmente superiore in termini di ampiezza. È un male? No, perché era comunque già apprezzabile. Forse in un paio di cuffie di questa fascia (50-100€) ci si aspetta qualcosa in più, ma l’ascoltatore medio non rimane assolutamente deluso dalla scena qui riprodotta; e anche io non lo considero assolutamente un punto negativo, anzi.

Quello che cambia è il fatto che il suono sia più caldo e avvolgente nelle 801, leggermente più incisivo e con dei bassi più corposi e veloci (in senso relativo, perché non sono cuffie che pompano sui bassi). La sensazione è quella di una cuffia che vuole essere il più possibile neutrale, ma nel contempo risultare soddisfacente anche per un ascolto più “divertente”.

Grazie a InnerFidelity che ha misurato la risposta in frequenza di queste cuffie, possiamo notare come effettivamente il basso sia corposo ma non pompato (anzi, il cosiddetto sub-bass è addirittura smorzato) e ci sia una leggera recessione in alcune delle medie frequenze. Questa curva a V/W, assolutamente usuale e molto poco accentuata, dona dinamicità al suono.

Se dovessi trovare un punto negativo nei confronti del suono, sarebbe banalmente il seguente: non stupisce in alcun ambito. Si può spingere un po’ dove si vuole, adattare con l’equalizzatore, rimanere sempre soddisfatti, ma non si ha mai l’impressione di stupore, o di sentire dettagli inediti. Abituato alle Momentum di Sennheiser (che costano due volte tanto), non mi è difficile rimanere colpito dalla riproduzione di determinati suoni. È un confronto giusto? Dipende. Forse quello che mi lascia colpito nelle Momentum è in realtà frutto di un suono che viene colorato, e quindi in termini assoluti non è un bene. Ma l’ascolto è una cosa personale, e mettendole a confronto continuo a preferire le Sennheiser. Stiamo pur sempre parlando di due fasce di prezzo diverse, però, e mi accingo a sbilanciarmi: secondo me sotto ai 100€ sono tra le scelte migliori. Avete l’affidabilità di un marchio forte, delle plastiche di qualità (molto meglio di quelle lucide usate da – per non fare nomi – un marchio fondato da un noto rapper americano che inizia per Dr e finisce per Dre) e una resa sonora del tutto credibile.

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Conclusioni

Le consiglio? Dipende. Sapendo che sono per un pubblico abbastanza generico, probabilmente quello stesso pubblico apprezzerà di più la versatilità delle sorelle MK802, per le capacità wireless. Per chi, come me, ancora preferisce le cuffie cablate a quelle Bluetooth, non posso che consigliarle, magari quando calano un po’ di prezzo in determinati periodi dell’anno. Perché dico questo? Perché sui 100€ si trovano alcuni modelli di Grado, per citarne uno solo, e un target più audiofilo non avrà difficoltà a scegliere a parità di prezzo. Ma se il divario economico comincia ad essere più importante, le 1More MK801 possono dire la loro. Inoltre, ci sono dei colori accattivanti che aiutano il colpo d’occhio: oltre al nero, un blu elettrico e un rosso.

 

Pro

  • Suono che si adatta alle esigenze di qualsiasi genere

  • Costruzione, materiali e design

  • Peso

  • Filo intercambiabile standard (3.5 mm da entrambe le estremità)

 

Contro

  • Comandi a filo non perfetti

  • Non comodissime già dopo brevi sessioni d’ascolto

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Inserisco di seguito i link (di tutti i prodotti citati) ad Amazon e a Penon Audio, store in cui ho acquistato queste 1More.

https://penonaudio.com/1more-mk801.html

Recensione FiiO M7

Nel momento in cui ho dovuto scegliere il mio ultimo smartphone, ho dovuto fare una scelta. Da aspirante audiofilo e possessore di una sempre crescente quantità di cuffie a jack, per l’ascolto di musica ho essenzialmente bisogno dell’entrata jack, per l’appunto, e di una memoria sufficiente – leggasi: espansione via scheda SD. Ma l’equilibrio tra i miei bisogni e il mio budget ha fatto sì che, alla fine, mi capitasse tra le mani un telefono senza jack e senza memoria espandibile. Grandioso.

