Recensione RevoNext QT5

Prezzo: circa 25€

Dove acquistarle:

AK Audio: [link]

Amazon: https://amzn.to/2JKyg2H

Specifiche tecniche:

  • Configurazione driver: 1 dinamico + 1 armatura bilanciata

  • Risposta in frequenza: 7-40k Hz

  • Impedenza: 15 Ohm

  • Sensibilità: 105 dB/mW

 

Grazie ad AK Audio per il sample fornito per questa recensione.

Torno a scrivere in italiano dopo alcune recensioni in inglese. Il motivo è semplice: da un lato voglio portare avanti questo progetto “bilingue”; dall’altro ho già recensito in italiano un altro modello di questo brand, per cui preferisco iniziare dalla recensione italiana con queste QT5, per completezza.

 

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Unboxing e prime impressioni

Ammetto di non essere particolarmente stupito dagli accessori forniti in dotazione. La presentazione è moderna ed elegante, con una scatola non più bianca ma nera con varie informazioni sui lati; gli auricolari sono già attaccati al cavo – che è removibile e lo standard è il 2pin da 0.78mm -. Il cavo ha il chin slider e arriva con un velcro brandizzato molto utile. Ci sono, però, solo tre paia di gommini in silicone (buoni, comunque) e nessun astuccio per il trasporto. Per questo prezzo, onestamente, non posso lamentarmi. Le QT5 costano stranamente meno delle QT2, sebbene il cavo sia decisamente migliorato (probabilmente è lo stesso delle QT2S) e il peso risulti più importante; ammetto che non mi succede spesso di provare auricolari così pesanti. Qualche parola in più sul cavo: non ho informazioni precise, ma è ottimo, con quattro corde intrecciate, e pare essere rivestito in rame; il mio ha anche un microfono, di media qualità, ma può essere acquistata la versione senza microfono. Essendoci, come già detto, uno slider per connettere le due parti del cavo ad altezza mento, la versione con microfono ne rende l’utilità relativa, visto che al mento non arriverà. Non è grave, dal momento che la stabilità è buona. Non sono le cuffie più comode, visto che l’ugello (che, tra parentesi, è stranamente l’unica parte plastica della cuffia) è piuttosto grosso e se avete un condotto uditivo non troppo grande (come me) potreste avvertire del fastidio. Il design è davvero interessante, più apprezzabile “moralmente” di quello delle QT2, che erano davvero troppo simili alle Campfire Andromeda. Sul fronte ci sono delle aperture per permettere il passaggio d’aria, necessario al driver dinamico per funzionare. Questo stile un po’ steampunk unito alla colorazione (grigio metallizzato nel mio caso, con finitura spazzolata, ma esiste anche una versione in rame) dona uno stile unico a questi auricolari.

 

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Suono

Le mie sorgenti: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012, Zorloo ZuperDAC-S da Mi MIX 2.

I miei file: DSD (Pink Floyd), FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt), FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …), ALAC (Sia), MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything, …).

 

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In linea generale, queste QT5 sono estremamente simili alle QT2. Anche per questo motivo, mi è difficile giustificarne la differenza di prezzo. La firma sonora è bilanciata, tendente al brillante (purtroppo), il che rende aspre alcune voci femminili (Sia, ad esempio, in molti brani soprattutto di album meno recenti). I sibili sono ancora presenti, leggermente smussati rispetto alle QT2. Probabilmente c’è stato un tentativo di ammorbidire la spigolosità del suono delle QT2, ma alla fine dei conti io mi trovo ad apprezzare e criticare gli stessi aspetti delle sorelle.

I bassi non sono esagerati, il che personalmente può essere considerato un lato positivo, perché non rischiano di rovinare le medie frequenze o di essere troppo pesanti. Anzi, sono veloci e precisi. I medi sono molto ben definiti: gli strumenti hanno il proprio spazio e sono ben distribuiti, le voci altrettanto. C’è un buon dettaglio in ogni range di frequenze. Onestamente nemmeno gli alti sono malaccio, sebbene nelle loro frequenze più basse ci siano dei picchi a cui io sono sensibile (7 kHz probabilmente). A parte ciò, l’estensione è buona e le voci il più delle volte piacevoli. I sibili non sono scomparsi, ma sono meno evidenti rispetto alle QT2: non credo siano cuffie sibilanti di natura, ma di certo la loro equalizzazione non aiuta a nasconderne eventuali, se presenti nella registrazione. Apprezzo particolarmente il palcoscenico, che nella sua modesta estensione è accogliente e preciso nella posizione simulata degli strumenti. In generale, non vedo un singolo motivo per non apprezzare questi monitor (sì, mi sento di poter dare loro questo attributo): sono economici, costruiti veramente bene, con un cavo di qualità e ottimi materiali e suonano con una firma ormai caratteristica del brand, che ci si aspetta e si impara ad apprezzare.

 

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Confronti

RevoNext QT2: d’accordo, le ho già ampiamente confrontate. Faccio un riassunto: considerato che ora ci sono le QT2S (QT2 con cavo migliorato), le mie considerazioni sul terribile cavo con cui arrivano le QT2 normali ormai lasciano il tempo che trovano. QT2 e QT5 si somigliano molto: entrambe in metallo, entrambe con un driver dinamico e un’armatura bilanciata. Suonano in modo simile. Entrambe non sono il massimo della comodità a lungo andare, ma le QT5 sono leggermente più comode. Cambia il dettaglio, più estremo nelle QT2, e il tuning delle alte frequenze, più smussato e piacevole – sebbene non perfetto – nelle nuove QT5. Il punto è: in queste fasce di prezzo, dieci euro in più sono quasi il doppio del prezzo iniziale. Come si giustificano dieci euro in più per le QT2? Per me è difficile. Prendete le QT5, se avete il dubbio su queste due. Trovate le QT2 qui: https://amzn.to/2V2zpnu

 

KZ ZSN: non le ho ancora recensite. Per essere di KZ, stupiscono: non ho avuto buone esperienze in passato (ZS3, ES4), quindi sono rimasto doppiamente stupito dalla qualità delle ZSN. La costruzione è plastica, non al livello delle QT5, con un fronte metallico che ne condivide, però, lo spirito steampunk. La comodità è superiore, il cavo simile. Il tuning è diverso: le ZSN suonano in modo più “divertente”, con più bassi, un po’ più di asprezza negli alti data la loro enfasi, e i medi incassati. Non eccessivamente, ma talvolta si sente chiaramente il volume delle voci sovrastato dagli strumenti. Sono comparabili per quanto riguarda lo spazio percepito e la precisione della scena. Mi è difficile consigliare l’una o l’altra; se puntate alle KZ, consiglio di aspettare anche la versione Pro, allo stesso prezzo ma con delle migliorie (arriverà anche quella recensione). Trovate le ZSN qui: https://amzn.to/2Wt57KJ

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Conclusioni

Un altro paio di auricolari sorprendenti per la fascia di prezzo, che ci ricorda che viviamo in un periodo di straordinaria crescita in ambito monitor economici. Consiglio vivamente questi RevoNext QT5, ancor più dei fratelli QT2.

Recensione TRN IM1

Prezzo: 25€

Dove acquistarle: [link]

 Ringrazio AK Audio per il sample e per il codice sconto valido per i nostri lettori. Se al momento dell’acquisto scegliete “altri metodi di pagamento” e lasciate scritto “www.techinblack.it” (senza virgolette) nel campo di testo per i messaggi al venditore, dopodiché annullate il pagamento, il negozio provvederà a offrirvi uno sconto (il valore dello stesso dipende dal periodo). Potrete infine pagare come preferite.

