Recensione Meze 12 Classics

Tra le aziende europee più gettonate in ambito audiofilo, negli ultimi anni, si è fatta spazio Meze. L’omonimo fondatore, Antonio Meze, è al lavoro dal 2009 per portare avanti – prima ancora che vari modelli di cuffie – un’idea: quella di fornire prodotti di grande qualità, che allo stesso tempo siano oggetti ai quali affezionarsi. “Come la sua Stratocaster”, semicit.

Chi conosce un po’ la scena (ma ormai la loro fama ha raggiunto anche il grande pubblico) conoscerà le 99 Classics, un paio di cuffie sovrauricolari in legno di noce, che negli ultimi anni ha vinto pressoché ogni premio possibile.

Oggi non porto la recensione delle 99, bensì di un paio di intrauricolari che con queste condividono il cognome, Classics. Questo appellativo si riferisce al materiale del guscio, anche qui in legno di noce.

 

Ringrazio Doina, marketing manager di Meze Audio, per avermi fornito questo campione in cambio di un’onesta e disinteressata opinione. Non siamo infatti affiliati, né ho avuto alcuna pressione nel giudizio di questo prodotto.

Potete trovare la mia recensione anche in lingua inglese (qui).

 

Le specifiche tecniche delle 12 Classics, riadattate dal sito ufficiale mezeaudio.com:

  • Risposta in frequenza: 16Hz - 24KHz

  • Impedenza: 16Ohm

  • Sensibilità: 101dB (+/- 3db)

  • Distorsione armonica totale: < 0.5%

  • Attenuazione del disturbo: up to 26dB

  • Driver rivestito in titanio da 8mm, di mylar (polietilene tereftalato)

  • Bobina di filo in alluminio placcata in rame

  • Attacco jack da 3.5mm placcato in oro

  • Cavo 7N (purezza dell’argento) OFC (senza ossigeno), lunghezza: 1.2m

 

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Unboxing e prime impressioni

Già dalla scatola si può notare la mentalità navigata di Antonio Meze in qualità di designer: la confezione è veramente curata nel dettaglio, ma mantiene il chiaro aspetto funzionale di poter essere facilmente esposta nei negozi. Ogni facciata della confezione ci fornisce utili informazioni sul prodotto, senza essere troppo ridondante. Le foto allegate sapranno fornire un’idea più chiara di quello che sto dicendo. Informazione molto utile, indice di trasparenza da parte dell’azienda, è il grafico della risposta in frequenza – che si mostra nonostante le imperfezioni nelle frequenze più alte.

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Una costante di questo prodotto e la sua disposizione nella scatola è la presenza del logo di Meze: lo si trova in due adesivi, sopra a una clip da applicare al cavo, sulla custodia per trasportare le cuffie, e la stessa disposizione delle cuffie nella confezione riprende la caratteristica forma di lira celtica.

Vengono forniti diversi gommini per adattare al meglio questi auricolari ai nostri padiglioni: i classici in silicone di tre formati diversi, un paio a doppia flangia e soprattutto un paio di tips in memory foam di Comply: vi basti sapere che questi ultimi sono gli stessi che ho trovato nella confezione di cuffie con un costo 30 (trenta) volte superiore a queste. Sono tra i migliori tips aftermarket in circolazione, e trovarne un paio qua è un ottimo segno.

Segnalo anche un “foglietto illustrativo” al cui interno sono indicate delle utili informazioni per salvaguardare il nostro udito: sembra una sciocchezza ma in realtà i consigli sono immediati e, per quanto poco, avvicinano l’utente al marchio grazie a questo gesto di attenzione.

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Ottima, dunque, la dotazione di accessori. Ma quello che stupisce in modo particolare è il prodotto in sé: legno e metallo si fondono in una cuffia elegante ma discreta, con un cavo non removibile dall’ottima qualità e resistenza. L’unica cosa che gli si può contestare è il fatto che la finitura leggermente gommata non aiuti ad evitare i classici nodi – che sono, però, molto semplici da sbrogliare.

Indossando queste 12 Classics per la prima volta, ho avuto subito la conferma di un mio iniziale timore: come la maggior parte delle In-Ear di questo tipo, sono state espulse dalle mie orecchie in un attimo. Non c’è alcun appiglio, né interno né esterno all’orecchio, per cui senza un naturale avvolgimento da parte del padiglione manca un aiuto nel permettere il sostegno. Questo è successo con i gommini in silicone. I Comply in memory, invece, sono molto migliori perché assumono la forma che trovano quando si espandono, isolando meglio e mantenendo un appiglio più stabile. Anche qui, l’unica controindicazione è che il suono può essere attutito leggermente di più rispetto agli altri adattatori.