In realtà questa è stata una scelta oculata, frutto dell’intenzione di trasferire tutto il mio ascolto in un altro supporto: un lettore dedicato, visto che – anche se ai più è ignoto – ve n’è un mercato florido.

Una delle fasce di prezzo più interessanti per questo tipo di prodotti è quella appena sotto ai 200€: ho adocchiato diversi modelli (Cayin N3, Shanling M2S, …) tra cui questo interessantissimo FiiO M7, che ho fortunatamente avuto l’occasione di testare.

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Voglio ricordare che ogni parola che spendo va pesata in relazione al contesto di questo portale, che tratta di prodotti a portata dei più e soprattutto che hanno un alto rapporto qualità-prezzo.

Uno dei fattori che accomuna questo DAP (Digital Audio Player) agli altri due sopra citati è l’adozione della USB di tipo C: chi mi conosce sa che sono un grande sostenitore di questo standard, che ha finalmente dato un’universalità concreta ai connettori. È stata proprio l’assenza di questa porta nella quasi totalità dei restanti modelli FiiO attuali che mi aveva fatto desistere dal testarli; ma c’è da dire che, nel caso specifico di questa azienda, la Micro USB aveva più senso che per altri produttori, in quanto adattata e adottata anche in accessori e dock station per permettere all’audio di passare, un po’ com’era coi vecchi iPod. Passare alla Type-C è stata un’esigenza di mercato più che un passo voluto, ma che io non posso che apprezzare.

Confezione e Hardware

A proposito di connettori, il cavo USB C per scambio dati e ricarica è fornito in confezione, così come una comoda cover in silicone – utile, perché di per sé l’alluminio del corpo di questo lettore è abbastanza scivoloso.

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La costruzione, in ogni caso, è ottima, così come il collocamento dei pulsanti e delle porte. Una cosa che inizialmente non ho apprezzato è stata la presenza del jack (che è anche line-out) nella parte opposta rispetto alla USB. Ho compreso poi essere una questione di ingegnerizzazione mirata a sopprimere quanto più disturbo elettrico possibile dall’ascolto.

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La parte destra ospita l’alloggiamento per la scheda SD, mentre la parte sinistra accoglie la ruota per regolare il volume e tre pulsanti per avanzare o arretrare con il brano e fermare/riprendere la riproduzione.

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Sempre parlando di hardware, il display è una buona unità LCD, che però soffre non poco le situazioni molto luminose: anche al chiuso mi sono ritrovato a tenere il livello di retroilluminazione sempre al massimo. Non ne risente particolarmente la batteria: è un’unità da 1880 mAh, che regge senza difficoltà anche una ventina di ore di ascolto. Veramente notevole: anche se questo risultato non è quello medio, il succo è che non bisogna ricaricarlo spesso, ma addirittura ci si può scordare di quando lo si è caricato l’ultima volta.

Sotto un comparto più tecnico, la baracca è portata avanti da un Exynos 7270 di Samsung che si è dimostrato sempre efficiente ed affidabile, sebbene le memorie facessero un po’ di collo di bottiglia: la RAM da meno di un GB (768 MB) è forse il più grande compromesso da accettare. Un esempio concreto: ci sono solo due applicazioni da aprire in questo lettore, oltre alle impostazioni, e non c’è la possibilità di installarne altre. Una è l’app Musica e l’altra la Radio FM. Ebbene, non è quasi possibile una triangolazione tra le tre senza che una venga chiusa in background. Può dipendere da quando è piena la scheda SD rendendo difficoltoso il processo di lettura? Può darsi. Bisogna solo sapere che c’è questo compromesso da accettare.

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Faccio due appunti veloci: la memoria di archiviazione è di soli 2 GB usufruibili (4 totali), il che rende obbligatorio l’uso di una SD. E la Radio FM funziona davvero bene (chip SI4705 di Silicon Labs), sfruttando come antenna la stessa cuffia collegata. Questo significa che la radio non si potrà ascoltare via Bluetooth.

