Recensione TRN IM1

Prezzo: 25€

Dove acquistarle: [link]

 Ringrazio AK Audio per il sample e per il codice sconto valido per i nostri lettori. Se al momento dell’acquisto scegliete “altri metodi di pagamento” e lasciate scritto “www.techinblack.it” (senza virgolette) nel campo di testo per i messaggi al venditore, dopodiché annullate il pagamento, il negozio provvederà a offrirvi uno sconto (il valore dello stesso dipende dal periodo). Potrete infine pagare come preferite.

 Specifiche tecniche:

  • Driver dinamico + armatura bilanciata

  • Impedenza: 16 Ohm

  • Sensibilità: 102 dB

  • Risposta in frequenza: 7-40k Hz

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Unboxing

Essendo la prima cuffia che provo di questo brand, non posso fare un confronto di accessori in dotazione. Sinceramente ci si può aspettare qualcosa in più. La scatola è elegante e la presentazione degli auricolari pure, ma ci sono solo tre paia di gommini, una pezzetta per pulire le cuffie dalle impronte e il cavo. Nessun astuccio per il trasporto, nessun gommino particolare o in foam. Il cavo è ottimo, per essere un cavo stock di una cuffia piuttosto economica è molto migliore di quello che fornisce KZ nei modelli di pari prezzo, ad esempio. Il mio è senza microfono, ma lo potete ordinare anche con. Le cuffie, nel mio caso in versione total black, sono ben costruite e hanno una forma in stile custom, molto molto simile all’interno del mio orecchio – e questa è ovviamente solo una considerazione personale. Questo è un pregio per la comodità, ma un difetto perché l’isolamento è esagerato e mi si crea il sottovuoto. Ho dovuto usare dei gommini in memory foam di TinAudio per riuscire a sentire decentemente la musica (ne riparlo in seguito). Un appunto estetico: sul fronte, spennellato in acrilico, c’è il logo dell’azienda e la dicitura abbreviata “hybrid armature”. Una simpatica scelta, dal momento che la confezione riporta invece la dicitura “custom dynamic”. Per evitare confusione, sappiate che la cuffia ha una configurazione ibrida con un driver dinamico e un’armatura bilanciata. Osservando attentamente le cuffie, si nota un dettaglio che solitamente appartiene a cuffie di fascia molto più alta: il fatto che non ci sia alcun filtro, né metallico né in tessuto, nel canale di uscita del suono. Oltre a questo, alcune immagini della cuffia aperta evidenziano i tubi che collegano i driver direttamente al canale d’uscita, che ha due aperture. Cosa significa? Che ad ogni driver è affidato un range di frequenze (al dinamico le basse, all’armatura le medie e le alte) e queste arriveranno al nostro orecchio in modo diretto dai driver, senza passare per un filtro o risuonare all’interno del guscio. Per una cuffia di questa fascia di prezzo è forse un primato (anche perché buona parte del prodotto finale è assemblata a mano!).

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Prime impressioni e problematiche

Al solito, prima di parlare del suono devo precisare alcune cose. Non ho avuto vita facile con queste cuffie: pur avendo apprezzato il suono fin dal primo istante, quando il sottovuoto si crea, si sente una sorta di “crack” (che ho inizialmente attribuito a un problema delle mie orecchie, erroneamente); non ho idea se sia perché il driver internamente viene mosso (driver flex), ma sappiate che è una questione da considerare. Solitamente utilizzo i gommini in silicone più piccoli che ci sono in dotazione. Con la cuffia destra, anche in questo caso, andavano bene; con la sinistra no. Ho switchato ai tips in memory foam di TinAudio, che non mi davano un gran comfort nelle cuffie originali (T2 Pro), ma che mi hanno parzialmente aiutato in questo caso (perché il sottovuoto è in parte evitato), ma il crack si sente comunque. Probabilmente è un problema che concerne l’apertura per l’aria della cuffia sinistra, che è evidentemente ostruita. Per questo motivo, il fornitore ha deciso di mandarci un secondo sample, per verificare quanto il suono è modificato da questa problematica, e se il controllo qualità di TRN è effettivamente carente o è stato solo un caso sparuto. Per non confonderci durante i test, la seconda cuffia è di colore rosso; valgono esattamente le stesse cose tra le due per quanto riguarda la qualità costruttiva e il comfort. Oltretutto, questa seconda cuffia arriva col microfono sul cavo, dandoci altresì la possibilità di confrontare anche i cavi e la qualità di questo microfono. Il secondo paio, fortunatamente, non ha i problemi del primo. Il fronte è differente, in quanto la versione total black mi sembra non abbia lo stesso scalino tra il corpo e la placca metallica resinata (sempre che in versione nera sia presente, perché non è semplice capirlo).