 Specifiche tecniche:

  • Driver dinamico + armatura bilanciata

  • Impedenza: 16 Ohm

  • Sensibilità: 102 dB

  • Risposta in frequenza: 7-40k Hz

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Unboxing

Essendo la prima cuffia che provo di questo brand, non posso fare un confronto di accessori in dotazione. Sinceramente ci si può aspettare qualcosa in più. La scatola è elegante e la presentazione degli auricolari pure, ma ci sono solo tre paia di gommini, una pezzetta per pulire le cuffie dalle impronte e il cavo. Nessun astuccio per il trasporto, nessun gommino particolare o in foam. Il cavo è ottimo, per essere un cavo stock di una cuffia piuttosto economica è molto migliore di quello che fornisce KZ nei modelli di pari prezzo, ad esempio. Il mio è senza microfono, ma lo potete ordinare anche con. Le cuffie, nel mio caso in versione total black, sono ben costruite e hanno una forma in stile custom, molto molto simile all’interno del mio orecchio – e questa è ovviamente solo una considerazione personale. Questo è un pregio per la comodità, ma un difetto perché l’isolamento è esagerato e mi si crea il sottovuoto. Ho dovuto usare dei gommini in memory foam di TinAudio per riuscire a sentire decentemente la musica (ne riparlo in seguito). Un appunto estetico: sul fronte, spennellato in acrilico, c’è il logo dell’azienda e la dicitura abbreviata “hybrid armature”. Una simpatica scelta, dal momento che la confezione riporta invece la dicitura “custom dynamic”. Per evitare confusione, sappiate che la cuffia ha una configurazione ibrida con un driver dinamico e un’armatura bilanciata. Osservando attentamente le cuffie, si nota un dettaglio che solitamente appartiene a cuffie di fascia molto più alta: il fatto che non ci sia alcun filtro, né metallico né in tessuto, nel canale di uscita del suono. Oltre a questo, alcune immagini della cuffia aperta evidenziano i tubi che collegano i driver direttamente al canale d’uscita, che ha due aperture. Cosa significa? Che ad ogni driver è affidato un range di frequenze (al dinamico le basse, all’armatura le medie e le alte) e queste arriveranno al nostro orecchio in modo diretto dai driver, senza passare per un filtro o risuonare all’interno del guscio. Per una cuffia di questa fascia di prezzo è forse un primato (anche perché buona parte del prodotto finale è assemblata a mano!).

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Prime impressioni e problematiche

Al solito, prima di parlare del suono devo precisare alcune cose. Non ho avuto vita facile con queste cuffie: pur avendo apprezzato il suono fin dal primo istante, quando il sottovuoto si crea, si sente una sorta di “crack” (che ho inizialmente attribuito a un problema delle mie orecchie, erroneamente); non ho idea se sia perché il driver internamente viene mosso (driver flex), ma sappiate che è una questione da considerare. Solitamente utilizzo i gommini in silicone più piccoli che ci sono in dotazione. Con la cuffia destra, anche in questo caso, andavano bene; con la sinistra no. Ho switchato ai tips in memory foam di TinAudio, che non mi davano un gran comfort nelle cuffie originali (T2 Pro), ma che mi hanno parzialmente aiutato in questo caso (perché il sottovuoto è in parte evitato), ma il crack si sente comunque. Probabilmente è un problema che concerne l’apertura per l’aria della cuffia sinistra, che è evidentemente ostruita. Per questo motivo, il fornitore ha deciso di mandarci un secondo sample, per verificare quanto il suono è modificato da questa problematica, e se il controllo qualità di TRN è effettivamente carente o è stato solo un caso sparuto. Per non confonderci durante i test, la seconda cuffia è di colore rosso; valgono esattamente le stesse cose tra le due per quanto riguarda la qualità costruttiva e il comfort. Oltretutto, questa seconda cuffia arriva col microfono sul cavo, dandoci altresì la possibilità di confrontare anche i cavi e la qualità di questo microfono. Il secondo paio, fortunatamente, non ha i problemi del primo. Il fronte è differente, in quanto la versione total black mi sembra non abbia lo stesso scalino tra il corpo e la placca metallica resinata (sempre che in versione nera sia presente, perché non è semplice capirlo).

Devo dire che dopo qualche ora di ascolto sento un po’ di affaticamento, similarmente a quanto accade con le KZ, ad esempio (qui le recensioni delle ZS3 e delle ES4).

Altra “modifica”, oltre ai tips in memory, che non ho resistito a fare è stata montare il cavo 6 core in rame di YinYoo che avevo a disposizione: il suono non cambia – come potete leggere nella sua recensione qui – ma esteticamente e come solidità è sicuramente un upgrade che consiglio. A conti fatti, questa cuffia – se integra – non ha realmente bisogno né di cambiare il cavo, né di utilizzare altri gommini.

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Suono

Le mie sorgenti: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012, Zorloo ZuperDAC-S da Mi MIX 2.

I miei file: DSD (Pink Floyd), FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt), FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …), ALAC (Sia), MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything, …).

 

Il caso ha voluto che provassi queste cuffie assieme a un nuovo arrivato, il DAC ZuperDAC-S di Zorloo basato sul famoso chip 9018 di Sabre; lo stesso che monta, in un’altra variante, il mio FiiO M7! Piccola introduzione per dire che è una cuffia che si sposa bene con questo convertitore.

Generalmente, il suono che vi garantiscono le IM1 è piuttosto neutrale, sebbene abbia delle tendenze brillanti. Il mio gusto mi impedisce di apprezzare le cuffie brillanti senza infastidirmi (per via degli inevitabili sibili), ma onestamente questi livelli sono ancora sopportabili per me (almeno per medi periodi di ascolto). Un ottimo compromesso per accontentare anche chi ama un buon dettaglio nelle alte frequenze. Quello che mi ha colpito di questa cuffia – e mi devo contraddire da solo: nel video unboxing insinuavo non fosse possibile – è stata la sorprendente capacità di riprodurre al meglio tutta la gamma udibile di frequenze. Ovvero, questa cuffia può essere usata come un monitor, esattamente come suggerisce la sua conformazione. Sebbene il basso sia leggermente enfatizzato, così come lo sono gli alti, la gamma media non ne risente negativamente, come accade, invece, nella stragrande maggioranza delle situazioni simili. Al contrario, le voci sono sempre abbastanza ariose, chiare e non incassate; la separazione strumentale è sopra la media, come la distribuzione spaziale degli strumenti. Non c’è un palcoscenico molto ampio, per cui – a voler essere buoni – c’è una certa intimità degli stessi strumenti attorno a noi. Questo fattore poteva essere superiore, ma sinceramente non a questo prezzo. Ovviamente non è tutto positivo: questa cuffia sembra richiedere un po’ più di amplificazione rispetto alla media (la mia media è il 50% del volume del FiiO M7, ovvero 30 step su 60; solitamente sto più basso): sono arrivato anche a 36 step di volume su 60 su M7, per avere una gamma bassa e una gamma media abbastanza corpose. Di contro, gli alti si inaspriscono troppo a quei livelli, diventando insopportabili per me. Onestamente, dal punto di vista del suono mi ritengo comunque appagato: buona estensione in gamma bassa e in gamma alta, buoni medi (questa è la vera sorpresa) e scena immaginaria discreta. Il suono ha una tendenza olografica che risente dei limiti di questo palcoscenico intimo, ma che a conti fatti risulta piacevole. Il punto di queste cuffie è che non suonano in modo molto naturale. Il buon dettaglio e l’essere analitiche le rendono utilizzabili per scopi di home recording, ma sinceramente punterei ad altri prodotti anche per quell’uso. C’è sempre un senso di occlusione che rende faticose queste cuffie da ascoltare.

