Recensione TRN IM1

Prezzo: 25€

Dove acquistarle: [link]

 Ringrazio AK Audio per il sample e per il codice sconto valido per i nostri lettori. Se al momento dell’acquisto scegliete “altri metodi di pagamento” e lasciate scritto “www.techinblack.it” (senza virgolette) nel campo di testo per i messaggi al venditore, dopodiché annullate il pagamento, il negozio provvederà a offrirvi uno sconto (il valore dello stesso dipende dal periodo). Potrete infine pagare come preferite.

 Specifiche tecniche:

  • Driver dinamico + armatura bilanciata

  • Impedenza: 16 Ohm

  • Sensibilità: 102 dB

  • Risposta in frequenza: 7-40k Hz

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Unboxing

Essendo la prima cuffia che provo di questo brand, non posso fare un confronto di accessori in dotazione. Sinceramente ci si può aspettare qualcosa in più. La scatola è elegante e la presentazione degli auricolari pure, ma ci sono solo tre paia di gommini, una pezzetta per pulire le cuffie dalle impronte e il cavo. Nessun astuccio per il trasporto, nessun gommino particolare o in foam. Il cavo è ottimo, per essere un cavo stock di una cuffia piuttosto economica è molto migliore di quello che fornisce KZ nei modelli di pari prezzo, ad esempio. Il mio è senza microfono, ma lo potete ordinare anche con. Le cuffie, nel mio caso in versione total black, sono ben costruite e hanno una forma in stile custom, molto molto simile all’interno del mio orecchio – e questa è ovviamente solo una considerazione personale. Questo è un pregio per la comodità, ma un difetto perché l’isolamento è esagerato e mi si crea il sottovuoto. Ho dovuto usare dei gommini in memory foam di TinAudio per riuscire a sentire decentemente la musica (ne riparlo in seguito). Un appunto estetico: sul fronte, spennellato in acrilico, c’è il logo dell’azienda e la dicitura abbreviata “hybrid armature”. Una simpatica scelta, dal momento che la confezione riporta invece la dicitura “custom dynamic”. Per evitare confusione, sappiate che la cuffia ha una configurazione ibrida con un driver dinamico e un’armatura bilanciata. Osservando attentamente le cuffie, si nota un dettaglio che solitamente appartiene a cuffie di fascia molto più alta: il fatto che non ci sia alcun filtro, né metallico né in tessuto, nel canale di uscita del suono. Oltre a questo, alcune immagini della cuffia aperta evidenziano i tubi che collegano i driver direttamente al canale d’uscita, che ha due aperture. Cosa significa? Che ad ogni driver è affidato un range di frequenze (al dinamico le basse, all’armatura le medie e le alte) e queste arriveranno al nostro orecchio in modo diretto dai driver, senza passare per un filtro o risuonare all’interno del guscio. Per una cuffia di questa fascia di prezzo è forse un primato (anche perché buona parte del prodotto finale è assemblata a mano!).

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Prime impressioni e problematiche

Al solito, prima di parlare del suono devo precisare alcune cose. Non ho avuto vita facile con queste cuffie: pur avendo apprezzato il suono fin dal primo istante, quando il sottovuoto si crea, si sente una sorta di “crack” (che ho inizialmente attribuito a un problema delle mie orecchie, erroneamente); non ho idea se sia perché il driver internamente viene mosso (driver flex), ma sappiate che è una questione da considerare. Solitamente utilizzo i gommini in silicone più piccoli che ci sono in dotazione. Con la cuffia destra, anche in questo caso, andavano bene; con la sinistra no. Ho switchato ai tips in memory foam di TinAudio, che non mi davano un gran comfort nelle cuffie originali (T2 Pro), ma che mi hanno parzialmente aiutato in questo caso (perché il sottovuoto è in parte evitato), ma il crack si sente comunque. Probabilmente è un problema che concerne l’apertura per l’aria della cuffia sinistra, che è evidentemente ostruita. Per questo motivo, il fornitore ha deciso di mandarci un secondo sample, per verificare quanto il suono è modificato da questa problematica, e se il controllo qualità di TRN è effettivamente carente o è stato solo un caso sparuto. Per non confonderci durante i test, la seconda cuffia è di colore rosso; valgono esattamente le stesse cose tra le due per quanto riguarda la qualità costruttiva e il comfort. Oltretutto, questa seconda cuffia arriva col microfono sul cavo, dandoci altresì la possibilità di confrontare anche i cavi e la qualità di questo microfono. Il secondo paio, fortunatamente, non ha i problemi del primo. Il fronte è differente, in quanto la versione total black mi sembra non abbia lo stesso scalino tra il corpo e la placca metallica resinata (sempre che in versione nera sia presente, perché non è semplice capirlo).

Devo dire che dopo qualche ora di ascolto sento un po’ di affaticamento, similarmente a quanto accade con le KZ, ad esempio (qui le recensioni delle ZS3 e delle ES4).

Altra “modifica”, oltre ai tips in memory, che non ho resistito a fare è stata montare il cavo 6 core in rame di YinYoo che avevo a disposizione: il suono non cambia – come potete leggere nella sua recensione qui – ma esteticamente e come solidità è sicuramente un upgrade che consiglio. A conti fatti, questa cuffia – se integra – non ha realmente bisogno né di cambiare il cavo, né di utilizzare altri gommini.

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Suono

Le mie sorgenti: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012, Zorloo ZuperDAC-S da Mi MIX 2.

I miei file: DSD (Pink Floyd), FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt), FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …), ALAC (Sia), MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything, …).

 

Il caso ha voluto che provassi queste cuffie assieme a un nuovo arrivato, il DAC ZuperDAC-S di Zorloo basato sul famoso chip 9018 di Sabre; lo stesso che monta, in un’altra variante, il mio FiiO M7! Piccola introduzione per dire che è una cuffia che si sposa bene con questo convertitore.

Generalmente, il suono che vi garantiscono le IM1 è piuttosto neutrale, sebbene abbia delle tendenze brillanti. Il mio gusto mi impedisce di apprezzare le cuffie brillanti senza infastidirmi (per via degli inevitabili sibili), ma onestamente questi livelli sono ancora sopportabili per me (almeno per medi periodi di ascolto). Un ottimo compromesso per accontentare anche chi ama un buon dettaglio nelle alte frequenze. Quello che mi ha colpito di questa cuffia – e mi devo contraddire da solo: nel video unboxing insinuavo non fosse possibile – è stata la sorprendente capacità di riprodurre al meglio tutta la gamma udibile di frequenze. Ovvero, questa cuffia può essere usata come un monitor, esattamente come suggerisce la sua conformazione. Sebbene il basso sia leggermente enfatizzato, così come lo sono gli alti, la gamma media non ne risente negativamente, come accade, invece, nella stragrande maggioranza delle situazioni simili. Al contrario, le voci sono sempre abbastanza ariose, chiare e non incassate; la separazione strumentale è sopra la media, come la distribuzione spaziale degli strumenti. Non c’è un palcoscenico molto ampio, per cui – a voler essere buoni – c’è una certa intimità degli stessi strumenti attorno a noi. Questo fattore poteva essere superiore, ma sinceramente non a questo prezzo. Ovviamente non è tutto positivo: questa cuffia sembra richiedere un po’ più di amplificazione rispetto alla media (la mia media è il 50% del volume del FiiO M7, ovvero 30 step su 60; solitamente sto più basso): sono arrivato anche a 36 step di volume su 60 su M7, per avere una gamma bassa e una gamma media abbastanza corpose. Di contro, gli alti si inaspriscono troppo a quei livelli, diventando insopportabili per me. Onestamente, dal punto di vista del suono mi ritengo comunque appagato: buona estensione in gamma bassa e in gamma alta, buoni medi (questa è la vera sorpresa) e scena immaginaria discreta. Il suono ha una tendenza olografica che risente dei limiti di questo palcoscenico intimo, ma che a conti fatti risulta piacevole. Il punto di queste cuffie è che non suonano in modo molto naturale. Il buon dettaglio e l’essere analitiche le rendono utilizzabili per scopi di home recording, ma sinceramente punterei ad altri prodotti anche per quell’uso. C’è sempre un senso di occlusione che rende faticose queste cuffie da ascoltare.

