Recensione YinYoo V2

Tra le cuffie più consigliate dagli appassionati, nella fascia dei 50$, ci sono le T2/T2 Pro di TinAudio – ora TinHiFi. Delle due io ho in prova la versione Pro, e non ne sono per nulla entusiasta. Mi spiegherò meglio nella recensione dedicata. Questo preambolo perché? Perché queste V2 di YinYoo, protagoniste della recensione di oggi, sono palesemente ispirate a questi modelli sopra citati, sia per design che per configurazione hardware, che per prezzo – che per nome, probabilmente. Eppure, provandole entrambe in modo approfondito, posso dire di preferire sotto ogni aspetto le V2 di YinYoo. Il problema più evidente che molti evidenziavano alle T2 era, nel loro dettaglio cristallino, la carenza di bassi. Così TinAudio ha fatto uscire il modello Pro, enfatizzando però gli alti. Pessima mossa, dal mio canto, perché sono stridule ed aspre nonché esageratamente sibilanti. YinYoo, più furba, ha invece sfornato un prodotto molto simile ma con quel basso in più che mancava alle concorrenti.

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Questo sample arriva da AK Audio, e per i lettori di techinblack.it il prezzo sarà di 39$ acquistando dal loro store seguendo queste istruzioni: durante l'ordine basterà scrivere "techinblack.it" nell'apposito spazio per lasciare un messaggio al venditore, piazzare l'ordine senza aggiungere un metodo d'acquisto, e aspettare la notifica dell'aggiustamento del prezzo. Dopodiché si potrà pagare ottenendo questo prezzo discount davvero vantaggioso. Se avete bisogno di assistenza, scriveteci sulla pagina Facebook via messaggio privato: https://www.facebook.com/techinblackstaff/

 

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Unboxing e prime impressioni

Le differenze con gli altri modelli ci sono, comunque: le V2 sono leggermente più piccole, il cavo è 2-pin .78 mm e non MMCX, c’è un comodo astuccio rigido per il trasporto; di contro, mancano i tips in memory foam – ma quelli in silicone sono ottimi. Un’altra “furbata” è stata quella di invertire la forma dell’auricolare destro con quella dell’auricolare sinistro, rispetto alle T2, che effettivamente erano nate “storte”. Non è difficile, in realtà, fare lo switch nelle T2 (basta attaccare diversamente il cavo), ma può essere visto come un difetto di progettazione. Con queste V2, invece, è tutto al posto giusto. Il cavo è molto buono e arriva già montato agli auricolari. Non soffre di microfonicità ed è molto elegante. La vestibilità è fortunatamente superiore alle T2, che erano leggermente troppo grandi e i gommini in memory, seppur di discreta qualità, erano anch’essi di dimensioni generose. L’isolamento passivo è di ottimo livello: anche utilizzando i gommini bianchi più piccoli, che sono quelli che meglio si adattano al mio orecchio, i rumori esterni sono attutiti quasi totalmente. Un’ottima cosa è che, oltre agli stessi gommini, anche il cavo sarà sostituibile con uno aftermarket – facendo attenzione a prenderlo della giusta misura: il 2 pin della stessa YinYoo che possiedo non va bene, perché la distanza è di .03 mm differente. Altro punto a favore è l’astuccio per il trasporto che è davvero di qualità ed è più spazioso di tanti altri che utilizzo.

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Specifiche tecniche

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Suono

Ho capito, col tempo, che il FiiO M7 – pur essendo una buona sorgente – è sibilante. Una cuffia che soffre di sibili di natura difficilmente avrà un’ottima sinergia con quel lettore. Con le T2 Pro, infatti, è davvero fastidioso; con queste V2 no. Per cui ho piacevolmente testato questo prodotto in accoppiata con quel player. Quello che mi è stato consigliato dal fornitore, oltre al burn-in, è di utilizzare i gommini più larghi per godere al meglio delle frequenze alte. Però, dal momento che gli alti sono apprezzabili in ogni caso, ho preferito dare priorità al comfort usando i gommini piccoli. Dopo diverse ore di utilizzo, effettivamente il suono ha giovato del rodaggio dal punto di vista della spazialità. Riassumo in breve la mia esperienza prima di scendere nel dettaglio: questi IEM sono un ottimo prodotto. Il bilanciamento delle frequenze è corretto, la curva di risposta a V dona un suono poco affaticante e piuttosto colorato. Se cercate un prodotto dal suono analitico per la produzione musicale, non fa proprio al caso vostro. Per il restante pubblico, che occupa la maggioranza della popolazione, queste cuffie saranno invece una scelta da tenere in seria considerazione: reggono volumi alti, isolano bene, stanno piuttosto salde all’orecchio e hanno un suono adatto a qualsiasi genere musicale. I bassi corposi, estesi in profondità, rendono le V2 il classico prodotto “che piace al primo ascolto”. I medi sono leggermente arretrati, ma non vengono inficiate né le voci, né gli strumenti nella chiarezza delle singole parti. Gli alti sono buoni, con pochissimi sibili, e sono la parte che più migliora con l’uso – “out of the box” sembrano un po’ timidi. Il palcoscenico è credibile, non ampio all’inverosimile, ma aiutato da un generale sfondo scuro che è caldo e avvolgente. Sia chiaro questo: presi singolarmente, questi singoli punti che ho elencato non eccellono; sono però ben amalgamati nell’insieme, e rendono il prodotto veramente interessante, soprattutto pensando alla cifra a cui sono offerti. Mi vengono in mente le 1MORE Piston In-Ear: la firma sonora è simile a quella di queste V2, ma il suono lì è molto più congestionato e la spazialità ridotta; per una cifra molto simile, i vantaggi qui sono moltissimi: in termini di tuning siamo lì, ma queste V2 sono un chiaro upgrade anche e soprattutto per chi apprezza quel tipo di risposta in frequenza che utilizza 1MORE. Il cavo removibile, poi, è sicuramente un altro punto a favore delle YinYoo; è vero che arrivano senza microfono, ma nulla ci vuole a comprare un cavo da pochi euro con microfono integrato. Questo era solo uno di più confronti che farò in seguito all’interno di questa recensione.

