Recensione cavo YinYoo 6 core (2-pin 0.75mm, 3.5mm single-ended)

Prezzo: 20€

Dove acquistarlo: https://amzn.to/2B8FLd1

Ringrazio YinYoo/Easy Earphones per il sample. La mia versione è la single-ended da 3.5mm, ma c’è in qualsiasi versione bilanciata (2.5mm o 4.4mm) e anche in versione MMCX (questo è 2-pin 0.75mm; non è compatibile con cuffie 2-pin da 0.78mm).

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Premessa importante: non sono un cavo-scettico, ma non sono nemmeno convinto che il cavo sia una componente che inficia nella resa sonora in termini di palcoscenico o di risalto di determinate frequenze. Non credo in fantasiose teorie ma mi affido alla scienza: il cavo è un veicolo di segnali elettrici. Al suo interno possono cambiare resistenza e quantità di ossigeno.

La resistenza deve essere il più bassa possibile, cosicché lo sia anche l’impedenza che ne consegue. Un valore standard è 200 mOhm; tendenzialmente un cavo aftermarket come questo dovrebbe abbassarla significativamente (ma non ho strumenti per misurarlo), attorno agli 80 mOhm. Cosa interessa l’impedenza durante l’uso? La facilità di pilotaggio della cuffia. Ovvero, in parole povere, il volume di ascolto. A una resistenza più bassa conseguirà un volume più alto. Graficamente, si osserverebbe l’intero spettro della risposta in frequenza alzarsi – non è possibile che si alzi una sola zona dello stesso. Dunque, permettetemi degli scetticismi e consigliatemi di mostrarvi scettici dinnanzi a chi sostiene che un cavo in argento enfatizzi la gamma alta, mentre un cavo in rame enfatizzi la gamma bassa, o ancora che un ibrido tra i due regali il miglior bilanciamento e magari ne aumenti il palcoscenico percepito. Il palcoscenico è una caratteristica della cuffia, non del cavo che ne veicola i segnali. Il materiale può avere effetto sulla resistenza, con le conseguenze appena spiegate.

La quantità di ossigeno, trattandosi di metalli, rischia di ossidare il cavo. L’obiettivo dei produttori è quello di minimizzarla il più possibile. OFC, letteralmente Oxygen Free Cable, è la sigla che accompagna i cavi privi d’ossigeno all’interno. In realtà, questa stessa garanzia ha diversi livelli di efficienza: l’indice N ne indica il livello. Più l’indice N è alto, inferiore sarà il potenziale disturbo percepito in cuffia (sia in termini di rumore di fondo che in termini di microfonicità). In questo caso l’indice non è dichiarato, ma il rumore è nullo. Ho sentito cavi 7N peggiori, e 7 è un valore molto alto. Dunque, buonissimo lavoro. Ma non voglio anticipare i dettagli.

L’ultima cosa importante: la lunghezza del cavo può inficiare nel suono. Ma questo avviene tendenzialmente solo con DAP (convertitori digitale-analogico) di scarsa qualità.

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Unboxing e prime impressioni

Quasi inutile parlare di scatola, in quanto questo cavo arriverà in una semplice busta di plastica con allegato un foglietto per la garanzia. Al contrario di quanto faccia intendere questa confezione, il prodotto colpisce per la sua qualità. I materiali sono ottimi (metallo nei connettori e nello split a Y, il chin slider è plastico, il cavo è placcato in rame e rivestito in gomma trasparente) e la cura nell’intreccio di livello. Sicuramente attira molto l’attenzione, dal momento che il rame gli dona una colorazione rosa inconfondibile. Alcuni potrebbero trovarlo pacchiano, a me non disturba – sarà il daltonismo. Prima impressione fallimentare in quanto le KZ ZS3 (qui la recensione) non sono compatibili con questo cavo come invece era dichiarato (ho già segnalato allo store il problema, ma non è stato rimosso il modello dalla lista dei compatibili). Le ES4 (qui la recensione) si sono perfettamente adattate. Non è stato semplice trovare il giusto verso di inserimento dei 2 pin (potrebbe essere rischioso invertirli, perché sono due poli opposti). Ma si comportano come altri cavi aftermarket, quindi sarà sufficiente orientare il segno colorato presente su ognuno dei connettori verso l’alto. Devo dire che la pessima vestibilità delle ES4 (a proposito, la recensione la trovate qui) ha trovato un enorme giovamento da questo cavo: il fatto che non abbia alcun tipo di pre-curvatura e sia al contempo molto soffice evita problemi di stabilità o fastidi. La grandezza delle cuffie comunque è un po’ troppo elevata, ma certamente il cavo di serie non aiuta. Ho provato anche ad attaccare questo cavo alle TRN IM1, brand che di cavi ne sa moltissimo (e infatti non era necessario cambiare quello di serie): anche qui c’è un ottimo fit.

