Recensione ADVANCED Model 3 Wireless

 Prezzo: circa 105€ (Wireless), 40€ (Cablate)

Dove acquistarle: https://amzn.to/2GAc5K2 (Wireless), https://amzn.to/2GOdHz3 (Cablate)

Specifiche tecniche:


Ringrazio Joe di ADVANCED per il sample (e il caffè).

Dopo aver provato le M4, il primo modello di ADVANCED in assoluto, è la volta delle Model 3, in versione wireless. Un prodotto, a mio parere, diametralmente opposto rispetto alle M4. Nonostante le due condividano il medesimo motto, “designed for musicians”, la mia impressione è che queste Model 3 siano in realtà molto più orientate verso le masse di quanto non fossero le M4. Per design e piazzamento, è intuibile che le Model 3 siano pensate come concorrenti delle Shure SE215 (anche per driver!). Magari un giorno uscirà un confronto tra le due – quando recupererò un paio di Shure, quantomeno.

 

Unboxing e prime impressioni

Le Model 3 wireless differiscono dalla versione base per due fattori: il cavo Bluetooth e il prezzo. Il cavo è intercambiabile: in dotazione, infatti, è fornito un cavo a jack di scorta, per le emergenze in cui il cavo Bluetooth si scarica. Dico “di scorta” perché la qualità non è minimamente paragonabile a quello principale wireless: mentre il cavo Bluetooth è molto grosso e resistente, quello secondario è sottile e assemblato in modo mediocre, come si può sentire scuotendolo (il pulsante per rispondere alle chiamate balla). Quantomeno, per l’appunto, ha i comandi a filo e può essere usato con qualsiasi sistema operativo mobile per rispondere alle chiamate; il microfono, peraltro, non è male. Per quanto riguarda il prezzo, la versione base (in USA) costa esattamente metà di questa versione Bluetooth (40$ vs 80$); più o meno, la questione si ripete per il mercato italiano, con dei prezzi superiori per ovvi motivi di tasse di importazione e dogana dagli Stati Uniti. Modello che in Italia non si può comprare, è il cosiddetto “Live”: una versione a filo ma con un cavo migliorato; in USA si piazza a metà tra i due, per quanto riguarda il prezzo, e dovrebbe avere anche un adattatore a 6.3mm per le interfacce audio.

Ho apprezzato la dotazione di gommini: sono davvero tanti e di diversi tipi (3 paia in silicone e 3 paia in memory foam), così da permettere una vasta scelta per le proprie esigenze di comfort e di stabilità. In generale, la presentazione e gli accessori danno l’idea di un prodotto di fascia molto alta; anche la custodia è davvero pregevole, essendo spaziosa e rigida, nonché di ottima fattura. Per quanto riguarda la qualità costruttiva e i materiali, sono nella media: le plastiche sono buone e ben assemblate, ma dovete evitare di staccare e attaccare il cavo di continuo (come fanno a cuor leggero nella pubblicità): sebbene io non lo faccia quasi mai con le cuffie, ho provato ben quattro cavi diversi (i due in dotazione, più due cavi che avevo in casa), stressando i connettori ad un livello che già mi pare sufficiente per compromettere l’integrità di questi monitor. Mi sono fermato con il cavo stock delle NiceHCK M6, che lascerò attaccato a queste Model 3: per quanto sia comodo il Bluetooth, preferisco non dover ricaricare anche le cuffie, per cui mi “accontento” di un cavo a jack, ma di qualità superiore a quello fornito in dotazione – e, soprattutto, più lungo!

Il prodotto è certificato Hi-Res dalla Japan Audio Society. Ne abbiamo bisogno? No, il prodotto parla da sé. Ma questo aiuta nel marketing.

 

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Funzioni

Il cavo Bluetooth in dotazione supporta lo standard AptX di Qualcomm. Non il codec migliore in circolazione, ma sicuramente onesto. Con il mio Xiaomi Mi MIX 2 e il FiiO M7 non ho avuto alcun problema di latenza. Con il MacBook Pro 2012 la comunicazione si ferma a SBC, a più alta latenza sulla carta, ma non per quanto riguarda l’utilizzo. Le uniche difficoltà che ho riscontrato sono state per il pairing (col Mac mi sono serviti cinque tentativi) e per la stabilità del segnale, che salta più o meno casualmente. Mi è parso di capire che alla ricezione di qualche notifica, il segnale dimostra qualche incertezza; per questo, consiglio comunque l’utilizzo di un DAP piuttosto che di un telefono, cosicché si possano evitare questi possibili problemi (non ricevendo notifiche nel lettore). Ho confrontato la latenza del cavo con quella dello stesso FiiO collegato al mio telefono come ricevitore Bluetooth: quest’ultimo si è rivelato molto peggiore (nonostante lo standard arrivi fino a LDAC, passando per l’AptX HD). Dunque, buon lavoro, anche per quanto riguarda la distanza di comunicazione che arriva intorno ai dieci metri con muri non portanti in mezzo.

La batteria ha una durata media (4/5 ore). Il cavo ha un intelligente design che permette di proteggere la porta di ricarica (micro-USB) da eventuale polvere, e nel contempo fornire una buona vestibilità poggiandosi sulle nostre spalle. Per quanto riguarda il comfort, sono uno dei migliori auricolari provati (e ne ho provati tanti): il formato in stile Shure/Westone è vincente, e dà subito l’idea di un monitor professionale (anche se Bluetooth e cavo con tastino di risposta sortiscono l’effetto contrario). Ah, non voglio dire che il microfono o il tasto per le chiamate non sono utili ai professionisti; dico che è molto più probabile che utilizzino un altro paio di auricolari per le chiamate, rispetto a quello da palco/produzione.

Il cavo Bluetooth ha delle funzioni interessanti (classiche, ma complete): volume su/giù, play/pausa, avanti/indietro col brano, risposta alle chiamate, con diverse combinazioni dei tre tasti sul filo. Il pairing si fa tenendo premuto il tasto di accensione (da cuffie spente) per qualche secondo in più, finché il led inizia a lampeggiare di due colori.

 

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Suono

Sorgenti: FiiO M7, Mi MIX 2 con DAC Zorloo ZuperDAC-S e MacBook Pro 2012 con interfaccia audio Focusrite 2i2 di prima generazione.

File: DSD, FLAC, ALAC, MP3, M4A, di varie frequenze e bitrate.

Cosa ho ascoltato: “Colour the Small One” di Sia, “Djesse Vol.1” di Jacob Collier, “Where are You?” di Frank Sinatra, “Ghost Stories” dei Coldplay, “O” di Damien Rice, e altre varie ed eventuali tracce di Queen, Pink Floyd, Genesis, Radiohead…

Pur non credendo al burn in per le cuffie, essendo queste a singolo driver dinamico (un mini speaker, in pratica) ho pensato che non facesse di certo male farle suonare qualche decina di ore prima di provarle. A tal proposito, riconfermo l’ottima durata della batteria del FiiO M7, se volete leggere la recensione è qui.

 