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Ci tengo a sottolineare che non è il caso di usare queste cuffie come monitor da studio: l’enfasi nelle basse frequenze dà l’impressione di avere un corpo in quella gamma che in realtà non si sta ottenendo; questo vale per tutti i prodotti V-shaped e simili, ed è per questo che non le posso consigliare per quel tipo di utilizzo (alternative a prezzi simili più adatte a quelle situazioni sempre a fine articolo).

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Confronti

TinAudio T2 Pro (60$): a parte le differenze già citate (quali l’attacco MMCX e il fatto che cuffia destra e sinistra, in quanto a forma, siano invertite), le T2 Pro sono cuffie molto dettagliate e analitiche, mentre le V2 sono più volte ad un ascolto casual e prolungato. Ho trovato le T2 Pro veramente difficili da ascoltare, per gli alti troppo taglienti e i bassi carenti. Le V2 sono assolutamente superiori, con un carattere più scuro, dei bassi credibili, un palcoscenico altrettanto valido, una maggiore resistenza ad alti volumi senza distorcere, ed altri fattori più banali come le dimensioni leggermente più compatte, che donano un comfort superiore. Ho preferito anche il cavo nelle V2. Per me – sottolineo che è un parere personale – ci sono solo due punti a favore delle T2 Pro: il dettaglio e i tips in memory foam. E non valgono, dal mio canto, la scelta rispetto alle V2.

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RevoNext QT2 (40$): questo è un bellissimo confronto. Entrambi questi monitor condividono lo stesso standard 2 pin .78 mm, entrambi sono in metallo, la fascia di prezzo è la stessa. Cosa cambia tra i due? Il comfort prima di tutto: nelle V2 è superiore, sebbene la vestibilità sia buona anche nelle QT2; il problema, con quelle, è il fatto che dopo un po’ di tempo di utilizzo, gli spigoli del guscio faranno male alle orecchie. Le firme sonore sono molto diverse: le V2 sono più “facili” da ascoltare, le QT2 più analitiche. Consiglierei le seconde per live stage e produzione musicale, perché per l’ascolto penso che le V2 siano un passo avanti in termini di affaticamento (le RevoNext soffrono un po’ di asprezza negli alti; sono brillanti). Il cavo delle QT2 non è granché, per cui consiglio, nel caso vogliate acquistarle, di prendere le QT2S, identiche ma con cavo aggiornato. Trovate la mia recensione qui.

 

Meze 12 Classics (80$): nonostante costino il doppio, non suonano “due volte meglio” (mi prendo la licenza di usare questa formula). Le Meze 12 Classics sono un ottimo paio di auricolari, di cui ho apprezzato dotazione, costruzione, suono e filosofia. Suonano in modo simile a queste V2, in termini di firma sonora: divertenti, V-shaped, un po’ scure, che non fanno degli alti il loro punto di forza. Hanno qualcosa in più e qualcosa in meno. Più dettaglio, i gommini in memory foam, ma un cavo non removibile e a mio parere un palcoscenico meno esteso. L’eleganza del legno con cui sono costruite può farvi protendere verso la loro scelta, ma io penso che il valore per il prezzo pagato sia superiore nelle V2, comunque ottimamente costruite. Il comfort, tra l’altro, è stato molto critico per me con le Meze, anche coi gommini in memory. Non posso dire che in assoluto sceglierei le V2, ma relativamente al prezzo le preferisco alle Meze, che non sono totalmente soddisfacenti – considerando che con 80$/€ di YinYoo V2 ne prendo due paia.