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Suono

Suvvia: con tutta la premessa che ho fatto, cosa potrei mai scrivere sul suono? Certamente c’è una chiarezza degna di nota, la microfonicità è assolutamente assente e non ci sono disturbi di fondo – se non quelli dovuti alla sorgente. Il volume più o meno si assesta sul livello dei cavi stock. Non ne risente il palcoscenico per ovvie e già citate ragioni. Insomma, le differenze per quanto riguarda il suono non sono percepibili.

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Confronti

Cavo stock delle YinYoo V2 (qui la recensione): si vede che sono cavi prodotti dalla stessa azienda. L’unico punto a sfavore di quello di serie delle V2 è che manca il chin slider. Per il resto è più sobrio e più leggero, ma veicola un segnale altrettanto pulito.

 

Cavo stock delle KZ ES4: l’unica volta in cui un cavo rosa è più appetibile di un cavo di altro colore, perché il marrone è proprio poco invitante. Il 6 core di YinYoo vince su tutti i fronti: resistenza, slider, connettori in metallo e soprattutto nessuna pre-curvatura con anima in metallo, veramente una pessima idea da parte di KZ. Potete acquistarlo a questo link: https://amzn.to/2TnUFmJ

 

Cavo stock delle TRN IM1: pur apprezzandolo come cavo di serie, il cavo delle IM1 è il classico TRN di base (costa circa 3€) con rinforzi in plastica e non metallici. Gli uncini pre-curvati ci sono, ma sono “a memoria” (apprezzabile). Sicuramente è un cavo leggero che non cambierei per i pochi benefici che offre il 6 core. E ha il vantaggio di essere compatibile con le ZS3, che ci si sposano perfettamente. Potete acquistarlo a questo link: (qui).

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Conclusioni

Ho apprezzato moltissimo questo cavo. Ha una qualità eccelsa nella costruzione e nei dettagli e dona eleganza a molti prodotti che ne sono privi. Certamente, spendere 20€ per una cuffia e 20€ per un cavo da abbinarle non ha molto senso. Un cavo di questo tipo va bene per cuffie da centinaia, anche migliaia di euro, ma non è necessario e non dà reali benefici per le cuffie “da battaglia”. Certamente se una cuffia arriva con un cavo stock davvero pessimo (come nel caso di KZ) il mio consiglio è di sostituirlo, ma magari spendendoci qualcosa in meno. Vi invito dunque a lasciarmi le vostre eventuali esperienze con i cavi – attenzione, parlo di cavi per cuffie, non cavi per impianti – e le vostre opinioni su quei prodotti di fascia altissima quali sono i cavi da 7/800€ e più, consci di tutte le considerazioni fatte all’interno dell’articolo.

Recensione YinYoo V2

Tra le cuffie più consigliate dagli appassionati, nella fascia dei 50$, ci sono le T2/T2 Pro di TinAudio – ora TinHiFi. Delle due io ho in prova la versione Pro, e non ne sono per nulla entusiasta. Mi spiegherò meglio nella recensione dedicata. Questo preambolo perché? Perché queste V2 di YinYoo, protagoniste della recensione di oggi, sono palesemente ispirate a questi modelli sopra citati, sia per design che per configurazione hardware, che per prezzo – che per nome, probabilmente. Eppure, provandole entrambe in modo approfondito, posso dire di preferire sotto ogni aspetto le V2 di YinYoo. Il problema più evidente che molti evidenziavano alle T2 era, nel loro dettaglio cristallino, la carenza di bassi. Così TinAudio ha fatto uscire il modello Pro, enfatizzando però gli alti. Pessima mossa, dal mio canto, perché sono stridule ed aspre nonché esageratamente sibilanti. YinYoo, più furba, ha invece sfornato un prodotto molto simile ma con quel basso in più che mancava alle concorrenti.