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Strano a dirsi, ma questa cuffia è stata una delle più difficili da valutare per me. Perché? Perché mi aspettavo un suono simile a quello delle M4, ma a conti fatti i due non hanno niente a che vedere. Cosa positiva o negativa? Né una, né l’altra. Ho amato le M4 per il suono assolutamente di riferimento, neutrale e bilanciato, nonché inverosimilmente piatto. Queste Model 3 mi hanno ricordato le Momentum di Sennheiser (che ho provato in versione On Ear, ma presumo suonino similarmente, per quanto riguarda il tuning, alle In Ear): un suono che mi ha colto di sorpresa per l’estremo calore, a cui ho dovuto abituarmi. Non è una cosa negativa; è, però, un fattore che mi fa mettere le mani avanti per quanto riguarda la produzione musicale. A conti fatti, queste cuffie sono rivolte più alle esibizioni live e all’ascolto di musica che alla produzione musicale, che richiede un suono molto più piatto di questo. Un monitor da palco può essere più flessibile – considerato il prezzo di questi monitor, chiaramente parliamo di livelli di esibizioni in cui ogni fattore è flessibile. Ciò detto, e sottolineando di nuovo la prevalenza del basso, l’unico fattore negativo – o meglio, impreciso – del suono è il fatto che le medie frequenze siano leggermente “sporcate” da questa corposità. Di positivo, in risposta, c’è che queste Model 3 sono delle cuffie che rispondono molto bene all’equalizzazione, dunque le potrete adattare con precisione al vostro gusto – o a un suono più neutrale, basandosi ad esempio sul grafico di risposta in frequenza riportato in confezione e aggiustandolo. Non sono un estimatore dell’equalizzazione, ma talvolta salva un prodotto (vedi, ad esempio, le Tin HiFi T2 Pro, che ho recensito qui). Di molto piacevole, in gamma bassa, ci sono le voci: un Frank Sinatra – o, ancora meglio, un Mario Biondi - si sposa davvero bene con questo tuning. Oltretutto, c’è una buona separazione strumentale, nonché una discreta rappresentazione degli strumenti che si muovono in quest’area: bassi, contrabbassi, grancasse… Il rischio con auricolari con sfondi così scuri è di impastarsi facilmente. Qui non succede, anche se talvolta si ha l’impressione che l’enfasi di alcune frequenze “contamini” la pulizia generale del suono. Gli stessi lati positivi sono riscontrabili in parte in gamma media, nonostante un volume percettibilmente più basso, segno e conferma del tuning a “V” di questi monitor. La separazione strumentale, in generale, risulta solo nella media, per questi medi un po’ incassati. La gamma alta è caratterizzata da chiarezza e pulizia, nessun picco fastidioso per le mie orecchie, né brillantezza di alcun tipo (di cui non sono fan, per cui: meno male); in alcuni brani molto presenti in quest’area talvolta percepisco alcuni sibili di troppo. Nulla di cui preoccuparsi. Dispiace percepire degli alti più bassi di volume rispetto ai bassi: questo sbilanciamento è causa del mio non totale apprezzamento di questo prodotto. Diciamo che il suono caldo ed emozionante è una mossa vincente, quando gli Everything Everything su “Can’t Do” dicono “I’m loving the bass, I’m loving the drums” il basso e la batteria attaccano in modo davvero d’effetto. Ma il tuning generale per me è troppo scuro – parlo, ovviamente, di gusto personale. Non amo le cuffie brillanti, ma una via di mezzo è l’ideale. Il palcoscenico è piuttosto intimo, certamente molto più ristretto di quello che vi regalano le M4 della stessa azienda. C’è una buona rappresentazione della scena, piuttosto precisa, ma molto vicina all’ascoltatore. Anche qui: va a gusti, personalmente l’ampiezza estrema delle M4 è più vicina alle mie esigenze.

 

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Confronti

ADVANCED M4: sebbene siano della stessa azienda, sono prodotti talmente diversi che li metto a confronto solo perché nati dalle stesse teste. Non ve ne consiglio necessariamente uno rispetto all’altro: se avete esigenze di un prodotto versatile (Home recording, telefonate, …) e adatto alla produzione musicale o amate una “piattezza” totale (come me), prendete le M4; se volete un prodotto dalla diversa versatilità (cavo sostituibile) e dal suono più scuro, bassoso, colorato, nonché più comodo da indossare, prendete le Model 3. Alla fine dei (miei personali) conti, le M4 rimangono in cima alla lista delle cuffie che preferisco in assoluto; queste Model 3 no. Le trovate qui: https://amzn.to/2BDPubd

Farò qualche altro veloce confronto, ma rapportandomi al prezzo della versione cablata. Insensato sarebbe mettersi a confrontare una cuffia Bluetooth da 100€ con una cablata di altrettanto valore, quando in realtà il divario delle due versioni cablate è eccessivo; nel senso che le Model 3 cablate costano 40€, ed è da lì che andrò ad attingere qualche controparte.

 

RevoNext QT2: il confronto ci può stare, perché la fascia di prezzo è simile ma il suono molto diverso. Le Model 3 sono bassose, lo si è capito; le QT2, invece, sono brillanti. Molto brillanti, tanto da farmi desiderare un terzo concorrente che coniughi i pregi di queste due cuffie. Non c’è necessariamente un vincitore, nemmeno in questo caso: all’epoca della prova delle QT2, le avevo molto apprezzate. Ora, avendo provato moltissimi modelli, ho relativizzato quell’entusiasmo e quelle qualità: le QT2 sono ancora un buon acquisto, ma dovete essere molto poco sensibili ai sibili e a una importante enfasi nelle alte frequenze. Sicuramente ADVANCED vi dà qualcosa in più in termini di accessori. Le trovate qui: https://amzn.to/2DTWwct

 

YinYoo V2: una delle mie scelte preferite assieme alle M4 di ADVANCED, ma per motivi molto diversi. Un tuning simile alle Model 3, ma più equilibrato – un po’ meno bassi, un po’ più alti. Come accessori siamo lì, ma il cavo (a jack, lo ricordo) delle Model 3 perde rovinosamente. Dove le Model 3 vincono è nel comfort e nell’isolamento dall’esterno – grazie anche ai tips in memory foam, che sono veramente graditi. Come qualità costruttiva preferisco le V2. In generale, prenderei le V2 se avessi solo queste due scelte. Le trovate qui: https://amzn.to/2DTsrtn

 

1MORE Piston In Ear: un modello che non ho apprezzato così tanto. Sebbene sia ben presentato e offra una buona accessoristica, il suono mi è risultato ovattato e scuro. Scure sono anche le Model 3, e molto più enfatizzate in gamma bassa. Nonostante lo sbilanciamento verso i bassi, in questo caso sceglierei le Model 3: il cavo sostituibile è un grosso punto a favore, vista anche la fastidiosa microfonicità del cavo delle 1MORE. Inoltre, la risposta all’equalizzazione è migliore nelle ADVANCED, dunque sarete in grado di mitigare questa prevalenza del basso e godere di un suono più neutrale; difficile, invece, agire sulla “chiusura” del suono nelle Piston: un po’ come per le Meze 12 Classics, sebbene il suono in fin dei conti sia gradevole per l’utente medio, nemmeno il rodaggio riesce ad aiutare questi driver a regalare un suono più arioso. Le trovate qui: https://amzn.to/2DRzqDg

 

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Conclusioni

È difficile concludere. Sono stato tanto stupito dall’estremo bilanciamento delle M4, quanto contrariato da questa sensibile prevalenza di bassi nelle Model 3. Senz’altro questa versatilità Wireless+Wired può far comodo a molti, il cavo Bluetooth non è male e regge piuttosto bene le connessioni. Ma è difficile, per me, riuscire a consigliare questa versione Wireless a più di 100€. Certamente 80$ negli USA è più ragionevole, ma è il solo prezzo della versione cablata, a mio parere, a essere veramente in linea con la qualità finale del prodotto. Un po’ mi dispiace, perché la partenza con le M4 era stata più che ottima. Spero che gli altri prodotti, anche di fasce più alte, seguano proprio la strada delle M4 – magari affidandosi alla stessa comodità nell’indossarli di queste Model 3. Equalizzate, comunque, regalano degli ottimi spunti e fanno intuire una buona scelta dei driver. Menzione d’onore per i tips in memory – non solo perché sono presenti, ma perché sono i migliori che abbia provato per porosità, comfort e isolamento. In conclusione, paradossalmente ho apprezzato queste Model 3 più per la comodità del Wireless che per un vero e proprio suono di riferimento, come pensavo prima di provarle. Il buon cavo Bluetooth può essere usato con qualsiasi cuffia MMCX, e questo è un grandissimo vantaggio. Non pensavo l’avrei mai detto, detestando le cuffie brillanti, ma: qui ci vuole più corposità in gamma alta.

Recensione Tin HiFi / Tin Audio T2 Pro

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Specifiche:

  • Doppio driver dinamico (Woofer da 10mm + tweeter da 6mm)

  • Impedenza: 16 Ohm

  • Sensibilità: 102 dB/mW

  • Risposta in frequenza: 12-40k Hz

 

Ringrazio Lillian di Linsoul per il sample e la cortesia. Trovate la mia recensione in lingua inglese qui: https://simplyaudiophile.wordpress.com/2018/12/15/tinaudio-t2-pro-review-skip-this-one/

 

Se c’è un prodotto che ha smosso il mercato budget del 2018 in ambito audiofilo, sono state le T2. Tin Audio, arrivata al secondo modello, sembrava essere la miglior scelta per la maggior parte delle persone. Con questa declinazione, che vuole essere una raffinazione di quel secondo modello, l’asticella vuole salire ancora. Purtroppo, non ho ancora avuto occasione di provare le T2 non Pro, dunque mi è difficile dire se effettivamente rispetto a quelle c’è stato un passo avanti.