Ci tengo a sottolineare una cosa: dopo aver scritto i vari complimenti (e non) che avete appena letto, ho ascoltato per curiosità un album che non uso tanto quanto altri citati per fare i test, ma che apprezzo. Il disco in questione è “A Fever Dream” degli Everything Everything. Ebbene, questo disco è difficilmente ascoltabile per me con queste cuffie. È molto sviluppato nella gamma alta delle frequenze, molto energico con la batteria e con la voce, e viene riprodotto in modo analitico ma troppo tagliente da queste IM1. Per cui, se sapete che ascoltate musica tendenzialmente molto “presente” nei medio-alti, pensateci due volte ad affidarvi a queste cuffie. Per tutti gli altri, vi assicuro che cadrete in piedi.

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Confronti

KZ ES4 (20€): le IM1 vincono sotto molti punti di vista. Che si parli di comodità, correttezza del tuning, cavo di serie, qualità costruttiva. Prediligerei le ES4 per i bassi e per la naturalezza superiore. L’attacco è lo stesso 2-pin da 0.75mm. Non mi dilungo sul confronto, perché ho apprezzato a fatica le ES4 (attenzione: non sono una cuffia cattiva, anzi. Sono un buon upgrade se le uniche cuffie che avete provato sono quelle in dotazione col vostro telefono. Ma queste TRN sono leggermente superiori).

 

KZ ZS3 (20€): sebbene sia un modello vecchiotto, le forme sono simili a quelle di queste IM1; solo un po’ più grandi e meno confortevoli. Il basso è sicuramente migliore nelle ZS3, ma è anche l’unica gamma correttamente rappresentata della cuffia. In generale, non la consiglierei a nessuno se non a chi vuole esclusivamente sentire i bassi (e magari ha delle orecchie più grandi della media); di contro, le IM1 sono adatte un po’ a tutti. E il loro cavo calza alle ZS3, che ne hanno uno di serie abbastanza penoso. (Sì: ho messo un cavo di terze parti sulle TRN, e il cavo delle TRN sulle KZ).

 

RevoNext QT2 (35€): sono simili. Simili nel suono, simili nel prezzo, simili nella dotazione. Ciò che cambia è il comfort – anche se nessuna delle due è incredibilmente confortevole, le IM1 vincono – e i materiali (metallo per le QT2, acrilico e plastica per le IM1). Il cavo è migliore nelle IM1 (forse le QT2S, con cavo migliorato, sono alla pari), e lo standard 2-pin cambia leggermente: nelle RevoNext è da 0.78mm. Cosa consiglio tra le due? Le QT2, che rimangono un set che mi sta a cuore perché è uno dei primi che ho acquistato per il sito; pur avendo diverse criticità (troppa brillantezza), sono davvero ottime per quanto riguarda il dettaglio, il palcoscenico e la separazione strumentale. E hanno un aspetto più professionale.

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Conclusioni

Non ero partito coi migliori presupposti, eppure sono stato discretamente stupito da questo modello (nonostante i problemi col primo paio). Da amante di una gamma alta rilassata, apprezzare una cuffia brillante è un complimento; questa è stata mediamente soddisfacente. Un consiglio: spendete qualche euro in più, se decidete di acquistare questa cuffia, e comprate dei tips in memory foam e un astuccio per il trasporto. Il cavo di serie, invece, va più che bene.

Pro

  • Cavo

  • Design e comfort

  • Palcoscenico

Contro

  • Sibilanti

  • Driver flex nel primo modello

  • Pochi accessori

Recensione ADVANCED Model 3 Wireless

 Prezzo: circa 105€ (Wireless), 40€ (Cablate)

Dove acquistarle: https://amzn.to/2GAc5K2 (Wireless), https://amzn.to/2GOdHz3 (Cablate)

Specifiche tecniche:


Ringrazio Joe di ADVANCED per il sample (e il caffè).

Dopo aver provato le M4, il primo modello di ADVANCED in assoluto, è la volta delle Model 3, in versione wireless. Un prodotto, a mio parere, diametralmente opposto rispetto alle M4. Nonostante le due condividano il medesimo motto, “designed for musicians”, la mia impressione è che queste Model 3 siano in realtà molto più orientate verso le masse di quanto non fossero le M4. Per design e piazzamento, è intuibile che le Model 3 siano pensate come concorrenti delle Shure SE215 (anche per driver!). Magari un giorno uscirà un confronto tra le due – quando recupererò un paio di Shure, quantomeno.

 

Unboxing e prime impressioni

Le Model 3 wireless differiscono dalla versione base per due fattori: il cavo Bluetooth e il prezzo. Il cavo è intercambiabile: in dotazione, infatti, è fornito un cavo a jack di scorta, per le emergenze in cui il cavo Bluetooth si scarica. Dico “di scorta” perché la qualità non è minimamente paragonabile a quello principale wireless: mentre il cavo Bluetooth è molto grosso e resistente, quello secondario è sottile e assemblato in modo mediocre, come si può sentire scuotendolo (il pulsante per rispondere alle chiamate balla). Quantomeno, per l’appunto, ha i comandi a filo e può essere usato con qualsiasi sistema operativo mobile per rispondere alle chiamate; il microfono, peraltro, non è male. Per quanto riguarda il prezzo, la versione base (in USA) costa esattamente metà di questa versione Bluetooth (40$ vs 80$); più o meno, la questione si ripete per il mercato italiano, con dei prezzi superiori per ovvi motivi di tasse di importazione e dogana dagli Stati Uniti. Modello che in Italia non si può comprare, è il cosiddetto “Live”: una versione a filo ma con un cavo migliorato; in USA si piazza a metà tra i due, per quanto riguarda il prezzo, e dovrebbe avere anche un adattatore a 6.3mm per le interfacce audio.

Ho apprezzato la dotazione di gommini: sono davvero tanti e di diversi tipi (3 paia in silicone e 3 paia in memory foam), così da permettere una vasta scelta per le proprie esigenze di comfort e di stabilità. In generale, la presentazione e gli accessori danno l’idea di un prodotto di fascia molto alta; anche la custodia è davvero pregevole, essendo spaziosa e rigida, nonché di ottima fattura. Per quanto riguarda la qualità costruttiva e i materiali, sono nella media: le plastiche sono buone e ben assemblate, ma dovete evitare di staccare e attaccare il cavo di continuo (come fanno a cuor leggero nella pubblicità): sebbene io non lo faccia quasi mai con le cuffie, ho provato ben quattro cavi diversi (i due in dotazione, più due cavi che avevo in casa), stressando i connettori ad un livello che già mi pare sufficiente per compromettere l’integrità di questi monitor. Mi sono fermato con il cavo stock delle NiceHCK M6, che lascerò attaccato a queste Model 3: per quanto sia comodo il Bluetooth, preferisco non dover ricaricare anche le cuffie, per cui mi “accontento” di un cavo a jack, ma di qualità superiore a quello fornito in dotazione – e, soprattutto, più lungo!

Il prodotto è certificato Hi-Res dalla Japan Audio Society. Ne abbiamo bisogno? No, il prodotto parla da sé. Ma questo aiuta nel marketing.