Devo dire che dopo qualche ora di ascolto sento un po’ di affaticamento, similarmente a quanto accade con le KZ, ad esempio (qui le recensioni delle ZS3 e delle ES4).

Altra “modifica”, oltre ai tips in memory, che non ho resistito a fare è stata montare il cavo 6 core in rame di YinYoo che avevo a disposizione: il suono non cambia – come potete leggere nella sua recensione qui – ma esteticamente e come solidità è sicuramente un upgrade che consiglio. A conti fatti, questa cuffia – se integra – non ha realmente bisogno né di cambiare il cavo, né di utilizzare altri gommini.

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Suono

Le mie sorgenti: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012, Zorloo ZuperDAC-S da Mi MIX 2.

I miei file: DSD (Pink Floyd), FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt), FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …), ALAC (Sia), MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything, …).

 

Il caso ha voluto che provassi queste cuffie assieme a un nuovo arrivato, il DAC ZuperDAC-S di Zorloo basato sul famoso chip 9018 di Sabre; lo stesso che monta, in un’altra variante, il mio FiiO M7! Piccola introduzione per dire che è una cuffia che si sposa bene con questo convertitore.

Generalmente, il suono che vi garantiscono le IM1 è piuttosto neutrale, sebbene abbia delle tendenze brillanti. Il mio gusto mi impedisce di apprezzare le cuffie brillanti senza infastidirmi (per via degli inevitabili sibili), ma onestamente questi livelli sono ancora sopportabili per me (almeno per medi periodi di ascolto). Un ottimo compromesso per accontentare anche chi ama un buon dettaglio nelle alte frequenze. Quello che mi ha colpito di questa cuffia – e mi devo contraddire da solo: nel video unboxing insinuavo non fosse possibile – è stata la sorprendente capacità di riprodurre al meglio tutta la gamma udibile di frequenze. Ovvero, questa cuffia può essere usata come un monitor, esattamente come suggerisce la sua conformazione. Sebbene il basso sia leggermente enfatizzato, così come lo sono gli alti, la gamma media non ne risente negativamente, come accade, invece, nella stragrande maggioranza delle situazioni simili. Al contrario, le voci sono sempre abbastanza ariose, chiare e non incassate; la separazione strumentale è sopra la media, come la distribuzione spaziale degli strumenti. Non c’è un palcoscenico molto ampio, per cui – a voler essere buoni – c’è una certa intimità degli stessi strumenti attorno a noi. Questo fattore poteva essere superiore, ma sinceramente non a questo prezzo. Ovviamente non è tutto positivo: questa cuffia sembra richiedere un po’ più di amplificazione rispetto alla media (la mia media è il 50% del volume del FiiO M7, ovvero 30 step su 60; solitamente sto più basso): sono arrivato anche a 36 step di volume su 60 su M7, per avere una gamma bassa e una gamma media abbastanza corpose. Di contro, gli alti si inaspriscono troppo a quei livelli, diventando insopportabili per me. Onestamente, dal punto di vista del suono mi ritengo comunque appagato: buona estensione in gamma bassa e in gamma alta, buoni medi (questa è la vera sorpresa) e scena immaginaria discreta. Il suono ha una tendenza olografica che risente dei limiti di questo palcoscenico intimo, ma che a conti fatti risulta piacevole. Il punto di queste cuffie è che non suonano in modo molto naturale. Il buon dettaglio e l’essere analitiche le rendono utilizzabili per scopi di home recording, ma sinceramente punterei ad altri prodotti anche per quell’uso. C’è sempre un senso di occlusione che rende faticose queste cuffie da ascoltare.