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Unboxing e prime impressioni

Un fattore di sorpresa in queste cuffie è quello delle prime impressioni: la scatola con cui arrivano è esattamente la stessa degli orologi Daniel Wellington (metto le foto per il confronto di seguito). La presentazione è molto elegante ed evidenzia subito i pregi delle cuffie: la costruzione, il cavo removibile, i tips in memory di un inusuale colore azzurro e il design particolarmente azzeccato. Per essere sempre neutrale, devo comunque avanzare una critica: forse era meglio mettere un astuccio rigido per il trasporto anziché una scatola tanto bella quanto poco funzionale. In ogni caso, oltre ai tips in memory ci sono altri gommini in silicone – che ho preferito, perché il foam utilizzato è un po’ troppo rigido. Il cavo è davvero bello, al tatto sembra quasi tessuto; è però un po’ sottile e dà l’impressione di essere fragile. È intrecciato e non ha comandi a filo né microfono. Ci si accorge immediatamente di due cose: le dimensioni delle cuffie, certamente importanti; il fatto che la destra e la sinistra siano “storte”. Cosa intendo? Che nonostante le dichiarazioni dell’azienda di poterle indossare come delle In Ear o come dei monitor (attorno all’orecchio), non si può evitare di storcere il naso nel primo caso: la protuberanza della cuffia collide con quella dell’orecchio, quando dovrebbe essere una questione complementare. Ma è un problema relativo, perché il mio consiglio è di indossarle nell’altro modo, come dei monitor. Il fit è mediocre: viste le grandi dimensioni, per un orecchio medio-piccolo come il mio sarà leggermente scomodo e poco confortevole l’utilizzo di queste cuffie. Certamente, la migliore solidità l’ho avuta con i gommini più piccoli in silicone; non, come al solito, con quelli in memory foam, che non hanno la consistenza più adatta a mio parere e sono decisamente troppo grandi. Oltretutto, di silicone ce ne sono di due diversi tipi: consiglio quelli col buco più grande – come quasi sempre mi capita – perché sono più bilanciati nelle frequenze e offrono un palcoscenico più realistico.

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Suono

Le mie sorgenti sono state: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012. I file audio vanno – in ordine decrescente – da DSD (Pink Floyd) a FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt) a FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …) ad ALAC (Sia) a MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything, …).

 

Ho subito notato due cose ascoltando le T2 Pro: i bassi sono solo sufficienti, gli alti sono eccessivi. Questa l’esperienza in sintesi di una cuffia che si vuole presentare neutrale, ma non ci riesce pienamente. Piccolo passo indietro. Le T2 erano molto neutrali e bilanciate a detta delle recensioni, ma mancavano di bassi. La “geniale” idea dell’azienda è stata quella di rifare il tuning, farle uscire con l’aggiunta di “Pro”, ma anziché lavorare sui bassi sono stati enfatizzati gli alti. Una mossa terribile. Il suono è aspro, sibilante a livelli insopportabili (per il mio orecchio, logicamente). Il basso è onesto, ma potrebbe fare di più. Di buono, anzi, molto buono, c’è il dettaglio impressionante e l’altrettanto buona separazione strumentale, che se la gioca con le ADVANCED M4 e supera sicuramente le BGVP DMG e le NiceHCK M6. Anche l’isolamento è buono. I medi sono la parte migliore della risposta in frequenza, sebbene rovinati dalla gamma alta troppo preminente e sovrastante. La cosa che si può fare è trovare la giusta combinazione tra sorgente e gommini. Il FiiO M7 non è stato di grande aiuto, perché non è una sorgente calda, per cui non ha smorzato l’asprezza. Migliore l’esperienza con il Dodocool DA106, di cui però ho intenzione di liberarmi per il software inutilizzabile. La peggiore esperienza in assoluto è stata con l’Audirect Whistle, che già dal nome anticipa il suo carattere fischiettante. Di certo una pessima sinergia con questa cuffia. Il mio consiglio, se siete sensibili alle mie stesse caratteristiche del suono, è di evitare questo modello oppure di equalizzarlo pesantemente. Seriamente: è meglio smorzare il suono con dei segnali elettrici e risentirne nella pulizia generale, piuttosto che rimanere offesi dalla pessima equalizzazione di default. Ad esempio, l’equalizzazione “Blues” dai preset del FiiO M7 aiuterà non poco a placare i bollenti (anzi, gelidi) spiriti di questa gamma alta e a darci un’impressione di bilanciamento vagamente superiore. Anzi, non voglio sembrare troppo cattivo: diventano ascoltabili. Se aveste un DAP con chip dedicato all’equalizzazione – un Lotoo ad esempio, che io sfortunatamente non possiedo – potete agire a livello più dettagliato e profondo. Osservate la risposta in frequenza di queste cuffie, e abbassate di qualche dB tutta la gamma alta (5/10 dB). In questo modo diventeranno probabilmente delle T2, senza Pro. E allora mi chiedo: perché non acquistare direttamente quelle a prezzo inferiore?

Il palcoscenico è molto buono, avvolgente, spazioso. Peccato, peccato per le voci troppo taglienti. Queste cuffie suonano esattamente come le RevoNext QT2 con più dettaglio. Per il mio gusto, sarebbe anche un tuning interessante: non ho bisogno di più basso di questo, la spazialità c’è, i medi ben delineati e separati. Vorrei provare le T2 modello base, e vedere cosa ne sarà del prossimo modello (restate sintonizzati, che arriveranno presto). Perché, nonostante tutto, c’è un potenziale raro in un suono del genere che ha solo bisogno di essere raffinato. D’accordo, molto raffinato, ma questi driver sono di assoluto livello e lo si sente dalla risoluzione e dalla precisione della riproduzione.

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Confronti

YinYoo V2 (40$): le preferisco. Le preferisco nonostante siano totalmente V-shaped, non adatte alla produzione, poco bilanciate, non neutrali. Perché quando le si ascolta non affaticano, e si possono usare per ore. Anzi, sono state il modello che ho preferito, in generale, lo scorso anno. Queste T2 Pro sono potenzialmente più capaci e questo non si può negare. Le V2 sono nate come una copia, e sfortunatamente per Tin Audio sono riuscite meglio in generale. Ma siate certi che le V2 non vi regalano un dettaglio del genere, né questa scena immaginaria. Hanno sicuramente più basso, una gamma alta più rilassata ma anche dei medi più incassati. Non so, tra i due litiganti il terzo (le T2 base) gode?

 

ADVANCED M4 (50€): scontro impietoso. Sebbene il dettaglio sia leggermente inferiore alle T2 Pro, le M4 hanno un tuning (per me) perfetto. Neutrale e bilanciato come non ne avevo ancora ascoltati. Posso tentare di difendere le T2 Pro per il cavo removibile, ma non ho alcun reale motivo per preferirle alle ADVANCED, anzi. Perfino la gamma alta, unico punto a sfavore delle M4, per me è migliore di quella delle TinAudio, che ha più dettaglio, più sostanza, ma un’enfasi eccessiva e sgradevole.

 

RevoNext QT2 (35€): molto, molto simili in termini di suono. La tecnologia è diversa (le RevoNext sono ibride, le Tin Audio solo dinamiche), ma la resa è comparabile. Preferisco le T2 Pro, per la dotazione migliore e per il dettaglio: sono incredibilmente analitiche. D’altro canto, non posso negare che le QT2 erano state un modello molto apprezzato. Come faccio dunque a preferire ad esse un modello che sto quasi bocciando? Perché in termini assoluti le T2 Pro sono superiori, ma relativamente al prezzo penso che il valore delle QT2 le batta.

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Conclusioni

Sebbene il mio personale gusto mi impedisca di apprezzare questo modello dal punto di vista della distribuzione delle frequenze, ne riconosco assolutamente le capacità. Non solo: per chi ama il dettaglio negli alti o addirittura non ha la mia stessa sensibilità in quella gamma, le T2 Pro potrebbero suonare in modo veramente bilanciato e gradevole per molti (e si spiegherebbe senz’altro il perché dell’apprezzamento quasi unanime della scena nei confronti di questi auricolari). Io metto le mani avanti: non ve le consiglio allo stato attuale, e non avendo provato il modello base non posso consigliarvi quello ad occhi chiusi. Posso anticiparvi che è in arrivo la recensione delle T3, però, che sono un modello davvero interessante e senz’altro più vicino al mio gusto.