La gestione dell’audio è affidata al DAC ESS Sabre ES9018Q2C.

Software

Parlando di software, a bordo c’è una versione non specificata di Android, talmente blindata da non permettere l’installazione di applicazioni di terze parti, né via sideload, né tantomeno dal Play Store, visto che i servizi Google non sono abilitati e non è nemmeno presente un modulo WiFi. Qualche considerazione a proposito: l’hardware di questo lettore è talmente limitato che non reggerebbe un carico superiore a quello per cui è stato studiato. Altri DAP della stessa FiiO montano una versione completa di Android con tanto di applicazioni per lo streaming musicale e servizi Google, per cui se è una cosa importante per voi, optate per uno di quelli. Detto questo, l’interfaccia di questo M7 è personalizzata con una gradevole interfaccia colorata ma non “giocattolosa”. L’applicazione della Musica è la stessa che FiiO mette a disposizione in Beta per tutti i device Android: ha un tema chiaro e uno scuro tra cui scegliere, così come diverse impostazioni per la riproduzione e l’equalizzatore (che può essere richiamato solo dalla schermata “Now Playing”), ma la sincronizzazione dei brani non è automatica. Questo significa che se caricherete della nuova musica nella SD o direttamente nella memoria interna, questa non verrà scansionata finché non glielo chiederete.

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Una stranezza che ho notato è che alcuni album/artisti non appaiono nella lista dedicata, ma vengono invece perfettamente riconosciuti nella sezione “cartelle” navigando a mano nella directory in cui sono inseriti. Non è un grande problema, e l’azienda è comunque molto attenta ai bug fix, dato che durante il mio utilizzo è uscito un aggiornamento che ho installato facilmente a mano – tutte le istruzioni sono presenti all’interno del manuale richiamabile da una sezione nel menù principale.

Ho ascoltato per lo più file FLAC in qualità CD, ma questo DAP digerisce bene anche i DSD. Inoltre, pilota anche cuffie ad impedenza medio-alta, sebbene con una pressione modesta.

È importante sapere che la connessione con il PC avviene tramite standard MTP: significa che con Windows non ci sarà alcun problema, essendo uno standard Microsoft, ma con Mac OS avrete bisogno di usare Android File Transfer (chi lo conosce sa che è un programma pessimo e non aggiornato), come consigliato da FiiO stessa. Il mio consiglio è un altro: usate Commander One, un’app per Mac a pagamento ma che semplifica di molto la comunicazione tra Mac e Android.

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Suono

Parliamo dunque del succo della mia esperienza, ovvero il suono. Con un piccolo preambolo: bisogna sapere che il mercato audiofilo è talmente vasto e variegato da rendere difficoltoso prendere le misure basandosi sul prezzo. A un certo punto la proporzione smette di essere favorevole, e spendere non risulta più garanzia di miglioramento qualitativo. Questo vale sia per le cuffie, sia per i lettori. Questo significa che può essere sufficiente un DAP di questo livello per godersi anche cuffie dal valore ampiamente superiore ad esso. Le cuffie a cui ho accoppiato M7 non superano il suo valore di mercato, ma questa è solo una coincidenza.

Inizio col dire, in modo generale, che questo lettore non colora il suono ma mette in risalto le peculiarità delle cuffie a cui lo si accoppia. Ho avuto esperienze positive con tutti i modelli, meno che con le RevoNext QT2 Triple Driver. Sono degli ottimi IEM, che ho apprezzato in tante occasioni, dal suono dettagliato e incisivo, che non ho trovato gradevoli con questo FiiO: anche in pezzi caldi e distesi, l’impressione era quella di un suono teso e troppo enfatizzato nei suoi dettagli. Questo perché, probabilmente, la firma di questi auricolari è volutamente studiata per fornire un feedback preciso durante i live, per cui questa caratteristica si riflette anche nell’ascolto di musica. Usandoli con altre sorgenti, questi IEM si sono adattati meglio ad un ascolto musicale grazie a una leggera equalizzazione; purtroppo un punto che non mi sento granché di promuovere in questo M7 di FiiO è proprio l’equalizzatore: il suo effetto è talmente leggero nei diversi preset che talvolta viene da chiedersi se effettivamente siano stati differenziati l’uno con l’altro. Anche perché se ci si agisce manualmente l’effetto è sicuramente più consistente.

