Recensione YinYoo V2

Tra le cuffie più consigliate dagli appassionati, nella fascia dei 50$, ci sono le T2/T2 Pro di TinAudio – ora TinHiFi. Delle due io ho in prova la versione Pro, e non ne sono per nulla entusiasta. Mi spiegherò meglio nella recensione dedicata. Questo preambolo perché? Perché queste V2 di YinYoo, protagoniste della recensione di oggi, sono palesemente ispirate a questi modelli sopra citati, sia per design che per configurazione hardware, che per prezzo – che per nome, probabilmente. Eppure, provandole entrambe in modo approfondito, posso dire di preferire sotto ogni aspetto le V2 di YinYoo. Il problema più evidente che molti evidenziavano alle T2 era, nel loro dettaglio cristallino, la carenza di bassi. Così TinAudio ha fatto uscire il modello Pro, enfatizzando però gli alti. Pessima mossa, dal mio canto, perché sono stridule ed aspre nonché esageratamente sibilanti. YinYoo, più furba, ha invece sfornato un prodotto molto simile ma con quel basso in più che mancava alle concorrenti.

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Unboxing e prime impressioni

Le differenze con gli altri modelli ci sono, comunque: le V2 sono leggermente più piccole, il cavo è 2-pin .78 mm e non MMCX, c’è un comodo astuccio rigido per il trasporto; di contro, mancano i tips in memory foam – ma quelli in silicone sono ottimi. Un’altra “furbata” è stata quella di invertire la forma dell’auricolare destro con quella dell’auricolare sinistro, rispetto alle T2, che effettivamente erano nate “storte”. Non è difficile, in realtà, fare lo switch nelle T2 (basta attaccare diversamente il cavo), ma può essere visto come un difetto di progettazione. Con queste V2, invece, è tutto al posto giusto. Il cavo è molto buono e arriva già montato agli auricolari. Non soffre di microfonicità ed è molto elegante. La vestibilità è fortunatamente superiore alle T2, che erano leggermente troppo grandi e i gommini in memory, seppur di discreta qualità, erano anch’essi di dimensioni generose. L’isolamento passivo è di ottimo livello: anche utilizzando i gommini bianchi più piccoli, che sono quelli che meglio si adattano al mio orecchio, i rumori esterni sono attutiti quasi totalmente. Un’ottima cosa è che, oltre agli stessi gommini, anche il cavo sarà sostituibile con uno aftermarket – facendo attenzione a prenderlo della giusta misura: il 2 pin della stessa YinYoo che possiedo non va bene, perché la distanza è di .03 mm differente. Altro punto a favore è l’astuccio per il trasporto che è davvero di qualità ed è più spazioso di tanti altri che utilizzo.