Recensione cavo YinYoo 6 core (2-pin 0.75mm, 3.5mm single-ended)

Prezzo: 20€

Dove acquistarlo: https://amzn.to/2B8FLd1

Ringrazio YinYoo/Easy Earphones per il sample. La mia versione è la single-ended da 3.5mm, ma c’è in qualsiasi versione bilanciata (2.5mm o 4.4mm) e anche in versione MMCX (questo è 2-pin 0.75mm; non è compatibile con cuffie 2-pin da 0.78mm).

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Premessa importante: non sono un cavo-scettico, ma non sono nemmeno convinto che il cavo sia una componente che inficia nella resa sonora in termini di palcoscenico o di risalto di determinate frequenze. Non credo in fantasiose teorie ma mi affido alla scienza: il cavo è un veicolo di segnali elettrici. Al suo interno possono cambiare resistenza e quantità di ossigeno.

La resistenza deve essere il più bassa possibile, cosicché lo sia anche l’impedenza che ne consegue. Un valore standard è 200 mOhm; tendenzialmente un cavo aftermarket come questo dovrebbe abbassarla significativamente (ma non ho strumenti per misurarlo), attorno agli 80 mOhm. Cosa interessa l’impedenza durante l’uso? La facilità di pilotaggio della cuffia. Ovvero, in parole povere, il volume di ascolto. A una resistenza più bassa conseguirà un volume più alto. Graficamente, si osserverebbe l’intero spettro della risposta in frequenza alzarsi – non è possibile che si alzi una sola zona dello stesso. Dunque, permettetemi degli scetticismi e consigliatemi di mostrarvi scettici dinnanzi a chi sostiene che un cavo in argento enfatizzi la gamma alta, mentre un cavo in rame enfatizzi la gamma bassa, o ancora che un ibrido tra i due regali il miglior bilanciamento e magari ne aumenti il palcoscenico percepito. Il palcoscenico è una caratteristica della cuffia, non del cavo che ne veicola i segnali. Il materiale può avere effetto sulla resistenza, con le conseguenze appena spiegate.

La quantità di ossigeno, trattandosi di metalli, rischia di ossidare il cavo. L’obiettivo dei produttori è quello di minimizzarla il più possibile. OFC, letteralmente Oxygen Free Cable, è la sigla che accompagna i cavi privi d’ossigeno all’interno. In realtà, questa stessa garanzia ha diversi livelli di efficienza: l’indice N ne indica il livello. Più l’indice N è alto, inferiore sarà il potenziale disturbo percepito in cuffia (sia in termini di rumore di fondo che in termini di microfonicità). In questo caso l’indice non è dichiarato, ma il rumore è nullo. Ho sentito cavi 7N peggiori, e 7 è un valore molto alto. Dunque, buonissimo lavoro. Ma non voglio anticipare i dettagli.

L’ultima cosa importante: la lunghezza del cavo può inficiare nel suono. Ma questo avviene tendenzialmente solo con DAP (convertitori digitale-analogico) di scarsa qualità.

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Unboxing e prime impressioni

Quasi inutile parlare di scatola, in quanto questo cavo arriverà in una semplice busta di plastica con allegato un foglietto per la garanzia. Al contrario di quanto faccia intendere questa confezione, il prodotto colpisce per la sua qualità. I materiali sono ottimi (metallo nei connettori e nello split a Y, il chin slider è plastico, il cavo è placcato in rame e rivestito in gomma trasparente) e la cura nell’intreccio di livello. Sicuramente attira molto l’attenzione, dal momento che il rame gli dona una colorazione rosa inconfondibile. Alcuni potrebbero trovarlo pacchiano, a me non disturba – sarà il daltonismo. Prima impressione fallimentare in quanto le KZ ZS3 (qui la recensione) non sono compatibili con questo cavo come invece era dichiarato (ho già segnalato allo store il problema, ma non è stato rimosso il modello dalla lista dei compatibili). Le ES4 (qui la recensione) si sono perfettamente adattate. Non è stato semplice trovare il giusto verso di inserimento dei 2 pin (potrebbe essere rischioso invertirli, perché sono due poli opposti). Ma si comportano come altri cavi aftermarket, quindi sarà sufficiente orientare il segno colorato presente su ognuno dei connettori verso l’alto. Devo dire che la pessima vestibilità delle ES4 (a proposito, la recensione la trovate qui) ha trovato un enorme giovamento da questo cavo: il fatto che non abbia alcun tipo di pre-curvatura e sia al contempo molto soffice evita problemi di stabilità o fastidi. La grandezza delle cuffie comunque è un po’ troppo elevata, ma certamente il cavo di serie non aiuta. Ho provato anche ad attaccare questo cavo alle TRN IM1, brand che di cavi ne sa moltissimo (e infatti non era necessario cambiare quello di serie): anche qui c’è un ottimo fit.

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Suono

Suvvia: con tutta la premessa che ho fatto, cosa potrei mai scrivere sul suono? Certamente c’è una chiarezza degna di nota, la microfonicità è assolutamente assente e non ci sono disturbi di fondo – se non quelli dovuti alla sorgente. Il volume più o meno si assesta sul livello dei cavi stock. Non ne risente il palcoscenico per ovvie e già citate ragioni. Insomma, le differenze per quanto riguarda il suono non sono percepibili.

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Confronti

Cavo stock delle YinYoo V2 (qui la recensione): si vede che sono cavi prodotti dalla stessa azienda. L’unico punto a sfavore di quello di serie delle V2 è che manca il chin slider. Per il resto è più sobrio e più leggero, ma veicola un segnale altrettanto pulito.

 

Cavo stock delle KZ ES4: l’unica volta in cui un cavo rosa è più appetibile di un cavo di altro colore, perché il marrone è proprio poco invitante. Il 6 core di YinYoo vince su tutti i fronti: resistenza, slider, connettori in metallo e soprattutto nessuna pre-curvatura con anima in metallo, veramente una pessima idea da parte di KZ. Potete acquistarlo a questo link: https://amzn.to/2TnUFmJ

 

Cavo stock delle TRN IM1: pur apprezzandolo come cavo di serie, il cavo delle IM1 è il classico TRN di base (costa circa 3€) con rinforzi in plastica e non metallici. Gli uncini pre-curvati ci sono, ma sono “a memoria” (apprezzabile). Sicuramente è un cavo leggero che non cambierei per i pochi benefici che offre il 6 core. E ha il vantaggio di essere compatibile con le ZS3, che ci si sposano perfettamente. Potete acquistarlo a questo link: (qui).

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Conclusioni

Ho apprezzato moltissimo questo cavo. Ha una qualità eccelsa nella costruzione e nei dettagli e dona eleganza a molti prodotti che ne sono privi. Certamente, spendere 20€ per una cuffia e 20€ per un cavo da abbinarle non ha molto senso. Un cavo di questo tipo va bene per cuffie da centinaia, anche migliaia di euro, ma non è necessario e non dà reali benefici per le cuffie “da battaglia”. Certamente se una cuffia arriva con un cavo stock davvero pessimo (come nel caso di KZ) il mio consiglio è di sostituirlo, ma magari spendendoci qualcosa in meno. Vi invito dunque a lasciarmi le vostre eventuali esperienze con i cavi – attenzione, parlo di cavi per cuffie, non cavi per impianti – e le vostre opinioni su quei prodotti di fascia altissima quali sono i cavi da 7/800€ e più, consci di tutte le considerazioni fatte all’interno dell’articolo.

Recensione NiceHCK M6

Prezzo: 100€ circa

Dove acquistarle: https://it.aliexpress.com/item/NICEHCK-M6-In-Trasduttore-Auricolare-Dell-orecchio-4BA-2DD-Ibrido-6-Unit-HIFI-Metallo-del-Trasduttore/32955034092.html

Specifiche tecniche:

  • Risposta in frequenza: 20-40k Hz

  • Impedenza: 17 Ohm

  • Sensibilità: ca. 106 dB/mW

  • Driver: 4 armature bilanciate + 1 driver dinamico (non 2, come dichiarato, ma uno formato da due diaframmi, per spiegarlo alla buona)

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È la prima volta che mi capita di provare un paio di cuffie “gemello” ad un altro già provato. Queste M6 di NiceHCK sono, infatti, simili in tutto e per tutto alle DMG di BGVP, recensite qui poco tempo fa. In questa recensione richiamerò più volte alcuni punti dell’altra. Avverto subito che, a differenza di quanto riportato sul sito, il cavo non ha il microfono e non sembra esserci un’opzione per averlo. Ma se contattate Jim, magari ve le spedisce con formula “personalizzata” con un cavo che più si addice ai vostri bisogni.