FiiO M7 & 1More MK801.jpeg

Gradevolissima, invece, l’esperienza con le 1More MK801, che sono delle On-Ear/Over-Ear (dipende un po’ dal vostro orecchio) sotto i 100€ davvero equilibrate e piacevoli nell’ascolto. È proprio “equilibrato” il termine con cui definirei questa accoppiata, perché il suono prodotto è malleabile a seconda delle necessità: che debba essere incisivo, disteso, preciso, in ogni situazione la riproduzione è stata fedele. Anche i bassi, all’occorrenza, si sono fatti sentire moderatamente. È l’ampiezza del palcoscenico a stupire, probabilmente per una semplice questione di dimensione dei driver, ma tant’è: questa è l’accoppiata vincente. E presumo che con le MK802 (il modello successivo, che ha anche il Bluetooth), la versatilità sia ancora superiore, avendo questo DAP anche il supporto alla connettività wireless.

FiiO M7 & Sennheiser Momentum HD.jpeg

Altra accoppiata positiva con una On-Ear è stata con le Sennheiser Momentum HD, un modello che notoriamente suona un po’ sbilanciato nelle basse frequenze e qui non si smentisce. Non è sgradevole, anzi, l’effetto è quello di un suono caldo, ma sufficientemente dettagliato. Il background è piacevole grazie alla profondità fornita da questa cuffia. Siamo sulla fascia dei 200€: questo è già un prezzo che ci dà una discreta sicurezza di “non sbagliare”; per esperienza, cadiamo effettivamente in piedi in qualsivoglia situazione, anche perché la risposta all’equalizzazione di queste Momentum è eccezionale: basta mettere mano alle frequenze basse con un equalizzatore, tirandole un po’ giù, e il suono diventa davvero fedele.

Per citare un’altra accoppiata onesta, ho un paio di cuffie Dodocool per lo sport, di quelle classiche cuffiette con quanta più gomma possibile per resistere al sudore e agli urti ma con una rassicurante certificazione Hi-Res (di cui ho certamente qualche scetticismo in modo assoluto, ma che qui, effettivamente, significa qualcosa): sono stato soddisfatto anche da queste, che sono senz’altro un modello senza pretese che in realtà suona meglio di quanto ci si aspetti. Anche qui, il basso è un po’ troppo presente, ma sono di fascia molto molto bassa (25 € massimo) e sanno il fatto loro.

FiiO M7 & Xiaomi Hybrid Dual.jpg

Un consiglio: se cercate un DAP casual e avete cuffie da battaglia da utilizzare, con questo M7 le cuffie Xiaomi suonano generalmente bene. La firma di 1More (tutte le varie Hybrid/Piston/ecc. sono prodotte da loro) è davvero ben compatibile con questo player: ho provato le sopra citate MK801, ma anche diversi modelli In-Ear, come le Hybrid Dual, le 1More Piston, le Dual Driver in ceramica, e tutte si sposano a meraviglia con questo lettore. Raccomando di usare file almeno di qualità CD (FLAC standard) per avere un’esperienza gratificante, ma assicuro che anche degli MP3 di alta qualità vi daranno più soddisfazione di un ascolto “da smartphone”; e sicuramente un suono di livello molto superiore a qualsiasi servizio di streaming di massa – ho provato Deezer Premium, Spotify Premium e Amazon Prime Music: qualitativamente ho preferito Amazon, ma in confronto a M7 non c’è storia.