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Questo sample arriva da AK Audio, e per i lettori di techinblack.it il prezzo sarà di 39$ acquistando dal loro store seguendo queste istruzioni: durante l'ordine basterà scrivere "techinblack.it" nell'apposito spazio per lasciare un messaggio al venditore, piazzare l'ordine senza aggiungere un metodo d'acquisto, e aspettare la notifica dell'aggiustamento del prezzo. Dopodiché si potrà pagare ottenendo questo prezzo discount davvero vantaggioso. Se avete bisogno di assistenza, scriveteci sulla pagina Facebook via messaggio privato: https://www.facebook.com/techinblackstaff/

 

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Unboxing e prime impressioni

Le differenze con gli altri modelli ci sono, comunque: le V2 sono leggermente più piccole, il cavo è 2-pin .78 mm e non MMCX, c’è un comodo astuccio rigido per il trasporto; di contro, mancano i tips in memory foam – ma quelli in silicone sono ottimi. Un’altra “furbata” è stata quella di invertire la forma dell’auricolare destro con quella dell’auricolare sinistro, rispetto alle T2, che effettivamente erano nate “storte”. Non è difficile, in realtà, fare lo switch nelle T2 (basta attaccare diversamente il cavo), ma può essere visto come un difetto di progettazione. Con queste V2, invece, è tutto al posto giusto. Il cavo è molto buono e arriva già montato agli auricolari. Non soffre di microfonicità ed è molto elegante. La vestibilità è fortunatamente superiore alle T2, che erano leggermente troppo grandi e i gommini in memory, seppur di discreta qualità, erano anch’essi di dimensioni generose. L’isolamento passivo è di ottimo livello: anche utilizzando i gommini bianchi più piccoli, che sono quelli che meglio si adattano al mio orecchio, i rumori esterni sono attutiti quasi totalmente. Un’ottima cosa è che, oltre agli stessi gommini, anche il cavo sarà sostituibile con uno aftermarket – facendo attenzione a prenderlo della giusta misura: il 2 pin della stessa YinYoo che possiedo non va bene, perché la distanza è di .03 mm differente. Altro punto a favore è l’astuccio per il trasporto che è davvero di qualità ed è più spazioso di tanti altri che utilizzo.

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Specifiche tecniche

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Suono

Ho capito, col tempo, che il FiiO M7 – pur essendo una buona sorgente – è sibilante. Una cuffia che soffre di sibili di natura difficilmente avrà un’ottima sinergia con quel lettore. Con le T2 Pro, infatti, è davvero fastidioso; con queste V2 no. Per cui ho piacevolmente testato questo prodotto in accoppiata con quel player. Quello che mi è stato consigliato dal fornitore, oltre al burn-in, è di utilizzare i gommini più larghi per godere al meglio delle frequenze alte. Però, dal momento che gli alti sono apprezzabili in ogni caso, ho preferito dare priorità al comfort usando i gommini piccoli. Dopo diverse ore di utilizzo, effettivamente il suono ha giovato del rodaggio dal punto di vista della spazialità. Riassumo in breve la mia esperienza prima di scendere nel dettaglio: questi IEM sono un ottimo prodotto. Il bilanciamento delle frequenze è corretto, la curva di risposta a V dona un suono poco affaticante e piuttosto colorato. Se cercate un prodotto dal suono analitico per la produzione musicale, non fa proprio al caso vostro. Per il restante pubblico, che occupa la maggioranza della popolazione, queste cuffie saranno invece una scelta da tenere in seria considerazione: reggono volumi alti, isolano bene, stanno piuttosto salde all’orecchio e hanno un suono adatto a qualsiasi genere musicale. I bassi corposi, estesi in profondità, rendono le V2 il classico prodotto “che piace al primo ascolto”. I medi sono leggermente arretrati, ma non vengono inficiate né le voci, né gli strumenti nella chiarezza delle singole parti. Gli alti sono buoni, con pochissimi sibili, e sono la parte che più migliora con l’uso – “out of the box” sembrano un po’ timidi. Il palcoscenico è credibile, non ampio all’inverosimile, ma aiutato da un generale sfondo scuro che è caldo e avvolgente. Sia chiaro questo: presi singolarmente, questi singoli punti che ho elencato non eccellono; sono però ben amalgamati nell’insieme, e rendono il prodotto veramente interessante, soprattutto pensando alla cifra a cui sono offerti. Mi vengono in mente le 1MORE Piston In-Ear: la firma sonora è simile a quella di queste V2, ma il suono lì è molto più congestionato e la spazialità ridotta; per una cifra molto simile, i vantaggi qui sono moltissimi: in termini di tuning siamo lì, ma queste V2 sono un chiaro upgrade anche e soprattutto per chi apprezza quel tipo di risposta in frequenza che utilizza 1MORE. Il cavo removibile, poi, è sicuramente un altro punto a favore delle YinYoo; è vero che arrivano senza microfono, ma nulla ci vuole a comprare un cavo da pochi euro con microfono integrato. Questo era solo uno di più confronti che farò in seguito all’interno di questa recensione.