 

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Funzioni

Il cavo Bluetooth in dotazione supporta lo standard AptX di Qualcomm. Non il codec migliore in circolazione, ma sicuramente onesto. Con il mio Xiaomi Mi MIX 2 e il FiiO M7 non ho avuto alcun problema di latenza. Con il MacBook Pro 2012 la comunicazione si ferma a SBC, a più alta latenza sulla carta, ma non per quanto riguarda l’utilizzo. Le uniche difficoltà che ho riscontrato sono state per il pairing (col Mac mi sono serviti cinque tentativi) e per la stabilità del segnale, che salta più o meno casualmente. Mi è parso di capire che alla ricezione di qualche notifica, il segnale dimostra qualche incertezza; per questo, consiglio comunque l’utilizzo di un DAP piuttosto che di un telefono, cosicché si possano evitare questi possibili problemi (non ricevendo notifiche nel lettore). Ho confrontato la latenza del cavo con quella dello stesso FiiO collegato al mio telefono come ricevitore Bluetooth: quest’ultimo si è rivelato molto peggiore (nonostante lo standard arrivi fino a LDAC, passando per l’AptX HD). Dunque, buon lavoro, anche per quanto riguarda la distanza di comunicazione che arriva intorno ai dieci metri con muri non portanti in mezzo.

La batteria ha una durata media (4/5 ore). Il cavo ha un intelligente design che permette di proteggere la porta di ricarica (micro-USB) da eventuale polvere, e nel contempo fornire una buona vestibilità poggiandosi sulle nostre spalle. Per quanto riguarda il comfort, sono uno dei migliori auricolari provati (e ne ho provati tanti): il formato in stile Shure/Westone è vincente, e dà subito l’idea di un monitor professionale (anche se Bluetooth e cavo con tastino di risposta sortiscono l’effetto contrario). Ah, non voglio dire che il microfono o il tasto per le chiamate non sono utili ai professionisti; dico che è molto più probabile che utilizzino un altro paio di auricolari per le chiamate, rispetto a quello da palco/produzione.

Il cavo Bluetooth ha delle funzioni interessanti (classiche, ma complete): volume su/giù, play/pausa, avanti/indietro col brano, risposta alle chiamate, con diverse combinazioni dei tre tasti sul filo. Il pairing si fa tenendo premuto il tasto di accensione (da cuffie spente) per qualche secondo in più, finché il led inizia a lampeggiare di due colori.

 

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Suono

Sorgenti: FiiO M7, Mi MIX 2 con DAC Zorloo ZuperDAC-S e MacBook Pro 2012 con interfaccia audio Focusrite 2i2 di prima generazione.

File: DSD, FLAC, ALAC, MP3, M4A, di varie frequenze e bitrate.

Cosa ho ascoltato: “Colour the Small One” di Sia, “Djesse Vol.1” di Jacob Collier, “Where are You?” di Frank Sinatra, “Ghost Stories” dei Coldplay, “O” di Damien Rice, e altre varie ed eventuali tracce di Queen, Pink Floyd, Genesis, Radiohead…

Pur non credendo al burn in per le cuffie, essendo queste a singolo driver dinamico (un mini speaker, in pratica) ho pensato che non facesse di certo male farle suonare qualche decina di ore prima di provarle. A tal proposito, riconfermo l’ottima durata della batteria del FiiO M7, se volete leggere la recensione è qui.

 

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Strano a dirsi, ma questa cuffia è stata una delle più difficili da valutare per me. Perché? Perché mi aspettavo un suono simile a quello delle M4, ma a conti fatti i due non hanno niente a che vedere. Cosa positiva o negativa? Né una, né l’altra. Ho amato le M4 per il suono assolutamente di riferimento, neutrale e bilanciato, nonché inverosimilmente piatto. Queste Model 3 mi hanno ricordato le Momentum di Sennheiser (che ho provato in versione On Ear, ma presumo suonino similarmente, per quanto riguarda il tuning, alle In Ear): un suono che mi ha colto di sorpresa per l’estremo calore, a cui ho dovuto abituarmi. Non è una cosa negativa; è, però, un fattore che mi fa mettere le mani avanti per quanto riguarda la produzione musicale. A conti fatti, queste cuffie sono rivolte più alle esibizioni live e all’ascolto di musica che alla produzione musicale, che richiede un suono molto più piatto di questo. Un monitor da palco può essere più flessibile – considerato il prezzo di questi monitor, chiaramente parliamo di livelli di esibizioni in cui ogni fattore è flessibile. Ciò detto, e sottolineando di nuovo la prevalenza del basso, l’unico fattore negativo – o meglio, impreciso – del suono è il fatto che le medie frequenze siano leggermente “sporcate” da questa corposità. Di positivo, in risposta, c’è che queste Model 3 sono delle cuffie che rispondono molto bene all’equalizzazione, dunque le potrete adattare con precisione al vostro gusto – o a un suono più neutrale, basandosi ad esempio sul grafico di risposta in frequenza riportato in confezione e aggiustandolo. Non sono un estimatore dell’equalizzazione, ma talvolta salva un prodotto (vedi, ad esempio, le Tin HiFi T2 Pro, che ho recensito qui). Di molto piacevole, in gamma bassa, ci sono le voci: un Frank Sinatra – o, ancora meglio, un Mario Biondi - si sposa davvero bene con questo tuning. Oltretutto, c’è una buona separazione strumentale, nonché una discreta rappresentazione degli strumenti che si muovono in quest’area: bassi, contrabbassi, grancasse… Il rischio con auricolari con sfondi così scuri è di impastarsi facilmente. Qui non succede, anche se talvolta si ha l’impressione che l’enfasi di alcune frequenze “contamini” la pulizia generale del suono. Gli stessi lati positivi sono riscontrabili in parte in gamma media, nonostante un volume percettibilmente più basso, segno e conferma del tuning a “V” di questi monitor. La separazione strumentale, in generale, risulta solo nella media, per questi medi un po’ incassati. La gamma alta è caratterizzata da chiarezza e pulizia, nessun picco fastidioso per le mie orecchie, né brillantezza di alcun tipo (di cui non sono fan, per cui: meno male); in alcuni brani molto presenti in quest’area talvolta percepisco alcuni sibili di troppo. Nulla di cui preoccuparsi. Dispiace percepire degli alti più bassi di volume rispetto ai bassi: questo sbilanciamento è causa del mio non totale apprezzamento di questo prodotto. Diciamo che il suono caldo ed emozionante è una mossa vincente, quando gli Everything Everything su “Can’t Do” dicono “I’m loving the bass, I’m loving the drums” il basso e la batteria attaccano in modo davvero d’effetto. Ma il tuning generale per me è troppo scuro – parlo, ovviamente, di gusto personale. Non amo le cuffie brillanti, ma una via di mezzo è l’ideale. Il palcoscenico è piuttosto intimo, certamente molto più ristretto di quello che vi regalano le M4 della stessa azienda. C’è una buona rappresentazione della scena, piuttosto precisa, ma molto vicina all’ascoltatore. Anche qui: va a gusti, personalmente l’ampiezza estrema delle M4 è più vicina alle mie esigenze.

 

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Confronti

ADVANCED M4: sebbene siano della stessa azienda, sono prodotti talmente diversi che li metto a confronto solo perché nati dalle stesse teste. Non ve ne consiglio necessariamente uno rispetto all’altro: se avete esigenze di un prodotto versatile (Home recording, telefonate, …) e adatto alla produzione musicale o amate una “piattezza” totale (come me), prendete le M4; se volete un prodotto dalla diversa versatilità (cavo sostituibile) e dal suono più scuro, bassoso, colorato, nonché più comodo da indossare, prendete le Model 3. Alla fine dei (miei personali) conti, le M4 rimangono in cima alla lista delle cuffie che preferisco in assoluto; queste Model 3 no. Le trovate qui: https://amzn.to/2BDPubd

Farò qualche altro veloce confronto, ma rapportandomi al prezzo della versione cablata. Insensato sarebbe mettersi a confrontare una cuffia Bluetooth da 100€ con una cablata di altrettanto valore, quando in realtà il divario delle due versioni cablate è eccessivo; nel senso che le Model 3 cablate costano 40€, ed è da lì che andrò ad attingere qualche controparte.