Ci tengo a sottolineare una cosa: dopo aver scritto i vari complimenti (e non) che avete appena letto, ho ascoltato per curiosità un album che non uso tanto quanto altri citati per fare i test, ma che apprezzo. Il disco in questione è “A Fever Dream” degli Everything Everything. Ebbene, questo disco è difficilmente ascoltabile per me con queste cuffie. È molto sviluppato nella gamma alta delle frequenze, molto energico con la batteria e con la voce, e viene riprodotto in modo analitico ma troppo tagliente da queste IM1. Per cui, se sapete che ascoltate musica tendenzialmente molto “presente” nei medio-alti, pensateci due volte ad affidarvi a queste cuffie. Per tutti gli altri, vi assicuro che cadrete in piedi.

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Confronti

KZ ES4 (20€): le IM1 vincono sotto molti punti di vista. Che si parli di comodità, correttezza del tuning, cavo di serie, qualità costruttiva. Prediligerei le ES4 per i bassi e per la naturalezza superiore. L’attacco è lo stesso 2-pin da 0.75mm. Non mi dilungo sul confronto, perché ho apprezzato a fatica le ES4 (attenzione: non sono una cuffia cattiva, anzi. Sono un buon upgrade se le uniche cuffie che avete provato sono quelle in dotazione col vostro telefono. Ma queste TRN sono leggermente superiori).

 

KZ ZS3 (20€): sebbene sia un modello vecchiotto, le forme sono simili a quelle di queste IM1; solo un po’ più grandi e meno confortevoli. Il basso è sicuramente migliore nelle ZS3, ma è anche l’unica gamma correttamente rappresentata della cuffia. In generale, non la consiglierei a nessuno se non a chi vuole esclusivamente sentire i bassi (e magari ha delle orecchie più grandi della media); di contro, le IM1 sono adatte un po’ a tutti. E il loro cavo calza alle ZS3, che ne hanno uno di serie abbastanza penoso. (Sì: ho messo un cavo di terze parti sulle TRN, e il cavo delle TRN sulle KZ).

 

RevoNext QT2 (35€): sono simili. Simili nel suono, simili nel prezzo, simili nella dotazione. Ciò che cambia è il comfort – anche se nessuna delle due è incredibilmente confortevole, le IM1 vincono – e i materiali (metallo per le QT2, acrilico e plastica per le IM1). Il cavo è migliore nelle IM1 (forse le QT2S, con cavo migliorato, sono alla pari), e lo standard 2-pin cambia leggermente: nelle RevoNext è da 0.78mm. Cosa consiglio tra le due? Le QT2, che rimangono un set che mi sta a cuore perché è uno dei primi che ho acquistato per il sito; pur avendo diverse criticità (troppa brillantezza), sono davvero ottime per quanto riguarda il dettaglio, il palcoscenico e la separazione strumentale. E hanno un aspetto più professionale.

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Conclusioni

Non ero partito coi migliori presupposti, eppure sono stato discretamente stupito da questo modello (nonostante i problemi col primo paio). Da amante di una gamma alta rilassata, apprezzare una cuffia brillante è un complimento; questa è stata mediamente soddisfacente. Un consiglio: spendete qualche euro in più, se decidete di acquistare questa cuffia, e comprate dei tips in memory foam e un astuccio per il trasporto. Il cavo di serie, invece, va più che bene.

Pro

  • Cavo

  • Design e comfort

  • Palcoscenico

Contro

  • Sibilanti

  • Driver flex nel primo modello

  • Pochi accessori

Recensione cavo YinYoo 6 core (2-pin 0.75mm, 3.5mm single-ended)

Prezzo: 20€

Dove acquistarlo: https://amzn.to/2B8FLd1

Ringrazio YinYoo/Easy Earphones per il sample. La mia versione è la single-ended da 3.5mm, ma c’è in qualsiasi versione bilanciata (2.5mm o 4.4mm) e anche in versione MMCX (questo è 2-pin 0.75mm; non è compatibile con cuffie 2-pin da 0.78mm).

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Premessa importante: non sono un cavo-scettico, ma non sono nemmeno convinto che il cavo sia una componente che inficia nella resa sonora in termini di palcoscenico o di risalto di determinate frequenze. Non credo in fantasiose teorie ma mi affido alla scienza: il cavo è un veicolo di segnali elettrici. Al suo interno possono cambiare resistenza e quantità di ossigeno.

La resistenza deve essere il più bassa possibile, cosicché lo sia anche l’impedenza che ne consegue. Un valore standard è 200 mOhm; tendenzialmente un cavo aftermarket come questo dovrebbe abbassarla significativamente (ma non ho strumenti per misurarlo), attorno agli 80 mOhm. Cosa interessa l’impedenza durante l’uso? La facilità di pilotaggio della cuffia. Ovvero, in parole povere, il volume di ascolto. A una resistenza più bassa conseguirà un volume più alto. Graficamente, si osserverebbe l’intero spettro della risposta in frequenza alzarsi – non è possibile che si alzi una sola zona dello stesso. Dunque, permettetemi degli scetticismi e consigliatemi di mostrarvi scettici dinnanzi a chi sostiene che un cavo in argento enfatizzi la gamma alta, mentre un cavo in rame enfatizzi la gamma bassa, o ancora che un ibrido tra i due regali il miglior bilanciamento e magari ne aumenti il palcoscenico percepito. Il palcoscenico è una caratteristica della cuffia, non del cavo che ne veicola i segnali. Il materiale può avere effetto sulla resistenza, con le conseguenze appena spiegate.

La quantità di ossigeno, trattandosi di metalli, rischia di ossidare il cavo. L’obiettivo dei produttori è quello di minimizzarla il più possibile. OFC, letteralmente Oxygen Free Cable, è la sigla che accompagna i cavi privi d’ossigeno all’interno. In realtà, questa stessa garanzia ha diversi livelli di efficienza: l’indice N ne indica il livello. Più l’indice N è alto, inferiore sarà il potenziale disturbo percepito in cuffia (sia in termini di rumore di fondo che in termini di microfonicità). In questo caso l’indice non è dichiarato, ma il rumore è nullo. Ho sentito cavi 7N peggiori, e 7 è un valore molto alto. Dunque, buonissimo lavoro. Ma non voglio anticipare i dettagli.

L’ultima cosa importante: la lunghezza del cavo può inficiare nel suono. Ma questo avviene tendenzialmente solo con DAP (convertitori digitale-analogico) di scarsa qualità.