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Specifiche tecniche

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Suono

Ho capito, col tempo, che il FiiO M7 – pur essendo una buona sorgente – è sibilante. Una cuffia che soffre di sibili di natura difficilmente avrà un’ottima sinergia con quel lettore. Con le T2 Pro, infatti, è davvero fastidioso; con queste V2 no. Per cui ho piacevolmente testato questo prodotto in accoppiata con quel player. Quello che mi è stato consigliato dal fornitore, oltre al burn-in, è di utilizzare i gommini più larghi per godere al meglio delle frequenze alte. Però, dal momento che gli alti sono apprezzabili in ogni caso, ho preferito dare priorità al comfort usando i gommini piccoli. Dopo diverse ore di utilizzo, effettivamente il suono ha giovato del rodaggio dal punto di vista della spazialità. Riassumo in breve la mia esperienza prima di scendere nel dettaglio: questi IEM sono un ottimo prodotto. Il bilanciamento delle frequenze è corretto, la curva di risposta a V dona un suono poco affaticante e piuttosto colorato. Se cercate un prodotto dal suono analitico per la produzione musicale, non fa proprio al caso vostro. Per il restante pubblico, che occupa la maggioranza della popolazione, queste cuffie saranno invece una scelta da tenere in seria considerazione: reggono volumi alti, isolano bene, stanno piuttosto salde all’orecchio e hanno un suono adatto a qualsiasi genere musicale. I bassi corposi, estesi in profondità, rendono le V2 il classico prodotto “che piace al primo ascolto”. I medi sono leggermente arretrati, ma non vengono inficiate né le voci, né gli strumenti nella chiarezza delle singole parti. Gli alti sono buoni, con pochissimi sibili, e sono la parte che più migliora con l’uso – “out of the box” sembrano un po’ timidi. Il palcoscenico è credibile, non ampio all’inverosimile, ma aiutato da un generale sfondo scuro che è caldo e avvolgente. Sia chiaro questo: presi singolarmente, questi singoli punti che ho elencato non eccellono; sono però ben amalgamati nell’insieme, e rendono il prodotto veramente interessante, soprattutto pensando alla cifra a cui sono offerti. Mi vengono in mente le 1MORE Piston In-Ear: la firma sonora è simile a quella di queste V2, ma il suono lì è molto più congestionato e la spazialità ridotta; per una cifra molto simile, i vantaggi qui sono moltissimi: in termini di tuning siamo lì, ma queste V2 sono un chiaro upgrade anche e soprattutto per chi apprezza quel tipo di risposta in frequenza che utilizza 1MORE. Il cavo removibile, poi, è sicuramente un altro punto a favore delle YinYoo; è vero che arrivano senza microfono, ma nulla ci vuole a comprare un cavo da pochi euro con microfono integrato. Questo era solo uno di più confronti che farò in seguito all’interno di questa recensione.

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Ci tengo a sottolineare che non è il caso di usare queste cuffie come monitor da studio: l’enfasi nelle basse frequenze dà l’impressione di avere un corpo in quella gamma che in realtà non si sta ottenendo; questo vale per tutti i prodotti V-shaped e simili, ed è per questo che non le posso consigliare per quel tipo di utilizzo (alternative a prezzi simili più adatte a quelle situazioni sempre a fine articolo).

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Confronti

TinAudio T2 Pro (60$): a parte le differenze già citate (quali l’attacco MMCX e il fatto che cuffia destra e sinistra, in quanto a forma, siano invertite), le T2 Pro sono cuffie molto dettagliate e analitiche, mentre le V2 sono più volte ad un ascolto casual e prolungato. Ho trovato le T2 Pro veramente difficili da ascoltare, per gli alti troppo taglienti e i bassi carenti. Le V2 sono assolutamente superiori, con un carattere più scuro, dei bassi credibili, un palcoscenico altrettanto valido, una maggiore resistenza ad alti volumi senza distorcere, ed altri fattori più banali come le dimensioni leggermente più compatte, che donano un comfort superiore. Ho preferito anche il cavo nelle V2. Per me – sottolineo che è un parere personale – ci sono solo due punti a favore delle T2 Pro: il dettaglio e i tips in memory foam. E non valgono, dal mio canto, la scelta rispetto alle V2.

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RevoNext QT2 (40$): questo è un bellissimo confronto. Entrambi questi monitor condividono lo stesso standard 2 pin .78 mm, entrambi sono in metallo, la fascia di prezzo è la stessa. Cosa cambia tra i due? Il comfort prima di tutto: nelle V2 è superiore, sebbene la vestibilità sia buona anche nelle QT2; il problema, con quelle, è il fatto che dopo un po’ di tempo di utilizzo, gli spigoli del guscio faranno male alle orecchie. Le firme sonore sono molto diverse: le V2 sono più “facili” da ascoltare, le QT2 più analitiche. Consiglierei le seconde per live stage e produzione musicale, perché per l’ascolto penso che le V2 siano un passo avanti in termini di affaticamento (le RevoNext soffrono un po’ di asprezza negli alti; sono brillanti). Il cavo delle QT2 non è granché, per cui consiglio, nel caso vogliate acquistarle, di prendere le QT2S, identiche ma con cavo aggiornato. Trovate la mia recensione qui.