 

RevoNext QT2: il confronto ci può stare, perché la fascia di prezzo è simile ma il suono molto diverso. Le Model 3 sono bassose, lo si è capito; le QT2, invece, sono brillanti. Molto brillanti, tanto da farmi desiderare un terzo concorrente che coniughi i pregi di queste due cuffie. Non c’è necessariamente un vincitore, nemmeno in questo caso: all’epoca della prova delle QT2, le avevo molto apprezzate. Ora, avendo provato moltissimi modelli, ho relativizzato quell’entusiasmo e quelle qualità: le QT2 sono ancora un buon acquisto, ma dovete essere molto poco sensibili ai sibili e a una importante enfasi nelle alte frequenze. Sicuramente ADVANCED vi dà qualcosa in più in termini di accessori. Le trovate qui: https://amzn.to/2DTWwct

 

YinYoo V2: una delle mie scelte preferite assieme alle M4 di ADVANCED, ma per motivi molto diversi. Un tuning simile alle Model 3, ma più equilibrato – un po’ meno bassi, un po’ più alti. Come accessori siamo lì, ma il cavo (a jack, lo ricordo) delle Model 3 perde rovinosamente. Dove le Model 3 vincono è nel comfort e nell’isolamento dall’esterno – grazie anche ai tips in memory foam, che sono veramente graditi. Come qualità costruttiva preferisco le V2. In generale, prenderei le V2 se avessi solo queste due scelte. Le trovate qui: https://amzn.to/2DTsrtn

 

1MORE Piston In Ear: un modello che non ho apprezzato così tanto. Sebbene sia ben presentato e offra una buona accessoristica, il suono mi è risultato ovattato e scuro. Scure sono anche le Model 3, e molto più enfatizzate in gamma bassa. Nonostante lo sbilanciamento verso i bassi, in questo caso sceglierei le Model 3: il cavo sostituibile è un grosso punto a favore, vista anche la fastidiosa microfonicità del cavo delle 1MORE. Inoltre, la risposta all’equalizzazione è migliore nelle ADVANCED, dunque sarete in grado di mitigare questa prevalenza del basso e godere di un suono più neutrale; difficile, invece, agire sulla “chiusura” del suono nelle Piston: un po’ come per le Meze 12 Classics, sebbene il suono in fin dei conti sia gradevole per l’utente medio, nemmeno il rodaggio riesce ad aiutare questi driver a regalare un suono più arioso. Le trovate qui: https://amzn.to/2DRzqDg

 

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Conclusioni

È difficile concludere. Sono stato tanto stupito dall’estremo bilanciamento delle M4, quanto contrariato da questa sensibile prevalenza di bassi nelle Model 3. Senz’altro questa versatilità Wireless+Wired può far comodo a molti, il cavo Bluetooth non è male e regge piuttosto bene le connessioni. Ma è difficile, per me, riuscire a consigliare questa versione Wireless a più di 100€. Certamente 80$ negli USA è più ragionevole, ma è il solo prezzo della versione cablata, a mio parere, a essere veramente in linea con la qualità finale del prodotto. Un po’ mi dispiace, perché la partenza con le M4 era stata più che ottima. Spero che gli altri prodotti, anche di fasce più alte, seguano proprio la strada delle M4 – magari affidandosi alla stessa comodità nell’indossarli di queste Model 3. Equalizzate, comunque, regalano degli ottimi spunti e fanno intuire una buona scelta dei driver. Menzione d’onore per i tips in memory – non solo perché sono presenti, ma perché sono i migliori che abbia provato per porosità, comfort e isolamento. In conclusione, paradossalmente ho apprezzato queste Model 3 più per la comodità del Wireless che per un vero e proprio suono di riferimento, come pensavo prima di provarle. Il buon cavo Bluetooth può essere usato con qualsiasi cuffia MMCX, e questo è un grandissimo vantaggio. Non pensavo l’avrei mai detto, detestando le cuffie brillanti, ma: qui ci vuole più corposità in gamma alta.

Recensione Tin HiFi / Tin Audio T2 Pro

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Specifiche:

  • Doppio driver dinamico (Woofer da 10mm + tweeter da 6mm)

  • Impedenza: 16 Ohm

  • Sensibilità: 102 dB/mW

  • Risposta in frequenza: 12-40k Hz

 

Ringrazio Lillian di Linsoul per il sample e la cortesia. Trovate la mia recensione in lingua inglese qui: https://simplyaudiophile.wordpress.com/2018/12/15/tinaudio-t2-pro-review-skip-this-one/

 

Se c’è un prodotto che ha smosso il mercato budget del 2018 in ambito audiofilo, sono state le T2. Tin Audio, arrivata al secondo modello, sembrava essere la miglior scelta per la maggior parte delle persone. Con questa declinazione, che vuole essere una raffinazione di quel secondo modello, l’asticella vuole salire ancora. Purtroppo, non ho ancora avuto occasione di provare le T2 non Pro, dunque mi è difficile dire se effettivamente rispetto a quelle c’è stato un passo avanti.

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Unboxing e prime impressioni

Un fattore di sorpresa in queste cuffie è quello delle prime impressioni: la scatola con cui arrivano è esattamente la stessa degli orologi Daniel Wellington (metto le foto per il confronto di seguito). La presentazione è molto elegante ed evidenzia subito i pregi delle cuffie: la costruzione, il cavo removibile, i tips in memory di un inusuale colore azzurro e il design particolarmente azzeccato. Per essere sempre neutrale, devo comunque avanzare una critica: forse era meglio mettere un astuccio rigido per il trasporto anziché una scatola tanto bella quanto poco funzionale. In ogni caso, oltre ai tips in memory ci sono altri gommini in silicone – che ho preferito, perché il foam utilizzato è un po’ troppo rigido. Il cavo è davvero bello, al tatto sembra quasi tessuto; è però un po’ sottile e dà l’impressione di essere fragile. È intrecciato e non ha comandi a filo né microfono. Ci si accorge immediatamente di due cose: le dimensioni delle cuffie, certamente importanti; il fatto che la destra e la sinistra siano “storte”. Cosa intendo? Che nonostante le dichiarazioni dell’azienda di poterle indossare come delle In Ear o come dei monitor (attorno all’orecchio), non si può evitare di storcere il naso nel primo caso: la protuberanza della cuffia collide con quella dell’orecchio, quando dovrebbe essere una questione complementare. Ma è un problema relativo, perché il mio consiglio è di indossarle nell’altro modo, come dei monitor. Il fit è mediocre: viste le grandi dimensioni, per un orecchio medio-piccolo come il mio sarà leggermente scomodo e poco confortevole l’utilizzo di queste cuffie. Certamente, la migliore solidità l’ho avuta con i gommini più piccoli in silicone; non, come al solito, con quelli in memory foam, che non hanno la consistenza più adatta a mio parere e sono decisamente troppo grandi. Oltretutto, di silicone ce ne sono di due diversi tipi: consiglio quelli col buco più grande – come quasi sempre mi capita – perché sono più bilanciati nelle frequenze e offrono un palcoscenico più realistico.

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Suono

Le mie sorgenti sono state: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012. I file audio vanno – in ordine decrescente – da DSD (Pink Floyd) a FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt) a FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …) ad ALAC (Sia) a MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything, …).