YinYoo V2 Frequency Response

YinYoo V2 Frequency Response

Meze 12 Classics Frequency Response

Meze 12 Classics Frequency Response

 

1MORE Voice/Piston In Ear (35$): controverso paio di cuffie, che ho amato per design, qualità costruttiva e dotazione, ma non ho totalmente compreso in termini di suono. Anche con queste Piston lo sfondo è scuro e la risposta in frequenza a V, ma - come ho già accennato - il suono è più congestionato e la spazialità non totalmente avvolgente. Il comfort è comunque ottimo. Le V2, però, sono un passo avanti. Il cavo removibile, la possibilità di indossarle in più modi diversi, l’astuccio per il trasporto rigido, il maggior numero di gommini, un suono più avvolgente e generalmente più pieno mi fanno protendere per le YinYoo, per soli 5$ in più.

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Conclusioni

Se sono stato così entusiasta nel parlare di questi IEM, un motivo c’è: sono tra i migliori auricolari che io abbia provato in relazione al prezzo di vendita. Sono un prodotto studiato nel dettaglio, che non lascia trascurato alcun aspetto. Dall’astuccio per il trasporto, all’ottimo cavo, al gran numero di gommini presenti, al suono davvero credibile e adatto ad ogni genere musicale e/o bisogno personale. Essendo una cuffia con cavo removibile, rientra nel mio solito consiglio: con un cavo Bluetooth vi togliete la noia del filo, con un cavo con microfono sono perfetti come auricolari anche per le chiamate, e col cavo di serie potete godervi la musica con una connessione cablata alla migliore qualità possibile – se siete cultori, potete anche prendere un cavo a masse separate per una connessione bilanciata. Tra le cuffie che ho consigliato, queste stanno senz’altro in cima alla lista.

Recensione KZ ES4

Sebbene io non sia un grande fan di KZ – lo potrete capire dalla mia recensione delle ZS3, che trovate qui – quando mi è stato proposto di testare queste ES4 ho acconsentito, sperando in un miglioramento in questa nuova generazione. Vero è che dovrei rivolgermi alla diretta evoluzione delle ZS3 (le ZS4) perché questo intento risulti più scientifico, ma credo che non ci sia una grande differenza tra le due se non nelle fattezze. Per quanto riguarda l’hardware, infatti, sono entrambe cuffiette ibride a doppio driver, e il prezzo di vendita è il medesimo.

Ringrazio Easy Earphones/YinYoo per il sample e lascio il link per l’acquisto su Amazon alla fine dell’articolo.

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Unboxing e prime impressioni

L’esperienza di spacchettamento è la stessa di qualsiasi altra KZ di fascia economica: dentro alla scatola bianca - con le forme degli auricolari disegnate sul fronte e le specifiche tecniche sul retro – ci sono le cuffiette, il cavo (che arriva staccato) e qualche foglio dalla dubbia utilità. Le cuffiette sono gradevoli esteticamente, di un rosso semitrasparente al cui interno si vedono i driver e un circuito con tanto di logo di KZ che è probabilmente piazzato lì per bellezza, ma non è funzionante. Lato costruttivo sono meno entusiasta: i due pezzi di plastica (di mediocre qualità) che compongono il guscio paiono essere attaccati in maniera molto precaria e appena ho attaccato il cavo ho sentito degli scricchiolii molto poco rassicuranti. A proposito di cavo, l’ho trovato migliorato rispetto alle ZS3, è intrecciato e non più un semplice filo di gomma. Altro lato positivo, che rimane, è il jack a L. Meno apprezzabile l’archetto in memory (che è proprio un fil di ferro rivestito) che va appoggiato sull’orecchio, che è scomodissimo per due motivi: mantiene una forma troppo rigida che non si adatta a dovere all’orecchio, e rende impossibile districare il cavo quando si attorciglia.

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Fortunatamente il cavo è sostituibile, per cui potete acquistare quello che più si confà ai vostri bisogni (farò un esempio più avanti in questa recensione). Specifico che ho in test la versione che arriva di default senza microfono lungo il filo (fattore che tendenzialmente preferisco, in quanto evita possibili interferenze elettriche).

La vestibilità con il cavo di serie è pessima. Se avevo trovato scomode le ZS3, è perché non avevo provato queste. Non voglio esagerare (avrei spontaneamente fatto il paragone con l’infilarsi un camion nelle orecchie), ma il fatto che i gommini di serie siano piuttosto duri e con una strana trama zigrinata (tipica delle KZ, peraltro) e le dimensioni siano enormi, il comfort che ne deriva è nullo. Per questo ed altri motivi, le mie sessioni di ascolto con questi auricolari sono state davvero brevi. Se non altro, ho rivalutato la comodità delle ZS3. Come per il cavo, consiglio di cambiare anche i gommini, magari con un paio in memory foam.