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Unboxing e prime impressioni

Quasi inutile parlare di scatola, in quanto questo cavo arriverà in una semplice busta di plastica con allegato un foglietto per la garanzia. Al contrario di quanto faccia intendere questa confezione, il prodotto colpisce per la sua qualità. I materiali sono ottimi (metallo nei connettori e nello split a Y, il chin slider è plastico, il cavo è placcato in rame e rivestito in gomma trasparente) e la cura nell’intreccio di livello. Sicuramente attira molto l’attenzione, dal momento che il rame gli dona una colorazione rosa inconfondibile. Alcuni potrebbero trovarlo pacchiano, a me non disturba – sarà il daltonismo. Prima impressione fallimentare in quanto le KZ ZS3 (qui la recensione) non sono compatibili con questo cavo come invece era dichiarato (ho già segnalato allo store il problema, ma non è stato rimosso il modello dalla lista dei compatibili). Le ES4 (qui la recensione) si sono perfettamente adattate. Non è stato semplice trovare il giusto verso di inserimento dei 2 pin (potrebbe essere rischioso invertirli, perché sono due poli opposti). Ma si comportano come altri cavi aftermarket, quindi sarà sufficiente orientare il segno colorato presente su ognuno dei connettori verso l’alto. Devo dire che la pessima vestibilità delle ES4 (a proposito, la recensione la trovate qui) ha trovato un enorme giovamento da questo cavo: il fatto che non abbia alcun tipo di pre-curvatura e sia al contempo molto soffice evita problemi di stabilità o fastidi. La grandezza delle cuffie comunque è un po’ troppo elevata, ma certamente il cavo di serie non aiuta. Ho provato anche ad attaccare questo cavo alle TRN IM1, brand che di cavi ne sa moltissimo (e infatti non era necessario cambiare quello di serie): anche qui c’è un ottimo fit.

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Suono

Suvvia: con tutta la premessa che ho fatto, cosa potrei mai scrivere sul suono? Certamente c’è una chiarezza degna di nota, la microfonicità è assolutamente assente e non ci sono disturbi di fondo – se non quelli dovuti alla sorgente. Il volume più o meno si assesta sul livello dei cavi stock. Non ne risente il palcoscenico per ovvie e già citate ragioni. Insomma, le differenze per quanto riguarda il suono non sono percepibili.

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Confronti

Cavo stock delle YinYoo V2 (qui la recensione): si vede che sono cavi prodotti dalla stessa azienda. L’unico punto a sfavore di quello di serie delle V2 è che manca il chin slider. Per il resto è più sobrio e più leggero, ma veicola un segnale altrettanto pulito.

 

Cavo stock delle KZ ES4: l’unica volta in cui un cavo rosa è più appetibile di un cavo di altro colore, perché il marrone è proprio poco invitante. Il 6 core di YinYoo vince su tutti i fronti: resistenza, slider, connettori in metallo e soprattutto nessuna pre-curvatura con anima in metallo, veramente una pessima idea da parte di KZ. Potete acquistarlo a questo link: https://amzn.to/2TnUFmJ

 

Cavo stock delle TRN IM1: pur apprezzandolo come cavo di serie, il cavo delle IM1 è il classico TRN di base (costa circa 3€) con rinforzi in plastica e non metallici. Gli uncini pre-curvati ci sono, ma sono “a memoria” (apprezzabile). Sicuramente è un cavo leggero che non cambierei per i pochi benefici che offre il 6 core. E ha il vantaggio di essere compatibile con le ZS3, che ci si sposano perfettamente. Potete acquistarlo a questo link: (qui).

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Conclusioni

Ho apprezzato moltissimo questo cavo. Ha una qualità eccelsa nella costruzione e nei dettagli e dona eleganza a molti prodotti che ne sono privi. Certamente, spendere 20€ per una cuffia e 20€ per un cavo da abbinarle non ha molto senso. Un cavo di questo tipo va bene per cuffie da centinaia, anche migliaia di euro, ma non è necessario e non dà reali benefici per le cuffie “da battaglia”. Certamente se una cuffia arriva con un cavo stock davvero pessimo (come nel caso di KZ) il mio consiglio è di sostituirlo, ma magari spendendoci qualcosa in meno. Vi invito dunque a lasciarmi le vostre eventuali esperienze con i cavi – attenzione, parlo di cavi per cuffie, non cavi per impianti – e le vostre opinioni su quei prodotti di fascia altissima quali sono i cavi da 7/800€ e più, consci di tutte le considerazioni fatte all’interno dell’articolo.

Recensione BGVP DMG

Questo sito è molto elastico. In che senso? Nel senso che non c’è quel senso di sospetto quando ci propongono una marca sconosciuta, ultraeconomica, ma ogni prodotto viene trattato allo stesso modo. Ed è per questo che si trovano recensioni di cuffie che vanno dai 3 ai 3000€. Questo è un vantaggio per chi legge, ed è un vantaggio per chi scrive: avere un’idea dell’intero mercato avendo provato con mano un po’ di tutto è un grande punto di forza nell’ottica del “dare buoni consigli”. L’obiettivo primo del nostro portale è proprio questo: indirizzare ognuno verso il miglior prodotto per il suo gusto, i suoi bisogni, le sue tasche. Quello di oggi è un prodotto particolare: si colloca in una fascia di prezzo che per molti è spartiacque tra il mercato di massa e la nicchia audiofila: 140$. Vedetela così: una cuffia costosissima per l’utente medio, ma economicissima per un audiofilo comunemente inteso. Si tratta delle DMG di BGVP, già Sidy Studio, un brand recente ma con una lunga ricerca acustica alle spalle. Lo so in modo un po’ casuale: mi sono ritrovato in mano delle Sidy DM3, auricolari in-ear che ho apprezzato molto nonostante i loro difetti; solo in un secondo momento ho realizzato che BGVP - il marchio che più ha impressionato la comunità di appassionati in questo 2018 – e Sidy sono la stessa azienda.

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La particolarità più evidente di questi monitor intrauricolari è il fatto che abbiano dei filtri intercambiabili per adattare il suono a tre diverse firme: bilanciata, con enfasi sui bassi, con enfasi sugli alti. Lo dico subito: non sono i filtri il punto di forza del prodotto. Anzi, sono una sorta di specchietto per le allodole: tra uno e l’altro la differenza è davvero poca. Ho letto che i filtri di LZ (marchio concorrente) sono più efficaci nel modulare queste differenze, e sono compatibili con questi monitor. Il mio parere personale è: per quanto sia molto affascinante questa faccenda (anche per il sottoscritto), stare a cambiare i filtri è più uno sbattimento che un reale valore aggiunto al prodotto, e certamente non mi metterei a comprarne altri oltre a quelli di serie, se non per soddisfare un latente disturbo da accumulo. Se voi voleste testare l’acume del vostro udito, i filtri di LZ costano 20$ e li trovate qui. Presto mi arriveranno anche le NiceHK M6, modello molto simile a questo – prodotto, infatti, nella stessa fabbrica – che condivide con le DMG la caratteristica dei filtrini; probabilmente anche quelli saranno compatibili, anzi: in tal caso mi aspetto che siano proprio gli stessi.