 

Meze 12 Classics (80$): nonostante costino il doppio, non suonano “due volte meglio” (mi prendo la licenza di usare questa formula). Le Meze 12 Classics sono un ottimo paio di auricolari, di cui ho apprezzato dotazione, costruzione, suono e filosofia. Suonano in modo simile a queste V2, in termini di firma sonora: divertenti, V-shaped, un po’ scure, che non fanno degli alti il loro punto di forza. Hanno qualcosa in più e qualcosa in meno. Più dettaglio, i gommini in memory foam, ma un cavo non removibile e a mio parere un palcoscenico meno esteso. L’eleganza del legno con cui sono costruite può farvi protendere verso la loro scelta, ma io penso che il valore per il prezzo pagato sia superiore nelle V2, comunque ottimamente costruite. Il comfort, tra l’altro, è stato molto critico per me con le Meze, anche coi gommini in memory. Non posso dire che in assoluto sceglierei le V2, ma relativamente al prezzo le preferisco alle Meze, che non sono totalmente soddisfacenti – considerando che con 80$/€ di YinYoo V2 ne prendo due paia.

YinYoo V2 Frequency Response

YinYoo V2 Frequency Response

Meze 12 Classics Frequency Response

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1MORE Voice/Piston In Ear (35$): controverso paio di cuffie, che ho amato per design, qualità costruttiva e dotazione, ma non ho totalmente compreso in termini di suono. Anche con queste Piston lo sfondo è scuro e la risposta in frequenza a V, ma - come ho già accennato - il suono è più congestionato e la spazialità non totalmente avvolgente. Il comfort è comunque ottimo. Le V2, però, sono un passo avanti. Il cavo removibile, la possibilità di indossarle in più modi diversi, l’astuccio per il trasporto rigido, il maggior numero di gommini, un suono più avvolgente e generalmente più pieno mi fanno protendere per le YinYoo, per soli 5$ in più.

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Conclusioni

Se sono stato così entusiasta nel parlare di questi IEM, un motivo c’è: sono tra i migliori auricolari che io abbia provato in relazione al prezzo di vendita. Sono un prodotto studiato nel dettaglio, che non lascia trascurato alcun aspetto. Dall’astuccio per il trasporto, all’ottimo cavo, al gran numero di gommini presenti, al suono davvero credibile e adatto ad ogni genere musicale e/o bisogno personale. Essendo una cuffia con cavo removibile, rientra nel mio solito consiglio: con un cavo Bluetooth vi togliete la noia del filo, con un cavo con microfono sono perfetti come auricolari anche per le chiamate, e col cavo di serie potete godervi la musica con una connessione cablata alla migliore qualità possibile – se siete cultori, potete anche prendere un cavo a masse separate per una connessione bilanciata. Tra le cuffie che ho consigliato, queste stanno senz’altro in cima alla lista.

Recensione FiiO M7

Nel momento in cui ho dovuto scegliere il mio ultimo smartphone, ho dovuto fare una scelta. Da aspirante audiofilo e possessore di una sempre crescente quantità di cuffie a jack, per l’ascolto di musica ho essenzialmente bisogno dell’entrata jack, per l’appunto, e di una memoria sufficiente – leggasi: espansione via scheda SD. Ma l’equilibrio tra i miei bisogni e il mio budget ha fatto sì che, alla fine, mi capitasse tra le mani un telefono senza jack e senza memoria espandibile. Grandioso.

In realtà questa è stata una scelta oculata, frutto dell’intenzione di trasferire tutto il mio ascolto in un altro supporto: un lettore dedicato, visto che – anche se ai più è ignoto – ve n’è un mercato florido.

Una delle fasce di prezzo più interessanti per questo tipo di prodotti è quella appena sotto ai 200€: ho adocchiato diversi modelli (Cayin N3, Shanling M2S, …) tra cui questo interessantissimo FiiO M7, che ho fortunatamente avuto l’occasione di testare.

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Voglio ricordare che ogni parola che spendo va pesata in relazione al contesto di questo portale, che tratta di prodotti a portata dei più e soprattutto che hanno un alto rapporto qualità-prezzo.