Ci tengo a sottolineare una cosa: dopo aver scritto i vari complimenti (e non) che avete appena letto, ho ascoltato per curiosità un album che non uso tanto quanto altri citati per fare i test, ma che apprezzo. Il disco in questione è “A Fever Dream” degli Everything Everything. Ebbene, questo disco è difficilmente ascoltabile per me con queste cuffie. È molto sviluppato nella gamma alta delle frequenze, molto energico con la batteria e con la voce, e viene riprodotto in modo analitico ma troppo tagliente da queste IM1. Per cui, se sapete che ascoltate musica tendenzialmente molto “presente” nei medio-alti, pensateci due volte ad affidarvi a queste cuffie. Per tutti gli altri, vi assicuro che cadrete in piedi.

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Confronti

KZ ES4 (20€): le IM1 vincono sotto molti punti di vista. Che si parli di comodità, correttezza del tuning, cavo di serie, qualità costruttiva. Prediligerei le ES4 per i bassi e per la naturalezza superiore. L’attacco è lo stesso 2-pin da 0.75mm. Non mi dilungo sul confronto, perché ho apprezzato a fatica le ES4 (attenzione: non sono una cuffia cattiva, anzi. Sono un buon upgrade se le uniche cuffie che avete provato sono quelle in dotazione col vostro telefono. Ma queste TRN sono leggermente superiori).

 

KZ ZS3 (20€): sebbene sia un modello vecchiotto, le forme sono simili a quelle di queste IM1; solo un po’ più grandi e meno confortevoli. Il basso è sicuramente migliore nelle ZS3, ma è anche l’unica gamma correttamente rappresentata della cuffia. In generale, non la consiglierei a nessuno se non a chi vuole esclusivamente sentire i bassi (e magari ha delle orecchie più grandi della media); di contro, le IM1 sono adatte un po’ a tutti. E il loro cavo calza alle ZS3, che ne hanno uno di serie abbastanza penoso. (Sì: ho messo un cavo di terze parti sulle TRN, e il cavo delle TRN sulle KZ).

 

RevoNext QT2 (35€): sono simili. Simili nel suono, simili nel prezzo, simili nella dotazione. Ciò che cambia è il comfort – anche se nessuna delle due è incredibilmente confortevole, le IM1 vincono – e i materiali (metallo per le QT2, acrilico e plastica per le IM1). Il cavo è migliore nelle IM1 (forse le QT2S, con cavo migliorato, sono alla pari), e lo standard 2-pin cambia leggermente: nelle RevoNext è da 0.78mm. Cosa consiglio tra le due? Le QT2, che rimangono un set che mi sta a cuore perché è uno dei primi che ho acquistato per il sito; pur avendo diverse criticità (troppa brillantezza), sono davvero ottime per quanto riguarda il dettaglio, il palcoscenico e la separazione strumentale. E hanno un aspetto più professionale.

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Conclusioni

Non ero partito coi migliori presupposti, eppure sono stato discretamente stupito da questo modello (nonostante i problemi col primo paio). Da amante di una gamma alta rilassata, apprezzare una cuffia brillante è un complimento; questa è stata mediamente soddisfacente. Un consiglio: spendete qualche euro in più, se decidete di acquistare questa cuffia, e comprate dei tips in memory foam e un astuccio per il trasporto. Il cavo di serie, invece, va più che bene.

Pro

  • Cavo

  • Design e comfort

  • Palcoscenico

Contro

  • Sibilanti

  • Driver flex nel primo modello

  • Pochi accessori

Recensione Tin HiFi / Tin Audio T2 Pro

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Specifiche:

  • Doppio driver dinamico (Woofer da 10mm + tweeter da 6mm)

  • Impedenza: 16 Ohm

  • Sensibilità: 102 dB/mW

  • Risposta in frequenza: 12-40k Hz

 

Ringrazio Lillian di Linsoul per il sample e la cortesia. Trovate la mia recensione in lingua inglese qui: https://simplyaudiophile.wordpress.com/2018/12/15/tinaudio-t2-pro-review-skip-this-one/

 

Se c’è un prodotto che ha smosso il mercato budget del 2018 in ambito audiofilo, sono state le T2. Tin Audio, arrivata al secondo modello, sembrava essere la miglior scelta per la maggior parte delle persone. Con questa declinazione, che vuole essere una raffinazione di quel secondo modello, l’asticella vuole salire ancora. Purtroppo, non ho ancora avuto occasione di provare le T2 non Pro, dunque mi è difficile dire se effettivamente rispetto a quelle c’è stato un passo avanti.