 

Ho subito notato due cose ascoltando le T2 Pro: i bassi sono solo sufficienti, gli alti sono eccessivi. Questa l’esperienza in sintesi di una cuffia che si vuole presentare neutrale, ma non ci riesce pienamente. Piccolo passo indietro. Le T2 erano molto neutrali e bilanciate a detta delle recensioni, ma mancavano di bassi. La “geniale” idea dell’azienda è stata quella di rifare il tuning, farle uscire con l’aggiunta di “Pro”, ma anziché lavorare sui bassi sono stati enfatizzati gli alti. Una mossa terribile. Il suono è aspro, sibilante a livelli insopportabili (per il mio orecchio, logicamente). Il basso è onesto, ma potrebbe fare di più. Di buono, anzi, molto buono, c’è il dettaglio impressionante e l’altrettanto buona separazione strumentale, che se la gioca con le ADVANCED M4 e supera sicuramente le BGVP DMG e le NiceHCK M6. Anche l’isolamento è buono. I medi sono la parte migliore della risposta in frequenza, sebbene rovinati dalla gamma alta troppo preminente e sovrastante. La cosa che si può fare è trovare la giusta combinazione tra sorgente e gommini. Il FiiO M7 non è stato di grande aiuto, perché non è una sorgente calda, per cui non ha smorzato l’asprezza. Migliore l’esperienza con il Dodocool DA106, di cui però ho intenzione di liberarmi per il software inutilizzabile. La peggiore esperienza in assoluto è stata con l’Audirect Whistle, che già dal nome anticipa il suo carattere fischiettante. Di certo una pessima sinergia con questa cuffia. Il mio consiglio, se siete sensibili alle mie stesse caratteristiche del suono, è di evitare questo modello oppure di equalizzarlo pesantemente. Seriamente: è meglio smorzare il suono con dei segnali elettrici e risentirne nella pulizia generale, piuttosto che rimanere offesi dalla pessima equalizzazione di default. Ad esempio, l’equalizzazione “Blues” dai preset del FiiO M7 aiuterà non poco a placare i bollenti (anzi, gelidi) spiriti di questa gamma alta e a darci un’impressione di bilanciamento vagamente superiore. Anzi, non voglio sembrare troppo cattivo: diventano ascoltabili. Se aveste un DAP con chip dedicato all’equalizzazione – un Lotoo ad esempio, che io sfortunatamente non possiedo – potete agire a livello più dettagliato e profondo. Osservate la risposta in frequenza di queste cuffie, e abbassate di qualche dB tutta la gamma alta (5/10 dB). In questo modo diventeranno probabilmente delle T2, senza Pro. E allora mi chiedo: perché non acquistare direttamente quelle a prezzo inferiore?

Il palcoscenico è molto buono, avvolgente, spazioso. Peccato, peccato per le voci troppo taglienti. Queste cuffie suonano esattamente come le RevoNext QT2 con più dettaglio. Per il mio gusto, sarebbe anche un tuning interessante: non ho bisogno di più basso di questo, la spazialità c’è, i medi ben delineati e separati. Vorrei provare le T2 modello base, e vedere cosa ne sarà del prossimo modello (restate sintonizzati, che arriveranno presto). Perché, nonostante tutto, c’è un potenziale raro in un suono del genere che ha solo bisogno di essere raffinato. D’accordo, molto raffinato, ma questi driver sono di assoluto livello e lo si sente dalla risoluzione e dalla precisione della riproduzione.

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Confronti

YinYoo V2 (40$): le preferisco. Le preferisco nonostante siano totalmente V-shaped, non adatte alla produzione, poco bilanciate, non neutrali. Perché quando le si ascolta non affaticano, e si possono usare per ore. Anzi, sono state il modello che ho preferito, in generale, lo scorso anno. Queste T2 Pro sono potenzialmente più capaci e questo non si può negare. Le V2 sono nate come una copia, e sfortunatamente per Tin Audio sono riuscite meglio in generale. Ma siate certi che le V2 non vi regalano un dettaglio del genere, né questa scena immaginaria. Hanno sicuramente più basso, una gamma alta più rilassata ma anche dei medi più incassati. Non so, tra i due litiganti il terzo (le T2 base) gode?

 

ADVANCED M4 (50€): scontro impietoso. Sebbene il dettaglio sia leggermente inferiore alle T2 Pro, le M4 hanno un tuning (per me) perfetto. Neutrale e bilanciato come non ne avevo ancora ascoltati. Posso tentare di difendere le T2 Pro per il cavo removibile, ma non ho alcun reale motivo per preferirle alle ADVANCED, anzi. Perfino la gamma alta, unico punto a sfavore delle M4, per me è migliore di quella delle TinAudio, che ha più dettaglio, più sostanza, ma un’enfasi eccessiva e sgradevole.

 

RevoNext QT2 (35€): molto, molto simili in termini di suono. La tecnologia è diversa (le RevoNext sono ibride, le Tin Audio solo dinamiche), ma la resa è comparabile. Preferisco le T2 Pro, per la dotazione migliore e per il dettaglio: sono incredibilmente analitiche. D’altro canto, non posso negare che le QT2 erano state un modello molto apprezzato. Come faccio dunque a preferire ad esse un modello che sto quasi bocciando? Perché in termini assoluti le T2 Pro sono superiori, ma relativamente al prezzo penso che il valore delle QT2 le batta.

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Conclusioni

Sebbene il mio personale gusto mi impedisca di apprezzare questo modello dal punto di vista della distribuzione delle frequenze, ne riconosco assolutamente le capacità. Non solo: per chi ama il dettaglio negli alti o addirittura non ha la mia stessa sensibilità in quella gamma, le T2 Pro potrebbero suonare in modo veramente bilanciato e gradevole per molti (e si spiegherebbe senz’altro il perché dell’apprezzamento quasi unanime della scena nei confronti di questi auricolari). Io metto le mani avanti: non ve le consiglio allo stato attuale, e non avendo provato il modello base non posso consigliarvi quello ad occhi chiusi. Posso anticiparvi che è in arrivo la recensione delle T3, però, che sono un modello davvero interessante e senz’altro più vicino al mio gusto.

Recensione cavo YinYoo 6 core (2-pin 0.75mm, 3.5mm single-ended)

Prezzo: 20€

Dove acquistarlo: https://amzn.to/2B8FLd1

Ringrazio YinYoo/Easy Earphones per il sample. La mia versione è la single-ended da 3.5mm, ma c’è in qualsiasi versione bilanciata (2.5mm o 4.4mm) e anche in versione MMCX (questo è 2-pin 0.75mm; non è compatibile con cuffie 2-pin da 0.78mm).

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Premessa importante: non sono un cavo-scettico, ma non sono nemmeno convinto che il cavo sia una componente che inficia nella resa sonora in termini di palcoscenico o di risalto di determinate frequenze. Non credo in fantasiose teorie ma mi affido alla scienza: il cavo è un veicolo di segnali elettrici. Al suo interno possono cambiare resistenza e quantità di ossigeno.

La resistenza deve essere il più bassa possibile, cosicché lo sia anche l’impedenza che ne consegue. Un valore standard è 200 mOhm; tendenzialmente un cavo aftermarket come questo dovrebbe abbassarla significativamente (ma non ho strumenti per misurarlo), attorno agli 80 mOhm. Cosa interessa l’impedenza durante l’uso? La facilità di pilotaggio della cuffia. Ovvero, in parole povere, il volume di ascolto. A una resistenza più bassa conseguirà un volume più alto. Graficamente, si osserverebbe l’intero spettro della risposta in frequenza alzarsi – non è possibile che si alzi una sola zona dello stesso. Dunque, permettetemi degli scetticismi e consigliatemi di mostrarvi scettici dinnanzi a chi sostiene che un cavo in argento enfatizzi la gamma alta, mentre un cavo in rame enfatizzi la gamma bassa, o ancora che un ibrido tra i due regali il miglior bilanciamento e magari ne aumenti il palcoscenico percepito. Il palcoscenico è una caratteristica della cuffia, non del cavo che ne veicola i segnali. Il materiale può avere effetto sulla resistenza, con le conseguenze appena spiegate.