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Per provare a migliorare la situazione della scomodità, ho montato un cavo aftermarket a 6 core che mi ha inviato YinYoo – che è anche il produttore dello stesso. Cosa migliora rispetto al cavo originale? Il fatto che non si ingarbugli, che abbia un serracavo (il famoso “chin slider”), e che sia privo di qualsiasi tipo di archetto in fil di ferro/memory/quant’altro. Migliora notevolmente anche la vestibilità, permettendo un ascolto decisamente più confortevole. L’unico lato che rimane negativo, nel frangente comodità, è che pur utilizzando i gommini di misura più piccola continueranno a dare fastidio. Questo perché il beccuccio è assolutamente fuori misura – anche gli stessi gommini richiedono tantissimo tempo per essere montati, se siete abituati ad auricolari con misure standard. Un paio di cuffie (di tutt’altro livello) che mi hanno stupito per il motivo opposto, ovvero per l’estrema comodità nel cambiare i gommini, sono le Mason V3 di Unique Melody (la recensione qui).

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Suono

I test sono stati fatti con il FiiO M7, il Dodocool DA106 e il MacBook Pro - con e senza la Focusrite 2i2.

A suo tempo, ho sconsigliato le ZS3 soprattutto per la esagerata enfasi nei bassi e gli alti insufficienti. Noto che in queste ES4 c’è stato un tentativo di bilanciare le frequenze, ma che risulta nel complesso insufficiente. Faccio un passo indietro.

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Al primo ascolto queste cuffie non sono state terribili. C’è una buona spazialità, un suono avvolgente, sempre tendente al caldo ma non così spostato sui bassi come le ZS3. Penso che per chi non abbia particolari pretese, né abbia già avuto esperienze acustiche di alto livello, né abbia un budget più alto, queste cuffie possano anche essere soddisfacenti. Il suono è il più delle volte credibile, migliore in senso generale di altre cuffie che ho provato, e digerisce in un modo o nell’altro qualunque genere musicale.

Ma un’analisi più tecnica, e soprattutto un confronto diretto con altri modelli, mi hanno fatto ridimensionare le prime impressioni riguardo al suono.

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I bassi sono buoni, ma peggiori rispetto alle ZS3: più lenti, meno precisi e purtroppo seguono la tendenza generale di questi monitor (un po’ fa male chiamarli così) ad avere uno strano riverbero per tutta la scena. Ma, compresa l’atmosfera che si crea indossando questo prodotto, che definirei quasi una “virtualizzazione” di dubbia utilità, non mi sento di dire che i bassi sono un punto di debolezza del prodotto. Anzi, chi li apprezza può affidarsi, con qualche riserva, a queste cuffie. C’è anche un accenno di sub-bass, rivolgendosi ai giusti pezzi (e.g. “Butterflies” di Sia, tutt’altro che recente ma ben mixata e masterizzata, come tutto l’album a cui appartiene, “Colour the small one”). Oltretutto, le percussioni sono discrete e abbastanza incisive, per cui per un uso casual le posso davvero comprendere. Magari avendo anche dei grossi padiglioni auricolari. Sbilanciandomi, direi addirittura che le percussioni sono la cosa migliore che potete tirare fuori da queste cuffie.

Gli alti rimangono un problema. Come nelle ZS3, e nonostante il cavo migliore, i sibili sono ancora presenti – ma leggermente meno udibili – e i suoni in gamma alta tendenzialmente troppo aspri. Cercando un grafico di risposta in frequenza, è effettivamente possibile notare una seria difficoltà dei driver a riprodurre gli alti. Le voci femminili sono accettabili. Quando faccio distinzione tra voci maschili e femminili, intendo quelle molto alte (femminili) e molto basse (maschili), ma tendenzialmente le impressioni si equivalgono tra le voci, soprattutto tra gamma contralto e gamma tenore. Infatti, un Chris Martin suonerà bene tanto quanto Josephine degli Oh Wonder: bene, ma non eccezionalmente.

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Non c’è un palcoscenico particolarmente ampio né una scena realisticamente riprodotta (dallo stesso album citato sopra, “Don’t bring me down” è un pezzo perfetto per testare la scena ricreata; qui è mediocre, non pessima). Il prodotto è economico e non bisogna avere troppe pretese, ma ho l’impressione che KZ punti esclusivamente alla quantità dei prodotti piuttosto che alla qualità degli stessi. Se pensiamo a quanti modelli con la stessa configurazione sono nella loro linea, viene da chiedersi perché non farne uno solo, ma con un comfort migliore, una qualità costruttiva superiore e una ricerca più approfondita in ambito acustico. Non lo dico per screditare questo prodotto, che se la cava con i giusti accorgimenti, ma perché la concorrenza è più che mai agguerrita soprattutto in fascia economica. Di queste ES4 ho letto e sentito tante cose: un ragazzo sosteneva che fossero migliori, sotto ogni aspetto, alle Shure SE215. Lungi da me lasciare inattaccati i mostri sacri (anzi, per le Mason V3 di Unique Melody non ho avuto tante belle parole da spendere), ma queste KZ non possono competere con prodotti di fascia superiore. Per 15/20 euro il suono è discreto, ma nulla più. Anzi, comparandole alle Xiaomi Hybrid Dual (di prima generazione), con la stessa configurazione e sulla stessa fascia di prezzo, ne escono addirittura sconfitte. Non oso immaginare contro quelle di seconda generazione. L’unica cosa per cui darei una nota di merito alle ES4, in questo confronto, è che reggono volumi più elevati.