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Unboxing e prime impressioni

Un fattore di sorpresa in queste cuffie è quello delle prime impressioni: la scatola con cui arrivano è esattamente la stessa degli orologi Daniel Wellington (metto le foto per il confronto di seguito). La presentazione è molto elegante ed evidenzia subito i pregi delle cuffie: la costruzione, il cavo removibile, i tips in memory di un inusuale colore azzurro e il design particolarmente azzeccato. Per essere sempre neutrale, devo comunque avanzare una critica: forse era meglio mettere un astuccio rigido per il trasporto anziché una scatola tanto bella quanto poco funzionale. In ogni caso, oltre ai tips in memory ci sono altri gommini in silicone – che ho preferito, perché il foam utilizzato è un po’ troppo rigido. Il cavo è davvero bello, al tatto sembra quasi tessuto; è però un po’ sottile e dà l’impressione di essere fragile. È intrecciato e non ha comandi a filo né microfono. Ci si accorge immediatamente di due cose: le dimensioni delle cuffie, certamente importanti; il fatto che la destra e la sinistra siano “storte”. Cosa intendo? Che nonostante le dichiarazioni dell’azienda di poterle indossare come delle In Ear o come dei monitor (attorno all’orecchio), non si può evitare di storcere il naso nel primo caso: la protuberanza della cuffia collide con quella dell’orecchio, quando dovrebbe essere una questione complementare. Ma è un problema relativo, perché il mio consiglio è di indossarle nell’altro modo, come dei monitor. Il fit è mediocre: viste le grandi dimensioni, per un orecchio medio-piccolo come il mio sarà leggermente scomodo e poco confortevole l’utilizzo di queste cuffie. Certamente, la migliore solidità l’ho avuta con i gommini più piccoli in silicone; non, come al solito, con quelli in memory foam, che non hanno la consistenza più adatta a mio parere e sono decisamente troppo grandi. Oltretutto, di silicone ce ne sono di due diversi tipi: consiglio quelli col buco più grande – come quasi sempre mi capita – perché sono più bilanciati nelle frequenze e offrono un palcoscenico più realistico.

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Suono

Le mie sorgenti sono state: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012. I file audio vanno – in ordine decrescente – da DSD (Pink Floyd) a FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt) a FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …) ad ALAC (Sia) a MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything, …).

 

Ho subito notato due cose ascoltando le T2 Pro: i bassi sono solo sufficienti, gli alti sono eccessivi. Questa l’esperienza in sintesi di una cuffia che si vuole presentare neutrale, ma non ci riesce pienamente. Piccolo passo indietro. Le T2 erano molto neutrali e bilanciate a detta delle recensioni, ma mancavano di bassi. La “geniale” idea dell’azienda è stata quella di rifare il tuning, farle uscire con l’aggiunta di “Pro”, ma anziché lavorare sui bassi sono stati enfatizzati gli alti. Una mossa terribile. Il suono è aspro, sibilante a livelli insopportabili (per il mio orecchio, logicamente). Il basso è onesto, ma potrebbe fare di più. Di buono, anzi, molto buono, c’è il dettaglio impressionante e l’altrettanto buona separazione strumentale, che se la gioca con le ADVANCED M4 e supera sicuramente le BGVP DMG e le NiceHCK M6. Anche l’isolamento è buono. I medi sono la parte migliore della risposta in frequenza, sebbene rovinati dalla gamma alta troppo preminente e sovrastante. La cosa che si può fare è trovare la giusta combinazione tra sorgente e gommini. Il FiiO M7 non è stato di grande aiuto, perché non è una sorgente calda, per cui non ha smorzato l’asprezza. Migliore l’esperienza con il Dodocool DA106, di cui però ho intenzione di liberarmi per il software inutilizzabile. La peggiore esperienza in assoluto è stata con l’Audirect Whistle, che già dal nome anticipa il suo carattere fischiettante. Di certo una pessima sinergia con questa cuffia. Il mio consiglio, se siete sensibili alle mie stesse caratteristiche del suono, è di evitare questo modello oppure di equalizzarlo pesantemente. Seriamente: è meglio smorzare il suono con dei segnali elettrici e risentirne nella pulizia generale, piuttosto che rimanere offesi dalla pessima equalizzazione di default. Ad esempio, l’equalizzazione “Blues” dai preset del FiiO M7 aiuterà non poco a placare i bollenti (anzi, gelidi) spiriti di questa gamma alta e a darci un’impressione di bilanciamento vagamente superiore. Anzi, non voglio sembrare troppo cattivo: diventano ascoltabili. Se aveste un DAP con chip dedicato all’equalizzazione – un Lotoo ad esempio, che io sfortunatamente non possiedo – potete agire a livello più dettagliato e profondo. Osservate la risposta in frequenza di queste cuffie, e abbassate di qualche dB tutta la gamma alta (5/10 dB). In questo modo diventeranno probabilmente delle T2, senza Pro. E allora mi chiedo: perché non acquistare direttamente quelle a prezzo inferiore?