La quantità di ossigeno, trattandosi di metalli, rischia di ossidare il cavo. L’obiettivo dei produttori è quello di minimizzarla il più possibile. OFC, letteralmente Oxygen Free Cable, è la sigla che accompagna i cavi privi d’ossigeno all’interno. In realtà, questa stessa garanzia ha diversi livelli di efficienza: l’indice N ne indica il livello. Più l’indice N è alto, inferiore sarà il potenziale disturbo percepito in cuffia (sia in termini di rumore di fondo che in termini di microfonicità). In questo caso l’indice non è dichiarato, ma il rumore è nullo. Ho sentito cavi 7N peggiori, e 7 è un valore molto alto. Dunque, buonissimo lavoro. Ma non voglio anticipare i dettagli.

L’ultima cosa importante: la lunghezza del cavo può inficiare nel suono. Ma questo avviene tendenzialmente solo con DAP (convertitori digitale-analogico) di scarsa qualità.

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Unboxing e prime impressioni

Quasi inutile parlare di scatola, in quanto questo cavo arriverà in una semplice busta di plastica con allegato un foglietto per la garanzia. Al contrario di quanto faccia intendere questa confezione, il prodotto colpisce per la sua qualità. I materiali sono ottimi (metallo nei connettori e nello split a Y, il chin slider è plastico, il cavo è placcato in rame e rivestito in gomma trasparente) e la cura nell’intreccio di livello. Sicuramente attira molto l’attenzione, dal momento che il rame gli dona una colorazione rosa inconfondibile. Alcuni potrebbero trovarlo pacchiano, a me non disturba – sarà il daltonismo. Prima impressione fallimentare in quanto le KZ ZS3 (qui la recensione) non sono compatibili con questo cavo come invece era dichiarato (ho già segnalato allo store il problema, ma non è stato rimosso il modello dalla lista dei compatibili). Le ES4 (qui la recensione) si sono perfettamente adattate. Non è stato semplice trovare il giusto verso di inserimento dei 2 pin (potrebbe essere rischioso invertirli, perché sono due poli opposti). Ma si comportano come altri cavi aftermarket, quindi sarà sufficiente orientare il segno colorato presente su ognuno dei connettori verso l’alto. Devo dire che la pessima vestibilità delle ES4 (a proposito, la recensione la trovate qui) ha trovato un enorme giovamento da questo cavo: il fatto che non abbia alcun tipo di pre-curvatura e sia al contempo molto soffice evita problemi di stabilità o fastidi. La grandezza delle cuffie comunque è un po’ troppo elevata, ma certamente il cavo di serie non aiuta. Ho provato anche ad attaccare questo cavo alle TRN IM1, brand che di cavi ne sa moltissimo (e infatti non era necessario cambiare quello di serie): anche qui c’è un ottimo fit.

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Suono

Suvvia: con tutta la premessa che ho fatto, cosa potrei mai scrivere sul suono? Certamente c’è una chiarezza degna di nota, la microfonicità è assolutamente assente e non ci sono disturbi di fondo – se non quelli dovuti alla sorgente. Il volume più o meno si assesta sul livello dei cavi stock. Non ne risente il palcoscenico per ovvie e già citate ragioni. Insomma, le differenze per quanto riguarda il suono non sono percepibili.

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Confronti

Cavo stock delle YinYoo V2 (qui la recensione): si vede che sono cavi prodotti dalla stessa azienda. L’unico punto a sfavore di quello di serie delle V2 è che manca il chin slider. Per il resto è più sobrio e più leggero, ma veicola un segnale altrettanto pulito.

 

Cavo stock delle KZ ES4: l’unica volta in cui un cavo rosa è più appetibile di un cavo di altro colore, perché il marrone è proprio poco invitante. Il 6 core di YinYoo vince su tutti i fronti: resistenza, slider, connettori in metallo e soprattutto nessuna pre-curvatura con anima in metallo, veramente una pessima idea da parte di KZ. Potete acquistarlo a questo link: https://amzn.to/2TnUFmJ

 

Cavo stock delle TRN IM1: pur apprezzandolo come cavo di serie, il cavo delle IM1 è il classico TRN di base (costa circa 3€) con rinforzi in plastica e non metallici. Gli uncini pre-curvati ci sono, ma sono “a memoria” (apprezzabile). Sicuramente è un cavo leggero che non cambierei per i pochi benefici che offre il 6 core. E ha il vantaggio di essere compatibile con le ZS3, che ci si sposano perfettamente. Potete acquistarlo a questo link: (qui).

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Conclusioni

Ho apprezzato moltissimo questo cavo. Ha una qualità eccelsa nella costruzione e nei dettagli e dona eleganza a molti prodotti che ne sono privi. Certamente, spendere 20€ per una cuffia e 20€ per un cavo da abbinarle non ha molto senso. Un cavo di questo tipo va bene per cuffie da centinaia, anche migliaia di euro, ma non è necessario e non dà reali benefici per le cuffie “da battaglia”. Certamente se una cuffia arriva con un cavo stock davvero pessimo (come nel caso di KZ) il mio consiglio è di sostituirlo, ma magari spendendoci qualcosa in meno. Vi invito dunque a lasciarmi le vostre eventuali esperienze con i cavi – attenzione, parlo di cavi per cuffie, non cavi per impianti – e le vostre opinioni su quei prodotti di fascia altissima quali sono i cavi da 7/800€ e più, consci di tutte le considerazioni fatte all’interno dell’articolo.

Recensione NiceHCK M6

Prezzo: 100€ circa

Dove acquistarle: https://it.aliexpress.com/item/NICEHCK-M6-In-Trasduttore-Auricolare-Dell-orecchio-4BA-2DD-Ibrido-6-Unit-HIFI-Metallo-del-Trasduttore/32955034092.html

Specifiche tecniche:

  • Risposta in frequenza: 20-40k Hz

  • Impedenza: 17 Ohm

  • Sensibilità: ca. 106 dB/mW

  • Driver: 4 armature bilanciate + 1 driver dinamico (non 2, come dichiarato, ma uno formato da due diaframmi, per spiegarlo alla buona)

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È la prima volta che mi capita di provare un paio di cuffie “gemello” ad un altro già provato. Queste M6 di NiceHCK sono, infatti, simili in tutto e per tutto alle DMG di BGVP, recensite qui poco tempo fa. In questa recensione richiamerò più volte alcuni punti dell’altra. Avverto subito che, a differenza di quanto riportato sul sito, il cavo non ha il microfono e non sembra esserci un’opzione per averlo. Ma se contattate Jim, magari ve le spedisce con formula “personalizzata” con un cavo che più si addice ai vostri bisogni.