TinAudio T2 Pro, KZ ES4, BGVP DMG

TinAudio T2 Pro, KZ ES4, BGVP DMG

Conclusioni

Per come sono concepite, queste KZ ES4 paiono più una forma prototipale di monitor che un prodotto pronto. Se arrivassero con un cavo migliorato negli aspetti che ho sottolineato, dei gommini migliori e un generale occhio di riguardo per la qualità – che pare mancare quasi in ogni frangente – sarei felice di pagarle di più, sapendo di aver speso meglio i miei soldi rispetto alla situazione attuale. Attualmente, sono un prodotto salvabile solo sostituendo il cavo – che, considerando quello che ho utilizzato io, porterebbe la spesa totale intorno ai 40 euro: cifra che questa combo non vale. Con circa 40 euro prendete le RevoNext QT2 (qui la mia recensione) e avete tra le mani un prodotto superiore in ogni aspetto. Altre alternative? Le T2 di TinAudio oppure le ottime YinYoo V2 che sto testando al momento. Lascio di seguito il link per l’acquisto di queste ES4 e, soprattutto, del cavo aftermarket di YinYoo – vero protagonista di questa recensione, ma che ne avrà anche una tutta sua.

Recensione Dodocool DA108 Sport In-Ear

Quando ho comprato questo paio di auricolari, ho scelto di fidarmi del marchio Hi-Res, certificazione (per alcuni prestigiosa) rilasciata dalla Japan Audio Society. Come molti sanno, questa certificazione lascia il tempo che trova, in quanto si tratta quasi sempre di un riconoscimento pagato, che nulla aggiunge al prodotto in sé – anzi, di contro ne fa alzare il prezzo. Ma, per esperienza personale, questo marchio rifletteva effettivamente un certo standard qualitativo nei prodotti provati che lo avevano apposto. Parlo ovviamente in termini prettamente audiofili. Questi auricolari non sono stati da meno.

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Unboxing e prime impressioni

Sebbene il pacchetto con cui vengono spedite queste cuffie abbia un’aria tutt’altro che di alto livello, in realtà la dotazione non è male. C’è un ottimo contenitore (con trama in simil-carbonio con un adesivo Hi-Res e il logo dell’azienda cucito su un’etichetta) al cui interno vi sono cuffie, gommini di ricambio e libretto informativo. I gommini sono solo tre, ma sono di buona qualità. Potreste trovarvi ad usarne di diverse misure per le dure orecchie, ma sono tendenzialmente comodi e di buona qualità. Nel libretto ci sono le specifiche tecniche, e poco più; ci sono, anche in italiano, le istruzioni per utilizzare l’unico pulsante a filo. Specifiche che sono interessanti: la risposta in frequenza copre un campo decisamente importante, dai 10 ai 45000 Hz. Il driver, di tipo dinamico, è uno solo, ed è in polietilene tereftalato (come quello delle Meze 12 Classics, recensite qui) da 6 micron. Io ipotizzo che il mylar sia usato più che altro per isolare i magneti, che dovrebbero essere in titanio. L’impedenza media è di 16 Ohm.

Prendendo in mano gli auricolari, ci si accorge subito che sono studiati per lo sport: il cavo è piatto e gommato e sul corpo delle cuffiette ci sono due uncini removibili per ancorarle all’interno dell’orecchio. Stanno molto bene addosso. Il cavo piatto, per quanto io apprezzi maggiormente altre soluzioni, ha il grande pregio di non attorcigliarsi. Le cuffiette sono in metallo, ma tutti gli inserti sono plastici. La costruzione è buona e il colore nero opaco è discreto, e ben si sposa con i gommini, che hanno accenti rossi.

 

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Suono

Come sempre, per parlare del suono, specifico le sorgenti con cui ho alimentato questi auricolari, e la relativa esperienza:

-       Dodocool DA106, player super economico (recensito qui) dalle ottime capacità sonore. Sono chiaramente studiati l’uno per l’altro: la sinergia è incredibile se pensiamo che si parla di una spesa inferiore ai 100€ comprandoli entrambi. Il suono è cristallino, incredibilmente esteso nelle frequenze, i disturbi sono pressoché inudibili e il carico, anche ad alti volumi, è ben gestito. Ho avuto subito l’impressione di una cuffia che – al contrario di quanto si possa pensare – produce un suono più bilanciato che divertente. La riproduzione è davvero fedele al suono che ci si aspetterebbe, non si ha l’impressione di sentire enfasi nei bassi o un colore eccessivo negli alti, né di avere dei medi attenuati.