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Ci tengo a sottolineare che non è il caso di usare queste cuffie come monitor da studio: l’enfasi nelle basse frequenze dà l’impressione di avere un corpo in quella gamma che in realtà non si sta ottenendo; questo vale per tutti i prodotti V-shaped e simili, ed è per questo che non le posso consigliare per quel tipo di utilizzo (alternative a prezzi simili più adatte a quelle situazioni sempre a fine articolo).

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Confronti

TinAudio T2 Pro (60$): a parte le differenze già citate (quali l’attacco MMCX e il fatto che cuffia destra e sinistra, in quanto a forma, siano invertite), le T2 Pro sono cuffie molto dettagliate e analitiche, mentre le V2 sono più volte ad un ascolto casual e prolungato. Ho trovato le T2 Pro veramente difficili da ascoltare, per gli alti troppo taglienti e i bassi carenti. Le V2 sono assolutamente superiori, con un carattere più scuro, dei bassi credibili, un palcoscenico altrettanto valido, una maggiore resistenza ad alti volumi senza distorcere, ed altri fattori più banali come le dimensioni leggermente più compatte, che donano un comfort superiore. Ho preferito anche il cavo nelle V2. Per me – sottolineo che è un parere personale – ci sono solo due punti a favore delle T2 Pro: il dettaglio e i tips in memory foam. E non valgono, dal mio canto, la scelta rispetto alle V2.

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RevoNext QT2 (40$): questo è un bellissimo confronto. Entrambi questi monitor condividono lo stesso standard 2 pin .78 mm, entrambi sono in metallo, la fascia di prezzo è la stessa. Cosa cambia tra i due? Il comfort prima di tutto: nelle V2 è superiore, sebbene la vestibilità sia buona anche nelle QT2; il problema, con quelle, è il fatto che dopo un po’ di tempo di utilizzo, gli spigoli del guscio faranno male alle orecchie. Le firme sonore sono molto diverse: le V2 sono più “facili” da ascoltare, le QT2 più analitiche. Consiglierei le seconde per live stage e produzione musicale, perché per l’ascolto penso che le V2 siano un passo avanti in termini di affaticamento (le RevoNext soffrono un po’ di asprezza negli alti; sono brillanti). Il cavo delle QT2 non è granché, per cui consiglio, nel caso vogliate acquistarle, di prendere le QT2S, identiche ma con cavo aggiornato. Trovate la mia recensione qui.