Il palcoscenico è molto buono, avvolgente, spazioso. Peccato, peccato per le voci troppo taglienti. Queste cuffie suonano esattamente come le RevoNext QT2 con più dettaglio. Per il mio gusto, sarebbe anche un tuning interessante: non ho bisogno di più basso di questo, la spazialità c’è, i medi ben delineati e separati. Vorrei provare le T2 modello base, e vedere cosa ne sarà del prossimo modello (restate sintonizzati, che arriveranno presto). Perché, nonostante tutto, c’è un potenziale raro in un suono del genere che ha solo bisogno di essere raffinato. D’accordo, molto raffinato, ma questi driver sono di assoluto livello e lo si sente dalla risoluzione e dalla precisione della riproduzione.

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Confronti

YinYoo V2 (40$): le preferisco. Le preferisco nonostante siano totalmente V-shaped, non adatte alla produzione, poco bilanciate, non neutrali. Perché quando le si ascolta non affaticano, e si possono usare per ore. Anzi, sono state il modello che ho preferito, in generale, lo scorso anno. Queste T2 Pro sono potenzialmente più capaci e questo non si può negare. Le V2 sono nate come una copia, e sfortunatamente per Tin Audio sono riuscite meglio in generale. Ma siate certi che le V2 non vi regalano un dettaglio del genere, né questa scena immaginaria. Hanno sicuramente più basso, una gamma alta più rilassata ma anche dei medi più incassati. Non so, tra i due litiganti il terzo (le T2 base) gode?

 

ADVANCED M4 (50€): scontro impietoso. Sebbene il dettaglio sia leggermente inferiore alle T2 Pro, le M4 hanno un tuning (per me) perfetto. Neutrale e bilanciato come non ne avevo ancora ascoltati. Posso tentare di difendere le T2 Pro per il cavo removibile, ma non ho alcun reale motivo per preferirle alle ADVANCED, anzi. Perfino la gamma alta, unico punto a sfavore delle M4, per me è migliore di quella delle TinAudio, che ha più dettaglio, più sostanza, ma un’enfasi eccessiva e sgradevole.

 

RevoNext QT2 (35€): molto, molto simili in termini di suono. La tecnologia è diversa (le RevoNext sono ibride, le Tin Audio solo dinamiche), ma la resa è comparabile. Preferisco le T2 Pro, per la dotazione migliore e per il dettaglio: sono incredibilmente analitiche. D’altro canto, non posso negare che le QT2 erano state un modello molto apprezzato. Come faccio dunque a preferire ad esse un modello che sto quasi bocciando? Perché in termini assoluti le T2 Pro sono superiori, ma relativamente al prezzo penso che il valore delle QT2 le batta.

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Conclusioni

Sebbene il mio personale gusto mi impedisca di apprezzare questo modello dal punto di vista della distribuzione delle frequenze, ne riconosco assolutamente le capacità. Non solo: per chi ama il dettaglio negli alti o addirittura non ha la mia stessa sensibilità in quella gamma, le T2 Pro potrebbero suonare in modo veramente bilanciato e gradevole per molti (e si spiegherebbe senz’altro il perché dell’apprezzamento quasi unanime della scena nei confronti di questi auricolari). Io metto le mani avanti: non ve le consiglio allo stato attuale, e non avendo provato il modello base non posso consigliarvi quello ad occhi chiusi. Posso anticiparvi che è in arrivo la recensione delle T3, però, che sono un modello davvero interessante e senz’altro più vicino al mio gusto.