Uno dei fattori che accomuna questo DAP (Digital Audio Player) agli altri due sopra citati è l’adozione della USB di tipo C: chi mi conosce sa che sono un grande sostenitore di questo standard, che ha finalmente dato un’universalità concreta ai connettori. È stata proprio l’assenza di questa porta nella quasi totalità dei restanti modelli FiiO attuali che mi aveva fatto desistere dal testarli; ma c’è da dire che, nel caso specifico di questa azienda, la Micro USB aveva più senso che per altri produttori, in quanto adattata e adottata anche in accessori e dock station per permettere all’audio di passare, un po’ com’era coi vecchi iPod. Passare alla Type-C è stata un’esigenza di mercato più che un passo voluto, ma che io non posso che apprezzare.

Confezione e Hardware

A proposito di connettori, il cavo USB C per scambio dati e ricarica è fornito in confezione, così come una comoda cover in silicone – utile, perché di per sé l’alluminio del corpo di questo lettore è abbastanza scivoloso.

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La costruzione, in ogni caso, è ottima, così come il collocamento dei pulsanti e delle porte. Una cosa che inizialmente non ho apprezzato è stata la presenza del jack (che è anche line-out) nella parte opposta rispetto alla USB. Ho compreso poi essere una questione di ingegnerizzazione mirata a sopprimere quanto più disturbo elettrico possibile dall’ascolto.

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La parte destra ospita l’alloggiamento per la scheda SD, mentre la parte sinistra accoglie la ruota per regolare il volume e tre pulsanti per avanzare o arretrare con il brano e fermare/riprendere la riproduzione.

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Sempre parlando di hardware, il display è una buona unità LCD, che però soffre non poco le situazioni molto luminose: anche al chiuso mi sono ritrovato a tenere il livello di retroilluminazione sempre al massimo. Non ne risente particolarmente la batteria: è un’unità da 1880 mAh, che regge senza difficoltà anche una ventina di ore di ascolto. Veramente notevole: anche se questo risultato non è quello medio, il succo è che non bisogna ricaricarlo spesso, ma addirittura ci si può scordare di quando lo si è caricato l’ultima volta.

Sotto un comparto più tecnico, la baracca è portata avanti da un Exynos 7270 di Samsung che si è dimostrato sempre efficiente ed affidabile, sebbene le memorie facessero un po’ di collo di bottiglia: la RAM da meno di un GB (768 MB) è forse il più grande compromesso da accettare. Un esempio concreto: ci sono solo due applicazioni da aprire in questo lettore, oltre alle impostazioni, e non c’è la possibilità di installarne altre. Una è l’app Musica e l’altra la Radio FM. Ebbene, non è quasi possibile una triangolazione tra le tre senza che una venga chiusa in background. Può dipendere da quando è piena la scheda SD rendendo difficoltoso il processo di lettura? Può darsi. Bisogna solo sapere che c’è questo compromesso da accettare.

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Faccio due appunti veloci: la memoria di archiviazione è di soli 2 GB usufruibili (4 totali), il che rende obbligatorio l’uso di una SD. E la Radio FM funziona davvero bene (chip SI4705 di Silicon Labs), sfruttando come antenna la stessa cuffia collegata. Questo significa che la radio non si potrà ascoltare via Bluetooth.

La gestione dell’audio è affidata al DAC ESS Sabre ES9018Q2C.