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Unboxing e prime impressioni

Nonostante le varie premesse, voglio essere diretto: come ho trovato i filtri una mossa di marketing, un’altra cosa che non mi è troppo piaciuta qui è l’assenza di un astuccio per il trasporto. In confezione ci sono un’infinità di gommini: ne sarebbero bastati meno, con un bell’astuccio ad accompagnare il prodotto. Poco male, ho preso un contenitore rigido apposta. Parlando di gommini, sono tre paia per ogni misura e sono colorati in modo diverso a seconda del diametro esterno degli stessi. È molto più difficile a dirsi; nella pratica, basta provarli e sentire qual è il più confortevole. C’è un paio di ottimi tips in memory foam, dei più morbidi che abbia provato (i Comply sono leggermente più duri, quelli azzurri di TinAudio ancora di più). Li consiglio per l’ottimo isolamento e la salda vestibilità, ma non se dovete spesso mettere e rimuovere gli auricolari, perché non sono facilissimi da inserire. Le cuffie arrivano staccate dal cavo, che è un buon MMCX intrecciato che potete farvi arrivare anche col microfono – il mio ne è privo. Se avete un cavo MMCX che preferite, per esempio Bluetooth, lo potete comodamente utilizzare con questi monitor. Non sollecitate troppo questo attacco, però, che è famoso per non essere il più resistente. Il design è molto curato e la costruzione davvero solida. Si tratta di un guscio metallico formato da due diverse parti, al cui interno ci sono due driver dinamici e ben quattro armature bilanciate. Le aperture per l’aria sono due, – al contrario di quanto faccia pensare l’immagine sulla scatola, che ne presenta una anche sul fronte – ma fanno bene il proprio lavoro: il suono non è congestionato né soffre di pochi bassi. Nella confezione ci sono anche due uncini gommati che possono essere applicati agli uncini del cavo che vanno intorno all’orecchio, per chi ha difficoltà a vestire questi auricolari; io non li ho usati, perché ho avuto una buona esperienza con gli uncinetti pre-curvati del cavo. C’è anche una clip da mettere sul cavo, ma essendo intrecciato non ho ben capito dove andrebbe applicato secondo l’azienda; di solito utilizzo queste clip, ma non soffrendo di particolare microfonicità, queste cuffie possono farne a meno.

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Suono

Le mie sorgenti sono state: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012. I file audio vanno – in ordine decrescente – da DSD (Pink Floyd) a FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt) a FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …) ad ALAC (Sia) a MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything).

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Il suono è davvero soddisfacente. Forse il più soddisfacente che io abbia provato fin ora, insieme alle Sennheiser Momentum On Ear. Ho usato sia i gommini piccoli che quelli in memory foam, che ho preferito ma non sono comodissimi da mettere e togliere: è meglio farci sessioni lunghe senza essere disturbati. Parto dall’unico vero difetto che ho evidenziato: i sibili. Soprattutto con il FiiO M7, che ho capito essere una sorgente abbastanza brillante, non sono rimasto totalmente soddisfatto dalla sinergia. Invece le altre sorgenti sono più bilanciate e l’esperienza di ascolto risulta generalmente meno affaticante. La risposta in frequenza è abbastanza piatta, se non per una leggera V sui medi che non inficia sulla chiarezza degli stessi – come ad esempio successe con le Unique Melody Mason V3 (qui la recensione) – ma dona alle frequenze basse un leggero vantaggio. Anche con i filtri studiati per enfatizzare gli alti, non si perde questa firma caratteristica – per questo non trovo che siano davvero un elemento che faccia pendere l’ago della bilancia nella scelta d’acquisto.

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I bassi sono pieni, veloci, ma non enfatizzati. Donano un buono sfondo tendenzialmente scuro, naturale, ma non direi “divertente”; si sente lo sforzo di mantenersi analitici e piatti nella resa. C’è anche una buona estensione verso il sub-bass, ma non eccezionale. Forse con la “famosa” terza apertura, i driver dinamici avrebbero avuto una resa ancora migliore nelle frequenze basse. I medi sono ben separati nella resa strumentale, nelle voci maschili e femminili e nelle percussioni: non ho alcunché di negativo da evidenziare in questa gamma. Solo gli alti hanno qualcosa di veramente migliorabile, nel contesto dei sibili e della corposità. Ma suonano bene, se la musica riprodotta è ben masterizzata non danno segni di cedimento – al contrario, se provate a far suonare dei file registrati e mixati in modo approssimativo, magari casalingo, vi fanno sentire anche il minimo difetto. Questo è un pregio perché apre la possibilità di usare queste cuffie per l’home recording con una certa soddisfazione. E probabilmente anche per i live stage, visto che l’isolamento passivo è molto buono e non affaticano – nemmeno fisicamente – anche dopo parecchie ore di utilizzo. In termini di palcoscenico, l’ampiezza e la profondità della scena ricreata sono di livello, e non soffrono di quella sorta di virtualizzazione simulata che ho riscontrato, ad esempio, nelle KZ ES4 (la recensione qui). Per chi ama una resa molto colorata, il suono potrebbe sembrare leggermente asciutto; io sono personalmente più appagato da una firma il più possibile piatta e analitica, come quella di queste DMG. D’altro canto, non sono di certo le più analitiche sul mercato, ma questo è il loro vantaggio in termini di pubblico: possono davvero abbracciare i gusti di chiunque. Fanno tutto ciò che viene richiesto in modo egregio, superando – in termini di potenzialità – i bisogni di molti.

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Confronti

Con la recensione delle NiceHCK M6 arriverà anche un confronto diretto con queste DMG. Per ora i confronti che lascio sono con le Simgot Meeture MT3, le TinAudio T2 Pro e le YinYoo V2 (di queste ultime trovate già la recensione qui).

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Simgot Meeture MT3 (75$): c’è un solo motivo per cui possiate preferire le MT3 a queste DMG. Anzi, due: il prezzo e le voci. Per il primo fattore, consiglio comunque di puntare alle DMG se mai il dubbio vi venisse tra questi due modelli (ne dubito, perché Simgot produce altri modelli sulla stessa fascia delle BGVP). Per il secondo, sebbene siano un ottimo prodotto per monitorare le voci - in quanto emergono dalla scena sopra al resto degli strumenti -, non basta comunque a bilanciare i tanti pregi che rendono le DMG uno dei migliori prodotti del 2018. Non sto assolutamente dicendo che le MT3 siano un cattivo prodotto: ritengo, anzi, che valgano assolutamente il prezzo richiesto per portarsele a casa e abbiano delle chicche interessanti in confezione – astuccio, gommini con tanto di descrizione del tuning, per citare qualcosa. Quando uscirà la recensione in italiano – quella in inglese è già online a questo link – potrò schiarire le idee dei dubbiosi.

 

TinAudio T2 Pro (60$): penso che per gli amanti del dettaglio e dei suoni brillanti, le T2 Pro possano essere una scelta anche migliore delle DMG. Il mio gusto personale, tuttavia, non mi permette di apprezzarne il suono, esageratamente sibilante e sbilanciato sulle alte frequenze. Leggo che molti le ritengono un prodotto incredibile; io no. Le T2 Pro sono un paio di cuffie tra i meno convincenti che io abbia provato durante l’anno, per cui il mio personalissimo parere è questo: se apprezzate il design delle T2 Pro e quello è il vostro budget massimo, provate a considerare le YinYoo V2, prodotto molto meglio riuscito e adatto a tutti. Se, invece, il vostro budget può arrivare al prezzo delle DMG, consiglio vivamente di puntare a quelle: abbracciano i gusti di chiunque e hanno davvero tanti pregi degni di nota.

 

YinYoo V2 (50$): per me, la cuffia migliore del 2018. Chi legge questo sito abitualmente, sa che il rapporto qualità/prezzo è uno dei cardini dei giudizi dati ai prodotti. Questa è senza dubbio la cuffia che dà la maggior qualità (costruttiva e audio) al miglior prezzo che io abbia provato. Il suono rispetto alle DMG è meno reference, più divertente. Ma è molto difficile trovare una cuffia piatta (acusticamente) sui 50€ (provate con le RevoNext QT2, qui la recensione). Considerando che le DMG costano dalle 2 alle 3 volte in più rispetto a queste V2, io punterei proprio alle V2 se le vostre pretese non si spingono troppo in direzione audiofila e volete risparmiare un bel po’. Ciò detto, le DMG rimangono superiori in molteplici aspetti e in senso assoluto sono una spanna sopra alle YinYoo.