Ringrazio Jim di NiceHCK per la cortesia e per il set in prova “sotto cauzione”. Potete trovare questa recensione anche in lingua inglese sul mio profilo Head-fi, a questo indirizzo: https://www.head-fi.org/showcase/nicehck-m6.23430/reviews#review-21516

Unboxing e prime impressioni

La scatola in cartone marchiata NiceHCK contiene un solido astuccio rigido, al cui interno ci sono tutti gli accessori del caso. Anche l’astuccio è brandizzato, ed è l’unica cosa per cui differisce da quello delle YinYoo V2; questo mi fa pensare che siano prodotte nella stessa fabbrica. Gli accessori sono: un buon numero di gommini di varie dimensioni e colori, un paio di tips in memory foam, una clip, i filtrini per il tuning e il cavo, che arriva già attaccato agli auricolari. A proposito dei filtrini, specifico già che vale lo stesso discorso delle DMG: per me non sono il motivo per cui dovete rivolgervi a un paio di cuffie del genere, perché le differenze tra l’uno e l’altro sono minime e probabilmente impercettibili per la maggior parte degli uditi. Tra l’altro, pare che siano esattamente gli stessi in dotazione con le “sorelle”. In generale, la dotazione è la medesima tra le due, ma l’aggiunta dell’astuccio rigido per contenere le M6 è un vantaggio non indifferente.

La prima impressione che ho avuto è che il cavo non fosse di buona qualità. Mi sono ricreduto: il colore trae in inganno, ma anche in questo caso siamo davanti ad un cavo “fratello” di quello di più gradevole colore argento in dotazione con le DMG, che non è eccelso ma fa il suo lavoro in modo più che discreto. Se devo essere preciso, quello delle BGVP è effettivamente leggermente superiore in quanto ha gli inserti metallici, mentre quello delle M6 li ha in plastica; ma dal punto di vista sonoro, come vedremo più avanti nella recensione, non ci sono differenze. Le cuffie ricordano immediatamente le DMG, tranne che per un dettaglio sul fronte che le differenzia – in teoria anche in modo sostanziale, in quanto le M6 dovrebbero avere un’apertura per il passaggio dell’aria in più rispetto alle DMG. Questo – sempre in teoria – si tradurrebbe in un maggior potenziale d’azione del driver dinamico (attenzione: è uno, non sono due come pubblicizzato). A conti fatti, anche qui non ho udito differenza alcuna. Sarà per questo motivo che nelle DMG questa apertura era prevista, ma è stata poi evitata in fase di assemblaggio? Tutto è possibile. Spero mi sia permesso di dire che, viste le palesi somiglianze tra le due, le M6 sono quasi un “dupe” delle DMG. La vestibilità è identica: l’esperienza è la medesima, ottima, tra le due, permettendo un comfort di livello anche per lunghe sessioni d’ascolto. I gommini più confortevoli per me sono stati quelli piccoli, mentre quelli più isolanti quelli in foam, che al solito consiglio per sessioni più lunghe in quanto più scomodi e macchinosi da infilare. Il cavo ha gli archetti in memory pre-formati, che funzionano bene. Personalmente, apprezzo queste soluzioni tanto quanto il non averli, l’importante è che non abbiano il fil di ferro all’interno per mantenere la forma – KZ, sto parlando dei tuoi cavi.

Suono

Chiarisco subito: se avete letto la recensione delle BGVP DMG, potete anche saltare questa parte. Il suono è lo stesso, la cuffia è la stessa. E con questo voglio dire che è un suono davvero credibile: caldo, neutro nella distribuzione delle frequenze, leggermente U-shaped. Forse l’unica differenza che colgo tra le due – ma potrebbe essere placebo – è che le M6 sono leggermente meno sibilanti delle DMG, cosa che avevo effettivamente evidenziato tra i “contro” di quegli auricolari. Faccio un passo indietro. Le mie sorgenti sono state: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012. I file audio vanno – in ordine decrescente – da DSD (Pink Floyd) a FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt) a FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …) ad ALAC (Sia) a MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything).

Devo fare una premessa: in questo stesso periodo sto provando le ADVANCED M4, prodotto piuttosto famoso, finanziato su Kicstarter un paio di anni fa. Dopo aver provato quelle, che hanno un suono davvero flat e un palcoscenico gigantesco, quelle caratteristiche vengono inevitabilmente relativizzate negli altri prodotti. Dunque, in assoluto queste M6 hanno un palcoscenico discretamente ampio, ma decisamente meno avvolgente se messo in relazione a quello riprodotto dalle M4 di ADV. E lo stesso vale per la risposta in frequenza: il bilanciamento è ottimo, non si ha alcuna sensazione di enfasi nelle frequenze basse né di eccessiva brillantezza negli alti o arretratezza nei medi; ciononostante, facendo lo stesso confronto, il suono risulta più colorato. Più caldo, più rilassato. Non per forza dei difetti, e comunque dipende sempre dall’uso che ne fate. Certamente mi viene da pensare alle M4 come ad un prodotto perfetto per la produzione musicale, mentre alle M6 come ad un prodotto più indicato per l’ascolto di musica o i live stage – visto anche come vestono. Perché faccio un confronto con un prodotto così diverso sia come pubblico che come prezzo (2-3 volte inferiore! Le ADV M4 costano 50€)? Perché confrontarle con le DMG sarebbe aria fritta, detta nel modo più sincero possibile. Vi farà ridere, ma il mio consiglio è di scegliere tra le due in base al colore che preferite, dal momento che in mano e alle orecchie l’esperienza acustica è la medesima. Le M6 hanno un interessante colorazione smeraldo che non si trova nelle DMG – che ci sono invece in rosso e in blu. Io, coerentemente col titolo di questo sito, le ho prese entrambe nere (o quasi).

In ogni caso, visto che mi trovo a divagare, torno sul suono; alla fine, è la parte più importante. L’estensione in gamma bassa c’è ed è solida e credibile. Non è enfatizzata (il rischio è che vengano pompate le frequenze che si avvicinano ai medi), ma risponde alle richieste senza incertezze. I medi sono ben gestiti, senza particolari vuoti tipici dei prodotti più consumer-oriented. Anzi, gli strumenti sono sempre ben separati e le voci hanno sempre gli spazi che richiedono. Gli alti sono meno convincenti, per il suono leggermente sibilante che può dare fastidio, soprattutto se la musica è cantata in quelle lingue che di “S” e “T” ne hanno tante. Come l’italiano. Ma non hanno dei cali, come succede talvolta, o dei picchi: il punto è proprio che sono discretamente piatti, ma l’orecchio tende a sentirli ad un volume più alto rispetto alle frequenze delle gamme inferiori. Con questo voglio dire solo che sto cercando il pelo nell’uovo in un suono che, per me ed il mio gusto, è stato convincente al 99%. Non capita quasi mai di avere così poche incertezze (per un prodotto) né di essere così soddisfatto (per me), per cui non vi fate spaventare da queste critiche, perché con tutta probabilità molti di voi sono abituati a cuffie molto più sibilanti e sbilanciate, senza rendersi conto che lo siano. E queste sono senza ombra di dubbio una delle migliori scelte sui 100€, tanto quanto lo sono le sorelle.

Conclusioni

Visto che di confronti ne ho già messi in mezzo alla recensione, e altri tre li ho messi nella recensione delle DMG (qui) – valgono anche per queste -, passo direttamente alle conclusioni. Se avete voglia di affacciarvi al panorama dell’alta fedeltà senza spendere un capitale, prendete in considerazione questo prodotto. Fatelo seriamente: è vero che la concorrenza è agguerrita, ma spesso non ha tanti assi nella manica come queste M6 di NiceHCK. Se pensate all’ottima dotazione che ricevete e al non banale astuccio rigido per il trasporto, la qualità (e la quantità di accessori) di questo paio di monitor, in relazione al prezzo, è difficile da battere.

Pro

  • Design modulare (cavo, filtrini)

  • Suono

  • Ottima dotazione (astuccio; tantissimi gommini, anche in foam)

Contro

  • Troppo simili alle DMG

  • Il cavo potrebbe essere migliore

  • Leggermente sibilanti