-       FiiO M7, ottimo lettore (recensito qui) con cui testo ormai tutto il materiale che mi arriva. Paradossalmente sono stato meno stupito con questa accoppiata che con quella precedente, per il semplice fatto che avevo aspettative più alte da un lettore di fascia superiore. Non sto assolutamente dicendo che suona male, anzi; suona decisamente bene e probabilmente meglio del precedente. Qui l’amplificazione è di livello, la pressione sonora superiore, e anche il disturbo elettrico (una complicata questione di jitter che approfondirò più avanti) è a livelli ancora inferiori; merito del player, ma si parla di accoppiata, e quindi vincono entrambi. La separazione strumentale è ottima, il palcoscenico abbastanza buono e l’estensione di frequenze stupisce sempre. Penso sia stato il fattore che più mi ha stupito, la chiarezza con cui ogni range di frequenze viene coperto, dall’unico driver, in maniera tanto bilanciata e decisa. Non sono delle cuffie timide; al contrario, si presentano in modo davvero modesto, eppure suonano in modo davvero credibile.

-       MacBook Pro 2012, dalla sua uscita jack e connesso all’interfaccia audio Focusrite 2i2. Spesso succede che, pilotando cuffie direttamente dal Mac (senza quindi passare per una scheda audio) i disturbi elettrici del computer influiscano negativamente sulla resa sonora. Con queste non accade, e ipotizzo sia per il cavo gommato, che isola bene e non disperde. Oltre al fatto che è un cavo OFC, senza ossigeno, apposta per evitare interferenze. L’esperienza con l’interfaccia audio è ottima, e riesce davvero a tirare fuori il meglio da questi auricolari. Ma una cosa mi ha stupito in modo particolare dall’uscita integrata del Mac: ascoltando un pezzo ho sentito delle frequenze sub-bass che nessuna cuffia che ho testato mi aveva fatto percepire. Ripeto, e non sarà l’ultima volta, che la risposta in frequenza di queste cuffie copre un range pazzesco. Ero scettico, leggendo le specifiche tecniche, a leggere di un’estensione 10-45k, ma dopo aver testato e ascoltato con attenzione posso affermare di potermi fidare di quanto dichiarato. Ci sono tante cuffie che enfatizzano le frequenze basse di mezzo (mid-bass è di più immediata comprensione) per dare l’impressione di qualità, e molti ingenuamente cadono nel tranello. Qui la situazione è diversa: nulla è colorato, i bassi sono presenti ma non enfatizzati, medi e alti sono chiari e dal buon dettaglio. E c’è quel sub-bass, che sta proprio al limite dell’udibile, che quasi si percepisce in pancia. Veramente incredibile.

-       Xiaomi Mi MIX 2, anche con Audirect Whistle (un DAC mobile interessante). Poco da dire: la musica dal telefono la ascolto poco, ma è sempre una soddisfazione con questo hardware; l’immagine che si viene a creare è credibile, qui come anche con le altre sorgenti. Visto che il suono non differisce molto da quanto detto prima, parlo invece del microfono, che è una caratteristica interessante perché permette di utilizzare le cuffie in più frangenti. Il microfono è buono, ma non eccellente: le voci sembrano un po’ lontane e leggermente metalliche, ma per un utilizzo standard e casuale va più che bene.

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Confronti

Nonostante per me sia difficile ammetterlo, queste Dodocool suonano meglio delle Hybrid Dual di Xiaomi. Il prezzo differisce un po’, bisogna ammetterlo, ma la spesa per le Dodocool per me è più giustificata di quella per le Hybrid (il vecchio modello! Quello nuovo non l’ho ancora provato). La costruzione delle Xiaomi, per mio gusto, ha una marcia in più (per il filo in nylon e i comandi più completi sul cavo), e le darei alla pari anche come suono, se non fosse per due fattori: gli alti volumi, in cui le Hybrid hanno fastidiose distorsioni; l’estensione delle frequenze, che è utile e si fa sentire con determinati generi e brani.

 

Altri auricolari con cui trovo abbia un senso fare una comparazione sono i Piston In-Ear di 1MORE. La fascia di prezzo è più o meno la stessa (25-30€). Per qualità costruttiva devo darla vinta alle 1MORE perché sono eccezionali, sia nei materiali che nell’assemblaggio. Il suono è più incisivo, ma sbilanciato nei bassi e decisamente più v-shaped nelle Piston. Non è difficile scegliere tra le due, a seconda dei vostri bisogni: le Dodocool sono più “reference” (sempre, lo ricordo, rapportato al prezzo), mentre le 1More sono più divertenti e dinamiche. La dotazione è migliore nelle 1MORE: più gommini, una clip griffata, due custodie (e un adesivo) fanno pendere l’ago della bilancia dalla loro parte.

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Conclusioni

Consiglio l’acquisto di queste DA108 Sport In-Ear di Dodocool? Assolutamente sì. Se avete intenzione di comprare il loro DAP, prima andate a leggere la mia recensione così capite se state facendo la scelta giusta, ed eventualmente aggiungeteci anche queste cuffie in accoppiata. Per il prezzo sono davvero di altissimo livello, e nonostante il nome faccia intendere che sono studiate per lo sport, io le reputo adatte anche a sessioni di ascolto “statiche”, perché non hanno veri compromessi. Sono uno dei migliori prodotti che io abbia provato in quanto a rapporto qualità-prezzo.