Recensione cavo YinYoo 6 core (2-pin 0.75mm, 3.5mm single-ended)

Prezzo: 20€

Dove acquistarlo: https://amzn.to/2B8FLd1

Ringrazio YinYoo/Easy Earphones per il sample. La mia versione è la single-ended da 3.5mm, ma c’è in qualsiasi versione bilanciata (2.5mm o 4.4mm) e anche in versione MMCX (questo è 2-pin 0.75mm; non è compatibile con cuffie 2-pin da 0.78mm).

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Premessa importante: non sono un cavo-scettico, ma non sono nemmeno convinto che il cavo sia una componente che inficia nella resa sonora in termini di palcoscenico o di risalto di determinate frequenze. Non credo in fantasiose teorie ma mi affido alla scienza: il cavo è un veicolo di segnali elettrici. Al suo interno possono cambiare resistenza e quantità di ossigeno.

La resistenza deve essere il più bassa possibile, cosicché lo sia anche l’impedenza che ne consegue. Un valore standard è 200 mOhm; tendenzialmente un cavo aftermarket come questo dovrebbe abbassarla significativamente (ma non ho strumenti per misurarlo), attorno agli 80 mOhm. Cosa interessa l’impedenza durante l’uso? La facilità di pilotaggio della cuffia. Ovvero, in parole povere, il volume di ascolto. A una resistenza più bassa conseguirà un volume più alto. Graficamente, si osserverebbe l’intero spettro della risposta in frequenza alzarsi – non è possibile che si alzi una sola zona dello stesso. Dunque, permettetemi degli scetticismi e consigliatemi di mostrarvi scettici dinnanzi a chi sostiene che un cavo in argento enfatizzi la gamma alta, mentre un cavo in rame enfatizzi la gamma bassa, o ancora che un ibrido tra i due regali il miglior bilanciamento e magari ne aumenti il palcoscenico percepito. Il palcoscenico è una caratteristica della cuffia, non del cavo che ne veicola i segnali. Il materiale può avere effetto sulla resistenza, con le conseguenze appena spiegate.

La quantità di ossigeno, trattandosi di metalli, rischia di ossidare il cavo. L’obiettivo dei produttori è quello di minimizzarla il più possibile. OFC, letteralmente Oxygen Free Cable, è la sigla che accompagna i cavi privi d’ossigeno all’interno. In realtà, questa stessa garanzia ha diversi livelli di efficienza: l’indice N ne indica il livello. Più l’indice N è alto, inferiore sarà il potenziale disturbo percepito in cuffia (sia in termini di rumore di fondo che in termini di microfonicità). In questo caso l’indice non è dichiarato, ma il rumore è nullo. Ho sentito cavi 7N peggiori, e 7 è un valore molto alto. Dunque, buonissimo lavoro. Ma non voglio anticipare i dettagli.

L’ultima cosa importante: la lunghezza del cavo può inficiare nel suono. Ma questo avviene tendenzialmente solo con DAP (convertitori digitale-analogico) di scarsa qualità.

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Unboxing e prime impressioni

Quasi inutile parlare di scatola, in quanto questo cavo arriverà in una semplice busta di plastica con allegato un foglietto per la garanzia. Al contrario di quanto faccia intendere questa confezione, il prodotto colpisce per la sua qualità. I materiali sono ottimi (metallo nei connettori e nello split a Y, il chin slider è plastico, il cavo è placcato in rame e rivestito in gomma trasparente) e la cura nell’intreccio di livello. Sicuramente attira molto l’attenzione, dal momento che il rame gli dona una colorazione rosa inconfondibile. Alcuni potrebbero trovarlo pacchiano, a me non disturba – sarà il daltonismo. Prima impressione fallimentare in quanto le KZ ZS3 (qui la recensione) non sono compatibili con questo cavo come invece era dichiarato (ho già segnalato allo store il problema, ma non è stato rimosso il modello dalla lista dei compatibili). Le ES4 (qui la recensione) si sono perfettamente adattate. Non è stato semplice trovare il giusto verso di inserimento dei 2 pin (potrebbe essere rischioso invertirli, perché sono due poli opposti). Ma si comportano come altri cavi aftermarket, quindi sarà sufficiente orientare il segno colorato presente su ognuno dei connettori verso l’alto. Devo dire che la pessima vestibilità delle ES4 (a proposito, la recensione la trovate qui) ha trovato un enorme giovamento da questo cavo: il fatto che non abbia alcun tipo di pre-curvatura e sia al contempo molto soffice evita problemi di stabilità o fastidi. La grandezza delle cuffie comunque è un po’ troppo elevata, ma certamente il cavo di serie non aiuta. Ho provato anche ad attaccare questo cavo alle TRN IM1, brand che di cavi ne sa moltissimo (e infatti non era necessario cambiare quello di serie): anche qui c’è un ottimo fit.

