Recensione Xiaomi Dual Driver BRE01JY Half Ear

Chi conosce la line up di cuffie di Xiaomi sa che è piena di modelli in ear – di quelli a gommini, per intenderci – e diversi modelli on ear prodotti principalmente da 1more. Quelli che vado a recensire sono i primi auricolari “classici” à la earpods, forse il modello più atteso dal sottoscritto; non tanto per il fatto che io sia avverso ai gommini, anzi, ho constatato che in quanto ad auricolari la fedeltà sonora è certamente superiore se si trova la misura giusta per il proprio orecchio. Piuttosto per il fatto che, per un uso “casual”, una cuffia meno isolante e più facile da rimuovere al bisogno spesso si rivela una scelta più azzeccata. Questo modello è esattamente quello che mancava a Xiaomi, e copre una fascia di pubblico potenzialmente molto ampia. Lo fa anche in modo intelligente, perché si piazza in una fascia di prezzo veramente interessante.


Qua apro una piccola parentesi: molti audiofili spesso faticano anche lontanamente a considerare dei prodotti con un prezzo inferiore a 50 euro (cifra indicativa), perché abituati e “viziati” da un suono sempre più accurato e preciso. Non posso dar loro torto: ogni qualvolta mi capiti di provare una cuffia migliore di una precedente, tornare indietro è una fatica perché l’orecchio ne soffre. La mia missione, se così vogliamo chiamarla, è individuare anche tra modelli molto economici (e con questo intendo addirittura sotto i dieci euro) un suono che possa regalare qualcosa. Anche perché investire cifre importanti per l’hardware ascoltando sorgenti come Spotify è un controsenso, e Spotify ha 170 milioni di utenti attivi al mese. Anche e soprattutto per loro, ricerco il miglior suono al minor prezzo.


Vengo dunque a questi auricolari. Il giorno della presentazione ho visto finalmente esaudirsi alcuni desideri che covavo da tempo: una cuffia di questo genere prodotta da Xiaomi, in primis; ma soprattutto qualcosa che fosse comodo quanto le earpods di Apple, senza essere pessimo come le earpods, senza costare come le earpods. Effettivamente, con un costo di 15€ e la relativa garanzia del marchio Hi-Res pareva essere tutto realizzato.


Da quando le ho in mano, ho evidenziato qualcosa di positivo e qualcosa che mi ha convinto meno. Il design innanzitutto: un punto a favore per il jack a 90°- per me fa davvero la differenza – e un ulteriore punto per l’estetica, accattivante e originale, nel suo ricordare comunque la controparte. Meno convincente la scelta dei materiali: è vero che si tratta di un prodotto economico, ma il filo è gommato – avrei preferito del nylon, anche solo per evitare i nodi – e l’intera costruzione è plastica. Anche i pulsanti a filo per il volume e altre funzioni non danno una sensazione di estrema qualità. Sotto questo frangente sono stato solo parzialmente soddisfatto.


Dove si è investito di più è certamente sulla qualità dell’audio. I driver (doppi) sono in ceramica e regalano una spazialità davvero interessante. Le ho provate con diversi generi e dove mi hanno più convinto sono state in acustico: il folk pare il genere che gradiscono di più. Le ho gestite con il DAP DA106 di Dodocool e con Mi MIX 2 (che, ahimè, ancora non ha nelle impostazioni degli effetti audio questo preciso modello). Il volume col primo è senza dubbio più alto, segno che gestisce meglio l’impedenza di 32 Ω che è effettivamente sopra la media. Arrivano a un volume dichiarato di 105 dB e la risposta in frequenza è compresa tra 20 e 40k Hz: gli alti sono effettivamente chiari e ben distinti, ma devo dire che non ha per nulla dei cattivi bassi. Senz’altro, però, non è una cuffia improntata su quelli – per fortuna, dal mio canto. Ho ascoltato della musica classica con discreta soddisfazione ma non è di certo una cuffia che rende a dovere un’intera orchestra. Inoltre l’isolamento è davvero scarso, non tanto perché saremo disturbati dai rumori esterni, ma perché noi disturberemo gli altri. C’è una dispersione non indifferente; d’altro canto il volume è parecchio alto (sempre considerando una sorgente che lo gestisca a dovere).


Per farla breve, è un auricolare che consiglio per ascoltare registrazioni più minimali – ricordate Royals di Lorde? Quello è un pezzo che rende bene qui – perché quando comincia ad esserci sovrapposizione di strumenti non sempre la sfanga a dovere. Non bisogna fraintendere, per 15€ il suono ha molta più qualità di una cuffia dello stesso genere di Apple che costa più del doppio; ma non ha la stessa qualità della maggior parte delle in ear della stessa fascia di prezzo. Un confronto onesto sarebbe con le AM116 di Huawei (secondo me ancora un gradino sotto a queste) o con le ZTE in dotazione con gli Axon. Confronti che arriveranno col tempo.