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Conclusioni

Ho detto molte cose. Evidenziato pregi, enfatizzato difetti – che, credetemi, sono in realtà davvero minimi. Ma alla fine ciò che conta è sapere se il prezzo corrisponde al valore generale del prodotto. La risposta è sì, senza alcun dubbio. Ora che c’è un taglio di 30$ dal prezzo di partenza che pare essersi stabilizzato, sono ancora più convinto di questo. Per poco più di 100€, avete una cuffia adatta all’ascolto, al live stage, al monitoraggio in studio, con la possibilità di cambiare l’equalizzazione in modo hardware tramite i filtrini e i molti – moltissimi – gommini in dotazione. La costruzione metallica, il cavo MMCX sostituibile (ripeto: attenzione, che è la parte più fragile della cuffia), sono tutti fattori positivi che mettono in ombra i pochi difetti che possono essere riscontrati. Per dire quanto sono relativi i sibili, dopo aver provato altre cuffie ed essere ritornato a queste, quasi non li percepisco più. Peccato per l’unico vero dispiacere: non aver trovato un astuccio in confezione. E mi sbilancio un’ultima volta, dicendo che un brand più famoso poteva far pagare questo prodotto uno zero di più.

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Pro

  • Qualità costruttiva

  • Design e modularità (filtri, cavo intercambiabile, …)

  • Suono fedele e sempre ben gestito

  • Buon cavo stock

  • Parecchi gommini, anche in memory foam

Contro

  • Non c’è un astuccio in confezione

  • Sibilanti in alcune circostanze

  • I filtri sono più un esercizio di stile

Recensione YinYoo V2

Tra le cuffie più consigliate dagli appassionati, nella fascia dei 50$, ci sono le T2/T2 Pro di TinAudio – ora TinHiFi. Delle due io ho in prova la versione Pro, e non ne sono per nulla entusiasta. Mi spiegherò meglio nella recensione dedicata. Questo preambolo perché? Perché queste V2 di YinYoo, protagoniste della recensione di oggi, sono palesemente ispirate a questi modelli sopra citati, sia per design che per configurazione hardware, che per prezzo – che per nome, probabilmente. Eppure, provandole entrambe in modo approfondito, posso dire di preferire sotto ogni aspetto le V2 di YinYoo. Il problema più evidente che molti evidenziavano alle T2 era, nel loro dettaglio cristallino, la carenza di bassi. Così TinAudio ha fatto uscire il modello Pro, enfatizzando però gli alti. Pessima mossa, dal mio canto, perché sono stridule ed aspre nonché esageratamente sibilanti. YinYoo, più furba, ha invece sfornato un prodotto molto simile ma con quel basso in più che mancava alle concorrenti.

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Unboxing e prime impressioni

Le differenze con gli altri modelli ci sono, comunque: le V2 sono leggermente più piccole, il cavo è 2-pin .78 mm e non MMCX, c’è un comodo astuccio rigido per il trasporto; di contro, mancano i tips in memory foam – ma quelli in silicone sono ottimi. Un’altra “furbata” è stata quella di invertire la forma dell’auricolare destro con quella dell’auricolare sinistro, rispetto alle T2, che effettivamente erano nate “storte”. Non è difficile, in realtà, fare lo switch nelle T2 (basta attaccare diversamente il cavo), ma può essere visto come un difetto di progettazione. Con queste V2, invece, è tutto al posto giusto. Il cavo è molto buono e arriva già montato agli auricolari. Non soffre di microfonicità ed è molto elegante. La vestibilità è fortunatamente superiore alle T2, che erano leggermente troppo grandi e i gommini in memory, seppur di discreta qualità, erano anch’essi di dimensioni generose. L’isolamento passivo è di ottimo livello: anche utilizzando i gommini bianchi più piccoli, che sono quelli che meglio si adattano al mio orecchio, i rumori esterni sono attutiti quasi totalmente. Un’ottima cosa è che, oltre agli stessi gommini, anche il cavo sarà sostituibile con uno aftermarket – facendo attenzione a prenderlo della giusta misura: il 2 pin della stessa YinYoo che possiedo non va bene, perché la distanza è di .03 mm differente. Altro punto a favore è l’astuccio per il trasporto che è davvero di qualità ed è più spazioso di tanti altri che utilizzo.

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Specifiche tecniche

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Suono

Ho capito, col tempo, che il FiiO M7 – pur essendo una buona sorgente – è sibilante. Una cuffia che soffre di sibili di natura difficilmente avrà un’ottima sinergia con quel lettore. Con le T2 Pro, infatti, è davvero fastidioso; con queste V2 no. Per cui ho piacevolmente testato questo prodotto in accoppiata con quel player. Quello che mi è stato consigliato dal fornitore, oltre al burn-in, è di utilizzare i gommini più larghi per godere al meglio delle frequenze alte. Però, dal momento che gli alti sono apprezzabili in ogni caso, ho preferito dare priorità al comfort usando i gommini piccoli. Dopo diverse ore di utilizzo, effettivamente il suono ha giovato del rodaggio dal punto di vista della spazialità. Riassumo in breve la mia esperienza prima di scendere nel dettaglio: questi IEM sono un ottimo prodotto. Il bilanciamento delle frequenze è corretto, la curva di risposta a V dona un suono poco affaticante e piuttosto colorato. Se cercate un prodotto dal suono analitico per la produzione musicale, non fa proprio al caso vostro. Per il restante pubblico, che occupa la maggioranza della popolazione, queste cuffie saranno invece una scelta da tenere in seria considerazione: reggono volumi alti, isolano bene, stanno piuttosto salde all’orecchio e hanno un suono adatto a qualsiasi genere musicale. I bassi corposi, estesi in profondità, rendono le V2 il classico prodotto “che piace al primo ascolto”. I medi sono leggermente arretrati, ma non vengono inficiate né le voci, né gli strumenti nella chiarezza delle singole parti. Gli alti sono buoni, con pochissimi sibili, e sono la parte che più migliora con l’uso – “out of the box” sembrano un po’ timidi. Il palcoscenico è credibile, non ampio all’inverosimile, ma aiutato da un generale sfondo scuro che è caldo e avvolgente. Sia chiaro questo: presi singolarmente, questi singoli punti che ho elencato non eccellono; sono però ben amalgamati nell’insieme, e rendono il prodotto veramente interessante, soprattutto pensando alla cifra a cui sono offerti. Mi vengono in mente le 1MORE Piston In-Ear: la firma sonora è simile a quella di queste V2, ma il suono lì è molto più congestionato e la spazialità ridotta; per una cifra molto simile, i vantaggi qui sono moltissimi: in termini di tuning siamo lì, ma queste V2 sono un chiaro upgrade anche e soprattutto per chi apprezza quel tipo di risposta in frequenza che utilizza 1MORE. Il cavo removibile, poi, è sicuramente un altro punto a favore delle YinYoo; è vero che arrivano senza microfono, ma nulla ci vuole a comprare un cavo da pochi euro con microfono integrato. Questo era solo uno di più confronti che farò in seguito all’interno di questa recensione.

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Ci tengo a sottolineare che non è il caso di usare queste cuffie come monitor da studio: l’enfasi nelle basse frequenze dà l’impressione di avere un corpo in quella gamma che in realtà non si sta ottenendo; questo vale per tutti i prodotti V-shaped e simili, ed è per questo che non le posso consigliare per quel tipo di utilizzo (alternative a prezzi simili più adatte a quelle situazioni sempre a fine articolo).