Un punto importante e positivo di cui ho accennato qualcosa prima: il disturbo è pressoché nullo. Non sentirete mai un sottofondo disturbato, nemmeno mentre il DAP riproduce la musica mentre è in carica. L’ingegnerizzazione è stata effettivamente efficace quanto dichiarato, e questo è senz’altro uno dei migliori aspetti di questo lettore, considerando anche la fascia di prezzo.

Bluetooth

L’ultimo punto in cui mi soffermo giusto un attimo è la riproduzione via Bluetooth. Non sono un amante dell’ascolto wireless e non ho problemi ad ammetterlo, ma qualche cuffia ce l’ho e ne riconosco la comodità in determinate situazioni. Non sono modelli di fascia alta, ma credo che possano interessare al target di questo DAP. Ho delle Bluedio T4S (che mi stanno molto simpatiche perché sono le cuffie più economiche a montare una USB C di ricarica), delle Inateck BH1001 e delle Techvilla Tune 2. Nemmeno a volerlo, sono anche in ordine di qualità. Le prime suonano in modo piacevole e hanno un isolamento acustico davvero interessante, sia attivo che passivo. Non ho trovato particolari differenze nel collegamento rispetto a quello con un normale smartphone, ma le vere differenze si dovrebbero sentire con cuffie abilitate ad AptX HD e quant’altro, che ancora non possiedo. Posso dire che, comunque, anche per la riproduzione wireless questo M7 fa il suo dovere in modo egregio. L’unica cosa è che, ovviamente, la batteria durerà decisamente di meno, ma nulla di grave, visto che regge senza problemi anche gli usi più intensi. Anche le Inateck sono molto piacevoli – hanno un tipo di suono studiato apposta per stupire, molto enfatizzato nei bassi e nei riverberi – per ascolti poco seriosi. Per ultime le Techvilla, classici auricolari senza alcuna pretesa che suonano esattamente come ci si aspetterebbe: senza strafare, con una buona riproduzione delle frequenze anche se abbastanza limitata nell’estensione, senza alcun suono fuori posto o di troppo - anzi. Non le consiglierei, ma se già le avete, fanno un lavoro sufficiente.

Venendo alle conclusioni, FiiO M7 è un DAP che consiglierei. Rispetto ai competitor ha qualche chicca in più (pannello touch, Radio FM) e la garanzia di un marchio che ha vinto, non a caso, diversi premi nel settore. Forse avrei pagato volentieri 20€ in più per avere il WiFi e un po’ di RAM in più, ma la line-up di questo produttore conta modelli per tutte le tasche e le pretese – cosa intendo: che probabilmente, se non ora, tra qualche tempo a 20€ in più potrebbe esserci esattamente il modello che sto ipotizzando.

Ultimo appunto: potrei sottolineare che vi è una sola uscita per l’audio e il line-out e nessuna uscita bilanciata; non credo, però, che sia un fattore di cui ci si possa più di tanto lamentare, perché è pur sempre un DAP di fascia medio-bassa, con degli ovvi compromessi da accettare.

Ne consiglierei l’acquisto? Sì, sia per bisogni audiofili non eccessivi, sia per chi desidera semplicemente un supporto diverso dallo smartphone in cui immagazzinare la propria libreria musicale.

Pro

  • USB C
  • Suono dettagliato e fedele
  • Software ben fatto
  • Durata della batteria
  • Radio FM

Contro

  • La USB C non permette l’utilizzo del player come DAC se non con strumenti FiiO compatibili
  • Poca memoria
  • Luminosità non al top

Lascio qui i link per gli acquisti di M7 e altri prodotti citati nell'articolo.

Recensione Xiaomi In-Ear Headphones Pro – QTER01JY

Inizio questa recensione con una confessione: sono un po’ fanboy nei confronti di Xiaomi. Lo sono perché sforna dispositivi di ogni tipo che sono indubbiamente molto interessanti. Nel caso degli auricolari in particolar modo, per quanto mi riguarda. Questi In-Ear sono il secondo modello che provo della casa cinese, dopo le Half Ear. Attratto dalle specifiche a dir poco entusiasmanti per il prezzo, ho deciso di acquistarli; non potevo fare cosa migliore: personalmente già dal primo ascolto ho avuto la sensazione di avere un piccolo gioiello acustico tra le mani. Nelle orecchie, meglio. Ma anche tra le mani la sensazione è davvero positiva: a differenza della versione base di questi auricolari, questi Pro hanno una costruzione in metallo, anche nei comandi a filo.