 

Meze 12 Classics (80$): nonostante costino il doppio, non suonano “due volte meglio” (mi prendo la licenza di usare questa formula). Le Meze 12 Classics sono un ottimo paio di auricolari, di cui ho apprezzato dotazione, costruzione, suono e filosofia. Suonano in modo simile a queste V2, in termini di firma sonora: divertenti, V-shaped, un po’ scure, che non fanno degli alti il loro punto di forza. Hanno qualcosa in più e qualcosa in meno. Più dettaglio, i gommini in memory foam, ma un cavo non removibile e a mio parere un palcoscenico meno esteso. L’eleganza del legno con cui sono costruite può farvi protendere verso la loro scelta, ma io penso che il valore per il prezzo pagato sia superiore nelle V2, comunque ottimamente costruite. Il comfort, tra l’altro, è stato molto critico per me con le Meze, anche coi gommini in memory. Non posso dire che in assoluto sceglierei le V2, ma relativamente al prezzo le preferisco alle Meze, che non sono totalmente soddisfacenti – considerando che con 80$/€ di YinYoo V2 ne prendo due paia.

YinYoo V2 Frequency Response

YinYoo V2 Frequency Response

Meze 12 Classics Frequency Response

Meze 12 Classics Frequency Response

 

1MORE Voice/Piston In Ear (35$): controverso paio di cuffie, che ho amato per design, qualità costruttiva e dotazione, ma non ho totalmente compreso in termini di suono. Anche con queste Piston lo sfondo è scuro e la risposta in frequenza a V, ma - come ho già accennato - il suono è più congestionato e la spazialità non totalmente avvolgente. Il comfort è comunque ottimo. Le V2, però, sono un passo avanti. Il cavo removibile, la possibilità di indossarle in più modi diversi, l’astuccio per il trasporto rigido, il maggior numero di gommini, un suono più avvolgente e generalmente più pieno mi fanno protendere per le YinYoo, per soli 5$ in più.

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Conclusioni

Se sono stato così entusiasta nel parlare di questi IEM, un motivo c’è: sono tra i migliori auricolari che io abbia provato in relazione al prezzo di vendita. Sono un prodotto studiato nel dettaglio, che non lascia trascurato alcun aspetto. Dall’astuccio per il trasporto, all’ottimo cavo, al gran numero di gommini presenti, al suono davvero credibile e adatto ad ogni genere musicale e/o bisogno personale. Essendo una cuffia con cavo removibile, rientra nel mio solito consiglio: con un cavo Bluetooth vi togliete la noia del filo, con un cavo con microfono sono perfetti come auricolari anche per le chiamate, e col cavo di serie potete godervi la musica con una connessione cablata alla migliore qualità possibile – se siete cultori, potete anche prendere un cavo a masse separate per una connessione bilanciata. Tra le cuffie che ho consigliato, queste stanno senz’altro in cima alla lista.

Recensione KZ ES4

Sebbene io non sia un grande fan di KZ – lo potrete capire dalla mia recensione delle ZS3, che trovate qui – quando mi è stato proposto di testare queste ES4 ho acconsentito, sperando in un miglioramento in questa nuova generazione. Vero è che dovrei rivolgermi alla diretta evoluzione delle ZS3 (le ZS4) perché questo intento risulti più scientifico, ma credo che non ci sia una grande differenza tra le due se non nelle fattezze. Per quanto riguarda l’hardware, infatti, sono entrambe cuffiette ibride a doppio driver, e il prezzo di vendita è il medesimo.

Ringrazio Easy Earphones/YinYoo per il sample e lascio il link per l’acquisto su Amazon alla fine dell’articolo.

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Unboxing e prime impressioni

L’esperienza di spacchettamento è la stessa di qualsiasi altra KZ di fascia economica: dentro alla scatola bianca - con le forme degli auricolari disegnate sul fronte e le specifiche tecniche sul retro – ci sono le cuffiette, il cavo (che arriva staccato) e qualche foglio dalla dubbia utilità. Le cuffiette sono gradevoli esteticamente, di un rosso semitrasparente al cui interno si vedono i driver e un circuito con tanto di logo di KZ che è probabilmente piazzato lì per bellezza, ma non è funzionante. Lato costruttivo sono meno entusiasta: i due pezzi di plastica (di mediocre qualità) che compongono il guscio paiono essere attaccati in maniera molto precaria e appena ho attaccato il cavo ho sentito degli scricchiolii molto poco rassicuranti. A proposito di cavo, l’ho trovato migliorato rispetto alle ZS3, è intrecciato e non più un semplice filo di gomma. Altro lato positivo, che rimane, è il jack a L. Meno apprezzabile l’archetto in memory (che è proprio un fil di ferro rivestito) che va appoggiato sull’orecchio, che è scomodissimo per due motivi: mantiene una forma troppo rigida che non si adatta a dovere all’orecchio, e rende impossibile districare il cavo quando si attorciglia.