 

Pro

  • Astuccio per il trasporto in confezione

  • Qualità del suono

  • Cavo piatto anti-ingarbugliamento

  • Buoni gommini

  • Ottima risposta in frequenza

  • Vestibilità

Contro

  • Pochi gommini

  • Materiali per lo più plastici

 

Lascio i link per l’acquisto su Amazon qui sotto.

Recensione Dodocool DA106 DAP

Un DAP, ovvero Digital Audio Player, altro non è che l’evoluzione dei vecchi lettori MP3, ma con la ulteriore possibilità di leggere più formati, soprattutto lossless (FLAC, DSD…), senza cioè perdita di qualità dovuta alla compressione (come invece avviene nei classici MP3/MP4).

Questo DA106 di Dodocool si inserisce nella fascia sotto ai 100€. A dir la verità è prezzato, a seconda del periodo, tra i 35 e i 60€: abbastanza al di sotto, dunque, della soglia dei 100€. Più avanti nella recensione farò delle considerazioni a riguardo.

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Unboxing

La presentazione di questo lettore è veramente ottima: una scatola nera ci mostra subito la silhouette del prodotto sul fronte, e qualche generale informazione sul player stesso. All’interno, oltre al DAP, ci sono i classici libretti di istruzioni e il cavo di ricarica micro-USB. Il lettore è a sua volta all’interno di una bustina di plastica, usuale nelle scatole di prodotti di questo tipo.

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Costruzione

Il corpo di questo player è metallico, di buona qualità. Ci sono delle informazioni stampate/incise sul retro che non paiono cancellarsi o rovinarsi con l’uso, ma non sono essenziali, se anche dovesse succedere. Sul fronte è apposto un adesivo che ci informa della certificazione Hi-Res; se qualcuno tiene ad essere rassicurato sul fatto che abbia una valenza: generalmente non significa molto, ma le esperienze che ho avuto io con i prodotti dotati di questo marchio sono sempre state positive, nell’ottica del suono.

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Meno positiva invece è la qualità dell’assemblaggio delle parti plastiche: già al primo utilizzo l’impressione è quella di poter danneggiare tutto alla prima mancanza di attenzione. Soprattutto la ghiera centrale, essenziale nei controlli, ha un “click” molto poco deciso ed è in generale abbastanza tremolante. Ma, considerata la fascia di prezzo, è comprensibile che in alcuni comparti si sia andati al risparmio.

Sul lato superiore ci sono le due uscite da 3.5mm (una per le cuffie e una line-out per bypassare la circuiteria interna nel caso si stia utilizzando il player in auto o con un amplificatore). Sul lato sinistro i controlli del volume, sufficientemente stabili. Il lato destro è pulito. Inferiormente sono presenti la porta di ricarica micro-USB e lo slot micro-SD.

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Suono

Il punto di forza del DA106 è il suono. Ho letto colleghi sostenere che sia all’altezza di apparecchiature che costano 20 volte tanto. Non fatico a crederlo, sebbene fosse chiaramente un’iperbole. Il chip non è meglio specificato (mentre il processore è un modesto dual core Cortex M3), ma vi basti sapere che funziona a dovere.

L’ottima sinergia con gli auricolari della stessa marca, i Dodocool Sport (sempre certificati Hi-Res), non è casuale: il suono è dettagliato, cristallino, preciso. L’esperienza generale è stata ottima; lascio una lista di cuffie che ho utilizzato per i test:

-       RevoNext QT2: ottima la gestione del loro potenziale sonoro; a differenza di altri player, DA106 ha contenuto i picchi di suono molto incisivi (“punchy”) rendendo godibile e di riferimento l’esperienza d’ascolto, senza enfatizzare determinate frequenze.

-       Sennheiser Momentum On Ear: è risaputo che queste cuffie tendono a suonare con molta decisione nei bassi, seppur in modo morbido e non disturbante. La sinergia è piacevole con questo DAP, che non snatura il suono caldo e avvolgente delle Momentum ma ne lascia esprimere le intenzioni; direi… divertente.

-       1More MK801: senza infamia né lode; è l’esperienza generale che ho con queste cuffie in abbinamento alla maggior parte delle sorgenti. Buone e convincenti sempre, ma che non stupiscono mai. Come si può ben capire, questo lettore non colora il suono ma è fedele e bilanciato nelle frequenze.

-       1More EO320: sono i miei auricolari preferiti di tipo “earbud”, perché sanno adattarsi senza problemi ad ogni situazione; non posso che promuovere anche questa accoppiata, dal buon palcoscenico all’ariosità del suono.