Sicuramente se si apprezza il tipo di auricolare ne consiglio l’acquisto. Visto il prezzo esiguo, anche come cuffia di backup è un’ipotesi da non scartare. Se devo pensare a un voto? Quasi un 8.

Nota finale: se utilizzate non per ascoltare musica ma per esempio per l’audio di un film o i banali suoni di sistema di un dispositivo la precisione è veramente di livello. Segno che la qualità c’è, ma per ottenerla con la musica c’è bisogno di equalizzare un po’.

Standard relativamente universali

Ingenuamente ho sempre pensato che il jack audio da 3.5 mm fosse uno standard universale. Ma poi ho notato che le cuffie a filo Apple o le cuffie studiate per dispositivi Apple, sebbene funzionassero anche su dispositivi Android (o altri), non avevano completa compatibilità con i controlli sul filo: i tasti per la regolazione del volume non funzionavano, il tasto multifunzione aveva dei limiti.

Così, dopo qualche ricerca, ho scoperto che Apple, famosa - nel bene e nel male - per non adattarsi alle convenzioni, nell’adottare questo connettore (in versione TRRS: con 4 settori separati) ha utilizzato lo standard CTIA (Cellular Telephone Industries Association) e non il più diffuso OMTP (Open Mobile Terminal Platform).

La differenza sta nei piedini del secondo anello e della manica, che risultano invertiti: il microfono/aux in uno, la massa nell’altro. Ciò significa che un paio di earpods, per fare un esempio, avranno una compatibilità diversa a seconda del dispositivo che fornisce loro il segnale, presumibilmente:

1.     solo audio, senza microfono, su dispositivi con jack OMTP;

2.     audio e microfono su dispositivi con jack CTIA non Apple;

3.     audio, microfono e comandi a filo su dispositivi Apple.

In tutti i casi si aggiunge una possibile compatibilità del tasto multifunzione, solitamente per rispondere alle chiamate e per fermare o far ripartire una traccia in riproduzione, talvolta anche per richiamare un assistente vocale (ad esempio Google Assistant su Android).

Non tutti i dispositivi Android utilizzano lo stesso standard. HTC dovrebbe rientrare nella seconda categoria, per esempio, ma non è detto che effettivamente comunichi come ci si aspetta con gli auricolari sopra citati.

Porto ad esempio anche la linea Momentum di Sennheiser, avendone fortunatamente avuto esperienza diretta. Nel mio caso parlo per il modello On Ear, ma si può facilmente notare come per tutta la linea cablata (ovviamente, si parla di jack) il discorso sia il medesimo. Avendo un Macbook Pro per esigenze personali, al momento dell’acquisto delle suddette cuffie ho scelto la versione per device Apple (ne è presente una per Android, che si trova come “versione Samsung”). Con l’uso ho notato che sul mio smartphone Android (un LeEco di quando ancora ci montavano il jack) i comandi a filo erano quasi completamente inefficaci, anche con una rom MIUI - che permette la programmazione personalizzata dei pulsanti -. Presumibilmente – non trovo informazioni precise a riguardo – il mio smartphone corrisponde alla seconda categoria della lista che ho stilato, perché il microfono risulta abilitato e il pulsante multifunzione permette di svolgere alcune azioni.

Sono in cerca di un cavo delle stesse cuffie ma dichiaratamente compatibile con smartphone Android, per scoprire se realmente questa è l’unica differenza tra i modelli in vendita, ma questa è una faccenda che approfondirò più avanti.

Ho sottolineato questo punto sul software per un motivo ben preciso: non si tratta solamente di una questione hardware. Quando ci si interfaccia con una qualsiasi periferica, il lavoro è gestito dai driver e ancora più in profondità dal framework. Questo significa che le incompatibilità non sono dovute solamente agli standard utilizzati, ma anche a una serie di funzioni software i cui brevetti non sono disponibili a tutti i produttori. Di conseguenza, anche tra Samsung e Sony, per fare un esempio, è possibile incappare in problemi di questo genere.

Detto questo, il mio consiglio è di accertarsi prima di tutto delle proprie reali esigenze, nel caso si abbiano dispositivi con piattaforme differenti; se nel caso delle cuffie wireless il problema non si pone, con le cablate c’è bisogno di selezionare un modello compatibile con il proprio utilizzo.

P.s. Questa questione è piuttosto fumosa e sul web girano informazioni contrastanti: dal momento che io non ho una strumentazione che mi permetta di capire quale degli anelli di un jack sia adibito a questa o a quella funzione, ho cercato di raccogliere le più attendibili e verificabili in un unico post(o), ma se qualcuno più esperto di me ha delle dritte o degli accorgimenti da fare, sono più che aperto alle modifiche.