L’azienda consiglia di far suonare a medio volume le cuffie per un discreto numero di ore, prima che raggiungano il loro suono ottimale. Effettivamente posso confermare che è vero, soprattutto in termini di resa scenica, ma non vi aspettate che il legno vi dia una naturalezza superiore quando prende forma con le vibrazioni, come succede con uno strumento musicale. Qui il legno è ornamentale, e sentire una differenza rispetto alle versioni in metallo sarebbe veramente improbabile. Il rodaggio è utile in termini di ampiezza sonora e immagine.

 

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Suono

Parliamo dell’aspetto chiave di questi auricolari. Intanto, ragionando sul nome, “auricolari” è un termine che in italiano viene dato alle cuffiette col microfono: qui effettivamente un microfono c’è, ma il target è certamente più verso un ascolto musicale che verso un uso telefonico. Lo dico perché il microfono in sé non è di qualità eccelsa, l’ho trovato un po’ ovattato; il volume è alto, e per telefonate o videochiamate più sporadiche fa certamente il suo dovere.

Per ascoltare i brani e testare queste Meze, ho utilizzato un lettore audio di FiiO, M7. Gli altri usi – MacBook Pro con interfaccia audio Focusrite 2i2, Xiaomi Mi MIX 2 con adattatore di serie, Dodocool DA106 – mi hanno lasciato più o meno le stesse impressioni. Reputo importante sottolineare come il MacBook Pro di metà 2012 tramite la sua uscita jack dedicata (senza passare per una scheda audio esterna) abbia dato il maggior disturbo in cuffia: la componentistica in movimento, ovvero ventole e hard disk, disturbava il segnale elettrico in uscita. Non è la prima cuffia che reagisce in questo modo, ma non è un problema che si presenta con tutte. D’altro canto, essendo una cuffia studiata in un certo modo, è sempre meglio alimentarla con un hardware dedicato, come può essere un DAC dedicato o una scheda audio esterna.

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La prima cosa che ho notato in questi auricolari è stata la qualità delle frequenze basse. Non sempre di facile gestione, spesso usate come “trucchetto” per spacciare un suono mediocre come uno di qualità, sono qui invece molto curate: incisive e veloci, avvolgenti e dettagliate. Leggermente coprenti, forse, ma imputerei questa colpa più a un deficit degli alti. C’è un discreto livello di sub-bass, ma mi sento di dire che sono i bassi di mezzo ad essere il vero punto di forza di tutta l’esperienza d’ascolto. Non mi aspettavo questo tipo di suono, quanto piuttosto qualcosa di più morbido e adatto ad un ascolto di musica classica (forse imbrogliato dal nome). Ebbene, in realtà è ottimo anche quello: la risposta ai transienti è sicuramente stata studiata in modo approfondito, e il tuning permette di adattare l’ascolto a diversi generi anche molto lontani tra loro, senza mai avere l’impressione di una vera e propria difficoltà.

I medi sono leggermente incassati, ma all’ascolto piacevoli e ben gestiti. Le voci maschili che suonano in queste frequenze sono calde e controllate, e anche le parti strumentali dei medi, come quelle dei bassi, sono discretamente gestite in quanto a separazione e chiarezza.

Meno convincenti, a mio parere, le frequenze più alte, che hanno un volume più basso a parità di condizioni; le voci femminili sono più difficili da controllare, talvolta sfociando in un leggero riverbero di troppo. Considerando che stiamo parlando di un singolo driver dinamico a gestire tutta la scala di frequenze – che, ricordo, essere particolarmente ampia (16-24000 Hz) il lavoro svolto è davvero eccellente, soprattutto per la fascia di prezzo. Non bisogna aspettarsi una firma sonora di riferimento, quanto piuttosto un tuning di più facile ascolto, più morbido e scuro, che sa essere divertente. Tendenzialmente è una cuffia che apprezzeranno gli amanti dei bassi, seppur non esagerando nella riproduzione degli stessi.

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Breve confronto

Un paio di auricolari che ho davvero apprezzato su una fascia di prezzo leggermente più bassa rispetto a queste Meze sono le RevoNext QT2. Sono dei monitor In-Ear dall’elevato rapporto qualità-prezzo, e li cito per un motivo preciso: sono una buona alternativa a queste 12 Classics, ma dalla resa sonora molto diversa. Le 12 Classics sono più volte ad un ascolto musicale, leggermente colorato in modo da avere un suono più caldo e spinto sulle basse frequenze. Al contrario, le QT2 sono molto analitiche e hanno una firma sonora di riferimento, ma affaticano di più ad un ascolto di tipo musicale. Oltretutto le RevoNext hanno una forma spigolosa che tende a dare fastidio anche dopo brevi sessioni di ascolto. Insomma, a seconda delle necessità l’uno o l’altro modello valgono sicuramente il prezzo richiesto, e la decisione va soppesata alle necessità e al gusto personale.