Altra cosa che mi ha colpito positivamente del lato costruttivo di queste cuffiette intrauricolari è il filo stesso: in nylon intrecciato, esattamente la soluzione che prediligo per fornire la giusta robustezza e nel contempo evitare annodamenti sgraditi. L’unica pecca in questo frangente è il jack da 3.5 mm, che non è “a L”, bensì dritto; ciononostante, per un auricolare con tutti questi pregi, non lo annovero come un fattore che grava nel giudizio complessivo – a dirla tutta, non mi ha infastidito per nulla come in altri casi, merito degli ottimi inserti metallici e plastici che gli donano non solo una particolare resistenza, ma soprattutto una marginale sporgenza quando inserito. Il jack a 90° serve proprio ad evitare le sporgenze eccessive, quindi il compito è stato svolto in ogni caso.

Mi soffermo sull’indossabilità, perché ho evidenziato un fattore positivo e uno negativo.

Quello positivo è l’inserimento e la conseguente stabilità all’orecchio: è sufficiente “avvitare” la cuffietta di un quarto di giro in senso antiorario per fissarla all’ingresso del condotto uditivo e non doverci più pensare. È lo stesso funzionamento – perché è anche lo stesso concetto – degli auricolari in dotazione con gli ultimi smartphone Samsung, quelli “tuned by AKG”. O degli Inateck BH1001 (questi però wireless).

Il fattore negativo è, invece, la scomodità: dopo una sola ora di ascolto, il fastidio è evidente. Non al trago e all’antitrago, ma nella parte posteriore interna dell’orecchio che ha proprio bisogno di riposo. Con un orecchio più grande, probabilmente un problema del genere non si presenterebbe, ma io riporto la mia personale esperienza.

Nel settore compatibilità, è chiaro fin da subito che sono auricolari studiati per Android – nella confezione c’è un inserto che ci avverte che i comandi a filo non sono compatibili con iOS. E nemmeno con MacOS, se serve specificarlo. Se li userete con uno smartphone Xiaomi (che, con estrema casualità, è proprio il marchio che uso io) avrete a disposizione un menù dedicato nelle impostazioni che equalizzerà automaticamente ciò che state ascoltando adattandolo al meglio a questo modello. Non è stato abbastanza convincente per me: la differenza è assolutamente percepibile con e senza il “Mi Enhancement”, ma questo non vi porterà solo conseguenze positive. Al contrario, io ho trovato un’eccessiva spinta nei bassi, non necessaria, e un conseguente “impastamento” della scena. Di default questa cuffia è abbastanza piatta, cosa che apprezzo personalmente perché la divisione delle frequenze è ben gestita. Con questo equalizzatore, che paragonandolo ad un editing fotografico “satura” il colore in modo eccessivo, secondo me si perde un po’ di godibilità. Per chi ascolta EDM o altri generi elettronici, non mi sento di consigliare questo prodotto perché le frequenze basse spinte mettono seriamente in difficoltà i driver.

Dato che mi ritrovo a parlare di suono, secondo la mia esperienza il volume della sorgente – chiaramente in grado di gestire con un volume considerevole 32 Ω - oltre il 65% tende a distorcere (Shine on you crazy diamond, rimasterizzata, in FLAC, con il DA106 di Dodocool è il mio benchmark). Ma vi assicuro che dopo quella soglia non c’è alcun bisogno di alzare ulteriormente il volume, pena la perdita dell’udito. La pressione non manca nemmeno da smartphone – ormai i DAC integrati nei chip, almeno nei top di gamma, gestiscono agevolmente anche impedenze discretamente alte. Nel mio caso parlo del Qualcomm Snapdragon 835, e linko l’approfondimento ufficiale sulle potenzialità audiofile di questo chip qui.