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Confronti

TinAudio T2 Pro (60$): a parte le differenze già citate (quali l’attacco MMCX e il fatto che cuffia destra e sinistra, in quanto a forma, siano invertite), le T2 Pro sono cuffie molto dettagliate e analitiche, mentre le V2 sono più volte ad un ascolto casual e prolungato. Ho trovato le T2 Pro veramente difficili da ascoltare, per gli alti troppo taglienti e i bassi carenti. Le V2 sono assolutamente superiori, con un carattere più scuro, dei bassi credibili, un palcoscenico altrettanto valido, una maggiore resistenza ad alti volumi senza distorcere, ed altri fattori più banali come le dimensioni leggermente più compatte, che donano un comfort superiore. Ho preferito anche il cavo nelle V2. Per me – sottolineo che è un parere personale – ci sono solo due punti a favore delle T2 Pro: il dettaglio e i tips in memory foam. E non valgono, dal mio canto, la scelta rispetto alle V2.

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RevoNext QT2 (40$): questo è un bellissimo confronto. Entrambi questi monitor condividono lo stesso standard 2 pin .78 mm, entrambi sono in metallo, la fascia di prezzo è la stessa. Cosa cambia tra i due? Il comfort prima di tutto: nelle V2 è superiore, sebbene la vestibilità sia buona anche nelle QT2; il problema, con quelle, è il fatto che dopo un po’ di tempo di utilizzo, gli spigoli del guscio faranno male alle orecchie. Le firme sonore sono molto diverse: le V2 sono più “facili” da ascoltare, le QT2 più analitiche. Consiglierei le seconde per live stage e produzione musicale, perché per l’ascolto penso che le V2 siano un passo avanti in termini di affaticamento (le RevoNext soffrono un po’ di asprezza negli alti; sono brillanti). Il cavo delle QT2 non è granché, per cui consiglio, nel caso vogliate acquistarle, di prendere le QT2S, identiche ma con cavo aggiornato. Trovate la mia recensione qui.

 

Meze 12 Classics (80$): nonostante costino il doppio, non suonano “due volte meglio” (mi prendo la licenza di usare questa formula). Le Meze 12 Classics sono un ottimo paio di auricolari, di cui ho apprezzato dotazione, costruzione, suono e filosofia. Suonano in modo simile a queste V2, in termini di firma sonora: divertenti, V-shaped, un po’ scure, che non fanno degli alti il loro punto di forza. Hanno qualcosa in più e qualcosa in meno. Più dettaglio, i gommini in memory foam, ma un cavo non removibile e a mio parere un palcoscenico meno esteso. L’eleganza del legno con cui sono costruite può farvi protendere verso la loro scelta, ma io penso che il valore per il prezzo pagato sia superiore nelle V2, comunque ottimamente costruite. Il comfort, tra l’altro, è stato molto critico per me con le Meze, anche coi gommini in memory. Non posso dire che in assoluto sceglierei le V2, ma relativamente al prezzo le preferisco alle Meze, che non sono totalmente soddisfacenti – considerando che con 80$/€ di YinYoo V2 ne prendo due paia.

YinYoo V2 Frequency Response

YinYoo V2 Frequency Response

Meze 12 Classics Frequency Response

Meze 12 Classics Frequency Response

 

1MORE Voice/Piston In Ear (35$): controverso paio di cuffie, che ho amato per design, qualità costruttiva e dotazione, ma non ho totalmente compreso in termini di suono. Anche con queste Piston lo sfondo è scuro e la risposta in frequenza a V, ma - come ho già accennato - il suono è più congestionato e la spazialità non totalmente avvolgente. Il comfort è comunque ottimo. Le V2, però, sono un passo avanti. Il cavo removibile, la possibilità di indossarle in più modi diversi, l’astuccio per il trasporto rigido, il maggior numero di gommini, un suono più avvolgente e generalmente più pieno mi fanno protendere per le YinYoo, per soli 5$ in più.

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Conclusioni

Se sono stato così entusiasta nel parlare di questi IEM, un motivo c’è: sono tra i migliori auricolari che io abbia provato in relazione al prezzo di vendita. Sono un prodotto studiato nel dettaglio, che non lascia trascurato alcun aspetto. Dall’astuccio per il trasporto, all’ottimo cavo, al gran numero di gommini presenti, al suono davvero credibile e adatto ad ogni genere musicale e/o bisogno personale. Essendo una cuffia con cavo removibile, rientra nel mio solito consiglio: con un cavo Bluetooth vi togliete la noia del filo, con un cavo con microfono sono perfetti come auricolari anche per le chiamate, e col cavo di serie potete godervi la musica con una connessione cablata alla migliore qualità possibile – se siete cultori, potete anche prendere un cavo a masse separate per una connessione bilanciata. Tra le cuffie che ho consigliato, queste stanno senz’altro in cima alla lista.

Recensione KZ ES4

Sebbene io non sia un grande fan di KZ – lo potrete capire dalla mia recensione delle ZS3, che trovate qui – quando mi è stato proposto di testare queste ES4 ho acconsentito, sperando in un miglioramento in questa nuova generazione. Vero è che dovrei rivolgermi alla diretta evoluzione delle ZS3 (le ZS4) perché questo intento risulti più scientifico, ma credo che non ci sia una grande differenza tra le due se non nelle fattezze. Per quanto riguarda l’hardware, infatti, sono entrambe cuffiette ibride a doppio driver, e il prezzo di vendita è il medesimo.

Ringrazio Easy Earphones/YinYoo per il sample e lascio il link per l’acquisto su Amazon alla fine dell’articolo.

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Unboxing e prime impressioni

L’esperienza di spacchettamento è la stessa di qualsiasi altra KZ di fascia economica: dentro alla scatola bianca - con le forme degli auricolari disegnate sul fronte e le specifiche tecniche sul retro – ci sono le cuffiette, il cavo (che arriva staccato) e qualche foglio dalla dubbia utilità. Le cuffiette sono gradevoli esteticamente, di un rosso semitrasparente al cui interno si vedono i driver e un circuito con tanto di logo di KZ che è probabilmente piazzato lì per bellezza, ma non è funzionante. Lato costruttivo sono meno entusiasta: i due pezzi di plastica (di mediocre qualità) che compongono il guscio paiono essere attaccati in maniera molto precaria e appena ho attaccato il cavo ho sentito degli scricchiolii molto poco rassicuranti. A proposito di cavo, l’ho trovato migliorato rispetto alle ZS3, è intrecciato e non più un semplice filo di gomma. Altro lato positivo, che rimane, è il jack a L. Meno apprezzabile l’archetto in memory (che è proprio un fil di ferro rivestito) che va appoggiato sull’orecchio, che è scomodissimo per due motivi: mantiene una forma troppo rigida che non si adatta a dovere all’orecchio, e rende impossibile districare il cavo quando si attorciglia.

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Fortunatamente il cavo è sostituibile, per cui potete acquistare quello che più si confà ai vostri bisogni (farò un esempio più avanti in questa recensione). Specifico che ho in test la versione che arriva di default senza microfono lungo il filo (fattore che tendenzialmente preferisco, in quanto evita possibili interferenze elettriche).

La vestibilità con il cavo di serie è pessima. Se avevo trovato scomode le ZS3, è perché non avevo provato queste. Non voglio esagerare (avrei spontaneamente fatto il paragone con l’infilarsi un camion nelle orecchie), ma il fatto che i gommini di serie siano piuttosto duri e con una strana trama zigrinata (tipica delle KZ, peraltro) e le dimensioni siano enormi, il comfort che ne deriva è nullo. Per questo ed altri motivi, le mie sessioni di ascolto con questi auricolari sono state davvero brevi. Se non altro, ho rivalutato la comodità delle ZS3. Come per il cavo, consiglio di cambiare anche i gommini, magari con un paio in memory foam.