 

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Conclusioni

Se dovessi consigliare queste 12 Classics a qualcuno, lo farei per due motivi: la cura estetica e del dettaglio e la resa sonora. Non sono certamente per tutti (immagino che molti possano lamentare questo caratteristico timbro dei bassi, che non sempre è naturale ma certamente dà un senso di calore e avvolgimento all’ascoltatore). Io penso che la stragrande maggioranza delle persone apprezzerà, in ogni caso, questa firma sonora, adatta alla maggior parte dei generi attuali ma che gestisce bene anche quelli più classici. Inoltre, c’è un’ampia scelta di colori e materiali (tra legno e metallo, tra la serie 11 e la 12 che non differiscono in modo consistente l’una dall’altra, le Neo e le Classics, ecc..). Io non sono un amante dei bassi enfatizzati, ma posso assicurare che in questo caso non si tratta di “barare”, quanto di aver posto una particolare attenzione nel far suonare bene quelle frequenze, notoriamente difficili da gestire soprattutto nella velocità, e aver voluto in qualche modo sottolineare il lavoro fatto. Ne deriva dunque un suono incisivo, veloce, caldo, divertente. Per il prezzo (considerando i costosi tips di Comply inclusi) sono un affare.

 

Lascio il link ad Amazon per l’acquisto.

Recensione 1More MK801

Introduzione

Sebbene non sia un modello di ultima generazione, sono sempre stato incuriosito da queste MK801 (che, a differenza delle sorelle 802, sono cablate e non Bluetooth). Dal momento che, nella mia esperienza, ho sempre apprezzato la firma sonora di 1More (grazie alle Piston e alle varie Xiaomi da loro progettate, ad esempio questa che ho recensito), sapevo di andare abbastanza a colpo sicuro con queste. Specifico che sono delle Over Ear (così, almeno, è dichiarato) ma, come vedremo più avanti, sono molto più simili a delle On Ear, per quanto riguarda le dimensioni e la vestibilità.

Le ho acquistate da Penon Audio (lascio il link nelle conclusioni), ma possono essere tranquillamente acquistate da Amazon.

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Unboxing

Una delle cose più curate da 1More – chi ne ha provate lo sa – è il primo impatto: l’esperienza di spacchettamento è sempre di alto livello, grazie alle eleganti scatole e alla dotazione di accessori. Qui, in proporzione, sono stato meno stupito rispetto, ad esempio, alle Piston EO320 (qui la recensione), ma ho comunque ritrovato l’eleganza e la cura nei dettagli che mi sarei aspettato. In confezione troviamo:

-       il cavo, che è davvero spesso e di qualità, che è fortunatamente intercambiabile;

-       un sacchetto per il trasporto;

-       le cuffie vere e proprie.

Esteticamente potremmo dire che incarnano il prototipo delle cuffie sovrauricolari: nere, di plastica opaca, senza fronzoli. Possono risultare un po’ noiose, ma io apprezzo lo stile minimale e i dettagli, come ad esempio gli indicatori di destra e sinistra stampati all’interno del rispettivo padiglione. Il cavo è inserito nella parte destra (se siete abituati ad altri brand, potreste trovarvi un po’ spiazzati).

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Vestibilità

Visto che per valutare il suono ci vuole del tempo, coerentemente con la mia esperienza parlerò prima di come calzano addosso. Non sono totalmente soddisfatto: le dimensioni e il peso sono abbastanza contenuti, ma i cuscinetti non sono del materiale più morbido e anche dopo brevi sessioni di ascolto ci si affatica, l’orecchio è leggermente troppo compresso. Ma ovviamente questo dipende da persona a persona. 

Un consiglio pratico per i modelli successivi: si potrebbero rendere pieghevoli per facilitarne il trasporto. È ottimo trovare il sacchetto per non rovinarle, ma occupano comunque abbastanza spazio.

Piccola nota che non trova spazio in altre sezioni: il cavo ha un microfono integrato (buono) e i comandi che dovrebbero essere compatibili con Android e iOs. Per i sistemi desktop, ho provato con Mac OS. L’esperienza che ho avuto in breve: i controlli sono migliori che nelle Piston in generale; su Android funziona tutto (volume e play/pausa) ma con FiiO M7 ogni tanto non funziona nulla, in modo un po’ casuale; con Mac OS, esattamente come per le Piston, premendo e rilasciando un pulsante questo non riconoscerà il rilascio. Quindi si alzerà al massimo premendo volume su, e andrà in muto con volume giù. Non esattamente il massimo.