Software

Parlando di software, a bordo c’è una versione non specificata di Android, talmente blindata da non permettere l’installazione di applicazioni di terze parti, né via sideload, né tantomeno dal Play Store, visto che i servizi Google non sono abilitati e non è nemmeno presente un modulo WiFi. Qualche considerazione a proposito: l’hardware di questo lettore è talmente limitato che non reggerebbe un carico superiore a quello per cui è stato studiato. Altri DAP della stessa FiiO montano una versione completa di Android con tanto di applicazioni per lo streaming musicale e servizi Google, per cui se è una cosa importante per voi, optate per uno di quelli. Detto questo, l’interfaccia di questo M7 è personalizzata con una gradevole interfaccia colorata ma non “giocattolosa”. L’applicazione della Musica è la stessa che FiiO mette a disposizione in Beta per tutti i device Android: ha un tema chiaro e uno scuro tra cui scegliere, così come diverse impostazioni per la riproduzione e l’equalizzatore (che può essere richiamato solo dalla schermata “Now Playing”), ma la sincronizzazione dei brani non è automatica. Questo significa che se caricherete della nuova musica nella SD o direttamente nella memoria interna, questa non verrà scansionata finché non glielo chiederete.

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Una stranezza che ho notato è che alcuni album/artisti non appaiono nella lista dedicata, ma vengono invece perfettamente riconosciuti nella sezione “cartelle” navigando a mano nella directory in cui sono inseriti. Non è un grande problema, e l’azienda è comunque molto attenta ai bug fix, dato che durante il mio utilizzo è uscito un aggiornamento che ho installato facilmente a mano – tutte le istruzioni sono presenti all’interno del manuale richiamabile da una sezione nel menù principale.

Ho ascoltato per lo più file FLAC in qualità CD, ma questo DAP digerisce bene anche i DSD. Inoltre, pilota anche cuffie ad impedenza medio-alta, sebbene con una pressione modesta.

È importante sapere che la connessione con il PC avviene tramite standard MTP: significa che con Windows non ci sarà alcun problema, essendo uno standard Microsoft, ma con Mac OS avrete bisogno di usare Android File Transfer (chi lo conosce sa che è un programma pessimo e non aggiornato), come consigliato da FiiO stessa. Il mio consiglio è un altro: usate Commander One, un’app per Mac a pagamento ma che semplifica di molto la comunicazione tra Mac e Android.

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Suono

Parliamo dunque del succo della mia esperienza, ovvero il suono. Con un piccolo preambolo: bisogna sapere che il mercato audiofilo è talmente vasto e variegato da rendere difficoltoso prendere le misure basandosi sul prezzo. A un certo punto la proporzione smette di essere favorevole, e spendere non risulta più garanzia di miglioramento qualitativo. Questo vale sia per le cuffie, sia per i lettori. Questo significa che può essere sufficiente un DAP di questo livello per godersi anche cuffie dal valore ampiamente superiore ad esso. Le cuffie a cui ho accoppiato M7 non superano il suo valore di mercato, ma questa è solo una coincidenza.

Inizio col dire, in modo generale, che questo lettore non colora il suono ma mette in risalto le peculiarità delle cuffie a cui lo si accoppia. Ho avuto esperienze positive con tutti i modelli, meno che con le RevoNext QT2 Triple Driver. Sono degli ottimi IEM, che ho apprezzato in tante occasioni, dal suono dettagliato e incisivo, che non ho trovato gradevoli con questo FiiO: anche in pezzi caldi e distesi, l’impressione era quella di un suono teso e troppo enfatizzato nei suoi dettagli. Questo perché, probabilmente, la firma di questi auricolari è volutamente studiata per fornire un feedback preciso durante i live, per cui questa caratteristica si riflette anche nell’ascolto di musica. Usandoli con altre sorgenti, questi IEM si sono adattati meglio ad un ascolto musicale grazie a una leggera equalizzazione; purtroppo un punto che non mi sento granché di promuovere in questo M7 di FiiO è proprio l’equalizzatore: il suo effetto è talmente leggero nei diversi preset che talvolta viene da chiedersi se effettivamente siano stati differenziati l’uno con l’altro. Anche perché se ci si agisce manualmente l’effetto è sicuramente più consistente.