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Suono

Suvvia: con tutta la premessa che ho fatto, cosa potrei mai scrivere sul suono? Certamente c’è una chiarezza degna di nota, la microfonicità è assolutamente assente e non ci sono disturbi di fondo – se non quelli dovuti alla sorgente. Il volume più o meno si assesta sul livello dei cavi stock. Non ne risente il palcoscenico per ovvie e già citate ragioni. Insomma, le differenze per quanto riguarda il suono non sono percepibili.

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Confronti

Cavo stock delle YinYoo V2 (qui la recensione): si vede che sono cavi prodotti dalla stessa azienda. L’unico punto a sfavore di quello di serie delle V2 è che manca il chin slider. Per il resto è più sobrio e più leggero, ma veicola un segnale altrettanto pulito.

 

Cavo stock delle KZ ES4: l’unica volta in cui un cavo rosa è più appetibile di un cavo di altro colore, perché il marrone è proprio poco invitante. Il 6 core di YinYoo vince su tutti i fronti: resistenza, slider, connettori in metallo e soprattutto nessuna pre-curvatura con anima in metallo, veramente una pessima idea da parte di KZ. Potete acquistarlo a questo link: https://amzn.to/2TnUFmJ

 

Cavo stock delle TRN IM1: pur apprezzandolo come cavo di serie, il cavo delle IM1 è il classico TRN di base (costa circa 3€) con rinforzi in plastica e non metallici. Gli uncini pre-curvati ci sono, ma sono “a memoria” (apprezzabile). Sicuramente è un cavo leggero che non cambierei per i pochi benefici che offre il 6 core. E ha il vantaggio di essere compatibile con le ZS3, che ci si sposano perfettamente. Potete acquistarlo a questo link: (qui).

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Conclusioni

Ho apprezzato moltissimo questo cavo. Ha una qualità eccelsa nella costruzione e nei dettagli e dona eleganza a molti prodotti che ne sono privi. Certamente, spendere 20€ per una cuffia e 20€ per un cavo da abbinarle non ha molto senso. Un cavo di questo tipo va bene per cuffie da centinaia, anche migliaia di euro, ma non è necessario e non dà reali benefici per le cuffie “da battaglia”. Certamente se una cuffia arriva con un cavo stock davvero pessimo (come nel caso di KZ) il mio consiglio è di sostituirlo, ma magari spendendoci qualcosa in meno. Vi invito dunque a lasciarmi le vostre eventuali esperienze con i cavi – attenzione, parlo di cavi per cuffie, non cavi per impianti – e le vostre opinioni su quei prodotti di fascia altissima quali sono i cavi da 7/800€ e più, consci di tutte le considerazioni fatte all’interno dell’articolo.

Recensione Xiaomi Dual Driver BRE01JY Half Ear

Chi conosce la line up di cuffie di Xiaomi sa che è piena di modelli in ear – di quelli a gommini, per intenderci – e diversi modelli on ear prodotti principalmente da 1more. Quelli che vado a recensire sono i primi auricolari “classici” à la earpods, forse il modello più atteso dal sottoscritto; non tanto per il fatto che io sia avverso ai gommini, anzi, ho constatato che in quanto ad auricolari la fedeltà sonora è certamente superiore se si trova la misura giusta per il proprio orecchio. Piuttosto per il fatto che, per un uso “casual”, una cuffia meno isolante e più facile da rimuovere al bisogno spesso si rivela una scelta più azzeccata. Questo modello è esattamente quello che mancava a Xiaomi, e copre una fascia di pubblico potenzialmente molto ampia. Lo fa anche in modo intelligente, perché si piazza in una fascia di prezzo veramente interessante.