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Suono

Conoscendo la firma sonora di 1More, non sono arrivato impreparato all’ascolto di queste 801. In effetti, ho potuto constatare una coerenza acustica tra i vari modelli, nonostante le loro chiare differenze strutturali. È vero, queste sono cuffie e non auricolari, ma il timbro è riconoscibile. Ovviamente ci sono delle differenze.

Specifico che le ho provate principalmente con due DAP: il FiiO M7 e il Dodocool DA106.

Per quanto riguarda il palcoscenico, le divergenze sono meno di quanto ci si possa aspettare. Nelle Piston, l’essere semiaperte aiuta non poco in questo ambito; sebbene queste MK801 siano On Ear, la resa è solo parzialmente superiore in termini di ampiezza. È un male? No, perché era comunque già apprezzabile. Forse in un paio di cuffie di questa fascia (50-100€) ci si aspetta qualcosa in più, ma l’ascoltatore medio non rimane assolutamente deluso dalla scena qui riprodotta; e anche io non lo considero assolutamente un punto negativo, anzi.

Quello che cambia è il fatto che il suono sia più caldo e avvolgente nelle 801, leggermente più incisivo e con dei bassi più corposi e veloci (in senso relativo, perché non sono cuffie che pompano sui bassi). La sensazione è quella di una cuffia che vuole essere il più possibile neutrale, ma nel contempo risultare soddisfacente anche per un ascolto più “divertente”.

Grazie a InnerFidelity che ha misurato la risposta in frequenza di queste cuffie, possiamo notare come effettivamente il basso sia corposo ma non pompato (anzi, il cosiddetto sub-bass è addirittura smorzato) e ci sia una leggera recessione in alcune delle medie frequenze. Questa curva a V/W, assolutamente usuale e molto poco accentuata, dona dinamicità al suono.

Se dovessi trovare un punto negativo nei confronti del suono, sarebbe banalmente il seguente: non stupisce in alcun ambito. Si può spingere un po’ dove si vuole, adattare con l’equalizzatore, rimanere sempre soddisfatti, ma non si ha mai l’impressione di stupore, o di sentire dettagli inediti. Abituato alle Momentum di Sennheiser (che costano due volte tanto), non mi è difficile rimanere colpito dalla riproduzione di determinati suoni. È un confronto giusto? Dipende. Forse quello che mi lascia colpito nelle Momentum è in realtà frutto di un suono che viene colorato, e quindi in termini assoluti non è un bene. Ma l’ascolto è una cosa personale, e mettendole a confronto continuo a preferire le Sennheiser. Stiamo pur sempre parlando di due fasce di prezzo diverse, però, e mi accingo a sbilanciarmi: secondo me sotto ai 100€ sono tra le scelte migliori. Avete l’affidabilità di un marchio forte, delle plastiche di qualità (molto meglio di quelle lucide usate da – per non fare nomi – un marchio fondato da un noto rapper americano che inizia per Dr e finisce per Dre) e una resa sonora del tutto credibile.

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Conclusioni

Le consiglio? Dipende. Sapendo che sono per un pubblico abbastanza generico, probabilmente quello stesso pubblico apprezzerà di più la versatilità delle sorelle MK802, per le capacità wireless. Per chi, come me, ancora preferisce le cuffie cablate a quelle Bluetooth, non posso che consigliarle, magari quando calano un po’ di prezzo in determinati periodi dell’anno. Perché dico questo? Perché sui 100€ si trovano alcuni modelli di Grado, per citarne uno solo, e un target più audiofilo non avrà difficoltà a scegliere a parità di prezzo. Ma se il divario economico comincia ad essere più importante, le 1More MK801 possono dire la loro. Inoltre, ci sono dei colori accattivanti che aiutano il colpo d’occhio: oltre al nero, un blu elettrico e un rosso.

 

Pro

  • Suono che si adatta alle esigenze di qualsiasi genere

  • Costruzione, materiali e design

  • Peso

  • Filo intercambiabile standard (3.5 mm da entrambe le estremità)

 

Contro

  • Comandi a filo non perfetti

  • Non comodissime già dopo brevi sessioni d’ascolto

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Inserisco di seguito i link (di tutti i prodotti citati) ad Amazon e a Penon Audio, store in cui ho acquistato queste 1More.

https://penonaudio.com/1more-mk801.html