Audiophiles, this means you can feel confident loading all your precious DSD music to your Snapdragon 835 powered devices with the latest Aqstic codec. On the PCM side, the WCD9341 now supports up to 384-kHz/32-bit audio. There’s an ongoing discussion about whether DSD or high-resolution PCM sounds better. Not surprisingly, each has its loyal fans. The good news for all audiophiles is that Aqstic is designed to support both.
— Qualcomm Technologies, Inc. su Aqstic

Cosa mi è piaciuto del suono, equalizzatori a parte, è pressoché tutto il resto. La gestione della scena, la separazione delle frequenze, il dettaglio strumentale. Con questi auricolari quando il plettro tocca la corda di una chitarra acustica pare di vedere la scena. Sottolineo, e non sarà l’ultima volta, che questo prodotto costa una ventina di euro e se lo ascoltassi alla cieca gli darei molto, ma molto di più.

Qual è il segreto dietro a questa prestazione sonora?

La risposta è: un insieme di fattori. Il produttore, che è la pluripremiata 1more di Shenzen, che di esperienza ne ha a palate e si sente. La politica di Xiaomi, in secondo luogo: questo è un prodotto che marchi con altre strategie di marketing farebbero pagare almeno tre volte tanto. Ma i driver sono la vera chiave: ogni cuffietta ha un driver dinamico e un’armatura bilanciata, caratteristiche che ai più esperti suoneranno come appannaggio di fasce ben più alte di mercato. In realtà, se si osserva la fascia di prezzo 20-40€ si nota una pletora di modelli con due - se non più - driver per auricolare. Il problema è che la maggior parte delle cuffie low cost di questo tipo non ha un’ingegnerizzazione di livello, per cui il risultato è spesso controproducente: una stessa cuffia modello dual driver talvolta suona meglio del modello triple driver, perché ha avuto una cura superiore sebbene l’hardware fosse più limitato (un esempio concreto: le UiiSii t8). Non è questo il caso: i due driver qui sono addirittura stati studiati in collaborazione con Luca Bignardi, e si sente. Per dei “giocattoli” quali possono essere in ambito audiofilo delle cuffie a questo prezzo, c’è dell’incredibile.

Se non bastasse questo a convincere della qualità del prodotto, sono certificate Hi-Res (poco significa, ma tant’è) e per il design hanno vinto l’IF Award nel 2016.

Penso si sia capito che ne consiglio l’acquisto nel modo più assoluto.

A tal proposito lascio un link diretto ad Amazon (che fa un po’ di confusione coi modelli e quindi vi rimando direttamente a quello giusto). E anche per le sopra citate Inateck, per completezza.

Recensione Xiaomi Dual Driver BRE01JY Half Ear

Chi conosce la line up di cuffie di Xiaomi sa che è piena di modelli in ear – di quelli a gommini, per intenderci – e diversi modelli on ear prodotti principalmente da 1more. Quelli che vado a recensire sono i primi auricolari “classici” à la earpods, forse il modello più atteso dal sottoscritto; non tanto per il fatto che io sia avverso ai gommini, anzi, ho constatato che in quanto ad auricolari la fedeltà sonora è certamente superiore se si trova la misura giusta per il proprio orecchio. Piuttosto per il fatto che, per un uso “casual”, una cuffia meno isolante e più facile da rimuovere al bisogno spesso si rivela una scelta più azzeccata. Questo modello è esattamente quello che mancava a Xiaomi, e copre una fascia di pubblico potenzialmente molto ampia. Lo fa anche in modo intelligente, perché si piazza in una fascia di prezzo veramente interessante.


Qua apro una piccola parentesi: molti audiofili spesso faticano anche lontanamente a considerare dei prodotti con un prezzo inferiore a 50 euro (cifra indicativa), perché abituati e “viziati” da un suono sempre più accurato e preciso. Non posso dar loro torto: ogni qualvolta mi capiti di provare una cuffia migliore di una precedente, tornare indietro è una fatica perché l’orecchio ne soffre. La mia missione, se così vogliamo chiamarla, è individuare anche tra modelli molto economici (e con questo intendo addirittura sotto i dieci euro) un suono che possa regalare qualcosa. Anche perché investire cifre importanti per l’hardware ascoltando sorgenti come Spotify è un controsenso, e Spotify ha 170 milioni di utenti attivi al mese. Anche e soprattutto per loro, ricerco il miglior suono al minor prezzo.