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Fortunatamente il cavo è sostituibile, per cui potete acquistare quello che più si confà ai vostri bisogni (farò un esempio più avanti in questa recensione). Specifico che ho in test la versione che arriva di default senza microfono lungo il filo (fattore che tendenzialmente preferisco, in quanto evita possibili interferenze elettriche).

La vestibilità con il cavo di serie è pessima. Se avevo trovato scomode le ZS3, è perché non avevo provato queste. Non voglio esagerare (avrei spontaneamente fatto il paragone con l’infilarsi un camion nelle orecchie), ma il fatto che i gommini di serie siano piuttosto duri e con una strana trama zigrinata (tipica delle KZ, peraltro) e le dimensioni siano enormi, il comfort che ne deriva è nullo. Per questo ed altri motivi, le mie sessioni di ascolto con questi auricolari sono state davvero brevi. Se non altro, ho rivalutato la comodità delle ZS3. Come per il cavo, consiglio di cambiare anche i gommini, magari con un paio in memory foam.

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Per provare a migliorare la situazione della scomodità, ho montato un cavo aftermarket a 6 core che mi ha inviato YinYoo – che è anche il produttore dello stesso. Cosa migliora rispetto al cavo originale? Il fatto che non si ingarbugli, che abbia un serracavo (il famoso “chin slider”), e che sia privo di qualsiasi tipo di archetto in fil di ferro/memory/quant’altro. Migliora notevolmente anche la vestibilità, permettendo un ascolto decisamente più confortevole. L’unico lato che rimane negativo, nel frangente comodità, è che pur utilizzando i gommini di misura più piccola continueranno a dare fastidio. Questo perché il beccuccio è assolutamente fuori misura – anche gli stessi gommini richiedono tantissimo tempo per essere montati, se siete abituati ad auricolari con misure standard. Un paio di cuffie (di tutt’altro livello) che mi hanno stupito per il motivo opposto, ovvero per l’estrema comodità nel cambiare i gommini, sono le Mason V3 di Unique Melody (la recensione qui).

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Suono

I test sono stati fatti con il FiiO M7, il Dodocool DA106 e il MacBook Pro - con e senza la Focusrite 2i2.

A suo tempo, ho sconsigliato le ZS3 soprattutto per la esagerata enfasi nei bassi e gli alti insufficienti. Noto che in queste ES4 c’è stato un tentativo di bilanciare le frequenze, ma che risulta nel complesso insufficiente. Faccio un passo indietro.

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Al primo ascolto queste cuffie non sono state terribili. C’è una buona spazialità, un suono avvolgente, sempre tendente al caldo ma non così spostato sui bassi come le ZS3. Penso che per chi non abbia particolari pretese, né abbia già avuto esperienze acustiche di alto livello, né abbia un budget più alto, queste cuffie possano anche essere soddisfacenti. Il suono è il più delle volte credibile, migliore in senso generale di altre cuffie che ho provato, e digerisce in un modo o nell’altro qualunque genere musicale.

Ma un’analisi più tecnica, e soprattutto un confronto diretto con altri modelli, mi hanno fatto ridimensionare le prime impressioni riguardo al suono.