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Gradevolissima, invece, l’esperienza con le 1More MK801, che sono delle On-Ear/Over-Ear (dipende un po’ dal vostro orecchio) sotto i 100€ davvero equilibrate e piacevoli nell’ascolto. È proprio “equilibrato” il termine con cui definirei questa accoppiata, perché il suono prodotto è malleabile a seconda delle necessità: che debba essere incisivo, disteso, preciso, in ogni situazione la riproduzione è stata fedele. Anche i bassi, all’occorrenza, si sono fatti sentire moderatamente. È l’ampiezza del palcoscenico a stupire, probabilmente per una semplice questione di dimensione dei driver, ma tant’è: questa è l’accoppiata vincente. E presumo che con le MK802 (il modello successivo, che ha anche il Bluetooth), la versatilità sia ancora superiore, avendo questo DAP anche il supporto alla connettività wireless.

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Altra accoppiata positiva con una On-Ear è stata con le Sennheiser Momentum HD, un modello che notoriamente suona un po’ sbilanciato nelle basse frequenze e qui non si smentisce. Non è sgradevole, anzi, l’effetto è quello di un suono caldo, ma sufficientemente dettagliato. Il background è piacevole grazie alla profondità fornita da questa cuffia. Siamo sulla fascia dei 200€: questo è già un prezzo che ci dà una discreta sicurezza di “non sbagliare”; per esperienza, cadiamo effettivamente in piedi in qualsivoglia situazione, anche perché la risposta all’equalizzazione di queste Momentum è eccezionale: basta mettere mano alle frequenze basse con un equalizzatore, tirandole un po’ giù, e il suono diventa davvero fedele.

Per citare un’altra accoppiata onesta, ho un paio di cuffie Dodocool per lo sport, di quelle classiche cuffiette con quanta più gomma possibile per resistere al sudore e agli urti ma con una rassicurante certificazione Hi-Res (di cui ho certamente qualche scetticismo in modo assoluto, ma che qui, effettivamente, significa qualcosa): sono stato soddisfatto anche da queste, che sono senz’altro un modello senza pretese che in realtà suona meglio di quanto ci si aspetti. Anche qui, il basso è un po’ troppo presente, ma sono di fascia molto molto bassa (25 € massimo) e sanno il fatto loro.

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Un consiglio: se cercate un DAP casual e avete cuffie da battaglia da utilizzare, con questo M7 le cuffie Xiaomi suonano generalmente bene. La firma di 1More (tutte le varie Hybrid/Piston/ecc. sono prodotte da loro) è davvero ben compatibile con questo player: ho provato le sopra citate MK801, ma anche diversi modelli In-Ear, come le Hybrid Dual, le 1More Piston, le Dual Driver in ceramica, e tutte si sposano a meraviglia con questo lettore. Raccomando di usare file almeno di qualità CD (FLAC standard) per avere un’esperienza gratificante, ma assicuro che anche degli MP3 di alta qualità vi daranno più soddisfazione di un ascolto “da smartphone”; e sicuramente un suono di livello molto superiore a qualsiasi servizio di streaming di massa – ho provato Deezer Premium, Spotify Premium e Amazon Prime Music: qualitativamente ho preferito Amazon, ma in confronto a M7 non c’è storia.

Un punto importante e positivo di cui ho accennato qualcosa prima: il disturbo è pressoché nullo. Non sentirete mai un sottofondo disturbato, nemmeno mentre il DAP riproduce la musica mentre è in carica. L’ingegnerizzazione è stata effettivamente efficace quanto dichiarato, e questo è senz’altro uno dei migliori aspetti di questo lettore, considerando anche la fascia di prezzo.