Ringrazio Jim di NiceHCK per la cortesia e per il set in prova “sotto cauzione”. Potete trovare questa recensione anche in lingua inglese sul mio profilo Head-fi, a questo indirizzo: https://www.head-fi.org/showcase/nicehck-m6.23430/reviews#review-21516

Unboxing e prime impressioni

La scatola in cartone marchiata NiceHCK contiene un solido astuccio rigido, al cui interno ci sono tutti gli accessori del caso. Anche l’astuccio è brandizzato, ed è l’unica cosa per cui differisce da quello delle YinYoo V2; questo mi fa pensare che siano prodotte nella stessa fabbrica. Gli accessori sono: un buon numero di gommini di varie dimensioni e colori, un paio di tips in memory foam, una clip, i filtrini per il tuning e il cavo, che arriva già attaccato agli auricolari. A proposito dei filtrini, specifico già che vale lo stesso discorso delle DMG: per me non sono il motivo per cui dovete rivolgervi a un paio di cuffie del genere, perché le differenze tra l’uno e l’altro sono minime e probabilmente impercettibili per la maggior parte degli uditi. Tra l’altro, pare che siano esattamente gli stessi in dotazione con le “sorelle”. In generale, la dotazione è la medesima tra le due, ma l’aggiunta dell’astuccio rigido per contenere le M6 è un vantaggio non indifferente.

La prima impressione che ho avuto è che il cavo non fosse di buona qualità. Mi sono ricreduto: il colore trae in inganno, ma anche in questo caso siamo davanti ad un cavo “fratello” di quello di più gradevole colore argento in dotazione con le DMG, che non è eccelso ma fa il suo lavoro in modo più che discreto. Se devo essere preciso, quello delle BGVP è effettivamente leggermente superiore in quanto ha gli inserti metallici, mentre quello delle M6 li ha in plastica; ma dal punto di vista sonoro, come vedremo più avanti nella recensione, non ci sono differenze. Le cuffie ricordano immediatamente le DMG, tranne che per un dettaglio sul fronte che le differenzia – in teoria anche in modo sostanziale, in quanto le M6 dovrebbero avere un’apertura per il passaggio dell’aria in più rispetto alle DMG. Questo – sempre in teoria – si tradurrebbe in un maggior potenziale d’azione del driver dinamico (attenzione: è uno, non sono due come pubblicizzato). A conti fatti, anche qui non ho udito differenza alcuna. Sarà per questo motivo che nelle DMG questa apertura era prevista, ma è stata poi evitata in fase di assemblaggio? Tutto è possibile. Spero mi sia permesso di dire che, viste le palesi somiglianze tra le due, le M6 sono quasi un “dupe” delle DMG. La vestibilità è identica: l’esperienza è la medesima, ottima, tra le due, permettendo un comfort di livello anche per lunghe sessioni d’ascolto. I gommini più confortevoli per me sono stati quelli piccoli, mentre quelli più isolanti quelli in foam, che al solito consiglio per sessioni più lunghe in quanto più scomodi e macchinosi da infilare. Il cavo ha gli archetti in memory pre-formati, che funzionano bene. Personalmente, apprezzo queste soluzioni tanto quanto il non averli, l’importante è che non abbiano il fil di ferro all’interno per mantenere la forma – KZ, sto parlando dei tuoi cavi.

Suono

Chiarisco subito: se avete letto la recensione delle BGVP DMG, potete anche saltare questa parte. Il suono è lo stesso, la cuffia è la stessa. E con questo voglio dire che è un suono davvero credibile: caldo, neutro nella distribuzione delle frequenze, leggermente U-shaped. Forse l’unica differenza che colgo tra le due – ma potrebbe essere placebo – è che le M6 sono leggermente meno sibilanti delle DMG, cosa che avevo effettivamente evidenziato tra i “contro” di quegli auricolari. Faccio un passo indietro. Le mie sorgenti sono state: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012. I file audio vanno – in ordine decrescente – da DSD (Pink Floyd) a FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt) a FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …) ad ALAC (Sia) a MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything).

Devo fare una premessa: in questo stesso periodo sto provando le ADVANCED M4, prodotto piuttosto famoso, finanziato su Kicstarter un paio di anni fa. Dopo aver provato quelle, che hanno un suono davvero flat e un palcoscenico gigantesco, quelle caratteristiche vengono inevitabilmente relativizzate negli altri prodotti. Dunque, in assoluto queste M6 hanno un palcoscenico discretamente ampio, ma decisamente meno avvolgente se messo in relazione a quello riprodotto dalle M4 di ADV. E lo stesso vale per la risposta in frequenza: il bilanciamento è ottimo, non si ha alcuna sensazione di enfasi nelle frequenze basse né di eccessiva brillantezza negli alti o arretratezza nei medi; ciononostante, facendo lo stesso confronto, il suono risulta più colorato. Più caldo, più rilassato. Non per forza dei difetti, e comunque dipende sempre dall’uso che ne fate. Certamente mi viene da pensare alle M4 come ad un prodotto perfetto per la produzione musicale, mentre alle M6 come ad un prodotto più indicato per l’ascolto di musica o i live stage – visto anche come vestono. Perché faccio un confronto con un prodotto così diverso sia come pubblico che come prezzo (2-3 volte inferiore! Le ADV M4 costano 50€)? Perché confrontarle con le DMG sarebbe aria fritta, detta nel modo più sincero possibile. Vi farà ridere, ma il mio consiglio è di scegliere tra le due in base al colore che preferite, dal momento che in mano e alle orecchie l’esperienza acustica è la medesima. Le M6 hanno un interessante colorazione smeraldo che non si trova nelle DMG – che ci sono invece in rosso e in blu. Io, coerentemente col titolo di questo sito, le ho prese entrambe nere (o quasi).

In ogni caso, visto che mi trovo a divagare, torno sul suono; alla fine, è la parte più importante. L’estensione in gamma bassa c’è ed è solida e credibile. Non è enfatizzata (il rischio è che vengano pompate le frequenze che si avvicinano ai medi), ma risponde alle richieste senza incertezze. I medi sono ben gestiti, senza particolari vuoti tipici dei prodotti più consumer-oriented. Anzi, gli strumenti sono sempre ben separati e le voci hanno sempre gli spazi che richiedono. Gli alti sono meno convincenti, per il suono leggermente sibilante che può dare fastidio, soprattutto se la musica è cantata in quelle lingue che di “S” e “T” ne hanno tante. Come l’italiano. Ma non hanno dei cali, come succede talvolta, o dei picchi: il punto è proprio che sono discretamente piatti, ma l’orecchio tende a sentirli ad un volume più alto rispetto alle frequenze delle gamme inferiori. Con questo voglio dire solo che sto cercando il pelo nell’uovo in un suono che, per me ed il mio gusto, è stato convincente al 99%. Non capita quasi mai di avere così poche incertezze (per un prodotto) né di essere così soddisfatto (per me), per cui non vi fate spaventare da queste critiche, perché con tutta probabilità molti di voi sono abituati a cuffie molto più sibilanti e sbilanciate, senza rendersi conto che lo siano. E queste sono senza ombra di dubbio una delle migliori scelte sui 100€, tanto quanto lo sono le sorelle.

Conclusioni

Visto che di confronti ne ho già messi in mezzo alla recensione, e altri tre li ho messi nella recensione delle DMG (qui) – valgono anche per queste -, passo direttamente alle conclusioni. Se avete voglia di affacciarvi al panorama dell’alta fedeltà senza spendere un capitale, prendete in considerazione questo prodotto. Fatelo seriamente: è vero che la concorrenza è agguerrita, ma spesso non ha tanti assi nella manica come queste M6 di NiceHCK. Se pensate all’ottima dotazione che ricevete e al non banale astuccio rigido per il trasporto, la qualità (e la quantità di accessori) di questo paio di monitor, in relazione al prezzo, è difficile da battere.