-       Dodocool Sport Hi-Res (dal nome non meglio identificato): cuffie senza alcuna pretesa che invece stupiscono per corposità del suono e comodità d’uso. Sono della stessa marca del lettore, e se Amazon consiglia di comprarli insieme non è un caso: potrebbero essere venduti in bundle e dare una chiara idea del potenziale sonoro di questo player.

Senz’altro questo aspetto mi ha lasciato veramente soddisfatto, perché un suono di questo livello è comparabile a quello di prodotti di fasce ben superiori a questa.

 

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Software e Hardware

Il vero e imperdonabile punto dolente di questo dispositivo è il software. Lo dico perché, da utente, sono ovviamente felice di spendere poco e avere un prodotto di qualità, ma non sono contento di spendere pochissimo e trovarmi delle brutte sorprese. Ecco, qui il software è davvero una brutta sorpresa. Per chi bazzica l’ambiente, già alla prima occhiata si renderà conto che è un software di base che montano diversi player, probabilmente installato direttamente dalla fabbrica. Ha tante lingue, circa 20, ma tutte tradotte molto approssimativamente. Lo trovo un software assurdo per diversi motivi. Ha i temi: di per sé è una cosa apprezzabile, ma sono bruttissimi e soprattutto le icone che vengono visualizzate prima e dopo quella selezionata non sono quelle che effettivamente verranno selezionate muovendo la ghiera in quella direzione. Quindi non sapremo mai effettivamente quanti step mancheranno per selezionare l’applicazione che ci interessa avviare. Assurdo.

Inoltre, pare che l’ordine dei brani negli album venga riconosciuto solo in determinati file MP3 (non ho capito che tipologia di tag digerisce, perché ha un comportamento quasi sempre casuale). Il problema è che io ascolto prevalentemente FLAC, e mi sono trovato quasi sempre con i brani in ordine sparso: nemmeno in ordine alfabetico (lo capirei, visto che è un computer), ma proprio randomico. Questa esperienza terribile ha fatto sì che non potessi ascoltare molti degli album studiati per essere ascoltati da cima a fondo. Come se non bastasse, le playlist spesso vengono viste ma non lette, quindi ovviare al problema precedente in questo modo non è possibile.

Il lettore supporta la radio FM, nota sicuramente positiva. Il controllo della stessa è leggermente ostico, ma è utilizzabile. È anche possibile salvare registrazioni direttamente dalla radio. E, a proposito di registrazioni, si può utilizzare come un basilare registratore vocale, dalla qualità sufficiente.

Un altro enorme problema è che i file che vengono eliminati dalla memoria interna sono in realtà solo occultati. Questo significa che la memoria continuerà ad essere riempita come se fossero ancora presenti, e l’unico modo per cancellarla definitivamente è resettare il player alle impostazioni iniziali. Perché mi preoccupo tanto della memoria interna (di 8 GB, non totalmente utilizzabili)? Perché non c’è stato verso di fargli leggere la mia scheda micro-SD, quella formattata in Fat-32 di fabbrica che dovrebbe universalmente funzionare in ogni DAP, e per questo non la cancello mai così da avere sempre gli stessi brani di test in ogni dispositivo. Ebbene, per fargli leggere la SD pare si debba formattare dal lettore stesso, il quale dovrebbe in via teorica renderla la sua memoria principale.

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Il display è appena sufficiente (320x240 pixel) per vedere i contenuti audio che siamo interessati a riprodurre. Ma questo è perdonabile, visto che si tratta di un mero riproduttore musicale.

La batteria è molto buona, arrivando a picchi dichiarati di 30 ore di utilizzo: io non ne ho fatte così tante, ma è effettivamente un suo grande punto di forza.

 

Considerazioni e conclusioni

Come promesso, un piccolo discorso sul prezzo. Dal momento che in termini di suono questo lettore vale ben più dei 60€ richiesti per portarselo a casa, sorge spontaneo chiedersi se i deficit del software siano perdonabili; se, quindi, il gioco (del risparmio) valga la candela. La mia risposta è no: un prodotto di questo tipo è fatto in buona parte anche dal software, che non può essere trascurato come in questo caso. Nella fascia dei 100€, talvolta anche di meno, ci sono dei mostri sacri come lo Shanling M0 che si divorano questo DA106 – per immediatezza d’uso, funzioni wireless, utilizzo come DAC, USB C, ecc.. Per cui non sarei onesto se vi consigliassi l’acquisto di un prodotto come questo DAP di Dodocool, perché replicare un’esperienza come quella che ho avuto io non è piacevole. Del resto, non tutti sono utenti come me, con i miei stessi bisogni.

Come avrete capito, le criticità software compromettono l’uso del dispositivo.

Lo posso consigliare, però, a determinati utenti: quelli che ascoltano la radio e chi ha bisogno di un dispositivo che faccia la parte del vecchio iPod Shuffle: in brani casuali non ha assolutamente alcun problema, e il suono è veramente pulito e soddisfacente. Se lo trovate al suo prezzo minimo, può avere qualcosa da dire. E può essere giustificato.

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