Bluetooth

L’ultimo punto in cui mi soffermo giusto un attimo è la riproduzione via Bluetooth. Non sono un amante dell’ascolto wireless e non ho problemi ad ammetterlo, ma qualche cuffia ce l’ho e ne riconosco la comodità in determinate situazioni. Non sono modelli di fascia alta, ma credo che possano interessare al target di questo DAP. Ho delle Bluedio T4S (che mi stanno molto simpatiche perché sono le cuffie più economiche a montare una USB C di ricarica), delle Inateck BH1001 e delle Techvilla Tune 2. Nemmeno a volerlo, sono anche in ordine di qualità. Le prime suonano in modo piacevole e hanno un isolamento acustico davvero interessante, sia attivo che passivo. Non ho trovato particolari differenze nel collegamento rispetto a quello con un normale smartphone, ma le vere differenze si dovrebbero sentire con cuffie abilitate ad AptX HD e quant’altro, che ancora non possiedo. Posso dire che, comunque, anche per la riproduzione wireless questo M7 fa il suo dovere in modo egregio. L’unica cosa è che, ovviamente, la batteria durerà decisamente di meno, ma nulla di grave, visto che regge senza problemi anche gli usi più intensi. Anche le Inateck sono molto piacevoli – hanno un tipo di suono studiato apposta per stupire, molto enfatizzato nei bassi e nei riverberi – per ascolti poco seriosi. Per ultime le Techvilla, classici auricolari senza alcuna pretesa che suonano esattamente come ci si aspetterebbe: senza strafare, con una buona riproduzione delle frequenze anche se abbastanza limitata nell’estensione, senza alcun suono fuori posto o di troppo - anzi. Non le consiglierei, ma se già le avete, fanno un lavoro sufficiente.

Venendo alle conclusioni, FiiO M7 è un DAP che consiglierei. Rispetto ai competitor ha qualche chicca in più (pannello touch, Radio FM) e la garanzia di un marchio che ha vinto, non a caso, diversi premi nel settore. Forse avrei pagato volentieri 20€ in più per avere il WiFi e un po’ di RAM in più, ma la line-up di questo produttore conta modelli per tutte le tasche e le pretese – cosa intendo: che probabilmente, se non ora, tra qualche tempo a 20€ in più potrebbe esserci esattamente il modello che sto ipotizzando.

Ultimo appunto: potrei sottolineare che vi è una sola uscita per l’audio e il line-out e nessuna uscita bilanciata; non credo, però, che sia un fattore di cui ci si possa più di tanto lamentare, perché è pur sempre un DAP di fascia medio-bassa, con degli ovvi compromessi da accettare.

Ne consiglierei l’acquisto? Sì, sia per bisogni audiofili non eccessivi, sia per chi desidera semplicemente un supporto diverso dallo smartphone in cui immagazzinare la propria libreria musicale.

Pro

  • USB C
  • Suono dettagliato e fedele
  • Software ben fatto
  • Durata della batteria
  • Radio FM

Contro

  • La USB C non permette l’utilizzo del player come DAC se non con strumenti FiiO compatibili
  • Poca memoria
  • Luminosità non al top

Lascio qui i link per gli acquisti di M7 e altri prodotti citati nell'articolo.

Recensione 1MORE Piston E0320

La mia storia con 1MORE è controversa: ho desiderato provare tanti tra i loro prodotti in questi anni, monitorato i prezzi e atteso degli sconti. Ma è successa una disgrazia che ha visto crollare le mie speranze: il brand è sparito dall’Europa senza dare spiegazioni, e i prezzi degli stock rimasti sono schizzati alle stelle. È un vero peccato, se pensiamo a quanto siano valide le proposte di questo marchio – a detta dei fortunati recensori. In ogni caso, recentemente mi sono procurato le famosissime Piston – non, però, In-Ear – e, conscio del mio legame “affettivo”, volendo così chiamarlo, con queste cuffie tanto desiderate in passato, ho tentato di fornire un giudizio imparziale. Non è stato alfine difficile come pensavo, perché alcuni (pochi) punti a sfavore mi hanno tenuto coi piedi per terra.

Inizio col dire che questi auricolari non sono solo uno strumento, ma anche un oggetto di pregio e dalla presentazione elegante, che solitamente si addice a prodotti di fasce di mercato superiori. La confezione in cartone rigido nero contiene un astuccio metallico colorato che a sua volta custodisce gli auricolari, adagiati in un calco gommato davvero di qualità – il peso ne è dimostrazione. Inoltre è fornito un ulteriore astuccio per il trasporto, oltre a diversi adattatori per le orecchie – di cui parlerò più avanti – e un’elegante clip marchiata 1MORE.