Pro

  • Design modulare (cavo, filtrini)

  • Suono

  • Ottima dotazione (astuccio; tantissimi gommini, anche in foam)

Contro

  • Troppo simili alle DMG

  • Il cavo potrebbe essere migliore

  • Leggermente sibilanti

Recensione ADVANCED M4

Prezzo: 50€

Dove acquistarle: https://amzn.to/2CIpsDJ

Specifiche tecniche:

  • Singolo driver dinamico da 6mm

  • Impedenza: 16 Ohm

  • Sensibilità: 92dB @1kHz

  • Risposta in frequenza: 20-20k Hz

Solitamente, nei siti di recensioni – soprattutto quelli giovani, come il nostro – vengono provati prodotti lanciati sul mercato di recente. È un modo per massimizzare le visite. Ma quello di oggi è un caso particolare, perché la stessa azienda (che ringrazio infinitamente per il sample e la cortesia) teneva molto a farmi provare questo paio di cuffie prima di qualsiasi altro della loro line-up. Le M4 sono state lanciate su Kickstarter nel 2016, e hanno affermato ADVANCED come azienda che lavora per i musicisti. Il loro motto, infatti, è DESIGNED FOR MUSICIANS, come riportato un po’ ovunque sui loro prodotti. Da musicista, non potrei che essere più affine a un brand. Questo modello è importante, perché delinea la firma sonora e le intenzioni di tutti i modelli a venire.

Unboxing e prime impressioni

Molto curata la confezione, che ci informa fin da subito che si tratta di un prodotto indirizzato ai professionisti – e che arriva di serie con i tips in memory foam di COMPLY, il più famoso brand al mondo a produrli. Varie informazioni sul prodotto ricoprono i lati della scatola, molto elegante e certamente un ottimo biglietto da visita per il prodotto. All’interno – ma già visibili a scatola chiusa – ci sono gli auricolari con i tips in memory già montati e il cavo non removibile. C’è un astuccio rigido rotondo (potrebbe arrivare anche rettangolare) per il trasporto, al cui interno troviamo i restanti gommini (9 paia in silicone, anche a doppia flangia) e una clip per fissare il cavo agli indumenti in caso di bisogno. Ci si accorge subito di una cosa: il cavo ha un microfono, che ci fa capire che il prodotto è versatile perché utilizzabile anche da smartphone – un indizio, dunque, anche sulla bassa impedenza. Lo stesso cavo è di ottima fattura, intrecciato e piuttosto rigido (forse addirittura troppo, visto che tende a mantenere le forme di come era riposto nella scatola). Il design è, dal mio punto di vista, davvero riuscito: il feel industriale che dona alla vista e al tatto, con la costruzione in alluminio e il cavo rinforzato, rimanda subito all’utilizzo professionale. Tuttavia, ero un po’ scettico sulla vestibilità, perché cuffie dal design simile mi avevano dato grossi problemi di stabilità. Non sono, infatti, i classici monitor da palco che si appoggiano sopra l’orecchio, ma delle più classiche In Ear. Fortunatamente mi sbagliavo: coi tips in memory, la stabilità è ai massimi livelli e così pure l’isolamento passivo. Oltretutto, è in realtà possibile indossarle come degli IEM, anche se la già citata rigidità del cavo può dare dei problemi ad adattarsi alla forma dell’orecchio, non essendoci un chin slider. Non ho assolutamente nulla da criticare alla qualità costruttiva, alla dotazione o a qualsiasi aspetto di primo acchito.

Suono

Le mie sorgenti sono state: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012, Audirect Whistle da Xiaomi Mi MIX 2. I file audio vanno – in ordine decrescente – da DSD (Pink Floyd) a FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt) a FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …) ad ALAC (Sia) a MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything).

Logicamente, la parte che interessa di più non è l’accessoristica, bensì il suono. Quello che preferisco io è un suono neutrale, tendente al caldo, che non esageri sugli alti e che sappia gestire i sibili. Queste M4 sono davvero sulla mia stessa linea. Fanno anche qualcosa in più, a dir la verità. La firma sonora è neutrale. Direi che è il fuoco principale – e lo si capisce anche dalla dichiarazione sul fronte, “naturally balanced”. Ciò significa che la risposta in frequenza tenderà ad essere il più piatta possibile – o comunque a dare all’orecchio questa impressione. Così è, effettivamente, ed è un grandissimo pregio: i classici bassi pompati qui non esistono, come non c’è alcuna asprezza nelle alte frequenze; anche i medi, che nelle cuffie rivolte al grande pubblico sono solitamente incassati, qui sono molto bilanciati e non sovrastano la gamma superiore o inferiore. Questo non significa che non ci sia controllo o definizione nei bassi o negli alti, anzi: c’è sempre una buonissima separazione strumentale e una sorprendente velocità nella riproduzione delle frequenze più estreme. Il sub-bass, che spesso viene coperto dal più classico basso “di mezzo”, si esprime con chiarezza – sebbene non sia il punto focale di questo modello.  Ciò che mi ha più stupito, tuttavia, è la scena immaginaria: il palcoscenico riprodotto è incredibilmente ampio, tanto da farmi rivalutare la maggior parte dei prodotti in test. Faccio un esempio: ascoltando un qualsiasi pezzo dei Beatles, sarà capitato a tutti di sentire i canali separati con un numero di strumenti e voci da un lato, e lo stesso dall’altro. Insomma, tanto da non poter ascoltare una canzone con una sola cuffia. Le M4 permettono di udire queste separazioni anche nei pezzi non così palesemente separati nei canali, cosa assolutamente non possibile con una cuffia consumer. Dirò di più: gli strumenti laterali sono spinti davvero molto a destra e a sinistra, ricreando una scena come se fossimo spettatori delle primissime file di fronte al palco. Spesso ho letto e sentito di questo effetto pensando che si esagerasse nella descrizione; non è così, ma non sono molti i modelli ad avere questa fedeltà nella riproduzione degli strumenti. L’unica volta che ho sentito un effetto simile prima d’ora è stato con le Mason V3 (2700$! Qui la recensione), ma in realtà quella era quasi ai livelli di una virtualizzazione. La scena arrivava ad essere percepita anche alle nostre spalle, cosa molto d’effetto e sicuramente pregevole in quanto a coinvolgimento, ma forse non la più indicata per la fedeltà di riproduzione. Di sicuro, ci tengo a sottolineare che la distribuzione spaziale degli strumenti in queste M4 è di alto livello e supera di certo qualsiasi altro prodotto concorrente testato finora entro i 200€. Considerato che il loro prezzo è di 50€, questo è un punto di eccellenza di queste cuffie. E lo dico con soddisfazione, perché trovare una cuffia con queste caratteristiche è difficilissimo: la stragrande maggioranza delle cuffie sul mercato ha un suono totalmente sbilanciato e non adatto alla produzione, che fa suonare tutti gli strumenti come se li avessimo davanti, e fossero tutti nello stesso punto. Come se non bastasse, quando c’è da riprodurre qualcosa in un canale o nell’altro, spesso viene fatto suonare tutto uguale ma “doppiato” a destra e a sinistra. È bello, dunque, trovare una cuffia analitica e fedele all’intento della produzione. Ma è tutto così perfetto in queste M4? No, ma quasi. La precisione nelle frequenze alte non è ai massimi livelli, rispetto agli ottimi medi – di cui non ho davvero alcunché di cui lamentarmi. Credo che avrebbero rischiato di renderle sibilanti o aspre, come è successo con le TinAudio T2 Pro – di cui uscirà prossimamente la recensione. Per cui io approvo questo tuning, di cui sono rimasto completamente soddisfatto e stupito per molti aspetti

(Immagine volutamente sovraesposta per evidenziare le doppie flange dei gommini)

Confronti

Ci tengo a dire che questo prodotto è risultato speciale. Ho amato diverse cuffie per un motivo o per un altro, ma nessuna per la neutralità prima d’ora – sebbene fosse esattamente ciò che andavo cercando. Le M4 rispecchiano esattamente il prototipo di risposta in frequenza che vorrei trovare nelle cuffie, quantomeno quelle indirizzate ai professionisti o agli amanti dell’alta fedeltà. Spesso rimango deluso dai prodotti che vengono venduti con questo pubblico di riferimento in mente, ma poi non suonano come ci si aspetterebbe. Le M4 non deludono.

 

Meze 12 Classics (80€): concetto molto simile di cuffia. In Ear dal design curato in ogni dettaglio, stessa partnership con COMPLY, cavo non removibile con microfono, dotazione quasi identica. Ma il suono è totalmente opposto. Le Meze sono calde, molto calde, certamente fanno dei bassi un punto focale. Sono V-shaped, adatte a un gran numero di persone in quanto piuttosto mainstream come tuning. Tra le due io preferisco senza dubbio le M4, per la neutralità e il bilanciamento di gran lunga superiori. Oltretutto, gli alti sono uno svantaggio anche per le Meze, dettaglio che mi sento di ricordare, ma che potete leggere approfonditamente nella loro recensione, qui. Anche per la separazione e la fedeltà degli strumenti mi sento di premiare le M4. Che costano anche circa un terzo di meno.