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Per provare a migliorare la situazione della scomodità, ho montato un cavo aftermarket a 6 core che mi ha inviato YinYoo – che è anche il produttore dello stesso. Cosa migliora rispetto al cavo originale? Il fatto che non si ingarbugli, che abbia un serracavo (il famoso “chin slider”), e che sia privo di qualsiasi tipo di archetto in fil di ferro/memory/quant’altro. Migliora notevolmente anche la vestibilità, permettendo un ascolto decisamente più confortevole. L’unico lato che rimane negativo, nel frangente comodità, è che pur utilizzando i gommini di misura più piccola continueranno a dare fastidio. Questo perché il beccuccio è assolutamente fuori misura – anche gli stessi gommini richiedono tantissimo tempo per essere montati, se siete abituati ad auricolari con misure standard. Un paio di cuffie (di tutt’altro livello) che mi hanno stupito per il motivo opposto, ovvero per l’estrema comodità nel cambiare i gommini, sono le Mason V3 di Unique Melody (la recensione qui).

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Suono

I test sono stati fatti con il FiiO M7, il Dodocool DA106 e il MacBook Pro - con e senza la Focusrite 2i2.

A suo tempo, ho sconsigliato le ZS3 soprattutto per la esagerata enfasi nei bassi e gli alti insufficienti. Noto che in queste ES4 c’è stato un tentativo di bilanciare le frequenze, ma che risulta nel complesso insufficiente. Faccio un passo indietro.

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Al primo ascolto queste cuffie non sono state terribili. C’è una buona spazialità, un suono avvolgente, sempre tendente al caldo ma non così spostato sui bassi come le ZS3. Penso che per chi non abbia particolari pretese, né abbia già avuto esperienze acustiche di alto livello, né abbia un budget più alto, queste cuffie possano anche essere soddisfacenti. Il suono è il più delle volte credibile, migliore in senso generale di altre cuffie che ho provato, e digerisce in un modo o nell’altro qualunque genere musicale.

Ma un’analisi più tecnica, e soprattutto un confronto diretto con altri modelli, mi hanno fatto ridimensionare le prime impressioni riguardo al suono.

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I bassi sono buoni, ma peggiori rispetto alle ZS3: più lenti, meno precisi e purtroppo seguono la tendenza generale di questi monitor (un po’ fa male chiamarli così) ad avere uno strano riverbero per tutta la scena. Ma, compresa l’atmosfera che si crea indossando questo prodotto, che definirei quasi una “virtualizzazione” di dubbia utilità, non mi sento di dire che i bassi sono un punto di debolezza del prodotto. Anzi, chi li apprezza può affidarsi, con qualche riserva, a queste cuffie. C’è anche un accenno di sub-bass, rivolgendosi ai giusti pezzi (e.g. “Butterflies” di Sia, tutt’altro che recente ma ben mixata e masterizzata, come tutto l’album a cui appartiene, “Colour the small one”). Oltretutto, le percussioni sono discrete e abbastanza incisive, per cui per un uso casual le posso davvero comprendere. Magari avendo anche dei grossi padiglioni auricolari. Sbilanciandomi, direi addirittura che le percussioni sono la cosa migliore che potete tirare fuori da queste cuffie.

Gli alti rimangono un problema. Come nelle ZS3, e nonostante il cavo migliore, i sibili sono ancora presenti – ma leggermente meno udibili – e i suoni in gamma alta tendenzialmente troppo aspri. Cercando un grafico di risposta in frequenza, è effettivamente possibile notare una seria difficoltà dei driver a riprodurre gli alti. Le voci femminili sono accettabili. Quando faccio distinzione tra voci maschili e femminili, intendo quelle molto alte (femminili) e molto basse (maschili), ma tendenzialmente le impressioni si equivalgono tra le voci, soprattutto tra gamma contralto e gamma tenore. Infatti, un Chris Martin suonerà bene tanto quanto Josephine degli Oh Wonder: bene, ma non eccezionalmente.

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Non c’è un palcoscenico particolarmente ampio né una scena realisticamente riprodotta (dallo stesso album citato sopra, “Don’t bring me down” è un pezzo perfetto per testare la scena ricreata; qui è mediocre, non pessima). Il prodotto è economico e non bisogna avere troppe pretese, ma ho l’impressione che KZ punti esclusivamente alla quantità dei prodotti piuttosto che alla qualità degli stessi. Se pensiamo a quanti modelli con la stessa configurazione sono nella loro linea, viene da chiedersi perché non farne uno solo, ma con un comfort migliore, una qualità costruttiva superiore e una ricerca più approfondita in ambito acustico. Non lo dico per screditare questo prodotto, che se la cava con i giusti accorgimenti, ma perché la concorrenza è più che mai agguerrita soprattutto in fascia economica. Di queste ES4 ho letto e sentito tante cose: un ragazzo sosteneva che fossero migliori, sotto ogni aspetto, alle Shure SE215. Lungi da me lasciare inattaccati i mostri sacri (anzi, per le Mason V3 di Unique Melody non ho avuto tante belle parole da spendere), ma queste KZ non possono competere con prodotti di fascia superiore. Per 15/20 euro il suono è discreto, ma nulla più. Anzi, comparandole alle Xiaomi Hybrid Dual (di prima generazione), con la stessa configurazione e sulla stessa fascia di prezzo, ne escono addirittura sconfitte. Non oso immaginare contro quelle di seconda generazione. L’unica cosa per cui darei una nota di merito alle ES4, in questo confronto, è che reggono volumi più elevati.

TinAudio T2 Pro, KZ ES4, BGVP DMG

TinAudio T2 Pro, KZ ES4, BGVP DMG

Conclusioni

Per come sono concepite, queste KZ ES4 paiono più una forma prototipale di monitor che un prodotto pronto. Se arrivassero con un cavo migliorato negli aspetti che ho sottolineato, dei gommini migliori e un generale occhio di riguardo per la qualità – che pare mancare quasi in ogni frangente – sarei felice di pagarle di più, sapendo di aver speso meglio i miei soldi rispetto alla situazione attuale. Attualmente, sono un prodotto salvabile solo sostituendo il cavo – che, considerando quello che ho utilizzato io, porterebbe la spesa totale intorno ai 40 euro: cifra che questa combo non vale. Con circa 40 euro prendete le RevoNext QT2 (qui la mia recensione) e avete tra le mani un prodotto superiore in ogni aspetto. Altre alternative? Le T2 di TinAudio oppure le ottime YinYoo V2 che sto testando al momento. Lascio di seguito il link per l’acquisto di queste ES4 e, soprattutto, del cavo aftermarket di YinYoo – vero protagonista di questa recensione, ma che ne avrà anche una tutta sua.

Recensione Unique Melody Mason V3

Premessa importantissima: il sample che ho recensito è quello dell’Head-fi tour; questa è la versione italiana della mia recensione in inglese che trovate su simplyaudiophile (qui il link diretto).

In realtà, questa non è solamente una traduzione, ma una recensione più personale e critica di quella che ho già fatto in inglese (sia per questioni linguistiche che per il fatto che è più semplice fare aspre osservazioni in questo sito, che gestisco completamente io). C’è molto da dire su questi monitor In Ear. Parto col dire che costano 2700$, un prezzo da professionisti e che nemmeno tutti i professionisti pagherebbero. La fascia di prezzo non è semplicissima da trattare, il prodotto è forse sprecato per un utilizzo da ascoltatore, ed effettivamente è pensato per essere usato sul palco in esibizioni dal vivo. Inutile dire che avevo molte aspettative nei riguardi di queste Mason, che non sono state completamente attese.