Se non fosse che mi sono documentato negli anni, sarei stato soddisfatto in toto anche dagli auricolari stessi. Il punto è che queste NON sono le stesse Piston che vendevano un tempo. Non è da fraintendersi come discorso: la costruzione del corpo in metallo è di pregio e il filo in nylon di mio gradimento (cosa che non ho trovato invece nelle Half-Ear di Xiaomi, recensite qui, che infatti avevo sottolineato). Il punto è che i comandi a filo, in plastica, non sono certamente gli stessi che avevano queste cuffiette un tempo, che erano invece in metallo. Il dispiacere è che questa non è la sola differenza con quelle Piston: anche la qualità audio, a detta di chi le ha provate entrambe, era superiore nel vecchio modello.

Approfitto allora di questo punto per parlare di indossabilità e suono, perché, ciononostante, mi hanno dato delle vere soddisfazioni. L’ascolto è molto diverso da un paio di In-Ear: il fatto che non ci sia nulla di fisicamente diretto contro il timpano – leggasi gommino – dà l’impressione di essere meno coinvolti, leggermente più distaccati dalla scena, ma permette di concentrarsi sul suono. Io ho usato, tra gli adattatori (che sottolineo essere facoltativi, in quanto si possono omettere), quelli a spugnetta, che mi hanno ricordato quelli degli auricolari dei vecchi Nokia. Questi hanno reso l’esperienza d’uso particolare: così queste cuffiette sembrano quasi delle On-Ear in miniatura, si ha l’impressione di non avere qualcosa dentro all’orecchio, ma di averci semplicemente appoggiato un oggetto morbido. In dotazione ci sono anche degli archetti in plastica morbida che non mi hanno convinto allo stesso modo (come invece mi hanno stupito quelli delle Dodocool Sport, che recensirò a breve: stay tuned!).

La resa sonora è ottima: le frequenze sono bilanciate di default (quasi limitate), ma l’hardware risponde in maniera impeccabile all’equalizzazione; un 20-20k Hz che sicuramente corrisponde alle attese. L’impedenza è di 32 Ω, rendendo facilmente pilotabili questi auricolari anche dallo smartphone – che, a dirla tutta, è la vera sorgente per cui sono studiati: i comandi a filo (volume su e giù e tasto multifunzione) sono pensati per Android e (sorpresa delle sorprese) pare anche per iOs e Mac Os. Con Android tutto bene; con Mac Os non dico che non funzionino del tutto, ma sicuramente non funzionano a dovere. Quanto prima proverò anche su un iPhone per avere la prova definitiva.

La parte migliore di questi auricolari – e ci mancherebbe – è la fedeltà. Non è assolutamente una cuffia “v-shaped”, ovvero pompata sui bassi e sugli alti, ma piuttosto uno strumento equilibrato e bilanciato (se utilizzato così come nasce) che non si fa però problemi ad essere spremuto sulle frequenze più caratterizzanti di un genere (equalizzando).

Una faccenda particolare riguarda il cosiddetto “sound leak”, la dispersione sonora: per quanto sia strano a dirsi, questi sono auricolari semiaperti. Questo significa che hanno una cavità che lascia entrare i rumori esterni e uscire parte del suono; cavità che, se verrà chiusa, comprimerà letteralmente il suono e farà percepire uno sgradevolissimo impasto concentrato sulle frequenze alte. D’altro canto, non è un buco studiato per essere tappato, per cui il problema non si pone.

Le mie conclusioni sono: comprate questi auricolari se volete una cuffia semi-In-Ear veramente di livello nella fascia dei 30€ che dà la polvere alla maggior parte della concorrenza, che sia nel contempo comoda anche dopo diverse ore di utilizzo e abbia un design accattivante e una cura nei dettagli (nell’assemblaggio e nella dotazione) estrema. L’unica pecca che ho riscontrato, ma è un’inezia, riguarda il jack dritto – esposto quindi a più danni potenziali. Sono comunque attualmente gli auricolari che uso come principali.