 

RevoNext QT2 (35€): dal design, sembrano essere studiate per il palco. Il brand sembra svedese. La firma sembra neutrale, finché non sentite le M4. Ho apprezzato molto le QT2, prima di ascoltare tanti, tanti altri modelli. Tutt’ora ne riconosco alcuni pregi: il dettaglio e il tentativo di rimanere bilanciate. Tutto questo al prezzo, per me ormai insopportabile, di avere degli alti troppo evidenti e soprattutto una resa delle voci che pare amplificata. Ogni respiro, anche minimo, sembrerà esasperato. Ma questo l’ho notato solo relativizzando, ovvero dopo aver provato numerosi prodotti diversi e aver quindi riconosciuto tante caratteristiche “nuove”. Se avete 35€ come budget massimo, affidatevi pure a loro. Sappiate che affaticano alla lunga e il cavo di serie non è il massimo, ma può essere cambiato. Perché questo confronto? Perché se avete 35€ ma non avete fretta, mettetene via altri 15 e prendete le M4. Avete certamente più garanzie, una dotazione migliore, e un suono simile ma molto più raffinato.

 

TinAudio T2 Pro (55€): una cuffia che ho detestato, ma che a molti ha invece regalato un’esperienza molto positiva. C’è del buono: confezione e costruzione a parte, comunque ad ottimi livelli, regalano un suono davvero dettagliato e la separazione strumentale è davvero precisa. Il problema, come già citato in precedenza, è l’enfasi degli alti, che rendono questa cuffia la più aspra e sibilante che io abbia mai ascoltato. Essendo io sensibile proprio a questo aspetto, non le trovo gradevoli nonostante i pregi e il bilanciamento nelle restanti frequenze. Positivo è che abbiano il cavo removibile MMCX e siano costruite ottimamente, ma non riesco in alcun modo a preferirle alle M4.

 

YinYoo V2 (40$): in sintesi, se non amate la neutralità ma volete un suono più classicamente divertente e V-shaped, queste V2 sono perfette. La dotazione è simile a quella delle M4 (mancano i tips in memory), la costruzione metallica pure. Per me, sotto ai 50€, sono le due scelte migliori rispettivamente per chi ha bisogno di bilanciamento per la produzione (M4) e per chi vuole un suono malleabile, più bassoso e adatto a molti generi e molti gusti (V2). Non chiedetemi di scegliere, perché le prenderei entrambe e userei l’una o l’altra a seconda della situazione. Di quelle che ho provato, queste V2 sono le uniche vere concorrenti delle ADVANCED M4, in rapporto al prezzo. E offrono il cavo removibile, fattore da non sottovalutare.

 

Conclusioni

Si è capito che ho apprezzato questa cuffia. L’ho apprezzata per il suono, per il design, per la costruzione, per la vestibilità (inaspettatamente) e per la dotazione. Rimpiango una cosa soltanto: il cavo saldato e non intercambiabile, che le avrebbe rese ancora più longeve in caso di danni. Quasi tutti i modelli successivi di ADVANCED hanno risolto questo fattore, segno che l’azienda è conscia dei pregi e i difetti dei suoi prodotti e lavora per migliorarsi. Ho in prova anche le Model 3, di cui arriverà una recensione nel prossimo futuro. Per il momento, per il mio gusto, queste M4 ancora non si battono. Certamente, per la cifra, le consiglio – come si suol dire - “tutta la vita”.

Pro

  • Accessori

  • Qualità costruttiva

  • Suono

  • Buon microfono

Contro

  • Cavo non intercambiabile

  • Leggermente imprecise in gamma alta

  • Manca un chin slider

Recensione BGVP DMG

Questo sito è molto elastico. In che senso? Nel senso che non c’è quel senso di sospetto quando ci propongono una marca sconosciuta, ultraeconomica, ma ogni prodotto viene trattato allo stesso modo. Ed è per questo che si trovano recensioni di cuffie che vanno dai 3 ai 3000€. Questo è un vantaggio per chi legge, ed è un vantaggio per chi scrive: avere un’idea dell’intero mercato avendo provato con mano un po’ di tutto è un grande punto di forza nell’ottica del “dare buoni consigli”. L’obiettivo primo del nostro portale è proprio questo: indirizzare ognuno verso il miglior prodotto per il suo gusto, i suoi bisogni, le sue tasche. Quello di oggi è un prodotto particolare: si colloca in una fascia di prezzo che per molti è spartiacque tra il mercato di massa e la nicchia audiofila: 140$. Vedetela così: una cuffia costosissima per l’utente medio, ma economicissima per un audiofilo comunemente inteso. Si tratta delle DMG di BGVP, già Sidy Studio, un brand recente ma con una lunga ricerca acustica alle spalle. Lo so in modo un po’ casuale: mi sono ritrovato in mano delle Sidy DM3, auricolari in-ear che ho apprezzato molto nonostante i loro difetti; solo in un secondo momento ho realizzato che BGVP - il marchio che più ha impressionato la comunità di appassionati in questo 2018 – e Sidy sono la stessa azienda.

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La particolarità più evidente di questi monitor intrauricolari è il fatto che abbiano dei filtri intercambiabili per adattare il suono a tre diverse firme: bilanciata, con enfasi sui bassi, con enfasi sugli alti. Lo dico subito: non sono i filtri il punto di forza del prodotto. Anzi, sono una sorta di specchietto per le allodole: tra uno e l’altro la differenza è davvero poca. Ho letto che i filtri di LZ (marchio concorrente) sono più efficaci nel modulare queste differenze, e sono compatibili con questi monitor. Il mio parere personale è: per quanto sia molto affascinante questa faccenda (anche per il sottoscritto), stare a cambiare i filtri è più uno sbattimento che un reale valore aggiunto al prodotto, e certamente non mi metterei a comprarne altri oltre a quelli di serie, se non per soddisfare un latente disturbo da accumulo. Se voi voleste testare l’acume del vostro udito, i filtri di LZ costano 20$ e li trovate qui. Presto mi arriveranno anche le NiceHK M6, modello molto simile a questo – prodotto, infatti, nella stessa fabbrica – che condivide con le DMG la caratteristica dei filtrini; probabilmente anche quelli saranno compatibili, anzi: in tal caso mi aspetto che siano proprio gli stessi.

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Unboxing e prime impressioni

Nonostante le varie premesse, voglio essere diretto: come ho trovato i filtri una mossa di marketing, un’altra cosa che non mi è troppo piaciuta qui è l’assenza di un astuccio per il trasporto. In confezione ci sono un’infinità di gommini: ne sarebbero bastati meno, con un bell’astuccio ad accompagnare il prodotto. Poco male, ho preso un contenitore rigido apposta. Parlando di gommini, sono tre paia per ogni misura e sono colorati in modo diverso a seconda del diametro esterno degli stessi. È molto più difficile a dirsi; nella pratica, basta provarli e sentire qual è il più confortevole. C’è un paio di ottimi tips in memory foam, dei più morbidi che abbia provato (i Comply sono leggermente più duri, quelli azzurri di TinAudio ancora di più). Li consiglio per l’ottimo isolamento e la salda vestibilità, ma non se dovete spesso mettere e rimuovere gli auricolari, perché non sono facilissimi da inserire. Le cuffie arrivano staccate dal cavo, che è un buon MMCX intrecciato che potete farvi arrivare anche col microfono – il mio ne è privo. Se avete un cavo MMCX che preferite, per esempio Bluetooth, lo potete comodamente utilizzare con questi monitor. Non sollecitate troppo questo attacco, però, che è famoso per non essere il più resistente. Il design è molto curato e la costruzione davvero solida. Si tratta di un guscio metallico formato da due diverse parti, al cui interno ci sono due driver dinamici e ben quattro armature bilanciate. Le aperture per l’aria sono due, – al contrario di quanto faccia pensare l’immagine sulla scatola, che ne presenta una anche sul fronte – ma fanno bene il proprio lavoro: il suono non è congestionato né soffre di pochi bassi. Nella confezione ci sono anche due uncini gommati che possono essere applicati agli uncini del cavo che vanno intorno all’orecchio, per chi ha difficoltà a vestire questi auricolari; io non li ho usati, perché ho avuto una buona esperienza con gli uncinetti pre-curvati del cavo. C’è anche una clip da mettere sul cavo, ma essendo intrecciato non ho ben capito dove andrebbe applicato secondo l’azienda; di solito utilizzo queste clip, ma non soffrendo di particolare microfonicità, queste cuffie possono farne a meno.