Qua apro una piccola parentesi: molti audiofili spesso faticano anche lontanamente a considerare dei prodotti con un prezzo inferiore a 50 euro (cifra indicativa), perché abituati e “viziati” da un suono sempre più accurato e preciso. Non posso dar loro torto: ogni qualvolta mi capiti di provare una cuffia migliore di una precedente, tornare indietro è una fatica perché l’orecchio ne soffre. La mia missione, se così vogliamo chiamarla, è individuare anche tra modelli molto economici (e con questo intendo addirittura sotto i dieci euro) un suono che possa regalare qualcosa. Anche perché investire cifre importanti per l’hardware ascoltando sorgenti come Spotify è un controsenso, e Spotify ha 170 milioni di utenti attivi al mese. Anche e soprattutto per loro, ricerco il miglior suono al minor prezzo.


Vengo dunque a questi auricolari. Il giorno della presentazione ho visto finalmente esaudirsi alcuni desideri che covavo da tempo: una cuffia di questo genere prodotta da Xiaomi, in primis; ma soprattutto qualcosa che fosse comodo quanto le earpods di Apple, senza essere pessimo come le earpods, senza costare come le earpods. Effettivamente, con un costo di 15€ e la relativa garanzia del marchio Hi-Res pareva essere tutto realizzato.


Da quando le ho in mano, ho evidenziato qualcosa di positivo e qualcosa che mi ha convinto meno. Il design innanzitutto: un punto a favore per il jack a 90°- per me fa davvero la differenza – e un ulteriore punto per l’estetica, accattivante e originale, nel suo ricordare comunque la controparte. Meno convincente la scelta dei materiali: è vero che si tratta di un prodotto economico, ma il filo è gommato – avrei preferito del nylon, anche solo per evitare i nodi – e l’intera costruzione è plastica. Anche i pulsanti a filo per il volume e altre funzioni non danno una sensazione di estrema qualità. Sotto questo frangente sono stato solo parzialmente soddisfatto.


Dove si è investito di più è certamente sulla qualità dell’audio. I driver (doppi) sono in ceramica e regalano una spazialità davvero interessante. Le ho provate con diversi generi e dove mi hanno più convinto sono state in acustico: il folk pare il genere che gradiscono di più. Le ho gestite con il DAP DA106 di Dodocool e con Mi MIX 2 (che, ahimè, ancora non ha nelle impostazioni degli effetti audio questo preciso modello). Il volume col primo è senza dubbio più alto, segno che gestisce meglio l’impedenza di 32 Ω che è effettivamente sopra la media. Arrivano a un volume dichiarato di 105 dB e la risposta in frequenza è compresa tra 20 e 40k Hz: gli alti sono effettivamente chiari e ben distinti, ma devo dire che non ha per nulla dei cattivi bassi. Senz’altro, però, non è una cuffia improntata su quelli – per fortuna, dal mio canto. Ho ascoltato della musica classica con discreta soddisfazione ma non è di certo una cuffia che rende a dovere un’intera orchestra. Inoltre l’isolamento è davvero scarso, non tanto perché saremo disturbati dai rumori esterni, ma perché noi disturberemo gli altri. C’è una dispersione non indifferente; d’altro canto il volume è parecchio alto (sempre considerando una sorgente che lo gestisca a dovere).


Per farla breve, è un auricolare che consiglio per ascoltare registrazioni più minimali – ricordate Royals di Lorde? Quello è un pezzo che rende bene qui – perché quando comincia ad esserci sovrapposizione di strumenti non sempre la sfanga a dovere. Non bisogna fraintendere, per 15€ il suono ha molta più qualità di una cuffia dello stesso genere di Apple che costa più del doppio; ma non ha la stessa qualità della maggior parte delle in ear della stessa fascia di prezzo. Un confronto onesto sarebbe con le AM116 di Huawei (secondo me ancora un gradino sotto a queste) o con le ZTE in dotazione con gli Axon. Confronti che arriveranno col tempo.


Sicuramente se si apprezza il tipo di auricolare ne consiglio l’acquisto. Visto il prezzo esiguo, anche come cuffia di backup è un’ipotesi da non scartare. Se devo pensare a un voto? Quasi un 8.

Nota finale: se utilizzate non per ascoltare musica ma per esempio per l’audio di un film o i banali suoni di sistema di un dispositivo la precisione è veramente di livello. Segno che la qualità c’è, ma per ottenerla con la musica c’è bisogno di equalizzare un po’.