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I bassi sono buoni, ma peggiori rispetto alle ZS3: più lenti, meno precisi e purtroppo seguono la tendenza generale di questi monitor (un po’ fa male chiamarli così) ad avere uno strano riverbero per tutta la scena. Ma, compresa l’atmosfera che si crea indossando questo prodotto, che definirei quasi una “virtualizzazione” di dubbia utilità, non mi sento di dire che i bassi sono un punto di debolezza del prodotto. Anzi, chi li apprezza può affidarsi, con qualche riserva, a queste cuffie. C’è anche un accenno di sub-bass, rivolgendosi ai giusti pezzi (e.g. “Butterflies” di Sia, tutt’altro che recente ma ben mixata e masterizzata, come tutto l’album a cui appartiene, “Colour the small one”). Oltretutto, le percussioni sono discrete e abbastanza incisive, per cui per un uso casual le posso davvero comprendere. Magari avendo anche dei grossi padiglioni auricolari. Sbilanciandomi, direi addirittura che le percussioni sono la cosa migliore che potete tirare fuori da queste cuffie.

Gli alti rimangono un problema. Come nelle ZS3, e nonostante il cavo migliore, i sibili sono ancora presenti – ma leggermente meno udibili – e i suoni in gamma alta tendenzialmente troppo aspri. Cercando un grafico di risposta in frequenza, è effettivamente possibile notare una seria difficoltà dei driver a riprodurre gli alti. Le voci femminili sono accettabili. Quando faccio distinzione tra voci maschili e femminili, intendo quelle molto alte (femminili) e molto basse (maschili), ma tendenzialmente le impressioni si equivalgono tra le voci, soprattutto tra gamma contralto e gamma tenore. Infatti, un Chris Martin suonerà bene tanto quanto Josephine degli Oh Wonder: bene, ma non eccezionalmente.

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Non c’è un palcoscenico particolarmente ampio né una scena realisticamente riprodotta (dallo stesso album citato sopra, “Don’t bring me down” è un pezzo perfetto per testare la scena ricreata; qui è mediocre, non pessima). Il prodotto è economico e non bisogna avere troppe pretese, ma ho l’impressione che KZ punti esclusivamente alla quantità dei prodotti piuttosto che alla qualità degli stessi. Se pensiamo a quanti modelli con la stessa configurazione sono nella loro linea, viene da chiedersi perché non farne uno solo, ma con un comfort migliore, una qualità costruttiva superiore e una ricerca più approfondita in ambito acustico. Non lo dico per screditare questo prodotto, che se la cava con i giusti accorgimenti, ma perché la concorrenza è più che mai agguerrita soprattutto in fascia economica. Di queste ES4 ho letto e sentito tante cose: un ragazzo sosteneva che fossero migliori, sotto ogni aspetto, alle Shure SE215. Lungi da me lasciare inattaccati i mostri sacri (anzi, per le Mason V3 di Unique Melody non ho avuto tante belle parole da spendere), ma queste KZ non possono competere con prodotti di fascia superiore. Per 15/20 euro il suono è discreto, ma nulla più. Anzi, comparandole alle Xiaomi Hybrid Dual (di prima generazione), con la stessa configurazione e sulla stessa fascia di prezzo, ne escono addirittura sconfitte. Non oso immaginare contro quelle di seconda generazione. L’unica cosa per cui darei una nota di merito alle ES4, in questo confronto, è che reggono volumi più elevati.

TinAudio T2 Pro, KZ ES4, BGVP DMG

TinAudio T2 Pro, KZ ES4, BGVP DMG

Conclusioni

Per come sono concepite, queste KZ ES4 paiono più una forma prototipale di monitor che un prodotto pronto. Se arrivassero con un cavo migliorato negli aspetti che ho sottolineato, dei gommini migliori e un generale occhio di riguardo per la qualità – che pare mancare quasi in ogni frangente – sarei felice di pagarle di più, sapendo di aver speso meglio i miei soldi rispetto alla situazione attuale. Attualmente, sono un prodotto salvabile solo sostituendo il cavo – che, considerando quello che ho utilizzato io, porterebbe la spesa totale intorno ai 40 euro: cifra che questa combo non vale. Con circa 40 euro prendete le RevoNext QT2 (qui la mia recensione) e avete tra le mani un prodotto superiore in ogni aspetto. Altre alternative? Le T2 di TinAudio oppure le ottime YinYoo V2 che sto testando al momento. Lascio di seguito il link per l’acquisto di queste ES4 e, soprattutto, del cavo aftermarket di YinYoo – vero protagonista di questa recensione, ma che ne avrà anche una tutta sua.