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Suono

Le mie sorgenti sono state: FiiO M7, Dodocool DA106, Focusrite 2i2 da MacBook Pro 2012. I file audio vanno – in ordine decrescente – da DSD (Pink Floyd) a FLAC 24/92 (Queen, Jack Garratt) a FLAC 16/44 (Bon Iver, Greta Van Fleet, Jacob Collier, …) ad ALAC (Sia) a MP3 320 (Jamie Cullum, Niccolò Fabi, Everything Everything).

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Il suono è davvero soddisfacente. Forse il più soddisfacente che io abbia provato fin ora, insieme alle Sennheiser Momentum On Ear. Ho usato sia i gommini piccoli che quelli in memory foam, che ho preferito ma non sono comodissimi da mettere e togliere: è meglio farci sessioni lunghe senza essere disturbati. Parto dall’unico vero difetto che ho evidenziato: i sibili. Soprattutto con il FiiO M7, che ho capito essere una sorgente abbastanza brillante, non sono rimasto totalmente soddisfatto dalla sinergia. Invece le altre sorgenti sono più bilanciate e l’esperienza di ascolto risulta generalmente meno affaticante. La risposta in frequenza è abbastanza piatta, se non per una leggera V sui medi che non inficia sulla chiarezza degli stessi – come ad esempio successe con le Unique Melody Mason V3 (qui la recensione) – ma dona alle frequenze basse un leggero vantaggio. Anche con i filtri studiati per enfatizzare gli alti, non si perde questa firma caratteristica – per questo non trovo che siano davvero un elemento che faccia pendere l’ago della bilancia nella scelta d’acquisto.

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I bassi sono pieni, veloci, ma non enfatizzati. Donano un buono sfondo tendenzialmente scuro, naturale, ma non direi “divertente”; si sente lo sforzo di mantenersi analitici e piatti nella resa. C’è anche una buona estensione verso il sub-bass, ma non eccezionale. Forse con la “famosa” terza apertura, i driver dinamici avrebbero avuto una resa ancora migliore nelle frequenze basse. I medi sono ben separati nella resa strumentale, nelle voci maschili e femminili e nelle percussioni: non ho alcunché di negativo da evidenziare in questa gamma. Solo gli alti hanno qualcosa di veramente migliorabile, nel contesto dei sibili e della corposità. Ma suonano bene, se la musica riprodotta è ben masterizzata non danno segni di cedimento – al contrario, se provate a far suonare dei file registrati e mixati in modo approssimativo, magari casalingo, vi fanno sentire anche il minimo difetto. Questo è un pregio perché apre la possibilità di usare queste cuffie per l’home recording con una certa soddisfazione. E probabilmente anche per i live stage, visto che l’isolamento passivo è molto buono e non affaticano – nemmeno fisicamente – anche dopo parecchie ore di utilizzo. In termini di palcoscenico, l’ampiezza e la profondità della scena ricreata sono di livello, e non soffrono di quella sorta di virtualizzazione simulata che ho riscontrato, ad esempio, nelle KZ ES4 (la recensione qui). Per chi ama una resa molto colorata, il suono potrebbe sembrare leggermente asciutto; io sono personalmente più appagato da una firma il più possibile piatta e analitica, come quella di queste DMG. D’altro canto, non sono di certo le più analitiche sul mercato, ma questo è il loro vantaggio in termini di pubblico: possono davvero abbracciare i gusti di chiunque. Fanno tutto ciò che viene richiesto in modo egregio, superando – in termini di potenzialità – i bisogni di molti.

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Confronti

Con la recensione delle NiceHCK M6 arriverà anche un confronto diretto con queste DMG. Per ora i confronti che lascio sono con le Simgot Meeture MT3, le TinAudio T2 Pro e le YinYoo V2 (di queste ultime trovate già la recensione qui).

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Simgot Meeture MT3 (75$): c’è un solo motivo per cui possiate preferire le MT3 a queste DMG. Anzi, due: il prezzo e le voci. Per il primo fattore, consiglio comunque di puntare alle DMG se mai il dubbio vi venisse tra questi due modelli (ne dubito, perché Simgot produce altri modelli sulla stessa fascia delle BGVP). Per il secondo, sebbene siano un ottimo prodotto per monitorare le voci - in quanto emergono dalla scena sopra al resto degli strumenti -, non basta comunque a bilanciare i tanti pregi che rendono le DMG uno dei migliori prodotti del 2018. Non sto assolutamente dicendo che le MT3 siano un cattivo prodotto: ritengo, anzi, che valgano assolutamente il prezzo richiesto per portarsele a casa e abbiano delle chicche interessanti in confezione – astuccio, gommini con tanto di descrizione del tuning, per citare qualcosa. Quando uscirà la recensione in italiano – quella in inglese è già online a questo link – potrò schiarire le idee dei dubbiosi.

 

TinAudio T2 Pro (60$): penso che per gli amanti del dettaglio e dei suoni brillanti, le T2 Pro possano essere una scelta anche migliore delle DMG. Il mio gusto personale, tuttavia, non mi permette di apprezzarne il suono, esageratamente sibilante e sbilanciato sulle alte frequenze. Leggo che molti le ritengono un prodotto incredibile; io no. Le T2 Pro sono un paio di cuffie tra i meno convincenti che io abbia provato durante l’anno, per cui il mio personalissimo parere è questo: se apprezzate il design delle T2 Pro e quello è il vostro budget massimo, provate a considerare le YinYoo V2, prodotto molto meglio riuscito e adatto a tutti. Se, invece, il vostro budget può arrivare al prezzo delle DMG, consiglio vivamente di puntare a quelle: abbracciano i gusti di chiunque e hanno davvero tanti pregi degni di nota.

 

YinYoo V2 (50$): per me, la cuffia migliore del 2018. Chi legge questo sito abitualmente, sa che il rapporto qualità/prezzo è uno dei cardini dei giudizi dati ai prodotti. Questa è senza dubbio la cuffia che dà la maggior qualità (costruttiva e audio) al miglior prezzo che io abbia provato. Il suono rispetto alle DMG è meno reference, più divertente. Ma è molto difficile trovare una cuffia piatta (acusticamente) sui 50€ (provate con le RevoNext QT2, qui la recensione). Considerando che le DMG costano dalle 2 alle 3 volte in più rispetto a queste V2, io punterei proprio alle V2 se le vostre pretese non si spingono troppo in direzione audiofila e volete risparmiare un bel po’. Ciò detto, le DMG rimangono superiori in molteplici aspetti e in senso assoluto sono una spanna sopra alle YinYoo.

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Conclusioni

Ho detto molte cose. Evidenziato pregi, enfatizzato difetti – che, credetemi, sono in realtà davvero minimi. Ma alla fine ciò che conta è sapere se il prezzo corrisponde al valore generale del prodotto. La risposta è sì, senza alcun dubbio. Ora che c’è un taglio di 30$ dal prezzo di partenza che pare essersi stabilizzato, sono ancora più convinto di questo. Per poco più di 100€, avete una cuffia adatta all’ascolto, al live stage, al monitoraggio in studio, con la possibilità di cambiare l’equalizzazione in modo hardware tramite i filtrini e i molti – moltissimi – gommini in dotazione. La costruzione metallica, il cavo MMCX sostituibile (ripeto: attenzione, che è la parte più fragile della cuffia), sono tutti fattori positivi che mettono in ombra i pochi difetti che possono essere riscontrati. Per dire quanto sono relativi i sibili, dopo aver provato altre cuffie ed essere ritornato a queste, quasi non li percepisco più. Peccato per l’unico vero dispiacere: non aver trovato un astuccio in confezione. E mi sbilancio un’ultima volta, dicendo che un brand più famoso poteva far pagare questo prodotto uno zero di più.

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Pro

  • Qualità costruttiva

  • Design e modularità (filtri, cavo intercambiabile, …)

  • Suono fedele e sempre ben gestito

  • Buon cavo stock

  • Parecchi gommini, anche in memory foam

Contro

  • Non c’è un astuccio in confezione

  • Sibilanti in alcune circostanze

  • I filtri sono più un esercizio di stile