Vengo dunque a questi auricolari. Il giorno della presentazione ho visto finalmente esaudirsi alcuni desideri che covavo da tempo: una cuffia di questo genere prodotta da Xiaomi, in primis; ma soprattutto qualcosa che fosse comodo quanto le earpods di Apple, senza essere pessimo come le earpods, senza costare come le earpods. Effettivamente, con un costo di 15€ e la relativa garanzia del marchio Hi-Res pareva essere tutto realizzato.


Da quando le ho in mano, ho evidenziato qualcosa di positivo e qualcosa che mi ha convinto meno. Il design innanzitutto: un punto a favore per il jack a 90°- per me fa davvero la differenza – e un ulteriore punto per l’estetica, accattivante e originale, nel suo ricordare comunque la controparte. Meno convincente la scelta dei materiali: è vero che si tratta di un prodotto economico, ma il filo è gommato – avrei preferito del nylon, anche solo per evitare i nodi – e l’intera costruzione è plastica. Anche i pulsanti a filo per il volume e altre funzioni non danno una sensazione di estrema qualità. Sotto questo frangente sono stato solo parzialmente soddisfatto.


Dove si è investito di più è certamente sulla qualità dell’audio. I driver (doppi) sono in ceramica e regalano una spazialità davvero interessante. Le ho provate con diversi generi e dove mi hanno più convinto sono state in acustico: il folk pare il genere che gradiscono di più. Le ho gestite con il DAP DA106 di Dodocool e con Mi MIX 2 (che, ahimè, ancora non ha nelle impostazioni degli effetti audio questo preciso modello). Il volume col primo è senza dubbio più alto, segno che gestisce meglio l’impedenza di 32 Ω che è effettivamente sopra la media. Arrivano a un volume dichiarato di 105 dB e la risposta in frequenza è compresa tra 20 e 40k Hz: gli alti sono effettivamente chiari e ben distinti, ma devo dire che non ha per nulla dei cattivi bassi. Senz’altro, però, non è una cuffia improntata su quelli – per fortuna, dal mio canto. Ho ascoltato della musica classica con discreta soddisfazione ma non è di certo una cuffia che rende a dovere un’intera orchestra. Inoltre l’isolamento è davvero scarso, non tanto perché saremo disturbati dai rumori esterni, ma perché noi disturberemo gli altri. C’è una dispersione non indifferente; d’altro canto il volume è parecchio alto (sempre considerando una sorgente che lo gestisca a dovere).


Per farla breve, è un auricolare che consiglio per ascoltare registrazioni più minimali – ricordate Royals di Lorde? Quello è un pezzo che rende bene qui – perché quando comincia ad esserci sovrapposizione di strumenti non sempre la sfanga a dovere. Non bisogna fraintendere, per 15€ il suono ha molta più qualità di una cuffia dello stesso genere di Apple che costa più del doppio; ma non ha la stessa qualità della maggior parte delle in ear della stessa fascia di prezzo. Un confronto onesto sarebbe con le AM116 di Huawei (secondo me ancora un gradino sotto a queste) o con le ZTE in dotazione con gli Axon. Confronti che arriveranno col tempo.


Sicuramente se si apprezza il tipo di auricolare ne consiglio l’acquisto. Visto il prezzo esiguo, anche come cuffia di backup è un’ipotesi da non scartare. Se devo pensare a un voto? Quasi un 8.

Nota finale: se utilizzate non per ascoltare musica ma per esempio per l’audio di un film o i banali suoni di sistema di un dispositivo la precisione è veramente di livello. Segno che la qualità c’è, ma per ottenerla con la musica c’è bisogno di equalizzare un po’.