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Unboxing e prime impressioni

Ci sono alcuni elementi che rendono premium questo prodotto – qualità audio a parte. La dotazione è uno di questi; in confezione ci sono:

  • Tre cavi (uno single-ended da 3.5mm, due bilanciati rispettivamente da 2.5 e 4.4mm), di superba qualità; lo standard utilizzato è molto poco standard, in quanto si tratta di un attacco a 4 pin con una vite per assicurarli alle cuffie, sinceramente mai visto prima.

  • Un numero indefinito di gommini – non li ho contati, visto che la scatola era già stata aperta ed erano sparsi a caso, e quelli montati andavano già benissimo alle mie orecchie – tra cui dei tips in memory foam di Comply, famosissimi e sempre graditi;

  • Una scatola in titanio pesantissima e di grande effetto, ma di poca utilità: si chiude a malapena con le cuffie all’interno e il meccanismo di avvitamento è troppo fine e macchinoso. Avrebbe fatto miglior figura un contenitore in pelle.

  • Una chiavetta USB a forma di tessera, al cui interno ci sono foto e informazioni sul prodotto.

Ogni cuffia ha una valvola per la regolazione dei bassi. Personalmente ho trovato solo una leggera differenza in termini di ariosità del suono, tenendole aperte. Potrebbe essere solo soggezione, in quanto i driver sono esclusivamente armature bilanciate – e sono tantissime, ben 13 o 16 a seconda della versione – e quindi non necessitano di passaggio di aria.

Sono molto belle a vedersi, nonostante ci si aspetti forse qualcosa in più in termini di materiali su questa fascia di prezzo. L’acrilico colorato semitrasparente fa la sua bella figura, ma si poteva fare anche meglio.

La vestibilità è buona. Nonostante le dimensioni veramente importanti, sono comode e hanno una forma che non tende a scivolare dall’orecchio. L’unica nota negativa è che, personalmente, non sono riuscito ad indossarle molto a lungo, proprio a causa di queste dimensioni notevoli. Nota molto positiva, i gommini sono davvero facili da cambiare. Sembra stupido, ma spesso è un’impresa sostituirli in molti modelli.

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Suono

Piccola precisazione da fare: quando mi è stato offerto di provare questi monitor, ero combattuto. Saltare da una fascia di prezzo ultra economica a una ultra premium è destabilizzante, oltre a richiedere strumentazioni diverse per i test. Chi mi legge sa che ho una dotazione onesta ma non top di gamma (interfaccia audio Focusrite 2i2 e DAP FiiO M7) e quindi ho avuto non poche perplessità. Ciò nonostante, l’occasione era importante, per cui ho fatto i test con le sorgenti che avevo e che utilizzo quotidianamente per tutte le altre cuffie che porto sul sito. Avendo avuto in test nello stesso periodo anche l’Audirect Beam, ne ho approfittato per provarlo con queste V3.

Ho usato solamente il cavo da 3.5mm, con un adattatore da 6.3mm con la 2i2.

L’audio di queste cuffie mi ha lasciato con due impressioni contrastanti. La prima, positiva, riguarda il dettaglio. La seconda, negativa, riguarda il bilanciamento.

Il dettaglio è pazzesco: ogni suono viene riprodotto in modo preciso e analitico. C’è un palcoscenico davvero ampio, migliore di qualsiasi altro io abbia ascoltato da una cuffia In Ear. E l’immagine virtuale è credibile a tal punto da essere incredibile. La chiusura della live di Jeff Buckley “live at Sin-è” mi ha addirittura spaventato quando sono arrivati gli applausi, perché li ho sentiti arrivare alle spalle. In termini di riproduzione della scena non ho nulla da dire di negativo.

In termini di bilanciamento mi aspettavo tutt’altro. Non c’è un suono bilanciato, che è quello che mi attenderei da una cuffia con questo intento, bensì un’equalizzazione a V che non è tanto udibile per l’enfasi nei bassi e negli alti, quanto piuttosto nei medi arretrati. Questo comportamento è stato instabile. Al primo ascolto, infatti, ho notato che il basso – senza equalizzazioni – era praticamente nullo, e quando era richiesto un suono carico suonava tutto abbastanza piatto.

Dopo vari test, ho capito che il comportamento di questi monitor risente della sorgente e del mastering molto più di quanto succeda con tutte le altre cuffie che ho provato. Lo stesso pezzo ascoltato in modo casuale (MP3 da cellulare) suonava stranamente meglio rispetto ad un ascolto più serio (FLAC dal DAP). Ho provato a spingerle con pezzi estremi, prima sui bassi, poi su altre frequenze: tutte le armature di cui è dotata questa configurazione hanno un potenziale altissimo. Ogni tipo di sforzo a cui le ho sottoposte è stato svolto in modo credibile e talvolta eccelso. Il vero punto di forza di questo prodotto è che può essere equalizzato a piacimento, e risponde in modo molto preciso a questi aggiustamenti. Questo essere malleabili li rende ottimi per due tipi di utilizzo: quello da palco – per cui sono pensati – e il cosiddetto My-fi. Io valuto il prodotto per quello che è di default, però. E questo delude le mie aspettative. Non lo consiglierei ad occhi chiusi per registrazioni in studio, perché il suono non è bilanciato. È divertente, poco affaticante, ma non di riferimento.

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È difficile per me stilare una lista di caratteristiche sul suono. Perché un suono così pilotabile ha molti pro ma anche molti contro. Queste cuffie fanno tutto, e molto di ciò che fanno è ad altissimi livelli. Ma non c’è nulla di perfetto. Nulla che pagherei 2700 dollari. La cosa più amara sono le basse frequenze. L’estensione arriva in gamma bassissima, ma a conti fatti il basso si fa sentire solo quando glielo si chiede – ovvero con pezzi molto pompati su quelle frequenze. Quando suona, suona molto bene: carico, incisivo e veloce. Ma nei pezzi di tutti i giorni lo trovo davvero appiattito, smorzato. In potenza è ottimo, di fatto è mal equalizzato, a mio parere.

I medi sono strani: talvolta si sente il taglio nelle frequenze più basse della gamma media, dove mancano degli armonici, è percepibile dove sta la punta della V. Altre volte, il suonare smorzato dei bassi pare sottolineare le voci nei medi. Un comportamento alla Dr Jeckill and Mr Hide?

Gli alti sono buoni. Puliti, cristallini, non accentuati, solo un po’ sibilanti le voci femminili in alcuni casi.

Come ho già detto, la scena è fedele e la “virtualizzazione” della stessa molto credibile.  

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Confronti e conclusioni

Non avendo provato altri prodotti di questa fascia, è ovviamente impossibile per me fare dei confronti.  Interfacciandomi alla fascia di prezzo, posso dire che ci sono prodotti molto, molto più economici che mi hanno stupito di più (e lancio una ovvia provocazione). Parlo, ad esempio, delle RevoNext QT2 (qui la recensione). Spendo meno di un cinquantesimo del prezzo delle Mason, e ho un suono che mi fa pensare di aver pagato decisamente di più. Con le Mason ho avuto l’impressione contraria: non spenderei mai una cifra del genere per un prodotto con questo comportamento. E io in cuffie spenderei tutti i miei guadagni, se potessi, ma solo se ne vale la pena. Questo non è il caso, e lo dico con una punta di amarezza visto l’entusiasmo che avevo nel provarle. Se volete dei monitor ottimi spendendo una cifra abbordabile, la comunità consiglia i BGVP DM6 a 200$; se volete una custom sotto ai 1000$ prendete una CustomArt, che tra l’altro è un brand europeo anche nella produzione. Se avete un budget più alto fatevi una custom della Ultimate Ears con 1000$. Ma non spendetene quasi 3000 per queste, perché non valgono questi soldi.